La Multi-Speed Shutter Company venne fondata a New York nel 1890, in un momento di forte fermento tecnico nel settore della fotografia. L’azienda nacque con un obiettivo chiaro: sviluppare, produrre e commercializzare otturatori fotografici a velocità variabile che potessero rispondere alle crescenti esigenze dei fotografi professionisti e amatori avanzati. Il fondatore fu John H. Alden, un ingegnere meccanico con esperienze maturate nel campo degli strumenti ottici e delle apparecchiature scientifiche. Alden comprese la centralità dell’otturatore come elemento determinante per il controllo dell’immagine, in un’epoca in cui la fotografia stava passando da procedimenti relativamente lenti a emulsioni sensibili sempre più rapide.
Il contesto in cui nacque la compagnia era caratterizzato da una competizione intensa: diverse aziende statunitensi ed europee stavano sviluppando meccanismi di scatto più affidabili, capaci di gestire tempi di esposizione brevi, necessari per la fotografia istantanea e sportiva. L’introduzione delle pellicole più sensibili al secolo XIX aveva reso obsoleti molti otturatori primitivi, come quelli a caduta, troppo imprecisi e poco versatili. La Multi-Speed Shutter Company vide quindi un mercato in crescita, dove la richiesta non era più soltanto di dispositivi per tempi lunghi, ma anche per esposizioni frazionate di secondo.
Dal punto di vista industriale, la società iniziò con un laboratorio meccanico dotato di torni di precisione e strumenti di misura importati dalla Germania, allora leader nella micromeccanica. La produzione era artigianale nelle prime fasi, con un numero limitato di pezzi lavorati manualmente. Ogni otturatore era regolato singolarmente, con tarature eseguite da tecnici esperti. Questa attenzione alla precisione garantiva un prodotto di alta qualità, in grado di offrire tempi più stabili rispetto ai concorrenti, anche se i costi risultavano superiori.
L’azienda stabilì la propria sede principale a Rochester, nello Stato di New York, non lontano dalla base della Eastman Kodak Company. Questa vicinanza geografica non fu casuale: la collaborazione e la competizione con Kodak spinsero la Multi-Speed Shutter Company a cercare innovazioni costanti, fornendo spesso i propri otturatori come componenti destinati a macchine fotografiche prodotte da altre imprese. Proprio questa strategia di diventare fornitori di meccanismi specializzati le consentì di ritagliarsi uno spazio nel settore, senza doversi impegnare direttamente nella produzione di fotocamere complete.
I primi brevetti depositati da Alden e dalla sua società mostravano soluzioni per regolare la tensione delle molle che governavano il movimento delle lamelle o delle tendine. Tali sistemi permettevano all’utente di scegliere diverse velocità di scatto, andando oltre i tradizionali due o tre valori fissi tipici degli otturatori coevi. Fu questa caratteristica a rendere celebre il nome dell’azienda: un marchio che indicava già nella denominazione commerciale la possibilità di disporre di più velocità di esposizione, elemento essenziale per il progresso della fotografia di fine Ottocento.
Sviluppo tecnico degli otturatori a più velocità
La vera innovazione introdotta dalla Multi-Speed Shutter Company fu la realizzazione di otturatori a tendina con regolazione continua dei tempi. Fino a quel momento, molti produttori si erano limitati a fornire dispositivi con un numero ristretto di tempi, spesso da 1/25 a 1/100 di secondo, con poca precisione effettiva. La Multi-Speed Shutter introdusse un sistema di regolazione basato su una molla a spirale calibrata che poteva essere tensionata in maniera differente, controllando così la velocità con cui la tendina attraversava il piano focale.
