I Brand fotograficiMamiya: storia del costruttore giapponese di medio formato preferito dai professionisti

Mamiya: storia del costruttore giapponese di medio formato preferito dai professionisti

Mamiya e uno dei costruttori giapponesi di apparecchiature fotografiche piu rispettati nella storia del medio formato professionale, un marchio la cui vicenda industriale e tecnica copre oltre ottant’anni e attraversa tutte le grandi trasformazioni del settore fotografico mondiale, dall’analogico al digitale. L’azienda fu fondata nel 1940 a Tokyo da Seiichi Mamiya e da Tsunejiro Sugawara, con la ragione sociale originaria di Mamiya Koki Co., Ltd.. La sede principale rimase a Tokyo per tutta la durata della produzione analogica. Nel corso della sua storia, l’azienda attraverso diverse fasi di ristrutturazione finanziaria: dichiaro bancarotta nel 2006 e fu successivamente rilevata dal gruppo Cosmo Digital, poi integrata nella holding Mamiya Digital Imaging Co., Ltd.. Nel 2012 il marchio fu acquisito da Phase One, il costruttore danese di dorsi digitali di alta gamma, che ne mantiene viva la produzione sotto la denominazione Phase One / Mamiya.

Nel panorama dell’industria fotografica giapponese del dopoguerra, Mamiya si distinse fin dai primi anni per una scelta di posizionamento precisa e coerente: concentrare le proprie energie tecniche e commerciali sul medio formato, ovvero su quei sistemi fotografici che utilizzano pellicola in rotolo di formato 120 o 220, producendo negativi di dimensioni significativamente superiori al 35mm. Questa scelta, in un’epoca in cui marchi come Nikon e Canon stavano conquistando il mercato professionale con le reflex a passo universale, non era ovvia ne priva di rischi: il medio formato era un segmento di nicchia, tecnicamente complesso, con costi di sviluppo elevati e una base di utenti che richiedeva qualita assoluta senza compromessi. Mamiya fece di questa esigenza la propria ragione d’essere, e la fedelta a questo posizionamento le consenti di costruire una reputazione che ancora oggi rimane integra.

L’identita del marchio Mamiya e inseparabile da alcune caratteristiche tecniche che lo hanno reso riconoscibile nel tempo. La prima e la modularita dei sistemi: fin dagli anni Sessanta, Mamiya sviluppo fotocamere in cui il dorso intercambiabile, il mirino, la pellicola e l’ottica erano componenti separati e sostituibili, consentendo al fotografo professionista di adattare la propria attrezzatura alle esigenze specifiche di ogni commissione. La seconda e la qualita ottica delle proprie lenti, prodotte internamente e progettate specificatamente per i grandi formati di pellicola del medio formato. La terza e l’attenzione al sistema reflex a formato 6×7 cm, che divenne la firma tecnica piu riconoscibile della produzione Mamiya nel periodo d’oro degli anni Settanta e Ottanta.

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Di _Tophee_ – originally posted to Flickr as Mamiya RB 67 Pro S, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8281437

Il target di riferimento di Mamiya fu, fin dall’inizio, il fotografo professionista: ritrattisti di studio, fotografi di matrimonio, operatori pubblicitari e commerciali, fotoreporter che necessitavano di negativi di grande dimensione per le esigenze di stampa delle riviste patinate. A questi si affianco, a partire dagli anni Settanta, una fascia di fotografi amatoriali evoluti disposti a investire in attrezzatura di alto livello pur di accedere alla qualita dell’immagine propria del medio formato. Questa doppia vocazione, professionale e semi-professionale, rimase una costante del posizionamento Mamiya fino all’era digitale, e spiega la varieta di sistemi presenti nel suo catalogo storico: dai grandi corpi reflex tipo studio ai piu compatti telemetri a obiettivo intercambiabile.

