Jan Bułhak (Ostaszyn, nel governatorato di Grodno, 1876 – Giżycko, 1950) è la figura dominante della fotografia polacca della prima metà del Novecento: teorico del pittorialismo fotografico, documentarista instancabile di Wilno (oggi Vilnius, capitale della Repubblica di Lituania) e fondatore di quella corrente estetica e culturale che lui stesso denominò Fotografia Ojczysta, ovvero Fotografia della Patria. La sua opera abbraccia quattro decenni di intensa produzione fotografica, una vasta produzione teorica e un’attività didattica pionieristica che lo rende il principale artefice dell’identità visiva della fotografia polacca tra le due guerre mondiali.
Nato nella regione di Grodno (attualmente Bielorussia), in una famiglia della piccola nobiltà polacca delle terre orientali dell’ex Confederazione polacco-lituana, Bułhak si avvicina alla fotografia nel 1905, a quasi trent’anni, dopo studi di storia dell’arte a Monaco e Cracovia. Questo approccio tardivo alla fotografia è in realtà significativo: Bułhak non è un fotografo che diventa intellettuale, ma un intellettuale e studioso d’arte che trova nella fotografia il mezzo più adatto a esprimere la propria visione estetica e il proprio impegno culturale nazionalista. Questa origine intellettuale segna tutta la sua opera, conferendole una coerenza teorica non comune nella fotografia del periodo.
Dopo un periodo di formazione a Dresda sotto la guida di Hugo Erfurth, uno dei massimi ritrattisti pittorialisti europei dell’epoca, Bułhak si stabilisce definitivamente a Wilno nel 1912. Questa città, con la sua straordinaria stratificazione di culture, lingue e architetture, diventerà il soggetto fotografico privilegiato della sua carriera e il centro della sua attività culturale e didattica fino all’inizio della Seconda guerra mondiale.

Pittorialismo, Fotografia Ojczysta e il lascito di Wilno
Il cuore dell’estetica fotografica di Jan Bułhak è il pittorialismo, corrente internazionale che a cavallo tra Ottocento e Novecento sosteneva la fotografia come arte autonoma e legittima, paragonabile nella sua dignità espressiva alla pittura e alla grafica. Il pittorialismo si distingueva dalla fotografia documentaria e commerciale per l’uso di processi di stampa non convenzionali che conferivano all’immagine fotografica una qualità materica e pittorica: la gomma bicromatata, il platino, la carbone, la bromoleografia. Bułhak era un maestro assoluto della gomma bicromatata, tecnica che permetteva di intervenire manualmente durante la stampa per controllare i toni, accentuare o attenuare i dettagli, costruire una tonalità globale che avvicinava il risultato a un’acquarello o a un’incisione, piuttosto che alla nitidezza documentaria della fotografia convenzionale.
A Wilno, dove si stabilisce definitivamente nel 1912 dopo il periodo dresdenese, Bułhak diventa rapidamente la figura culturalmente dominante della vita fotografica locale e uno dei punti di riferimento nazionali per la fotografia artistica polacca. Fonda la Società Fotografica di Wilno nel 1927 e ottiene nel 1919 una cattedra di fotografia artistica all’Università Stefan Batory di Wilno, dove per la prima volta in Polonia la fotografia viene riconosciuta come materia accademica degna di essere insegnata in un’università. Questo riconoscimento istituzionale è di per sé un atto culturale di grande importanza: Bułhak ha combattuto per esso contro le resistenze accademiche tradizionali, e la sua vittoria segna un momento di svolta nella storia della fotografia polacca.
La documentazione di Wilno è il corpus più importante e più duraturo dell’opera di Bułhak. Nel corso di quattro decenni, egli fotografa sistematicamente ogni aspetto della città: le chiese barocche erette da Johann Christoph Glaubitz nel Settecento, i conventi, i palazzi nobiliari, i mercati popolari, i vicoli del quartiere ebraico, i paesaggi del fiume Neris nelle diverse stagioni, i mestieri artigianali tradizionali, i volti degli abitanti. Questa documentazione, raccolta in numerosi libri e album fotografici di grande formato, costituisce oggi la fonte visiva principale per la conoscenza di Wilno nella sua forma storica polacca, prima che la Seconda guerra mondiale ne trasformasse radicalmente la composizione demografica e culturale.
