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Claudia Amatruda

Claudia Amatruda è un'artista visuale e fotografa italiana nata a Foggia nel 1995, specializzata nella rappresentazione del corpo attraverso fotografia e video installazioni, affrontando tematiche sociali con focus sulla malattia rara. Ha pubblicato il libro Naiade (2019) sulla neuropatia delle piccole fibre che l'ha colpita a 19 anni, sensibilizzando sulle malattie invisibili. Ha vinto il Premio Luigi Ghirri - Nuove Traiettorie 2024 con Good Use of My Bad Health, il Premio Francesco Fabbri 2022, il Musa Women Photographer Award 2020 ed è stata selezionata da Vogue Italia tra i 25 artisti del panorama italiano al FotoVogue Festival 2023. Attualmente è junior assistant presso Francesco Jodice Studio a Milano e vive a Bologna.

Marco Americi 16 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

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Claudia Amatruda è nata a Foggia nel 1995, in una città della Puglia che ha storicamente dato i natali a numerosi artisti e intellettuali, influenzando profondamente la sua sensibilità artistica. È cresciuta tra le tele, i pennelli e l’odore delle tempere dei quadri dipinti dai genitori, che sono artisti. Il primo approccio con la macchina fotografica avviene da giovanissima, quando la madre e il padre le chiedono di fotografare i momenti delle loro esposizioni per conservarne i ricordi: dalla delicatezza dei primissimi scatti, Claudia inizia a sperimentare i meccanismi di riproduzione attraverso il mezzo fotografico. Questo percorso formativo familiare, immerso nell’arte e nella creatività, ha costituito le fondamenta per la sua successiva evoluzione come artista visiva italiana e fotografa italiana contemporanea.

La sua formazione artistica si è sviluppata attraverso percorsi accademici di prestigio: si è laureata in New Technologies of Art (BA) a Foggia, per poi conseguire il Master in Fotografia e Visual Design alla NABA di Milano nel 2023. Nel 2022 ha vinto una borsa di studio dallo SpazioLabò Bologna per un Master in Documentary Photography. Questo percorso formativo internazionale, che unisce la tradizione artistica italiana alla formazione fotografica contemporanea più innovativa, ha costituito le fondamenta per la sua successiva evoluzione come artista multidisciplinare, caratterizzandola per una profondità concettuale e una ricchezza di riferimenti culturali che la distinguono nel panorama della fotografia concettuale italiana. La sua formazione è supportata da ricerca su testi scientifici e letterari, che informa il suo processo creativo.

Attualmente Claudia Amatruda vive e lavora a Bologna, città che ha storicamente rappresentato un crocevia di fermenti artistici e intellettuali, e dal 2023 è junior assistant presso Francesco Jodice Studio a Milano. Dal 2019 ha tenuto conferenze e talk in scuole di fotografia e festival in tutta Italia, tra cui il Lodi Ethical Photography Festival e il Lugano Photodays in Svizzera, sensibilizzando sul tema delle malattie invisibili. La sua mobilità geografica tra Foggia, Milano, Bologna e le sue presenze internazionali l’hanno contribuito alla formazione di un’artista poliedrica e aperta al dialogo con contesti diversi, capace di tradurre le proprie urgenze artistiche in immagini che superano i confini disciplinari tradizionali.

Claudia Amatruda può essere definita come una delle fotografe italiane contemporanee più significative della sua generazione, specializzata nella rappresentazione del corpo attraverso la fotografia e video installazioni, affrontando tematiche sociali con particolare attenzione al processo creativo. La sua ricerca fotografica è stata rivoluzionata dalla scoperta di una malattia rara degenerativa multi-organo all’età di 19 anni, che ha cambiato radicalmente la sua vita e il suo approccio all’arte. Nel 2019 ha pubblicato il libro fotografico Naiade*, un progetto autobiografico che sensibilizza sulle malattie invisibili. La sua presenza nel panorama delle fotografe italiane più famose è riconosciuta criticamente attraverso premi prestigiosi come il Premio Luigi Ghirri – Nuove Traiettorie 2024, il Premio Francesco Fabbri 2022, il Musa Women Photographer Award 2020 e la selezione da parte di Vogue Italia tra i 25 artisti che rappresentano il panorama artistico italiano al FotoVogue Festival 2023.

