Silvia Bigi

Silvia Bigi è nata a Ravenna nel 1985, in una città della Romagna che ha storicamente dato i natali a numerosi artisti e intellettuali, da Dante Alighieri ai mosaici bizantini, influenzando profondamente la sua sensibilità artistica. La sua formazione è estremamente articolata e riflette una curiosità intellettuale che attraversa discipline diverse: si è laureata al DAMS di Bologna (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo), per poi conseguire un Master presso il Centro Sperimentale di Fotografia Adams di Roma, e proseguire con un corso all’International Center of Photography di New York. Questo percorso formativo internazionale, che unisce la tradizione artistica italiana alla formazione fotografica internazionale più prestigiosa, ha costituito le fondamenta per la sua successiva evoluzione come artista visiva italiana e fotografa italiana contemporanea, caratterizzandolo per una profondità concettuale e una ricchezza di riferimenti culturali che la distinguono nel panorama della fotografia concettuale italiana.

Indice dei Contenuti

Attualmente Silvia Bigi vive e lavora a Milano, la capitale economica e culturale d’Italia, che le ha offerto il contatto con il mondo dell’arte contemporanea internazionale e con le gallerie più prestigiose. Dal 2022 è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, visiting professor presso il Campus Jean-Paul Curnier a Seine-Saint-Denis, Parigi, e presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Questo impegno formativo, che si è sviluppato negli ultimi anni, testimonia il suo ruolo significativo nella formazione delle nuove generazioni di artisti e nella diffusione della cultura fotografica in Italia e all’estero. La sua mobilità geografica tra Ravenna, Bologna, Roma, New York, Parigi e Milano ha contribuito alla formazione di un’artista poliedrica e aperta al dialogo con contesti diversi, capace di tradurre le proprie urgenze artistiche in immagini che superano i confini disciplinari tradizionali.

Silvia Bigi può essere definita come una delle fotografe italiane contemporanee più significative della sua generazione, specializzata nella post-fotografia italiana e nella sperimentazione multidisciplinare che esplora la relazione fra memorie individuali e collettive. Attraverso l’utilizzo di diversi linguaggi – fotografia, installazione, scultura, suono, video, disegno – lavora sulle immagini come soglie, spazi liminali dove riflettere sulle forme di potere, sulla coesistenza di umano e non-umano, e sui glitch in cui si annida il rimosso della storia occidentale. La memoria di eventi traumatici, l’identità di genere e l’impatto che le strutture famigliari e le tradizioni culturali hanno sull’individuo sono alcuni dei temi interrogati nelle sue opere. La sua presenza nel panorama delle fotografe italiane più famose è riconosciuta criticamente attraverso premi prestigiosi come il Premio Sviluppo dei talenti – Italian Council 12, il Premio Francesco Fabbri per le arti 2022, il Talent Prize 2021 e la mostra Engaged, Active, Aware: Women’s Perspective Now, vincitrice del Lucie Award – Best Exhibition nel 2018.

Stile fotografico, poetica visiva e temi ricorrenti

Lo stile fotografico di Silvia Bigi si caratterizza per un approccio multidisciplinare che unisce la tradizione fotografica alla ricerca concettuale contemporanea, integrando installazione, scultura, suono, video e disegno in un progetto artistico coerente. La sua formazione al DAMS di Bologna e all’International Center of Photography di New York si riflette in un approccio alla fotografia che trascende la semplice rappresentazione per diventare esplorazione della relazione tra memoria, identità e potere. Al centro della sua ricerca c’è la relazione fra memorie individuali e collettive, con particolare attenzione alle voci femminili silenziate da atti di violenza visibili e invisibili. Questo approccio concettuale si manifesta in opere che sono al contempo documenti e meditazioni sulla natura della memoria e della rappresentazione.

La pratica di Silvia Bigi non cerca compromessi ed è strettamente legata alla ricerca: è fondamentale per lei immergersi in contesti complessi, problematizzando questioni di carattere filosofico, culturale e politico, attivando reti interdisciplinari. Negli ultimi anni la sua opera pone particolare attenzione a voci femminili silenziate da atti di violenza visibili e invisibili. Questo impegno etico e politico distingue il suo lavoro nel panorama della fotografia concettuale italiana, posizionandolo in una posizione di continuità con la tradizione del fotogiornalismo di impegno civile, ma con una dimensione concettuale e formale che lo avvicina alla ricerca artistica contemporanea. La sua Choice di utilizzare diversi linguaggi artistici testimonia una consapevolezza delle diverse possibilità espressive offerte dai diversi sistemi, e una volontà di non limitarsi a un solo approccio tecnologico.

