La Hurlbut Manufacturing Company, attiva per un breve ma significativo periodo tra circa il 1890 e il 1893, è stata una realtà industriale americana specializzata nella produzione di apparecchi fotografici portatili. Con sede operativa negli Stati Uniti (verosimilmente nella zona del Midwest, anche se la documentazione d’archivio è scarsa), la compagnia rappresenta un esempio emblematico di impresa fotografica di fine Ottocento nata per rispondere all’espansione del mercato amatoriale ma incapace di sostenersi di fronte alla rapida innovazione e alla concorrenza serrata.
La Hurlbut Manufacturing Company è ricordata principalmente per la progettazione e commercializzazione di due modelli di fotocamere: la Velox e la El, entrambi concepiti per un pubblico amatoriale, ma con soluzioni tecniche che rispecchiano le esigenze emergenti di portabilità, semplicità d’uso e produzione in serie. Sebbene la loro diffusione fu limitata e le fotocamere oggi siano estremamente rare, esse rappresentano una fase di passaggio fondamentale nella transizione dalla fotografia su lastra alla fotografia rollfilm.
La Velox Camera: design e innovazione per la fotografia amatoriale
Il primo dei due modelli prodotti dalla Hurlbut Manufacturing Company fu la Velox Camera, presentata sul mercato attorno al 1890. In un’epoca segnata dalla diffusione della Eastman Kodak e del formato rollfilm, la Velox si inseriva come alternativa economica e tecnicamente semplificata, progettata per chi desiderava accedere al mondo della fotografia senza le complessità delle lastre in vetro o delle attrezzature da studio.
La Velox era una fotocamera box dal design sobrio e compatto, costruita prevalentemente in legno impiallacciato e rivestita in pelle nera goffrata, con rinforzi in ottone brunito agli spigoli. Il corpo macchina era completamente chiuso e includeva un otturatore a ghigliottina verticale, azionato da una leva laterale che consentiva l’esposizione singola per ogni fotogramma.
Dal punto di vista ottico, la Velox era equipaggiata con una lente meniscale semplice, montata in un tubo fisso. L’apertura era f/11, non regolabile, e la messa a fuoco era prefissata per soggetti a media distanza, solitamente tra i 3 e i 10 piedi. Non era presente alcun mirino ottico, ma venivano usati due mirini a riflessione (viewfinder a specchio) disposti per la composizione in orizzontale e verticale.
La fotocamera utilizzava pellicola tipo striscia (rollfilm non perforato), caricabile manualmente tramite bobine interne. Il sistema di avanzamento era meccanico, con una manopola laterale, e presentava un piccolo oblò in mica rossa sul dorso per visualizzare il numero di fotogramma stampato sul retro della pellicola, secondo lo stesso principio usato dai modelli Kodak dell’epoca.
Uno degli elementi distintivi della Velox era la sua custodia rigida integrata, che poteva essere chiusa con una chiave metallica per proteggere l’interno durante il trasporto. Questo dettaglio suggerisce un’attenzione al design da viaggio e alla portabilità sicura, pensata per un’utenza cittadina o suburbana in mobilità.
Dal punto di vista commerciale, la Velox fu probabilmente venduta tramite cataloghi postali, rivenditori locali e negozi di articoli fotografici indipendenti. Tuttavia, l’assenza di una rete di distribuzione nazionale come quella di Eastman limitò fortemente il potenziale di diffusione del modello. Nonostante ciò, la Velox rappresenta un esempio significativo di design fotografico tardo-vittoriano orientato alla semplicità d’uso, anticipando alcune caratteristiche che diventeranno standard nei decenni successivi.
La El Camera: compattezza e sperimentazione tecnica
Il secondo modello noto della Hurlbut Manufacturing Company è la El Camera, progettata intorno al 1892 come variante compatta e più sofisticata della precedente Velox. Anche se le fonti sono scarse, i pochi esemplari sopravvissuti – oggi presenti in collezioni museali o in mani di collezionisti privati – permettono di ricostruirne caratteristiche tecniche peculiari che ne fanno un oggetto degno di attenzione nella storia della fotografia portatile.