Nel contesto della storia della fotografia professionale giapponese, Mamiya si trovo a competere principalmente con Hasselblad (svedese, dominante nel segmento 6×6 cm di altissima gamma), con Bronica (anch’essa giapponese, con sistemi SLR nel formato 6×6 e 6×4,5 cm) e, in misura minore, con Rollei e Pentax nei rispettivi segmenti. La risposta di Mamiya a questa concorrenza non fu mai quella di abbassare i prezzi o di inseguire i volumi: fu quella di innovare sul piano tecnico e di costruire sistemi modulari di tale flessibilita e affidabilita da diventare la scelta obbligata per categorie specifiche di professionisti, in particolare nel ritratto e nella fotografia di moda.

Dalle origini al digitale: sviluppo tecnologico e affermazione sul mercato professionale

Le origini di Mamiya si collocano in un momento particolarmente difficile per l’industria giapponese: la fondazione nel 1940 precede di poco l’entrata del Giappone nel secondo conflitto mondiale, e i primi anni dell’azienda furono condizionati dalle restrizioni produttive imposte dall’economia di guerra. Seiichi Mamiya e Tsunejiro Sugawara avevano entrambi un background tecnico solido nel campo dell’ottica e della meccanica di precisione, e questa competenza doppia avrebbe caratterizzato la cultura aziendale per decenni. I primissimi prodotti dell’azienda furono fotocamere di tipo obiettivo gemello (TLR, Twin Lens Reflex), una tipologia allora dominante nel segmento del medio formato, con il Mamiyaflex che rappresento il battesimo commerciale del marchio.

Nel dopoguerra, con la ripresa economica del Giappone e la riapertura dei mercati internazionali, Mamiya accelero lo sviluppo della propria gamma. Il contesto era quello di una straordinaria fioritura dell’industria ottica e fotografica giapponese: Nikon, Canon, Minolta e Olympus stavano conquistando il mercato mondiale del 35mm, mentre Mamiya scelse deliberatamente di specializzarsi nel medio formato, un segmento che gli europei sembravano aver gia occupato stabilmente. Fu una scommessa tecnica e commerciale di grande audacia, che si rivelo vincente grazie alla capacita di Mamiya di progettare sistemi che rispondevano a esigenze reali dei professionisti con soluzioni meccaniche innovative.

La svolta piu significativa nella storia tecnica di Mamiya arrivo nel 1959 con l’introduzione del Mamiyaflex Professional a obiettivo intercambiabile: un’innovazione radicale nel panorama delle reflex binoculari, che fino ad allora erano quasi universalmente dotate di ottiche fisse non sostituibili. Questa scelta tecnica anticipo di molti anni la logica dei sistemi modulari che avrebbero poi dominato il mercato professionale, e stabili un principio guida che Mamiya avrebbe applicato sistematicamente a tutti i propri sviluppi successivi: la sostituibilita dei componenti ottici come valore centrale del sistema fotografico professionale.

Gli anni Sessanta segnarono un ulteriore salto qualitativo nella proposta tecnica di Mamiya, con l’introduzione del formato 6×7 cm nella propria gamma di reflex. Il 6×7, che produce negativi di circa sei centimetri per sette su pellicola 120, offre una superficie di fotogramma notevolmente superiore sia al 6×6 cm di Hasselblad sia al 35mm, con vantaggi evidenti in termini di qualita dell’immagine, grana, dettaglio e possibilita di ingrandimento. Era il formato ideale per la fotografia commerciale e pubblicitaria, che richiedeva qualita assoluta per le grandi stampe e per la riproduzione su carta patinata ad alta risoluzione. Con il suo sistema reflex in questo formato, Mamiya si ritaglio una posizione di mercato quasi esclusiva per quasi due decenni.

