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Mimmo Jodice

Mimmo Jodice (Napoli 1934 – 2025): autodidatta, dal reportage sociale alle Vedute di Napoli, a Mediterraneo e all'archeologia; primo fotografo a ricevere il Premio Feltrinelli.

La Redazione di Storia della Fotografia 11 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

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Mimmo Jodice
By Augusto De Luca - https://www.flickr.com/photos/95868997@N07/9645796310/sizes/o/in/photostream/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=27970745

Mimmo Jodice (Domenico Jodice; Napoli, 29 marzo 1934 – 28 ottobre 2025) è stato uno dei maggiori fotografi italiani del Novecento. Nato nel rione Sanità, autodidatta, comincia con il disegno, la pittura e la scultura, si avvicina alla fotografia fra gli anni Cinquanta e Sessanta e passa dal reportage sociale a una ricerca sperimentale sul linguaggio fotografico, poi alla Napoli «metafisica» delle Vedute di Napoli, al Mediterraneo e all’archeologia. Dal 1970 insegna all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2003 è il primo fotografo a ricevere il Premio Antonio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei. È morto a 91 anni dopo oltre sessant’anni di attività.

In Sintesi

  • Vita: Napoli, 29 marzo 1934 – 28 ottobre 2025 (una fonte indica il 27); padre del fotografo Francesco Jodice.
  • Formazione: autodidatta; riferimenti dichiarati: Bill Brandt, Germaine Krull, Man Ray, Ugo Mulas.
  • Fasi: impegno sociale e sperimentazione (anni Sessanta-Settanta); Vedute di Napoli (dal 1978, libro 1980); città, archeologia, Mediterraneo (dagli anni Ottanta).
  • Mostre: Philadelphia Museum of Art (1995), MEP Parigi (1998), GAM Torino (2001), Fondazione Forma (2007), MADRE (2016), Gallerie d’Italia (2023), Castel Nuovo (2025).
  • Riconoscimenti: Premio Feltrinelli (2003); laurea honoris causa in Architettura (2006); Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres (2011).

Origini e formazione

Jodice nasce a Napoli, nel rione Sanità, il 29 marzo 1934, secondo di quattro figli. Rimasto orfano di padre, comincia a lavorare appena finite le elementari (Artribune). È autodidatta: prima disegno, pittura e scultura, poi, dalla fine degli anni Cinquanta, la fotografia; l’AGI dice che si avvicina alla fotografia nel 1950, altre fonti negli anni Cinquanta. Artribune cita fra i suoi riferimenti Bill Brandt, Germaine Krull, Man Ray e Ugo Mulas. Il mare è per lui un tema centrale, «luogo privilegiato dove si incontrano realtà e sogno». Nel 1996 Ferdinando Scianna lo ritrae (Il Post).

Impegno sociale e sperimentazione

Negli anni Sessanta e Settanta Jodice documenta il contesto sociale di Napoli e del Sud: feste religiose e riti, quartieri popolari, mercati, le zone più povere della città, lavorando con antropologi, musicologi e studiosi delle tradizioni popolari (Il Post). Artribune ricorda inchieste sul lavoro minorile e reportage in carceri e ospedali psichiatrici, insieme a prove di collage e di ricerca concettuale come Taglio, Ferrania e Nudi stroboscopici. Le fonti non concordano sulla prima personale: Artribune la data al 1967, alla Libreria La Mandragola di Napoli, presentata da Antonio Napolitano; Wikipedia e l’AGI parlano del 1970, Nudi dentro cartelle ermetiche, alla galleria Il Diaframma di Milano, con presentazione di Cesare Zavattini. Sempre secondo Artribune, nel 1967 una sua immagine esce sull’edizione italiana di Popular Photography e nel 1968 espone al Teatro Spento, nel Palazzo Ducale di Urbino. Negli anni Sessanta espone con Lucio Amelio e collabora con Andy Warhol, Sol LeWitt, Joseph Beuys, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis e Alberto Burri; Il Post aggiunge Luigi Ghirri (si veda Luigi Ghirri).

Nel decennio successivo i lavori sul Meridione includono Chi è devoto (1974, con testi di Roberto De Simone e prefazione di Carlo Levi), Mezzogiorno. Questione aperta (1975) e Il ventre del colera sull’epidemia in Campania del 1973. Nel 1981 cura con Cesare De Seta il progetto Napoli 1981.

Vedute di Napoli

Dal 1978 Jodice lavora alle Vedute di Napoli, serie metafisica e rarefatta, con un debito dichiarato verso De Chirico e Savinio. Per Artribune il volume esce nel 1979; per Wikipedia e per la scheda di Castel Nuovo nel 1980 (con introduzione di Giuseppe Galasso). Il tratto di queste fotografie è il vuoto: strade svuotate, architetture isolate, ombre e luce che trasformano la città in uno spazio silenzioso e sospeso. Nel testo di Vistamare il vuoto è «condizione in cui la realtà può manifestarsi». Resta fedele al bianco e nero e non segue gli esperimenti sul colore di altri fotografi, osserva Luca Fiore su Domani, che aggiunge come la critica lo collocasse spesso accanto agli autori di Viaggio in Italia, pur essendo più anziano di circa dieci anni di Luigi Ghirri.

