La Horsman Dolls Company Inc., fondata a New York nel 1865 da Edward I. Horsman, fu una delle più longeve e influenti aziende americane specializzate nella produzione di bambole e manichini, nonché articoli per l’infanzia di tipo ornamentale e da esposizione. Sebbene l’attività dell’azienda sia tradizionalmente associata alla storia del giocattolo e della cultura infantile, essa riveste un ruolo rilevante anche nella storia della fotografia, in particolare nel contesto della fotografia da studio del XIX e XX secolo, dove i manichini realizzati da Horsman furono impiegati come ausili compositivi, soggetti di posa e strumenti per l’allenamento tecnico.
L’impresa, originariamente nota come E.I. Horsman Company, divenne famosa per la realizzazione di bambole in composizione, gesso, gomma e successivamente plastica, ma la sua importanza storica si lega anche alla fornitura di modelli realistici usati in studi fotografici, scuole d’arte e istituzioni mediche. Nella fase pionieristica della fotografia infantile e ritrattistica, le bambole Horsman non erano solo giocattoli, ma oggetti ad alta valenza visiva, capaci di simulare pose umane in scala ridotta, favorendo test di luce, composizione e profondità di campo.
Produzione di bambole e manichini in relazione alla fotografia da studio
Durante il periodo compreso tra il 1870 e il 1920, la fotografia da studio conosceva una crescita esponenziale, specialmente per quanto riguarda i ritratti infantili. I fotografi dovevano affrontare sfide tecniche notevoli, tra cui l’estrema difficoltà nel mantenere i bambini fermi durante le lunghe esposizioni richieste dai materiali fotosensibili dell’epoca. In risposta a questa necessità, si diffuse la pratica di utilizzare bambole e manichini realistici come sostituti per prove di messa a fuoco, illuminazione e inquadratura. In questo contesto, le bambole della Horsman Dolls Company, celebri per la loro realistica anatomia, espressività facciale e qualità dei materiali, divennero strumenti insostituibili per molti operatori del settore fotografico.
Le prime bambole Horsman erano realizzate in composition – una miscela di pasta di legno, colla animale e gesso – e modellate con tecniche semi-industriali. Il corpo veniva articolato con giunture a sfera e il viso rifinito a mano, con occhi in vetro importati dalla Germania, ciglia incollate manualmente e parrucche in capelli naturali o mohair. L’accuratezza dei dettagli le rese ideali per test di esposizione e messa a fuoco su soggetti infantili. Molti studi fotografici ne possedevano almeno una, utilizzata anche per tranquillizzare i bambini reali, o come elemento di scena nella composizione delle immagini.
La Horsman Dolls Company produsse anche una serie di modelli in scala reale destinati a vetrine fotografiche e scuole di fotografia, pensati per simulare bambini seduti o in piedi. Questi modelli potevano essere adattati con vestiti su misura e reggevano senza assistenza posizioni statiche, risultando perfetti per prove di posa e sperimentazioni con la luce laterale o diretta, specie in studi con finestre verticali o lucernari. I manuali di fotografia dell’epoca, in particolare quelli pubblicati tra il 1880 e il 1910, menzionano frequentemente l’uso delle cosiddette “studio dolls” come strumenti indispensabili nella pratica professionale.
Oltre a fornire oggetti di uso pratico, Horsman contribuì anche allo sviluppo di una iconografia infantile visivamente codificata nella fotografia ritrattistica: le sue bambole divennero modelli estetici per la rappresentazione ideale del bambino, influenzando le scelte stilistiche e compositive di intere generazioni di fotografi.
Durante il primo quarto del XX secolo, la Horsman Dolls Company espanse la sua produzione su scala industriale. Con la meccanizzazione del processo e l’introduzione di nuovi materiali plastici, l’azienda cominciò a realizzare bambole in celluloide e successivamente in vinile morbido, materiali leggeri ma durevoli, perfetti per l’uso sia ludico che professionale. Le nuove linee includevano bambole dalle dimensioni più compatte, ideali per gli studi fotografici più piccoli o per gli operatori itineranti, che spesso si muovevano con attrezzature leggere e facilmente trasportabili.
Il realismo plastico delle nuove produzioni Horsman, unito all’espressività dei tratti facciali, le rese protagoniste anche della fotografia pubblicitaria e della fotografia commerciale per giocattoli. Molti fotografi professionisti e illustratori utilizzavano bambole Horsman nei loro set per creare cataloghi, cartoline illustrate e materiali promozionali. La qualità dell’articolazione, la lucentezza controllata delle superfici e la versatilità delle posture fecero di questi manichini una risorsa tecnica anche nel passaggio alla fotografia a colori e alla stampa offset, dove la resa cromatica dei materiali plastici risultava favorevole.
Un altro ambito in cui la Horsman Dolls Company influenzò profondamente la cultura visiva fotografica fu quello delle vetrine fotografiche urbane e suburbane. Studi fotografici di medie e grandi città utilizzavano le bambole Horsman per scenografie in miniatura, volte ad attirare clienti mostrando ritratti in contesti idealizzati: salotti vittoriani, scene pastorali o ambientazioni natalizie. Queste composizioni, spesso fotografate per la promozione in stampa locale, erano esempi di comunicazione visiva integrata tra oggetto reale e fotografia, con l’immagine fotografica che riprendeva e replicava l’estetica del giocattolo.
All’inizio degli anni Cinquanta, Horsman introdusse un sistema di bambole educative con posabilità anatomica, pensate per le scuole ma utilizzate anche da fotografi specializzati in manuali educativi, corsi per ostetriche e trattati di puericultura illustrata. La fotografia didattica trovò nei prodotti Horsman un alleato affidabile per documentare fasi della crescita, movimenti corporei e atteggiamenti posturali, senza la necessità di coinvolgere bambini reali per ogni scatto.
L’intersezione tra produzione industriale, estetica infantile e fotografia professionale fu il cuore della presenza di Horsman nel campo visivo del Novecento. In un’epoca in cui la standardizzazione della fotografia commerciale si affermava, le bambole e manichini della compagnia contribuirono a stabilire codici visivi duraturi, legati alla rappresentazione dell’infanzia, della tenerezza e della domesticità borghese.

Sono Manuela, autrice e amministratrice del sito web www.storiadellafotografia.com. La mia passione per la fotografia è nata molti anni fa, e da allora ho dedicato la mia vita professionale a esplorare e condividere la sua storia affascinante.
Con una solida formazione accademica in storia dell’arte, ho sviluppato una profonda comprensione delle intersezioni tra fotografia, cultura e società. Credo fermamente che la fotografia non sia solo una forma d’arte, ma anche un potente strumento di comunicazione e un prezioso archivio della nostra memoria collettiva.
La mia esperienza si estende oltre la scrittura; curo mostre fotografiche e pubblico articoli su riviste specializzate. Ho un occhio attento ai dettagli e cerco sempre di contestualizzare le opere fotografiche all’interno delle correnti storiche e sociali.
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