Il prodotto che piu di ogni altro ha costruito la reputazione internazionale di Mamiya e il sistema RB67, introdotto nel 1970. L’acronimo sta per Revolving Back 67, e il nome sintetizza perfettamente le due innovazioni principali del sistema: il formato 6×7 cm e il dorso rotante a 90 gradi, che consentiva di passare dall’orientamento orizzontale a quello verticale del fotogramma semplicemente ruotando il dorso porta-pellicola, senza dover ribaltare l’intera fotocamera come era necessario con i sistemi concorrenti. Il dorso dell’RB67 era inoltre completamente intercambiabile a meta rullino, consentendo di passare da un tipo di pellicola all’altro senza sprecare fotogrammi. La costruzione meccanica, interamente in metallo, era di qualita straordinaria, con uno scatto morbido e silenzioso e una resistenza all’usura che ha fatto sopravvivere migliaia di esemplari fino ai giorni nostri in perfette condizioni di funzionamento.

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By Ashley Pomeroy – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=85841999

Il sistema di ottiche sviluppato per l’RB67, denominato serie Mamiya-Sekor, comprendeva obiettivi dalla focale grandangolare alla lunga tele, tutti dotati di otturatore a lamelle centrale integrato nell’ottica (non nel corpo macchina), che consentiva il sincronismo del flash a tutte le velocita di otturazione. Questa scelta tecnica, tipica del medio formato professionale, offriva vantaggi enormi nella fotografia di studio con luce artificiale e nel ritratto con luce naturale riflessa. La qualita delle ottiche Mamiya-Sekor fu riconosciuta fin da subito come eccellente: la nitidezza al centro e ai bordi, il controllo delle aberrazioni cromatiche e la resa del colore erano all’altezza dei migliori obiettivi europei, a prezzi significativamente inferiori.

Nel 1982 Mamiya introdusse il sistema RZ67, l’erede diretto dell’RB67 e il suo prodotto di punta per tutti gli anni Ottanta e Novanta. Il passaggio dall’RB all’RZ non fu una semplice revisione estetica ma un profondo aggiornamento tecnologico: il sistema di accoppiamento tra corpo e obiettivo passo dalla baionetta meccanica dell’RB67 a un sistema con comunicazione elettronica corpo-ottica, aprendo la strada all’automazione dell’esposizione e alla compatibilita con i dorsi digitali che sarebbero arrivati negli anni successivi. Il diaframma dell’RZ67 era controllato elettronicamente dal corpo macchina: questa scelta anticipo la logica dei sistemi ibridi analogico-digitali che avrebbero caratterizzato il medio formato professionale nella fase di transizione degli anni Novanta e Duemila.

Parallelamente allo sviluppo dei sistemi reflex di grande formato, Mamiya costrui negli anni Settanta e Ottanta una seconda linea di prodotto altrettanto importante: il sistema Mamiya 645, una reflex a obiettivo singolo nel formato 6×4,5 cm. Il 645 era una risposta al mercato professionale che cercava un sistema di medio formato piu compatto e maneggevole dell’RB67, pur mantenendo la qualita dell’immagine propria del medio formato. Divenne rapidamente il sistema di riferimento per il ritratto professionale, per la fotografia di matrimonio e per i fotoreporter che necessitavano di qualita superiore al 35mm con una portabilita ancora accettabile. Il sistema fu continuamente aggiornato nel corso degli anni, fino alle versioni autofocus della serie 645 AF e AFD.

La transizione al digitale fu per Mamiya, come per tutti i costruttori di medio formato, una sfida esistenziale di straordinaria complessita. A differenza del 35mm, dove la transizione poteva avvenire attraverso la sostituzione del corpo macchina mantenendo le stesse ottiche, il medio formato digitale richiedeva lo sviluppo di sensori di grandi dimensioni la cui produzione era tecnicamente difficile e finanziariamente onerosa. Mamiya affronto questa sfida attraverso la compatibilita dei propri corpi macchina analogici con i dorsi digitali di produttori terzi, in particolare Phase One e Leaf, che si adattavano all’attacco baionetta dell’RZ67 e del 645. Questa strategia di apertura verso i produttori di dorsi digitali si rivelo lungimirante: consenti a Mamiya di mantenere la propria base di utenti professionisti nella fase di transizione, senza dover sostenere da sola i costi enormi dello sviluppo di sensori proprietari.