Stile fotografico, poetica visiva e temi ricorrenti

Lo stile fotografico di Claudia Amatruda si caratterizza per un approccio multidisciplinare che unisce la tradizione fotografica alla ricerca concettuale contemporanea, integrando fotografia, video installazioni, scultura e performance in un progetto artistico coerente. La sua formazione in New Technologies of Art e in Fotografia e Visual Design alla NABA si riflette in un approccio alla fotografia che trascende la semplice rappresentazione per diventare esplorazione della relazione tra corpo, identità e malattia. Al centro della sua ricerca c’è la rappresentazione del corpo attraverso la fotografia e le video installazioni, trattando temi sociali sostenuti da ricerche su testi scientifici e letterari, con particolare attenzione alle trasformazioni che una malattia rara degenerativa compie sul corpo dell’artista.

Nel 2019, all’età di 19 anni, Claudia incontra una malattia rara che non lascia segni evidenti sul corpo: la neuropatia delle piccole fibre, disautonomia, connettivopatia ereditaria. Come tutte le malattie rare che non hanno cura, sono possibili solamente trattamenti palliativi: riposo, letto e acqua. Il dolore c’è, ma non si vede, e dunque anche stare in piedi o camminare diventano gesti che richiedono particolare sforzo e fatica. Questa esperienza personale diventa il fulcro della sua ricerca artistica, trasformando il suo corpo in un teatro di reception per elementi esterni, evidenziando possibili contaminazioni e metamorfosi attraverso self-portraiture. La sua scelta di utilizzare la staged photography e l’auto-rappresentazione testimonia una consapevolezza delle diverse possibilità espressive offerte dal mezzo fotografico, e una volontà di non limitarsi a un solo approccio tecnologico.

Il progetto fondamentale della sua ricerca è Naiade* (2019), un libro fotografico autobiografico pubblicato nel 2019 che nasce dalla scoperta della sua malattia rara. Naiade è stato presentato attraverso talk e conferenze in scuole e festival italiani per sensibilizzare sul tema delle malattie invisibili. Il progetto ha vinto il secondo premio del Musa Women Photographer Award, proiettando le sue opere alla Female Photography Biennale a Mantova 2020. Naiade è stato esposto in una mostra personale al Historical Museum di Lecce. Il libro documenta il dolore invisibile e la lotta contro una malattia che non mostra segni esterni, trasformando l’esperienza personale in un dispositivo di sensibilizzazione sociale. Claudia sa di non avere la vita di una normale ventiquattrenne, ma ciò che la sua malattia rara non le consente di fare la spinge a fare più degli altri.

La serie When you hear hoofbeats think of horses, not zebras* (2021-oggi) rappresenta un capitolo significativo della produzione di Claudia Amatruda. Il titolo rimanda a un detto medico secondo cui, quando si sentono zoccoli, bisogna pensare ai cavalli, non alle zebre, ovvero alle malattie comuni, non a quelle rare. Questa serie è stata esposta in Italia, Grecia, Francia, Olanda e Inghilterra dal 2021. Ha vinto il PHEST – Festival of Photography Open Call Award in Monopoli, esponendo il progetto nel 2021. Nel 2021, il suo lavoro è stato pubblicato su Gaze Magazine France e Phmuseum.com. Il progetto esplora la relazione tra malattia rara, invisibilità e riconoscimento sociale, trasformando l’esperienza personale in un dispositivo di critica sociale.

Il progetto Good Use of My Bad Health* (2022-2024) è stato esposto al Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia nel 2024, vincendo la menzione “Nuove Traiettorie” del Premio Luigi Ghirri: una residenza artistica e una mostra personale all’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma a maggio 2025. Questo progetto esplora le trasformazioni nel tempo che una malattia rara degenerativa compie sul corpo dell’artista, utilizzando la fotografia e le video installazioni per documentare e concettualizzare l’esperienza della malattia. La vittoria di questo premio prestigioso ha confermato il valore del suo contributo nel panorama nazionale e internazionale. Nel 2024 ha esposto il progetto ai Landskrona Foto Festival in Svezia.