Il progetto fondamentale della sua ricerca è Cicatrici* (2019), un’opera che nasce dal bisogno di far luce su un evento traumatico che ha segnato profondamente la sua vita: il 10 agosto 1985 un aereo precipita nel bosco, un passeggero si sveglia e, nonostante le gravi condizioni, decide di cercare aiuto. Quello passeggero era suo padre. La bambina appena nata, che non ha memoria dell’evento, è lei stessa. Cicatrici nasce dal bisogno di far luce su un evento di cui, ironicamente, non ha alcun ricordo. Nei primi mesi di vita, infatti, la corteccia cerebrale non è abbastanza sviluppata per trattenere i ricordi, anche se da qualche parte, dentro di noi, continuano ad esistere. Il libro si compone di documenti, testimonianze e fotografie che ruotano attorno ad un’immagine mancante: il ricordo di suo padre che riappare davanti ai suoi occhi. Questo lavoro, realizzato a cura di Chippendale Studio (Luca Panaro) a Milano, rappresenta una delle opere più significative della fotografia italiana contemporanea sulla memoria e sul trauma.

Cicatrici* rappresenta un viaggio nella memoria e nei suoi processi imperscrutabili, e un viaggio reale, volto a ricostruire il percorso compiuto da suo padre quel giorno, in cerca di tracce tangibili nel presente. mentre ha ‘sorvolato’ le stesse montagne servendosi di Google Earth, si è resa conto della profonda trasformazione che le immagini hanno subito nei 33 anni intercorsi. I resti dell’aereo nel bosco escono così dalla sua storia personale, diventando vere e proprie reliquie di un culto per la fotografia scomparso. Le immagini non sono più le stesse, è vero. Eppure il suo viaggio dimostra come continuino ad avere un ruolo primario nelle nostre vite. Il libro è formato 19 x 28 cm, con stampa indigo su carta Munken Pure 100 gr, 240 gr e su Fedrigoni Freelife Vellum 80 gr, rilegatura punto Singer, prima edizione in 80 copie numerate e firmate dall’artista, 2019. Le prime 20 copie sono edizione limitata con una stampa su carta Hanhemuhle Torchon 285 g/m papier.

La serie Are You Nobody, Too?* (2020) rappresenta un altro capitolo significativo della produzione di Silvia Bigi. Questa serie sheds light on the taboos that have always accompanied any psychic discomfort, with particular reference to women, who, throughout history, have often been the target of practices of domestication and subjugation to which the mind has rebelled. Il titolo rimanda al poema di Emily Dickinson, e la serie esplora i tabù che hanno sempre accompagnato il disagio psicologico, con particolare riferimento alle donne che, nel corso della storia, sono state spesso target di pratiche di domesticazione e sottomissione alle quali la mente si è ribellata. La serie è stata esposta al Museo Novecento di Firenze nel 2025, con un artist talk al quale ha partecipato anche Chiara Ventura.

A Little Poetic Power to Tell It to the World* (2021) è una public performance dove una moltitudine di donne recita un ipertesto composto da versi di poesie e romanzi scritti da autrici e poetesse del XX secolo che hanno vissuto malattia mentale. Un algoritmo ridisporre dinamicamente il testo ad ogni lettura, evocando il trauma della domesticazione e della sottomissione contro cui le loro menti si sono ribellate. Questo lavoro interdisciplinare, che unisce poesia, performance e algoritmo, dimostra la volontà dell’artista di superare i confini disciplinari tradizionali, creando opere che sono al contempo visive, sonore e testuali. La performance evoca il trauma della domesticazione e della sottomissione femminile, trasformando la poesia in un dispositivo di resistenza e liberazione.

La serie Addis Abeba* (2022) consiste nel tentativo di processare la materia dei sogni notturni attraverso un’intelligenza artificiale. Questo progetto, selezionato per il Premio Luigi Ghirri – GFI Eyes on Tomorrow, esplora la relazione tra sogni, memoria e tecnologia, utilizzando l’IA come strumento per visualizzare l’invisibile. La scelta di utilizzare l’intelligenza artificiale testimonia la volontà dell’artista di essere al passo con le tecnologie più recenti, e di esplorare le possibilità espressive offerte dalle nuove forme di creazione artificiale. Questo progetto la colloca tra gli artisti che stanno ridefinendo i confini della post-fotografia italiana attraverso l’uso dell’IA.