Città, archeologia, Mediterraneo

Dagli anni Ottanta il soggetto umano lascia posto a città, paesaggi e architetture (Vistamare). Jodice ritrae Boston, Parigi, Tokyo, Mosca, Roma e San Paolo; il volume Città visibili e la mostra del 2006 a Palazzo Reale di Napoli ne raccolgono il percorso. Lavora sull’arte antica (Paestum, Pompei, Neapolis, Puteoli) e nella serie Anamnesi fotografa i capolavori del Museo Archeologico di Napoli (Sky TG24). Dal 1986, secondo la scheda di Castel Nuovo, lavora su Mediterraneo e archeologia: il volume Mediterraneo è pubblicato da Aperture a New York; Isolario mediterraneo esce nel 2000 (Wikipedia). Nel 1995 realizza la serie Eden, citata nel percorso della mostra di Vistamare. Sul rapporto con l’antico si veda la storia della fotografia italiana.

Insegnamento e riconoscimenti

Jodice insegna fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli dal 1970, fino al 1994 secondo Il Post, Wikipedia e Il Fatto Quotidiano, fino al 1996 secondo Artribune e Vistamare. Riconoscimenti: 2002, Premio Flauto d’Argento; 2003, Premio Antonio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei, il primo assegnato a un fotografo, e nomina a Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres (secondo Castel Nuovo; Sky TG24 data la nomina al 2011); 2006, laurea honoris causa in Architettura all’Università Federico II di Napoli.

Mostre principali

  • 1990: La città invisibile, Castel Sant’Elmo, Napoli, presentata da Germano Celant.
  • 1995: Philadelphia Museum of Art. 1998: Maison Européenne de la Photographie, Parigi; Museo di Capodimonte.
  • 2001: retrospettiva alla GAM di Torino (1965-2000), a cura di Pier Giovanni Castagnoli; Massachusetts College of Art and Design.
  • 2004: Moscow House of Photography; Museu de Arte de São Paulo; MART di Rovereto.
  • 2007: Perdersi a guardare. Trent’anni di fotografia in Italia, Fondazione Forma, Milano; nel 2008 ad Arles; libro Contrasto.
  • 2009: retrospettiva al Palazzo delle Esposizioni di Roma. 2011: Les Yeux du Louvre, invitato dal Louvre.
  • 2016: Attesa 1960-2016, MADRE di Napoli, a cura di Andrea Viliani.
  • 2023-2024: Senza tempo, Gallerie d’Italia di Torino, a cura di Roberto Koch, con circa ottanta fotografie.
  • 13 aprile – 1° settembre 2025: Mimmo Jodice. Napoli metafisica, Castel Nuovo di Napoli (Cappella Palatina, Cappella delle Anime del Purgatorio, Armeria), a cura di Vincenzo Trione: oltre cinquanta fotografie in dialogo con dipinti di Giorgio de Chirico, divise nei capitoli Lontananze, Archi, Colonne, Statue, Monumenti, Ombre, Apparizioni e Vuoti.
  • Milano, Vistamare: Immagini del vuoto: dalla camera oscura alla camera chiara, a cura di Andrea Viliani con Linda Fregni Nagler e Armin Linke, in collaborazione con l’Archivio Mimmo Jodice, prima mostra dopo la scomparsa e quarta della galleria su di lui (l’articolo dà l’apertura al 30 settembre o al 1° ottobre fino al 14 novembre 2026).

Libri

Dalla bibliografia di Wikipedia: Chi è devoto (1974), Vedute di Napoli (1980), Teatralità quotidiana a Napoli (1982), La città invisibile (1990), Tempo interiore (1993), Avanguardie a Napoli (1996), Paris: city of light (1998), Isolario mediterraneo (2000), Inlands: visions of Boston e La terra di Archimede, con Vincenzo Consolo (2001), Segmenti mediterranei e Città visibili (2006), Perdersi a guardare (2007), Roma (2008), Naples intime (2010). Artribune aggiunge la monografia nella collana I grandi fotografi di Fabbri (1983), Attesa (2018), l’autobiografia Saldamente sulle nuvole con Isabella Pedicini (2023; la scheda di Castel Nuovo la data al 2022), Senza tempo (2023) e L’enigma della luce (2025). Documentari: Un ritratto in movimento di Mario Martone (2023) e Mimmo Jodice. Napoli metafisica di Simona Risi (2025); il film Oltre il confine di Matteo Parisino è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma.

