La ROTO Camera Company, conosciuta anche come Ro-TO, fu un’azienda italiana attiva a partire dai primi decenni del XX secolo, con sede a Torino, città che all’epoca rappresentava uno dei poli industriali più dinamici d’Italia. La fondazione è generalmente attribuita a Carlo Rotondi e Tomaso Olivieri, due tecnici meccanici e fotografi dilettanti che, unendo le proprie competenze, decisero di costituire una realtà produttiva dedicata alla costruzione di fotocamere compatte, robuste e accessibili. La sigla Ro-TO derivava proprio dalla combinazione dei loro cognomi (Rotondi–Olivieri), e divenne in breve un marchio riconoscibile nell’ambito della fotografia italiana.
L’azienda nacque in un periodo in cui la fotografia stava conoscendo un’espansione notevole anche in Italia, grazie alla maggiore disponibilità di materiali sensibili e al diffondersi di modelli più semplici da utilizzare rispetto alle tradizionali lastre su vetro. La ROTO si inserì in questo scenario come produttore specializzato in fotocamere leggere e facili da trasportare, pensate per il fotografo amatoriale e per chi viaggiava.
Le prime notizie documentate sull’azienda risalgono ai cataloghi italiani di articoli fotografici della metà degli anni Venti, dove comparivano diversi modelli a marchio Ro-TO, descritti come “macchine pratiche e robuste per ogni necessità di ripresa”. La scelta di Torino come sede non fu casuale: la città disponeva di un ampio indotto industriale, specialmente nel settore meccanico e della precisione, elementi essenziali per garantire una produzione di qualità.
Produzione e caratteristiche tecniche
La produzione della ROTO Camera Company si concentrò soprattutto su fotocamere a rullo, destinate prevalentemente a un pubblico amatoriale, ma con alcuni modelli pensati anche per il fotografo semi-professionista. Le macchine Ro-TO erano caratterizzate da una costruzione solida, spesso in legno rivestito in pelle o in metallo leggero, con dettagli in ottone nichelato. Una delle peculiarità era l’adozione di soffietti pieghevoli, realizzati in tela gommata o in pelle trattata, che garantivano una buona durata nel tempo.
Un elemento distintivo della produzione Ro-TO era l’attenzione alla compattezza: molte fotocamere erano progettate per essere ripiegate su sé stesse, riducendo l’ingombro e facilitando il trasporto. Questo aspetto le rendeva particolarmente apprezzate dai viaggiatori, dagli escursionisti e da chi desiderava una fotocamera sempre a portata di mano. Alcuni modelli erano corredati da mirini a traguardo o da piccoli mirini galileiani, che semplificavano l’inquadratura.
Dal punto di vista ottico, la ROTO Camera Company collaborava con fornitori italiani e tedeschi, utilizzando obiettivi prodotti da La Filotecnica Salmoiraghi a Milano e, per i modelli di fascia più alta, ottiche importate da produttori come Steinheil e Voigtländer. Gli obiettivi spaziavano dai semplici menisco, tipici delle macchine entry-level, a doppietti più sofisticati per chi cercava una qualità d’immagine superiore. Gli otturatori adottati erano generalmente a ghigliottina o a settore, con tempi standard compresi tra 1/25 e 1/100 di secondo, più la posa B.
Dal punto di vista pratico, molte macchine Ro-TO presentavano indicatori numerici sul dorso per il corretto avanzamento della pellicola, sistema mutuato da altri produttori ma perfezionato per garantire maggiore precisione. Alcuni modelli disponevano di slitte regolabili per la messa a fuoco, una caratteristica che permetteva di gestire meglio le distanze di ripresa rispetto alle fotocamere a fuoco fisso più economiche.
Oltre alle fotocamere, la ROTO produceva accessori come custodie rigide, treppiedi telescopici e persino piccoli kit per lo sviluppo casalingo, pensati per il fotografo amatoriale che desiderava completare in autonomia l’intero processo fotografico.