La serie Hypersea* (2024) è l’ultimo progetto di Claudia Amatruda, presentato da Mucho Mas! nell’ambito di EXPOSED @torino.photo.festival e successivamente al Verzasca Foto Festival in Svizzera nel 2025. Il progetto comprende immagini, video e sculture, ed esplora l’ibridazione con gli strumenti d’aiuto resi necessari nella sua vita da una malattia degenerativa: non elementi sottrattivi, ma estensioni sintetiche che, assorbendo logiche rigenerative del mondo marino, propongono un’idea di corporeità futura e ibrida. Fulcro della ricerca di Amatruda è l’ibridazione con gli strumenti d’aiuto, che riflette le teorie di Donna Haraway sulla unione tra cyborgs e umani, trasformando il suo corpo in un teatro di reception per elementi esterni, evidenziando possibili contaminazioni e metamorfosi attraverso self-portraiture.

La ricezione critica del lavoro di Claudia Amatruda è stata positiva e crescente, con riconoscimenti che testimoniano la sua posizione significativa nel panorama della fotografia italiana contemporanea. Nel 2022 è stata selezionata da Gup Magazine tra i 100 Greatest Emerging Photographers of Europe, e ha vinto il Young Photographers from Italian Academies, Ragusa Photo Festival Open Call Award. Nel 2022 ha vinto la Menzione speciale per la sezione Fotografia Emergente del Premio Francesco Fabbri. Secondo Il Giornale dell’Arte è tra i 30 artisti under 30 del 2023, e ha prodotto opere NFT durante la PhotoVogue x Voice.com Art Residency. Nel 2024 è stata selezionata come finalista di Giovane Fotografia Italiana #11 – Premio Luigi Ghirri con il progetto Good Use of My Bad Health.

L’evoluzione del lavoro di Claudia Amatruda nel tempo mostra una coerenza di fondo nella poetica e nei temi affrontati, ma anche una progressiva maturazione della sua voce artistica e una maggiore consapevolezza delle possibilità espressive offerte dalle diverse tecniche. Dal 2019, caratterizzato dal progetto Naiade sulla malattia rara e le malattie invisibili, agli anni 2021-2024 con When you hear hoofbeats e Good Use of My Bad Health sulla malattia e la società, fino al 2024-2025 con Hypersea sull’ibridazione corpo-tecnologia-mondo marino, Claudia ha mantenuto fedeltà ai principi fondamentali della sua poetica: l’esplorazione della relazione tra corpo, identità e malattia, l’attenzione alle malattie rare e invisibili, la meditazione sulla natura della corporeità e della trasformazione. La sua Choice di utilizzare tecniche tradizionali come la fotografia a sperimentazioni con NFT e video installazioni testimoniano una consapevolezza delle diverse possibilità espressive offerte dai diversi sistemi.

Il contributo alla fotografia italiana

Il contributo di Claudia Amatruda alla fotografia italiana è significativo e merita di essere collocato nel contesto più ampio della storia della fotografia italiana al femminile e della fotografia italiana contemporanea. Come una delle pioniere della fotografia femminile della sua generazione, nata nel 1995, Claudia rappresenta una figura di continuità tra le pioniere della fotografia femminile italiana attive dagli anni settanta e le nuove generazioni di artiste che hanno fatto della fotografia il loro medium principale fin dall’inizio della loro carriera. La sua fedeltà alla rappresentazione del corpo e alla fotografia concettuale italiana in un periodo in cui molte fotografe italiane si orientavano verso altre forme di espressione visiva ha permesso di mantenere viva una tradizione di ricerca fotografica che privilegia la dimensione corporea e identitaria dell’immagine.