Metodo e camera oscura

Jodice lavora in bianco e nero e, dagli anni Sessanta, sperimenta sul mezzo fotografico stesso. Secondo la presentazione della mostra di Udine, la camera oscura è il suo laboratorio: qui manipola i negativi e sovrappone le immagini, e lo scatto è solo una fase di un processo che comprende osservazione, attesa e interpretazione. Il comunicato delle Gallerie d’Italia di Torino parla di una pratica analogica e manuale fondata sull’attesa, con la ricerca paziente della luce, spesso al mattino, e un lavoro attento sui toni del bianco e nero in camera oscura. Le sue immagini ritraggono Napoli, le coste del Mediterraneo con le rovine delle civiltà antiche e le megalopoli globalizzate. Il 3 novembre 2023, alle Gallerie d’Italia di Torino, Jodice ha parlato di questi temi con Andrea Viliani nell’incontro #Inside: Mimmo Jodice. Fotografare il tempo, legato alla mostra Senza tempo (aperta fino al 7 gennaio 2024). In un’occasione Jodice ha detto che per «vedere bene» serve «la luce che accarezza adeguatamente il modellato delle forme».

Udine 2025 e altre serie

Dal 5 aprile al 4 novembre 2025 il Castello di Udine ospita Mimmo Jodice. L’enigma della luce, una monografica con 140 opere realizzate fra il 1964 e il 2015, a cura di Alessandra Mauro, Silvia Bianco e Roberto Koch. La prima sezione è dedicata alla ricerca sulla tecnica e al lavoro in camera oscura. Fra le serie ricordate nella presentazione ci sono I volti del colera (1972), sull’epidemia che colpì Napoli, Trouver Trieste (1985-1986), progetto su incarico con il Museo Winckelmann e la Risiera di San Sabba, Anamnesi (1990), Il Polittico della Villa dei Papiri e I volti della memoria, legati al Mediterraneo, ed Eden, lavori più recenti sulla natura, con alberi intrecciati a strutture artificiali. Altri titoli editoriali ricordati da Wikipedia: Negli anni Settanta e Gli iconemi: storia e memoria del paesaggio (2001), Mimmo Jodice: mer alla Galerie Baudoin Lebon di Parigi (15 gennaio – 22 febbraio 2003), Mimmo Jodice dalla collezione Cotroneo e Sao Paulo (2004), una mostra a Bassano Fotografia (2013) e una alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma (2000).

Letture critiche

Le fonti attribuiscono a Jodice un debito verso la pittura metafisica di Giorgio de Chirico, per la cura della forma, le prospettive e i vuoti. Secondo la presentazione di Udine, il vuoto conserva la traccia dell’uomo e la luce disegna le forme suggerendo ciò che non si vede. Silvia Bianco lo definisce un riferimento per le nuove generazioni per la capacità di coniugare innovazione e raffinatezza classica. Luca Fiore, su Domani, sottolinea invece la fedeltà al bianco e nero e la vicinanza della critica agli autori di Viaggio in Italia. Il suo nome compare anche nell’indice dei grandi fotografi della storia.

Gli ultimi anni e la morte

Jodice è morto a 91 anni: Il Post e Domani indicano martedì 28 ottobre 2025, Il Fatto Quotidiano il 27 ottobre. L’ultima grande mostra è stata Napoli metafisica a Castel Nuovo, dove è stata allestita la camera ardente il 30 ottobre 2025. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli lo ha ricordato come «un maestro indiscusso della fotografia italiana e internazionale». Il Fatto Quotidiano riporta una sua frase: «Non so se la bellezza salverà il mondo, ma per me è balsamo e quiete. Le mie fotografie sono i miei pensieri». Sky TG24 ricorda che il corpus Avanguardie a Napoli è stato donato al Real Bosco di Capodimonte insieme alla sua camera oscura. Per il critico Luca Fiore, onorarne la memoria richiede uno studio rigoroso dell’archivio, per separare il nucleo del lavoro dal materiale marginale.

Per altri profili di autori e autrici si veda l’indice I grandi fotografi della storia.

Domande frequenti su Mimmo Jodice

Chi era Mimmo Jodice?

Fotografo napoletano nato nel rione Sanità il 29 marzo 1934 e morto alla fine di ottobre 2025, a 91 anni. Autodidatta, ha attraversato il reportage sociale, la sperimentazione sul linguaggio fotografico, la Napoli metafisica, il Mediterraneo e l’archeologia.

Che cosa sono le Vedute di Napoli?

Una serie avviata nel 1978, fatta di strade vuote, architetture isolate, ombra e luce, con un debito dichiarato verso De Chirico e Savinio. Il libro esce nel 1980, con introduzione di Giuseppe Galasso.

Quando ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Napoli?

Dal 1970. Le fonti indicano come termine il 1994 oppure il 1996.

Quali riconoscimenti ha ricevuto?

Nel 2003 il Premio Antonio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei, il primo assegnato a un fotografo, e nel 2006 la laurea honoris causa in Architettura dall’Università Federico II di Napoli.

Qual è stata la sua ultima grande mostra?

Mimmo Jodice. Napoli metafisica, a Castel Nuovo di Napoli dal 13 aprile al 1° settembre 2025, con oltre cinquanta fotografie in dialogo con dipinti di Giorgio de Chirico. Dal 5 aprile al 4 novembre 2025 il Castello di Udine ha ospitato anche L’enigma della luce, con 140 opere.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

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