La El era una fotocamera di formato box miniaturizzato, dalle dimensioni più contenute rispetto alla Velox, e presentava una struttura più curata sul piano meccanico. Era costruita in bachelite e legno composito, un materiale innovativo per l’epoca, che offriva maggiore leggerezza e resistenza agli urti. Anche in questo caso, il rivestimento esterno era in pelle nera con cuciture a vista e il marchio “El Camera – Hurlbut Mfg. Co.” era impresso a caldo sulla parte posteriore.
La lente della El era probabilmente un obiettivo a doppio menisco, con prestazioni ottiche leggermente superiori rispetto alla Velox, e includeva una ghiera a due aperture selezionabili: una standard (intorno a f/11) e una ridotta (circa f/16) per maggiore profondità di campo. Questa aggiunta suggerisce un tentativo da parte della compagnia di offrire maggiore controllo fotografico all’utente, pur mantenendo la semplicità di funzionamento.
Un’evoluzione significativa era data dall’otturatore a scorrimento orizzontale, con tempi fissi ma più regolari rispetto al modello precedente. La El includeva anche un attacco per cavalletto in ottone filettato, caratteristica assente nella Velox, pensata per scatti a lunga esposizione o per uso più stabile in ambiente indoor.
Il sistema di caricamento della pellicola era simile alla Velox, ma migliorato nella precisione dell’avanzamento, grazie a una guida metallica che garantiva l’allineamento del film. I bordi interni erano rivestiti in feltro nero per evitare infiltrazioni di luce – un dettaglio tecnico non banale per l’epoca.
La El era accompagnata da un manuale d’uso illustrato, in cui veniva spiegato il funzionamento con schemi e tabelle di esposizione. Questo approccio editoriale indica una volontà da parte della Hurlbut Mfg. Co. di educare il nuovo fotografo amatoriale, agevolandone la transizione verso un uso autonomo della fotocamera.
Sebbene la qualità costruttiva e le soluzioni tecniche della El fossero competitive, la fotocamera giunse sul mercato in un periodo già dominato dalla Kodak Folding Camera, dalla Bull’s-Eye della Boston Camera Co. e da decine di altre concorrenti, con accesso più ampio alla distribuzione. Di conseguenza, la El ebbe scarsa penetrazione commerciale e la sua produzione cessò probabilmente entro il 1893, insieme alla chiusura della compagnia stessa.

Sono Manuela, autrice e amministratrice del sito web www.storiadellafotografia.com. La mia passione per la fotografia è nata molti anni fa, e da allora ho dedicato la mia vita professionale a esplorare e condividere la sua storia affascinante.
Con una solida formazione accademica in storia dell’arte, ho sviluppato una profonda comprensione delle intersezioni tra fotografia, cultura e società. Credo fermamente che la fotografia non sia solo una forma d’arte, ma anche un potente strumento di comunicazione e un prezioso archivio della nostra memoria collettiva.
La mia esperienza si estende oltre la scrittura; curo mostre fotografiche e pubblico articoli su riviste specializzate. Ho un occhio attento ai dettagli e cerco sempre di contestualizzare le opere fotografiche all’interno delle correnti storiche e sociali.
Attraverso il mio sito, offro una panoramica completa delle tappe fondamentali della fotografia, dai primi esperimenti ottocenteschi alle tecnologie digitali contemporanee. La mia missione è educare e ispirare, sottolineando l’importanza della fotografia come linguaggio universale.
Sono anche una sostenitrice della conservazione della memoria visiva. Ritengo che le immagini abbiano il potere di raccontare storie e preservare momenti significativi. Con un approccio critico e riflessivo, invito i miei lettori a considerare il valore estetico e l’impatto culturale delle fotografie.
Oltre al mio lavoro online, sono autrice di libri dedicati alla fotografia. La mia dedizione a questo campo continua a ispirare coloro che si avvicinano a questa forma d’arte. Il mio obiettivo è presentare la fotografia in modo chiaro e professionale, dimostrando la mia passione e competenza. Cerco di mantenere un equilibrio tra un tono formale e un registro comunicativo accessibile, per coinvolgere un pubblico ampio.