La Spirotechnique, con sede a Levallois-Perret, Francia, nacque come azienda specializzata in attrezzature subacquee e di respirazione, strettamente legata alle esplorazioni del celebre comandante Jacques-Yves Cousteau. La sua importanza nella storia della fotografia non è legata a un ampio catalogo di apparecchi, bensì a un singolo prodotto rivoluzionario: la Calypso Phot, distribuita all’inizio degli anni Sessanta e considerata la prima fotocamera subacquea autosufficiente destinata al mercato commerciale.
Fino a quel momento, le riprese fotografiche subacquee richiedevano complicate custodie stagni, spesso ingombranti e soggette a infiltrazioni. L’idea di progettare una macchina fotografica in grado di operare senza involucri esterni nacque direttamente dalle esigenze di Cousteau e del suo team, impegnati in missioni esplorative e documentaristiche nel Mediterraneo e in altri mari. La collaborazione con l’ingegnere e designer Jean de Wouters, già noto nel campo aeronautico, permise di trasformare questa intuizione in un prodotto industriale affidabile.
La produzione materiale della fotocamera fu affidata alla società francese Atoms, mentre la distribuzione commerciale rimase a carico della Spirotechnique, marchio già affermato tra i subacquei grazie alla produzione di autorespiratori e attrezzature specialistiche.
La Calypso Phot: caratteristiche tecniche e design
La Calypso Phot vide la luce nel 1960 ed è unanimemente considerata la prima macchina fotografica subacquea realmente autonoma, capace di resistere a pressioni equivalenti a immersioni fino a 200 piedi (circa 60 metri). La struttura era interamente realizzata in lega fusa, un materiale leggero ma resistente, rivestito da una copertura che simulava la pelle di foca, scelta tanto per la praticità quanto per l’estetica.
Le dimensioni della fotocamera erano compatte, pensate per un uso in condizioni difficili, e il corpo presentava guarnizioni speciali che impedivano infiltrazioni d’acqua. Diversamente da soluzioni precedenti, il dispositivo non necessitava di custodie esterne: ogni dettaglio era progettato per resistere alla pressione, alla corrosione salina e alle variazioni termiche.
Dal punto di vista ottico, la fotocamera utilizzava pellicola 35 mm standard con formato di esposizione 24×36 mm, garantendo così compatibilità con i materiali comunemente reperibili all’epoca. La possibilità di montare obiettivi intercambiabili rappresentava un ulteriore vantaggio tecnico. Tra le ottiche disponibili vi erano il Berthiot Angulor 28 mm f/3.3, il Berthiot Angulor 35 mm f/3.5 e l’Angénieux 45 mm f/2.8, soluzioni che coprivano un’ampia gamma di esigenze fotografiche, dal grandangolo necessario per le riprese ravvicinate fino a focali più standard.
Il sistema di otturazione presentava differenze a seconda delle versioni: il primo modello del 1960 offriva tempi di scatto compresi tra 1/30 e 1/1000 di secondo, mentre la revisione del 1961 ridusse il tempo minimo a 1/15 di secondo, con un massimo di 1/500 di secondo, scelta probabilmente motivata dalla volontà di migliorare l’affidabilità meccanica in condizioni estreme.
Innovazione nel campo della fotografia subacquea
La Calypso Phot rappresentò una svolta epocale perché consentiva per la prima volta a fotografi e appassionati di immergersi senza necessità di attrezzature aggiuntive. Questo significava ridurre peso, ingombri e potenziali rischi tecnici, aprendo la strada a un nuovo genere fotografico accessibile a un pubblico più ampio.
L’idea di Cousteau e de Wouters era quella di creare una macchina non soltanto funzionale, ma anche elegante e versatile, capace di funzionare sia sott’acqua che in superficie. Ciò rendeva la Calypso Phot una delle poche fotocamere “anfibie” realmente riuscite del suo tempo.
Oltre all’uso esplorativo, la fotocamera ebbe grande impatto nella fotografia scientifica, archeologica e documentaristica, permettendo di registrare immagini in ambienti prima difficilmente accessibili. In un periodo in cui la fotografia naturalistica stava guadagnando sempre maggiore attenzione, la possibilità di documentare flora e fauna marina con relativa facilità costituì un’innovazione straordinaria.
Dal brevetto alla diffusione internazionale: la transizione verso Nikon
Nonostante il valore tecnico e il successo iniziale, la produzione della Calypso Phot rimase limitata, sia per la complessità costruttiva sia per i costi relativamente elevati. Tuttavia, l’innovazione non passò inosservata: la giapponese Nikon acquisì il progetto e ne sviluppò un’evoluzione diretta, commercializzata come Nikonos.
Il modello Nikon, lanciato nel 1963, mantenne le linee essenziali della Calypso, ma ne migliorò la tenuta stagna, l’affidabilità e la disponibilità di accessori. La serie Nikonos divenne una delle più longeve e apprezzate nella fotografia subacquea, utilizzata da generazioni di subacquei, biologi marini e fotoreporter.
La Calypso Phot rimane quindi un esempio di fotocamera pionieristica, non tanto per la diffusione sul mercato quanto per aver stabilito un paradigma tecnico che avrebbe dominato il settore per decenni. Il suo ruolo nella genealogia della fotografia subacquea è oggi riconosciuto da collezionisti e storici della tecnica, che la considerano uno dei passaggi chiave nello sviluppo della fotografia anfibia.
Dal punto di vista costruttivo, la Calypso Phot rappresenta un equilibrio tra robustezza e raffinatezza meccanica. Il sistema di chiusura stagna del dorso, il trattamento superficiale anti-corrosione e la scelta delle guarnizioni sono elementi che rivelano l’attenzione ingegneristica per la durabilità. L’intercambiabilità degli obiettivi e la compatibilità con la pellicola 35 mm ne fecero una macchina moderna, capace di soddisfare esigenze professionali in un’epoca in cui la fotografia subacquea era ancora un campo di nicchia.
Oggi la Calypso Phot è ricercata dai collezionisti, non soltanto per la sua rarità ma per il suo valore storico. Le versioni del 1960 e 1961 presentano differenze tecniche che rendono ciascun esemplare un documento di un processo evolutivo rapido e affascinante.

Sono Manuela, autrice e amministratrice del sito web www.storiadellafotografia.com. La mia passione per la fotografia è nata molti anni fa, e da allora ho dedicato la mia vita professionale a esplorare e condividere la sua storia affascinante.
Con una solida formazione accademica in storia dell’arte, ho sviluppato una profonda comprensione delle intersezioni tra fotografia, cultura e società. Credo fermamente che la fotografia non sia solo una forma d’arte, ma anche un potente strumento di comunicazione e un prezioso archivio della nostra memoria collettiva.
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