Gli otturatori dell’azienda erano generalmente montati davanti all’obiettivo, configurazione comune all’epoca, ma nel corso degli anni ’90 dell’Ottocento furono sviluppate anche versioni per l’uso tra le lenti, soluzione che garantiva maggiore protezione da infiltrazioni di polvere e una migliore uniformità di illuminazione. La scelta del montaggio dipendeva spesso dal tipo di fotocamera: le grandi camere a soffietto prediligevano soluzioni frontali, mentre le macchine più compatte iniziavano a beneficiare della collocazione centrale.
Un aspetto tecnico di rilievo era la possibilità di scegliere esposizioni comprese fra un secondo e 1/1000 di secondo, un intervallo estremamente ampio per l’epoca. Ciò consentiva al fotografo di passare con lo stesso strumento da riprese architettoniche statiche a fotografie sportive, adattandosi a condizioni di luce variabili. Il sistema prevedeva un selettore numerato inciso su una ghiera metallica, con valori corrispondenti alle velocità. La regolazione meccanica non era perfettamente lineare, ma garantiva una ripetibilità accettabile entro margini di errore contenuti, stimabili in ±20% rispetto al valore nominale.
La Multi-Speed Shutter Company introdusse anche un innovativo meccanismo di sincronizzazione con il flash a polvere di magnesio, che divenne rilevante negli anni immediatamente successivi. Un contatto elettrico chiudeva il circuito al momento dell’apertura dell’otturatore, garantendo una coincidenza sufficiente fra esplosione luminosa e inizio esposizione. Questo accorgimento venne ripreso da molte altre aziende, ma i primi a svilupparlo in forma funzionale furono proprio i tecnici della Multi-Speed.
Dal punto di vista costruttivo, gli otturatori erano realizzati con ottone nichelato e parti in acciaio temprato per garantire resistenza alla fatica delle molle. Le lamelle erano generalmente in fibra vulcanizzata, materiale resistente e leggero, che non deformava la traiettoria del movimento. Nei modelli più evoluti comparvero lamelle in alluminio sottilissimo, che riducevano ulteriormente l’inerzia. Tutti i componenti erano assemblati con tolleranze ridotte, frutto di una lavorazione meccanica accurata e di continui controlli.
L’affidabilità del meccanismo rese i prodotti della Multi-Speed Shutter Company apprezzati non soltanto dai fotografi americani, ma anche dagli operatori europei. L’esportazione verso Londra e Parigi cominciò già nel 1895, e diversi costruttori di macchine fotografiche integrarono i loro modelli con otturatori forniti dall’azienda newyorkese. Questo rese il marchio sinonimo di qualità meccanica, in un settore in cui la precisione era la condizione essenziale per l’avanzamento tecnologico.
Relazioni con l’industria fotografica americana
Il ruolo della Multi-Speed Shutter Company non può essere compreso senza considerare il rapporto con le altre realtà dell’industria fotografica statunitense di fine XIX secolo. L’azienda non operava isolata, ma si muoveva all’interno di una rete complessa di fornitori, produttori di fotocamere e distributori. Il legame più stretto fu certamente con Eastman Kodak, che iniziò a montare alcuni dei modelli della Multi-Speed sui propri apparecchi destinati ai fotografi professionisti. Sebbene Kodak producesse anche otturatori autonomamente, preferì per alcuni anni affidarsi a fornitori specializzati, riconoscendo il vantaggio di una competenza tecnica mirata.
Un’altra collaborazione significativa fu con la Gundlach Optical Company, che produceva obiettivi di alta qualità. La combinazione di ottiche luminose con otturatori veloci rese possibili riprese in condizioni di luce limitata, o fotografie istantanee prima impensabili. Questi accoppiamenti erano spesso venduti come kit, con la possibilità per il fotografo di acquistare obiettivo e otturatore già calibrati, riducendo i problemi di compatibilità meccanica.
La Multi-Speed Shutter Company si pose anche come fornitore per aziende europee. Alcuni modelli furono adottati da Voigtländer e da produttori britannici di fotocamere portatili. La reputazione internazionale rafforzò l’immagine dell’azienda, che iniziò a pubblicizzare i propri prodotti in riviste specializzate, sottolineando la capacità di fornire un ampio range di tempi di esposizione e una precisione superiore alla media.
