venerdì, 29 Agosto 2025
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Hetherington Magazine Camera

Nel panorama delle innovazioni fotografiche del XIX secolo, la Hetherington Magazine Camera occupa un posto peculiare per il suo approccio meccanico e funzionale alla fotografia di reportage. Ideata e costruita nella seconda metà dell’Ottocento, la camera fu pensata per un utilizzo veloce, ripetitivo e modulare, in un periodo in cui l’evoluzione della stampa illustrata e l’espansione della fotografia giornalistica e documentaria avevano reso evidente la necessità di dispositivi più pratici e produttivi.

Il nome Hetherington è direttamente associato al tipografo e inventore inglese William Hetherington, attivo nell’ambiente editoriale e tecnico della stampa illustrata. È nel suo contesto professionale che questa macchina fotografica si sviluppò come risposta al bisogno emergente di dispositivi a caricamento multiplo. A differenza delle tradizionali camere a lastra singola, questa fotocamera permetteva di eseguire scatti successivi senza l’interruzione dovuta al caricamento manuale delle lastre tra una fotografia e l’altra.

Siamo nel pieno della transizione dalla fotografia come pratica artistico-scientifica a mezzo documentaristico, e proprio in questo solco la Hetherington Magazine Camera si inserisce come strumento semiautomatico, capace di rispondere alle esigenze dei fotografi professionisti, in particolare quelli legati alla cronaca e alla stampa illustrata.

Il termine “magazine” nel nome del dispositivo allude chiaramente alla sua struttura a caricatore, un meccanismo contenente più lastre fotografiche che potevano essere fatte scorrere attraverso un sistema a slitta o tamburo rotante. Questo concetto, mutuato dalla tecnologia militare (come nei fucili a ripetizione), venne applicato alla fotografia per migliorare l’efficienza sul campo.

Design meccanico e specifiche tecniche

La Hetherington Magazine Camera si distingue per la sua costruzione in legno di mogano o ciliegio, materiali pregiati per l’epoca, combinati con finiture in ottone lucidato. Dal punto di vista tecnico, il corpo macchina era simile a quello delle view cameras del tempo, ma con significative modifiche per integrare il meccanismo a caricatore.

Il cuore del dispositivo era il suo magazine, solitamente in grado di contenere 12 o 24 lastre fotografiche da 4×5 o 5×7 pollici. Ogni lastra era posizionata in un vassoio individuale che scorreva all’interno del caricatore grazie a un sistema meccanico azionato manualmente da una leva o pomello laterale. Una volta eseguita l’esposizione, il fotografo poteva ruotare o far scivolare il meccanismo per sostituire la lastra esposta con una nuova.

Questo sistema garantiva rapidità operativa, elemento fondamentale per i fotografi di eventi pubblici, militari o urbani, e riduceva drasticamente i tempi morti tra uno scatto e l’altro. Non a caso, alcuni esemplari furono impiegati da fotografi di guerra o inviati speciali di periodici illustrati, che necessitavano di documentare scene in sequenza, con la certezza di avere una camera affidabile e rapida.

Il sistema di messa a fuoco era costituito da un classico soffietto estensibile, abbinato a una slitta anteriore mobile su cui era montato l’obiettivo. Le versioni più sofisticate potevano montare ottiche a focale fissa o obiettivi con diaframma regolabile, come i Dallmeyer Rapid Rectilinear o gli obiettivi Ross.

L’otturatore era solitamente del tipo a persiana centrale o a tendina, con comandi manuali, e tempi variabili da 1/25 a 1/100 di secondo, più posa B e T. Anche se non particolarmente sofisticata, questa camera consentiva un controllo dell’esposizione sufficiente per l’utilizzo in ambienti esterni alla luce naturale, tipico del fotogiornalismo del tempo.

Un altro dettaglio tecnico importante era la protezione delle lastre non esposte, che venivano mantenute in compartimenti oscurati all’interno del caricatore, assicurando che la luce non penetrasse accidentalmente tra una sostituzione e l’altra.

Applicazioni professionali e diffusione

Nonostante il suo design innovativo, la Hetherington Magazine Camera non fu prodotta su larga scala. La sua produzione artigianale e i costi relativamente elevati ne limitarono la diffusione al solo ambiente professionale di alto livello. Fu principalmente impiegata da fotografi associati a editori inglesi o da reporter che lavoravano per riviste illustrate e periodici a distribuzione nazionale.

Un uso documentato della camera si ha nel contesto delle guerre coloniali britanniche, in particolare nelle campagne africane e in Sudafrica, dove la capacità di scattare immagini in sequenza senza cambiare manualmente ogni lastra risultava particolarmente utile. Alcuni esemplari vennero utilizzati anche da fotografi che seguivano la vita urbana a Londra, in particolare per la documentazione di eventi pubblici, cortei o incidenti.

La versatilità della Hetherington trovava un ulteriore punto di forza nel suo utilizzo da cavalletto oppure, nei modelli più compatti, in configurazione portatile. Il peso, che oscillava tra i 2,5 e i 4,5 kg a seconda del modello e del numero di lastre nel caricatore, era comunque gestibile da un operatore esperto.

Nonostante la sua efficacia sul campo, la camera non superò mai i limiti imposti dalla concorrenza di altri sistemi più leggeri e, soprattutto, dalla successiva introduzione del rullino fotografico. L’invenzione della Kodak di Eastman, infatti, decretò il progressivo abbandono delle camere a lastra, anche se la Hetherington continuò a essere impiegata in contesti specifici fino agli inizi del XX secolo.

La distribuzione commerciale avvenne in forma diretta o tramite rivenditori specializzati in apparecchi professionali, spesso gli stessi che fornivano attrezzature tipografiche. Alcuni esemplari furono venduti in Francia e Germania, ma sempre in quantità limitate.

Oggi, gli esemplari superstiti della Hetherington Magazine Camera sono oggetti da collezione estremamente rari, presenti in poche collezioni museali o private dedicate alla fotografia del XIX secolo. Sono particolarmente apprezzati per la loro meccanica ingegnosa e il ruolo svolto in una fase di transizione cruciale della fotografia.

Curiosità Fotografiche

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