Innovazioni e contributi al settore
La ROTO Camera Company portò alcuni contributi significativi al panorama fotografico italiano. Una delle innovazioni più interessanti fu l’introduzione di un sistema pieghevole rinforzato che permetteva di aprire e chiudere il soffietto in modo rapido e sicuro, evitando rotture accidentali e garantendo una maggiore stabilità durante la ripresa. Questo accorgimento tecnico, seppur semplice, aumentava la durabilità degli apparecchi e li rendeva più affidabili in contesti d’uso intensivo.
Altro aspetto innovativo fu la realizzazione di modelli con corpo metallico smaltato, una soluzione che anticipava l’evoluzione verso fotocamere sempre più robuste e meno sensibili agli urti. Tali modelli, sebbene prodotti in numero limitato, incontrarono un discreto successo tra i fotografi professionisti che necessitavano di apparecchi resistenti per l’uso quotidiano.
Un contributo rilevante della ROTO fu anche quello di aver promosso la fotografia come strumento educativo e familiare. Nei cataloghi pubblicitari l’azienda insisteva sull’idea della fotografia come memoria collettiva, con immagini di famiglie, scolaresche e gruppi di amici. Questo approccio comunicativo, affine alle strategie di marketing di altre aziende europee, contribuì a rendere la fotografia più accessibile e popolare in Italia.
Dal punto di vista tecnico, la ROTO introdusse nei propri modelli scale graduate di messa a fuoco incise su placche metalliche di facile lettura, una scelta che migliorava l’usabilità anche per utenti inesperti. In alcuni casi furono adottati diaframmi a più lamelle regolabili, anziché semplici dischi rotanti, migliorando la gestione della profondità di campo.
Espansione e declino
La ROTO Camera Company conobbe un periodo di espansione tra la seconda metà degli anni Venti e i primi anni Trenta, quando le sue fotocamere erano distribuite non solo in Italia ma anche in alcuni mercati esteri, in particolare in Francia e in Svizzera. Torino, grazie alle fiere industriali e alla rete commerciale della vicina Milano, rappresentava un punto strategico per la diffusione dei prodotti Ro-TO.
Tuttavia, l’azienda dovette affrontare difficoltà crescenti con l’avanzare degli anni Trenta. La concorrenza internazionale, in particolare quella proveniente dalla Germania (con marchi come Agfa e Zeiss Ikon), rendeva difficile mantenere una posizione competitiva. Inoltre, le politiche autarchiche italiane limitarono l’importazione di componenti esteri di qualità, costringendo la ROTO a utilizzare materiali meno pregiati e riducendo la competitività dei propri prodotti.
La crisi economica globale e le tensioni politiche degli anni Trenta portarono a un ridimensionamento della produzione. Le ultime tracce documentate dell’azienda risalgono al 1936, anno in cui la ROTO sembra aver cessato le attività o essere confluita in altre realtà minori del settore meccanico torinese. I pochi modelli sopravvissuti, oggi rari e ricercati dai collezionisti, rappresentano una testimonianza importante della produzione fotografica italiana del periodo interbellico.
Gli apparecchi Ro-TO sono particolarmente apprezzati per la loro solidità e per le soluzioni tecniche adottate, che testimoniano la volontà di coniugare semplicità d’uso e qualità costruttiva in un periodo di grandi trasformazioni tecnologiche.

Sono Manuela, autrice e amministratrice del sito web www.storiadellafotografia.com. La mia passione per la fotografia è nata molti anni fa, e da allora ho dedicato la mia vita professionale a esplorare e condividere la sua storia affascinante.
Con una solida formazione accademica in storia dell’arte, ho sviluppato una profonda comprensione delle intersezioni tra fotografia, cultura e società. Credo fermamente che la fotografia non sia solo una forma d’arte, ma anche un potente strumento di comunicazione e un prezioso archivio della nostra memoria collettiva.
La mia esperienza si estende oltre la scrittura; curo mostre fotografiche e pubblico articoli su riviste specializzate. Ho un occhio attento ai dettagli e cerco sempre di contestualizzare le opere fotografiche all’interno delle correnti storiche e sociali.
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