La ricezione critica del lavoro di Silvia Bigi è stata positiva e crescente, con riconoscimenti che testimoniano la sua posizione significativa nel panorama della fotografia italiana contemporanea. La sua inclusione nella mostra Engaged, Active, Aware: Women’s Perspective Now, vincitrice del Lucie Award – Best Exhibition nel 2018, ha rappresentato un momento di riconoscimento della sua posizione nel panorama internazionale. La sua selezione per il Premio Sviluppo dei talenti – Italian Council 12, il Premio Francesco Fabbri per le arti 2022, il Talent Prize 2021 e la mostra Engaged, Active, Aware conferma il valore del suo contributo nel panorama nazionale e internazionale. Il suo lavoro è stato pubblicato in magazine come Artribune, Der Greif, IO Donna, Atpdiary, Insideart, Yet Magazine, Artslife, World Photo Organisation, British Journal of Photography, testimoniando il riconoscimento internazionale del suo lavoro.

L’evoluzione del lavoro di Silvia Bigi nel tempo mostra una coerenza di fondo nella poetica e nei temi affrontati, ma anche una progressiva maturazione della sua voce artistica e una maggiore consapevolezza delle possibilità espressive offerte dalle diverse tecniche. Dagli anni 2015, caratterizzati dal progetto Nebula alla galleria Schleifmuhlgasse 12-14 di Vienna, agli anni 2017-2019 con Cicatrici sulla memoria e il trauma, fino agli anni 2020-2022 con Are You Nobody, Too? e Addis Abeba sulla malattia mentale e l’IA, la Bigi ha mantenuto fedeltà ai principi fondamentali della sua poetica: l’esplorazione della relazione tra memorie individuali e collettive, l’attenzione alle voci femminili silenziate, la meditazione sulla natura della memoria e della rappresentazione. La sua Choice di utilizzare tecniche tradizionali come la fotografia a sperimentazioni con intelligenza artificiale testimoniano una consapevolezza delle diverse possibilità espressive offerte dai diversi sistemi.

Il contributo alla fotografia italiana

Il contributo di Silvia Bigi alla fotografia italiana è significativo e merita di essere collocato nel contesto più ampio della storia della fotografia italiana al femminile e della fotografia italiana contemporanea. Come una delle pioniere della fotografia femminile della sua generazione, nata nel 1985, la Bigi rappresenta una figura di continuità tra le pioniere della fotografia femminile italiana attive dagli anni settanta e le nuove generazioni di artiste che hanno fatto della fotografia il loro medium principale fin dall’inizio della loro carriera. La sua fedeltà alla fotografia concettuale italiana e alla post-fotografia italiana in un periodo in cui molte fotografe italiane si orientavano verso altre forme di espressione visiva ha permesso di mantenere viva una tradizione di ricerca fotografica che privilegia la dimensione concettuale e linguistica dell’immagine.

Nel panorama delle fotografe italiane più famose, Silvia Bigi occupa una posizione particolare. A differenza di fotografe di generazioni precedenti come Letizia Battaglia, Paola Agosti o Giovanna Borgese, la cui associazione con il fotogiornalismo e il reportage sociale le ha rese icone del fotogiornalismo di impegno civile, la Bigi ha costruito la sua reputazione sulla fotografia concettuale, sulla post-fotografia e sulla sperimentazione multidisciplinare con una dimensione teorica, filosofica e politica marcata. La sua presenza alla mostra Engaged, Active, Aware vincitrice del Lucie Award – Best Exhibition nel 2018, al Premio Francesco Fabbri per le arti 2022 e al Talent Prize 2021 testimonia il riconoscimento critico del suo contributo originale, anche se il suo nome non ha ancora ricevuto la stessa attenzione pubblica di alcune colleghe di generazioni precedenti. La sua inclusione nel Premio Luigi Ghirri – GFI Eyes on Tomorrow conferma il valore del suo contributo nel panorama nazionale.

La Bigi condivide con altre protagoniste della fotografia degli anni 2000 e 2010 alcune caratteristiche fondamentali: l’impegno nella documentazione delle trasformazioni culturali, l’attenzione alla dimensione linguistica e concettuale della fotografia, la volontà di esplorare nuovi territori espressivi. Come Silvia Camporesi, che ha esplorato la relazione tra corpo, paesaggio e identità, o come altre artiste che hanno fatto della ricerca concettuale il fulcro della loro pratica, la Bigi ha mantenuto una fede nella capacità della fotografia di testimoniare la realtà e di contribuire al cambiamento culturale attraverso l’esplorazione del linguaggio visivo stesso. Queste donne che hanno rivoluzionato la fotografia hanno aperto la strada a generazioni successive di fotografe italiane, dimostrando che l’obiettivo femminile poteva offrire prospettive originali e necessarie sulla realtà italiana e sulla condizione umana.