La teoria della Fotografia Ojczysta, sviluppata da Bułhak negli anni Trenta e quaranta e raccolta nel libro postumo del 1951, si inscrive nel più ampio dibattito europeo sul nazionalismo culturale dell’interguerra. Bułhak sosteneva che il fotografo polacco aveva il dovere morale e culturale di documentare il paesaggio, l’architettura e la vita quotidiana della nazione polacca, costruendo un archivio visivo collettivo dell’identità nazionale. Questa posizione era esplicitamente in dialogo con le grandi tradizioni pittoriche del romanticismo polacco, in particolare con la scuola del paesaggio ottocentesco. La fotografia, in questa prospettiva, non è un medium neutro ma un’arma culturale al servizio della nazione.

La Seconda guerra mondiale sconvolse la vita di Bułhak in modo devastante. Wilno fu occupata dai sovietici nel 1939, poi dai tedeschi nel 1941, che procedettero allo sterminio sistematico della comunità ebraica cittadina, e di nuovo dai sovietici nel 1944. La popolazione polacca fu espulsa e trasferita nei territori polacchi occidentali. Bułhak fuggì a Varsavia, dove nel 1944, durante l’insurrezione, fu distrutta anche la parte più consistente del suo archivio fotografico. Questo trauma biografico e la perdita di gran parte dell’opera si sovrappongono alla distruzione di Wilno come città polacca: il documentarista perde il proprio soggetto e buona parte dei propri archivi quasi contemporaneamente. Gli ultimi anni della vita di Bułhak sono segnati da questa doppia perdita.
Le Opere principali
- Wilno (1929): Primo grande album fotografico sistematico dedicato alla città, con testi critici e fotografie pittorialiste di grande qualità. Pietra miliare della fotografia polacca.
- Stare Miasto w Wilnie (Città Vecchia di Wilno, 1936): Volume fotografico dedicato all’architettura storica barocca di Wilno, con stampe in gomma bicromatata.
- Fotografika (1931): Trattato teorico sulla fotografia come arte, uno dei testi teorici più importanti in lingua polacca mai scritti sulla fotografia.
- Fotografia Ojczysta (1951, postumo): Raccolta teorica sulla fotografia della patria, pubblicata dopo la morte dell’autore. Sintesi del pensiero estetico e culturale di Bułhak.
- Album polacco (vari anni, 1920–1940): Serie di album fotografici dedicati a diverse regioni della Polonia, con paesaggi urbani e rurali in stile pittorialista.
- Gomme bicromatate di Wilno (1912–1939): Il corpus di stampe pittorialiste realizzate con la tecnica della gomma bicromatata, considerate il suo capolavoro tecnico e artistico.
- Ritratti pittorialisti (1908–1925): Serie di ritratti fotografici realizzati durante il periodo dresdenese e i primi anni di Wilno, in dialogo diretto con la tradizione di Hugo Erfurth.
- Documenti del paesaggio orientale (1910–1920): Prime fotografie della regione, realizzate prima della piena maturità pittorialista, di forte interesse storico e documentario.
Fonti
- pl – Jan Bułhak
- Muzeum Narodowe w Warszawie – collezione fotografica
- Biblioteka Narodowa Polska – Jan Bułhak
- Encyklopedia PWN – Bułhak Jan
- Lietuvos nacionalinis muziejus – Vilnius storica
- Polona – Biblioteca Nazionale digitale polacca, Bułhak
- Narodowe Archiwum Cyfrowe – Jan Bułhak
questo articolo fa parte della sezione I maestri della fotografia
Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l’evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell’immagine.
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