Nonostante questa strategia intelligente, le difficolta finanziarie della transizione al digitale si rivelarono insostenibili per un’azienda di dimensioni medie come Mamiya. La bancarotta del 2006 fu il risultato di una combinazione di fattori: il calo verticale delle vendite di pellicola 120, la concorrenza sempre piu aggressiva di Canon e Nikon nel segmento professionale con i propri sistemi digitali full-frame, e i costi elevati di ricerca e sviluppo necessari per rimanere competitivi nel medio formato digitale. La successiva acquisizione da parte di Phase One nel 2012 ha consentito la sopravvivenza del marchio, ma ha anche segnato la fine di Mamiya come azienda fotografica indipendente. Sotto l’ombrello di Phase One, il marchio continua a identificare alcune linee di prodotto, ma la produzione e ora orientata esclusivamente al medio formato digitale di altissima gamma.

Un capitolo a se nella storia tecnica di Mamiya e costituito dal sistema Mamiya 7, il telemetro a ottiche intercambiabili prodotto a partire dal 1995 e considerato da molti fotografi professionisti come il punto piu alto raggiunto dall’azienda in termini di qualita ottica e purezza del progetto fotografico. Il Mamiya 7 e il successivo Mamiya 7 II erano fotocamere a telemetro nel formato 6×7 cm, dotate di ottiche di qualita straordinaria, in particolare il 43mm f/4,5, il 65mm f/4 e l’80mm f/4, che molti esperti considerano tra i migliori obiettivi mai prodotti per il medio formato. La leggerezza del sistema, la semplicita meccanica e la nitidezza assoluta delle immagini fecero del Mamiya 7 lo strumento preferito dai fotografi di paesaggio e di architettura che non volevano scendere a compromessi sulla qualita. Il sistema rimane ancora oggi molto ricercato sul mercato dell’usato, con prezzi che in alcuni casi superano quelli di macchine nuove di fascia medio-alta.

Un aspetto spesso trascurato nella storia di Mamiya e il suo contributo allo sviluppo del sistema di dorsi intercambiabili per il medio formato digitale. L’architettura modulare dell’RZ67, con il suo sistema di attacco baionetta standardizzato e le sue connessioni elettroniche, divenne uno degli standard de facto del settore: numerosi produttori di dorsi digitali, tra cui Phase One, Leaf, Sinar e Jenoptik, svilupparono adattatori compatibili con l’attacco RZ67, riconoscendo implicitamente la qualita meccanica e la logica progettuale del sistema Mamiya come punto di riferimento dell’intero settore. Questa compatibilita diffusa trasformo l’RZ67 in una piattaforma aperta ante litteram, un ecosistema hardware su cui costruttori terzi potevano sviluppare i propri prodotti nella certezza di trovare una base di utenti professionisti gia fidelizzata.

I Prodotti principali

La storia produttiva di Mamiya si articola in linee di prodotto distinte, ciascuna concepita per rispondere a esigenze specifiche del mercato professionale del medio formato. Di seguito i sistemi e i modelli piu significativi della produzione analogica e digitale.