Il lavoro di Silvia Bigi sulla memoria di eventi traumatici rappresenta un contributo unico alla fotografia concettuale italiana. Pochi fotografi, uomini o donne, hanno dedicato così tanta attenzione all’esplorazione della memoria individuale e collettiva attraverso progetti artistici multidisciplinari che integrano fotografia, libro d’artista, installazione e suono. Questo lavoro la collega indirettamente alla tradizione della fotografia concettuale italiana, da Luigi Ghirri a Mario Cresci, ma porta a questa tradizione una sensibilità particolare per la dimensione psicologica e traumatica dell’esperienza umana, evitando tanto il ritratto convenzionale sia la pura astrazione decorativa. La sua Choice di utilizzare tecniche tradizionali come la fotografia a sperimentazioni con intelligenza artificiale testimonia una consapevolezza delle diverse possibilità espressive offerte dai diversi sistemi.

La sua inclusione nella mostra Engaged, Active, Aware: Women’s Perspective Now, vincitrice del Lucie Award – Best Exhibition nel 2018, rappresenta un momento significativo nella storia della fotografia italiana contemporanea e del riconoscimento delle artiste che utilizzano nuovi media. Questo premio internazionale, dedicato alla prospettiva femminile nell’arte fotografica, ha confermato il valore del suo contributo alla ricerca fotografica e video in Italia, posizionandola tra le artiste più innovative della sua generazione. La sua selezione da parte di Diane Dufour e Mike Trow per Der Greif e World Photography Organisation testimonia il riconoscimento internazionale del suo lavoro e la sua capacità di dialogare con il panorama artistico globale.

La presenza di Silvia Bigi in mostre prestigiose come Fotografia Europea a Reggio Emilia, il Museo di Santa Giulia di Brescia con Da Man Ray a Vanessa Beecroft, il Museo Novecento di Firenze e il Premio Francesco Fabbri per le arti a Bologna testimonia il riconoscimento istituzionale del suo contributo alla storia della fotografia italiana. Queste mostre garantiscono la visibilità e la diffusione del suo lavoro, assicurando che il suo sguardo sulla realtà italiana continui a essere studiato e apprezzato. La sua partecipazione a mostre internazionali come Bòlit, Centro di Arte Contemporanea della Catalunya (2017), la Chambre Blanche, Quèbec (2017), Vienna (2015-2016), Katmandu (2011) e Bangkok (2010) sottolinea il valore del suo contributo nel contesto più ampio della fotografia contemporanea italiana e la sua capacità di dialogare con il panorama internazionale.

Il suo ruolo come docente presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata dal 2022, visiting professor presso il Campus Jean-Paul Curnier a Parigi e presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano testimonia l’impegno della Bigi nella formazione delle nuove generazioni di artisti. Questo impegno formativo la collega alla tradizione delle fotografe italiane che hanno dedicato parte della loro carriera all’insegnamento, contribuendo allo sviluppo della fotografia italiana contemporanea e all’espansione dei confini del mezzo fotografico. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private prestigiose come la Collezione Donata Pizzi, la Fondazione Francesco Fabbri, la Baco – Base arte Contemporanea, la Fondazione Dino Zoli e la Replica – Archivio italiano del libro d’artista.

Le opere principali

Le opere principali di Silvia Bigi possono essere raggruppate in serie fotografiche, progetti multidisciplinari, libri d’artista e mostre significative che definiscono il suo contributo alla fotografia italiana contemporanea:

Progetti fondamentali

Cicatrici* (2019) – Libro d’artista che nasce dal bisogno di far luce su un evento traumatico: il 10 agosto 1985 un aereo precipita nel bosco, suo padre sopravvive ma lei, bambina appena nata, non ha memoria dell’evento. Il libro si compone di documenti, testimonianze e fotografie che ruotano attorno ad un’immagine mancante: il ricordo di suo padre che riappare. Viaggio nella memoria e nei suoi processi imperscrutabili, e viaggio reale per ricostruire il percorso compiuto da suo padre. Formato 19 x 28 cm, stampa indigo su carta Munken Pure 100 gr, 240 gr e su Fedrigoni Freelife Vellum 80 gr, rilegatura punto Singer. Prima edizione in 80 copie numerate e firmate dall’artista, 2019. Le prime 20 copie sono edizione limitata con una stampa su carta Hanhemuhle Torchon 285 g/m papier. Realizzato a cura di Chippendale Studio (Luca Panaro), Milano.