Dal punto di vista economico, la compagnia non divenne mai un colosso come Kodak, ma riuscì a mantenere un profilo competitivo grazie alla specializzazione tecnica. Il numero di dipendenti oscillava fra 60 e 120, con una produzione annua di diverse migliaia di otturatori. Ogni dispositivo veniva marchiato con il logo dell’azienda e un numero di serie, elemento che oggi consente agli storici e ai collezionisti di datare con una certa precisione i modelli superstiti.
L’attività della Multi-Speed Shutter Company contribuì a definire il ruolo degli otturatori indipendenti nel mercato: non più semplici accessori, ma componenti fondamentali, spesso prodotti da ditte specializzate e poi assemblati su corpi macchina di terzi. Questo approccio industriale, destinato a consolidarsi nel XX secolo, ebbe proprio nella Multi-Speed una delle sue prime incarnazioni.
Declino e trasformazioni della società
Il successo della Multi-Speed Shutter Company non fu eterno. Già nei primi anni del XX secolo la competizione divenne più serrata. Aziende come Compur in Germania e Ilex negli Stati Uniti introdussero meccanismi più compatti, silenziosi e di precisione superiore. La diffusione degli otturatori a scorrimento orizzontale e verticale direttamente sul piano focale, adottati in molte fotocamere, ridusse ulteriormente lo spazio per dispositivi separati.
L’azienda cercò di reagire introducendo miglioramenti come il sistema a pneumatica controllata, che consentiva esposizioni lunghe più stabili, o l’impiego di nuove leghe leggere. Tuttavia, il ritmo dell’innovazione tecnica era troppo rapido e i costi di produzione della Multi-Speed risultavano più elevati rispetto alla concorrenza tedesca. Intorno al 1912, la società fu assorbita da un consorzio industriale più ampio, che inglobò le sue linee di produzione. Il marchio sopravvisse ancora per alcuni anni, ma progressivamente scomparve dal mercato.

Sono Manuela, autrice e amministratrice del sito web www.storiadellafotografia.com. La mia passione per la fotografia è nata molti anni fa, e da allora ho dedicato la mia vita professionale a esplorare e condividere la sua storia affascinante.
Con una solida formazione accademica in storia dell’arte, ho sviluppato una profonda comprensione delle intersezioni tra fotografia, cultura e società. Credo fermamente che la fotografia non sia solo una forma d’arte, ma anche un potente strumento di comunicazione e un prezioso archivio della nostra memoria collettiva.
La mia esperienza si estende oltre la scrittura; curo mostre fotografiche e pubblico articoli su riviste specializzate. Ho un occhio attento ai dettagli e cerco sempre di contestualizzare le opere fotografiche all’interno delle correnti storiche e sociali.
Attraverso il mio sito, offro una panoramica completa delle tappe fondamentali della fotografia, dai primi esperimenti ottocenteschi alle tecnologie digitali contemporanee. La mia missione è educare e ispirare, sottolineando l’importanza della fotografia come linguaggio universale.
Sono anche una sostenitrice della conservazione della memoria visiva. Ritengo che le immagini abbiano il potere di raccontare storie e preservare momenti significativi. Con un approccio critico e riflessivo, invito i miei lettori a considerare il valore estetico e l’impatto culturale delle fotografie.
Oltre al mio lavoro online, sono autrice di libri dedicati alla fotografia. La mia dedizione a questo campo continua a ispirare coloro che si avvicinano a questa forma d’arte. Il mio obiettivo è presentare la fotografia in modo chiaro e professionale, dimostrando la mia passione e competenza. Cerco di mantenere un equilibrio tra un tono formale e un registro comunicativo accessibile, per coinvolgere un pubblico ampio.