  • Mamiyaflex (1948) — Prima fotocamera TLR prodotta da Mamiya nel formato 6×6 cm su pellicola 120. Rappresenta il battesimo commerciale del marchio nel segmento del medio formato. La variante del 1959 con obiettivo intercambiabile fu un’innovazione radicale nel panorama delle reflex binoculari, stabilendo il principio della sostituibilita ottica che avrebbe guidato tutto lo sviluppo successivo del marchio.
  • Mamiya C220 / C330 (1968-1978) — La famiglia di TLR professionali con obiettivo intercambiabile che rappresento per oltre un decennio il punto di riferimento del segmento. Il sistema offriva una gamma completa di ottiche intercambiabili e un meccanismo di messa a fuoco ravvicinata integrato nel corpo macchina, rendendole strumenti ideali per il ritratto e la fotografia di prodotto in studio. La qualita costruttiva e l’affidabilita meccanica le hanno rese oggetti di culto nel mercato dell’usato analogico.
  • Mamiya RB67 (1970) — Il sistema reflex 6×7 cm con dorso rotante che ha definito lo standard del medio formato professionale per due decenni. Il dorso Revolving Back a rotazione di 90 gradi, l’intercambiabilita del dorso porta-pellicola a meta rullino, l’otturatore centrale integrato nelle ottiche Mamiya-Sekor e la costruzione interamente in metallo costituirono un insieme tecnico senza precedenti nel segmento. Prodotto dal 1970 fino alla fine degli anni Novanta con aggiornamenti progressivi, rimane uno degli strumenti fotografici professionali piu longevi della storia.
  • Mamiya RZ67 (1982) e RZ67 Pro II (1995) — L’erede dell’RB67 e il prodotto di punta di Mamiya negli anni Ottanta e Novanta. Rispetto al predecessore, introduce il controllo elettronico del diaframma attraverso la comunicazione corpo-ottica, il sistema di blocco automatico dello specchio e la compatibilita nativa con i dorsi digitali di Phase One e Leaf. Il corpo macchina dell’RZ67 divenne uno degli standard de facto per i dorsi digitali di altissima gamma, trasformandosi in una piattaforma aperta per l’intero settore del medio formato digitale professionale.
  • Mamiya 645 (1975) e famiglia — Il sistema reflex nel formato 6×4,5 cm, progettato per offrire la qualita del medio formato in un corpo piu compatto. Aggiornato attraverso le versioni 645 Super (1985), 645 Pro (1992) e 645 Pro TL (1995), fino alle versioni con autofocus integrato della serie 645 AF e AFD. Quest’ultima divenne il sistema di riferimento per la fotografia di matrimonio e ritratto professionale nella fase di transizione analogico-digitale, grazie alla compatibilita nativa con i dorsi digitali Phase One.
  • Mamiya 6 (1989) — Telemetro a obiettivo intercambiabile nel formato 6×6 cm, precursore del Mamiya 7 e primo sistema a telemetro di medio formato prodotto da Mamiya con ottiche sostituibili. Dotato di tre ottiche (50mm, 75mm e 150mm) e di un sistema di rientro dell’obiettivo nel corpo per il trasporto, era uno strumento di grande compattezza per il formato. La qualita ottica era gia al livello straordinario che avrebbe caratterizzato il successivo sistema 7.
  • Mamiya 7 / 7 II (1995 / 1999) — Il sistema a telemetro nel formato 6×7 cm, considerato da molti il punto di eccellenza assoluta della produzione Mamiya in termini di qualita ottica. Le ottiche della serie, il 43mm f/4,5, il 65mm f/4, l’80mm f/4 e il 150mm f/4,5, sono considerate tra le migliori ottiche per medio formato mai prodotte. Particolarmente apprezzato dai fotografi di paesaggio e architettura per leggerezza relativa e semplicita operativa. Ancora oggi tra i sistemi analogici piu ricercati e quotati sul mercato dell’usato.
  • Mamiya 645 DF / DF+ (2010-2012) — I corpi macchina digitali sviluppati nell’ultima fase della storia indipendente di Mamiya, progettati specificamente per ospitare i dorsi digitali Phase One e Leaf. Il 645 DF rappresento il tentativo di Mamiya di posizionarsi nel segmento del medio formato digitale professionale con un sistema completo e nativo. Il successivo accordo con Phase One trasformo questo sistema nella piattaforma hardware comune per i prodotti Phase One / Mamiya.
  • Serie ottiche Mamiya-Sekor (RB67, RZ67, 645) — L’intera famiglia di obiettivi prodotti da Mamiya per i propri sistemi reflex, caratterizzati dall’otturatore a lamelle centrale integrato, dalla qualita ottica di livello professionale e dalla copertura dell’intero formato. Tra le ottiche piu apprezzate: il 90mm f/3,5 per RB/RZ67 (standard per il ritratto di studio), il 50mm f/4,5 grandangolare e il 500mm f/6 APO (supertele apocromato di qualita straordinaria per il formato).

Fonti

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