Are You Nobody, Too?* (2020) – Serie che sheds light on the taboos that have always accompanied any psychic discomfort, with particular reference to women. Il titolo rimanda al poema di Emily Dickinson. Esplora i tabù che hanno sempre accompagnato il disagio psicologico, con particolare riferimento alle donne che, nel corso della storia, sono state spesso target di pratiche di domesticazione e sottomissione alle quali la mente si è ribellata. Esposta al Museo Novecento di Firenze nel 2025, con artist talk.

A Little Poetic Power to Tell It to the World* (2021) – Public performance dove una moltitudine di donne recita un ipertesto composto da versi di poesie e romanzi scritti da autrici e poetesse del XX secolo che hanno vissuto malattia mentale. Un algoritmo rimescola dinamicamente il testo ad ogni lettura, evocando il trauma della domesticazione e della sottomissione femminile. Performance interdisciplinare che unisce poesia, performance e algoritmo.

Addis Abeba* (2022) – Serie che consiste nel tentativo di processare la materia dei sogni notturni attraverso un’intelligenza artificiale. Selezionata per il Premio Luigi Ghirri – GFI Eyes on Tomorrow. Esplora la relazione tra sogni, memoria e tecnologia, utilizzando l’IA come strumento per visualizzare l’invisibile. Colloca l’artista tra i protagonisti della post-fotografia italiana.

L’albero del latte* (2018) – Mostra personale presso la Fondazione Dino Zoli di Forlì, a cura di Francesca Lazzarini. Mostra personale che ha consolidato la sua reputazione nel panorama nazionale.

Nebula* (2015) – Mostra personale alla galleria Schleifmuhlgasse 12-14 di Vienna. Prima mostra personale significativa all’estero.

Mostre personali significative

L’albero del latte* – Fondazione Dino Zoli, Forlì, 2018. Mostra personale curata da Francesca Lazzarini.

Nebula* – Galleria Schleifmuhlgasse 12-14, Vienna, 2015. Mostra personale.

ConcertAzione* – Galleria Contemporary Concept, Bologna, fino al 14 giugno 2010. Mostra personale con progetto multidisciplinare.

Mostre collettive significative

Engaged, Active, Aware: Women’s Perspective Now* – Vincitrice del Lucie Award – Best Exhibition nel 2018. Mostra collettiva internazionale dedicata alla prospettiva femminile nell’arte fotografica.

Fotografia Europea – Ropes/Corde* – Reggio Emilia, 2019. Collettiva a cura di Daniele De Luigi e Ilaria Campioli, tra i sette artisti selezionati.

Da Man Ray a Vanessa Beecroft* – Museo di Santa Giulia, Brescia, 2019. Curata da Mario Trevisan e Donata Pizzi, grande mostra con opere dalla Collezione Donata Pizzi.

Grenz Erfahrung* – Hinterland Galerie, Vienna, 2016. Mostra collettiva internazionale.

Quando l’acqua* – MAAD, Adria, 2017. Mostra collettiva.

Bòlit, Centro di Arte Contemporanea della Catalunya* – Residenza d’artista, 2017. Residenza selezionata.

Chambre Blanche, Quèbec* – Residenza d’artista, 2017. Residenza selezionata.

Premio Francesco Fabbri per le arti 2017* – Finalista. Premio per le arti visive.

Premio Francesco Fabbri per le arti 2022* – Vincitrice. Premio per le arti visive.

Talent Prize 2021* – Vincitrice. Premio per giovani artisti.

Premio Sviluppo dei talenti – Italian Council 12* – Vincitrice. Premio del Ministero della Cultura.

Organ Vida Festival Internazionale* – Tra le dieci artiste selezionate, 2018. Festival internazionale di fotografia a Zagabria.

Premio Combat* – Finalista, 2018. Premio internazionale di fotografia.

Premio Nocivelli* – Vincitrice, 2018. Premio per giovani artisti.

Le opere di Silvia Bigi fanno parte di collezioni pubbliche e private prestigiose: Collezione Donata Pizzi, Fondazione Francesco Fabbri, Baco – Base arte Contemporanea, Fondazione Dino Zoli, Replica – Archivio italiano del libro d’artista, e Collezioni Private. Il suo lavoro è stato pubblicato in magazine come Artribune, Der Greif, IO Donna, Atpdiary, Insideart, Yet Magazine, Artslife, World Photo Organisation, British Journal of Photography.

Fonti

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Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l'evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell'immagine.
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Mi dedico inoltre ai generi fotografici, analizzando come il ritratto, il paesaggio, il reportage, la fotografia di moda, quella documentaria e tutti gli altri filoni si siano sviluppati e trasformati nel tempo, spesso grazie proprio all'influenza dei grandi maestri. Il mio obiettivo è trasmettere il valore documentale e umano della fotografia a un pubblico curioso e appassionato, come me.

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