Il Calotipo era un processo positivo/negativo introdotto nel 1841 da Fox Talbot, e popolare per i successivi dieci anni circa. In senso stretto il termine si riferisce solo all’immagine negativa, ma viene comunemente preso per indicare entrambi.
Un pezzo di carta veniva spennellato con una soluzione salina debole, asciugato, poi spennellato con una soluzione debole di nitrato d’argento, asciugato, creando cloruro d’argento nella carta. Questo lo rendeva sensibile alla luce, e la carta era ora pronta per l’esposizione. Questo processo potrebbe richiedere mezz’ora, dando un’immagine stampata. Veniva fissata in una soluzione di sale forte – ioduro di potassio o ipo.
Fox Talbot, che ideò il processo, mostrò i suoi risultati alla Royal Institution il 25 gennaio 1839, consegnando una relazione l’ultimo giorno di quel mese.
L’anno seguente Fox Talbot riuscì a migliorare il processo del “disegno fotogenico”, rinominandolo calotipo. Scoprì che aggiungendo acido gallico, la carta diventava più sensibile alla luce, e non era più necessario esporre fino a quando l’immagine diventava visibile. Con un ulteriore trattamento di acido gallico e nitrato d’argento, l’immagine latente sarebbe stata sviluppata.
Nel 1844 Fox Talbot aprì uno stabilimento fotografico a Reading per produrre stampe di massa.
Per fare una stampa, il negativo veniva posto sopra altra carta fotografica, posato in piano in una cornice di vetro e lasciato sviluppare alla luce del sole.
Il processo del calotipo non era così popolare come il suo rivale, il dagherrotipo. C’erano varie ragioni per questo:
- La sua popolarità fu in gran parte arrestata dalle restrizioni dei brevetti;
- I materiali erano meno sensibili alla luce e richiedevano quindi esposizioni più lunghe;
- Le imperfezioni della carta riducevano la qualità della stampa finale; i calotipi non avevano la definizione nitida dei dagherrotipi;
- Il processo stesso richiedeva più tempo, poiché richiedeva due fasi (fare il negativo e poi il positivo);
- Le stampe tendevano a sbiadire.
Si potrebbe anche suggerire che il fatto che la carta fosse usata come negativo diminuiva il dettaglio dell’immagine, anche se da un punto di vista artistico alcuni lo considererebbero una caratteristica desiderabile.
Tuttavia, il calotipo aveva anche i suoi vantaggi rispetto al dagherrotipo:
- Forniva il mezzo per fare un numero illimitato di stampe da un solo negativo;
- Il ritocco poteva essere fatto sia sul negativo che sulla stampa;
- Le stampe su carta erano più facili da esaminare e molto meno delicate;
- Il calotipo aveva toni più caldi.
Il calotipo, quindi, offriva una maggiore flessibilità creativa ai fotografi. Permetteva di modificare e migliorare le immagini, cosa che non era possibile con i dagherrotipi. Questa capacità di manipolazione era particolarmente apprezzata dai fotografi che vedevano la fotografia non solo come un mezzo per documentare la realtà, ma anche come una forma d’arte.
Inoltre, il calotipo consentiva una maggiore portabilità. Le stampe su carta erano meno ingombranti e più leggere rispetto ai pesanti dagherrotipi su lastre di metallo. Questo facilitava la distribuzione delle immagini e contribuiva alla diffusione della fotografia come mezzo di comunicazione visiva.
Quando il processo al collodio fu introdotto nel 1851, il calotipo divenne obsoleto. Tuttavia, il processo negativo-positivo sarebbe diventato un giorno quello fotografico standard, utilizzato ancora oggi. Questo metodo innovativo di Fox Talbot ha gettato le basi per lo sviluppo futuro della fotografia, influenzando in modo significativo le tecniche fotografiche e la loro evoluzione nei decenni successivi.
Mentre il calotipo aveva i suoi limiti tecnici e pratici rispetto al dagherrotipo, la sua capacità di produrre stampe multiple, il ritocco delle immagini, e la sua portabilità lo resero un precursore importante delle moderne tecniche fotografiche. Fox Talbot non solo ha contribuito a migliorare la sensibilità alla luce delle pellicole fotografiche, ma ha anche aperto la strada a un nuovo modo di vedere e utilizzare la fotografia, sottolineando l’importanza della riproducibilità e della manipolazione artistica nell’arte fotografica.

Mi chiamo Marco Adelanti, ho 35 anni e vivo la mia vita tra due grandi passioni: la fotografia e la motocicletta. Viaggiare su due ruote mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi più attenti, pronti a cogliere l’attimo, la luce giusta, il dettaglio che racconta una storia. Ho iniziato a fotografare per documentare i miei itinerari, ma col tempo è diventata una vera vocazione, che mi ha portato ad approfondire la storia della fotografia e a studiarne i protagonisti, gli stili e le trasformazioni tecniche. Su storiadellafotografia.com porto una prospettiva dinamica, visiva e concreta: mi piace raccontare l’evoluzione della fotografia come se fosse un viaggio, fatto di tappe, incontri e visioni. Scrivo per chi ama l’immagine come mezzo di scoperta e libertà, proprio come un lungo viaggio su strada.