Jules Richard (nato il 15 ottobre 1848 a Parigi, morto il 23 settembre 1930) fu un ingegnere, inventore e industriale francese la cui influenza sulla fotografia del XIX e XX secolo rimane sottovalutata nonostante le sue innovazioni tecniche rivoluzionarie. Figlio di un orologiaio, Richard ereditò una predisposizione per la meccanica di precisione, che applicò alla nascente industria fotografica. Nel 1876 fondò la Société J. Richard a Parigi, specializzandosi inizialmente nella produzione di strumenti scientifici, come barometri e termometri, prima di dedicarsi alla fotografia.
Il contesto storico in cui operò Richard fu cruciale: la seconda metà dell’Ottocento vide la transizione dalla fotografia su lastra al collodio umido verso formati più pratici, come le pellicole flessibili. Richard riconobbe l’importanza della stereoscopia, una tecnica che permetteva di creare immagini tridimensionali utilizzando due fotografie leggermente sfalsate. Nel 1893, brevettò il Verascope, il primo stereo camera commerciale progettato per utilizzare pellicola a rullo, sostituendo le ingombranti lastre di vetro. Questo dispositivo, compatto e robusto, utilizzava un sistema a doppio obiettivo con basculaggio parallelo, garantendo un perfetto allineamento delle immagini per l’effetto 3D.
Innovazioni tecniche e il Verascope
Il Verascope rappresentò un salto tecnologico per la fotografia stereoscopica. Realizzato in ottone nichelato con finiture in pelle vulcanizzata, il corpo della fotocamera integrava un otturatore a tendina in stoffa gommata, regolabile su tempi da 1/10 a 1/100 di secondo, una rarità per l’epoca. I due obiettivi, prodotti dalla ditta francese Hermagis, avevano una focale fissa di 75 mm e un’apertura massima di f/6.8, ottimizzati per la profondità di campo necessaria alla stereoscopia.
Il sistema di avanzamento della pellicola, protetto dal brevetto n. 221.634 del 1892, utilizzava un rullo dentato in acciaio temprato che evitava slittamenti, assicurando una precisione di 0.1 mm tra un fotogramma e l’altro. La pellicola, da 45 mm di larghezza, veniva tagliata in due strisce da 22 mm durante lo sviluppo, ciascuna destinata a un occhio. Richard introdusse anche un visore a traguardo regolabile, con lenti di correzione per utenti affetti da astigmatismo, dimostrando un’attenzione inedita all’ergonomia.
Nel 1900, Richard lanciò il Verascope 40, una versione migliorata con obiettivi anastigmatici Zeiss-Pro-Tessar f/4.5, che riducevano le aberrazioni cromatiche. Questo modello includeva un esposimetro a estinzione, basato su una scala di densità di filtri al platino, che permetteva di calcolare l’esposizione confrontando la luminosità del soggetto con una striscia campione.
Collaborazioni e brevetti
Richard collaborò con figure chiave della scienza e della fotografia. Nel 1889, lavorò con Étienne-Jules Marey, pioniere della cronofotografia, per sviluppare un otturatore rotante ad alta velocità (fino a 1/500 sec) utilizzato negli studi sul movimento. Questo dispositivo, alimentato da una molla a spirale in acciaio al carbonio, era in grado di catturare fino a 12 fotogrammi consecutivi su una lastra di vetro, anticipando la tecnologia cinematografica.
Un altro brevetto significativo fu il sistema di messa a fuoco a cremagliera (n. 245.890, 1896), che sostituì la tradizionale slitta in ottone con un ingranaggio a denti elicoidali, permettendo una regolazione più precisa e meno soggetta a usura. Questo meccanismo divenne standard in molte fotocamere europee degli anni ’20.
Materiali e processi produttivi
La Société J. Richard si distinse per l’uso di materiali innovativi. Le fotocamere Verascope utilizzavano leghe di ottone con il 30% di zinco per aumentare la resistenza alla corrosione, mentre le parti mobili erano trattate con un rivestimento di rodio per ridurre l’attrito. I soffietti, realizzati in pelle di capra tinta con tannini vegetali, venivano impermeabilizzati con una soluzione di gomma arabica e cera d’api, garantendo durata anche in condizioni umide.
Per la produzione di lenti, Richard adottò il vetro Jena Schott, sviluppato dall’omonima azienda tedesca, che offriva un indice di rifrazione più elevato (n=1.65) rispetto al vetro crown tradizionale (n=1.52), migliorando la resa ottica. Le lenti venivano lucidate con ossido di cerio su feltro di lana, un processo che richiedeva fino a 40 ore per pezzo.
Declino e chiusura (1914-1934)
Lo scoppio della Prima guerra mondiale segnò l’inizio del declino. La conversione della produzione a fini bellici (mirini per fucili, ottiche per periscopi) prosciugò le risorse, e la domanda di fotocamere stereoscopiche crollò con l’avvento del cinema. Nel 1925, Richard tentò di rilanciarsi con il Verascope F40, una fotocamera per pellicola 35 mm con telemetro integrato, ma il progetto fu ostacolato dai costi elevati e dalla concorrenza della Leica.
La società chiuse nel 1934, dopo aver prodotto circa 12.000 Verascope. I macchinari e i progetti furono acquisiti dalla Lumière, che utilizzò alcuni brevetti per lo sviluppo delle sue fotocamere a lastra.
Modelli iconici e specifiche tecniche
Verascope Original (1893): Doppio obiettivo Hermagis 75 mm f/6.8, otturatore a tendina con tempi 1/10–1/100 sec, corpo in ottone nichelato (spessore 1.5 mm), peso 980 g.
Verascope 40 (1900): Obiettivo Zeiss-Pro-Tessar 75 mm f/4.5, esposimetro a estinzione con scala ISO 10–200, mirino a traguardo con correzione diottrica.
Verascope F40 (1925): Pellicola 35 mm, telemetro a coincidenza con base di 60 mm, otturatore a tendina in seta rinforzata (1/1–1/500 sec), produzione limitata a 300 esemplari.

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