Nel panorama delle fotografe italiane più famose, Claudia Amatruda occupa una posizione particolare. A differenza di fotografe di generazioni precedenti come Letizia Battaglia, Paola Agosti o Giovanna Borgese, la cui associazione con il fotogiornalismo e il reportage sociale le ha rese icone del fotogiornalismo di impegno civile, Claudia ha costruito la sua reputazione sulla rappresentazione del corpo, sulla fotografia autobiografica e sulla sperimentazione multidisciplinare con una dimensione teorica, filosofica e politica marcata. La sua presenza al Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia, al Premio Luigi Ghirri e al Premio Francesco Fabbri testimonia il riconoscimento critico del suo contributo originale, anche se il suo nome non ha ancora ricevuto la stessa attenzione pubblica di alcune colleghe di generazioni precedenti. La sua selezione da parte di Vogue Italia tra i 25 artisti che rappresentano il panorama artistico italiano conferma il valore del suo contributo nel panorama nazionale.

Claudia condivide con altre protagoniste della fotografia degli anni 2010 e 2020 alcune caratteristiche fondamentali: l’impegno nella documentazione delle trasformazioni culturali, l’attenzione alla dimensione corporea e identitaria della fotografia, la volontà di esplorare nuovi territori espressivi. Come Silvia Bigi, che ha esplorato la relazione tra memoria, identità e potere, o come altre artiste che hanno fatto della ricerca concettuale il fulcro della loro pratica, Claudia ha mantenuto una fede nella capacità della fotografia di testimoniare la realtà e di contribuire al cambiamento culturale attraverso l’esplorazione del linguaggio visivo stesso. Queste donne che hanno rivoluzionato la fotografia hanno aperto la strada a generazioni successive di fotografe italiane, dimostrando che l’obiettivo femminile poteva offrire prospettive originali e necessarie sulla realtà italiana e sulla condizione umana.

Il lavoro di Claudia Amatruda sulla malattia rara e invisibile rappresenta un contributo unico alla fotografia italiana contemporanea. Pochi fotografi, uomini o donne, hanno dedicato così tanta attenzione all’esplorazione della malattia rara e invisibile attraverso progetti artistici multidisciplinari che integrano fotografia, video installazioni, scultura e performance. Questo lavoro la collega indirettamente alla tradizione della fotografia autobiografica italiana, da Francesca Woodman a Silvia Camporesi, ma porta a questa tradizione una sensibilità particolare per la dimensione della malattia e del dolore invisibile, evitando tanto il pietismo sia la spettacolarizzazione della sofferenza. La sua Choice di utilizzare tecniche tradizionali come la fotografia a sperimentazioni con NFT e video installazioni testimoniano una consapevolezza delle diverse possibilità espressive offerte dai diversi sistemi.

La sua inclusione nel Premio Luigi Ghirri – Giovane Fotografia Italiana #11 con il progetto Good Use of My Bad Health e la vittoria della menzione “Nuove Traiettorie” rappresenta un momento significativo nella storia della fotografia italiana contemporanea e del riconoscimento delle artiste che utilizzano nuovi media per esplorare temi sociali e identitari. Questo premio, dedicato alla giovane fotografia italiana, ha confermato il valore del suo contributo alla ricerca fotografica in Italia, posizionandola tra le artiste più innovative della sua generazione. La sua selezione da parte di Gup Magazine tra i 100 Greatest Emerging Photographers of Europe nel 2022 e la sua presenza al FotoVogue Festival 2023 testimoniano il riconoscimento internazionale del suo lavoro e la sua capacità di dialogare con il panorama artistico globale.

La presenza di Claudia Amatruda in mostre prestigiose come il Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia, il Premio Luigi Ghirri, il Premio Francesco Fabbri, il Museo Novecento di Firenze e il FotoVogue Festival testimonia il riconoscimento istituzionale del suo contributo alla storia della fotografia italiana. Queste mostre garantiscono la visibilità e la diffusione del suo lavoro, assicurando che il suo sguardo sulla realtà italiana continui a essere studiato e apprezzato. La sua partecipazione a mostre internazionali come Greece, France, Holland, England con When you hear hoofbeats, Landskrona Foto Festival in Svezia 2024, e Verzasca Foto Festival in Svizzera 2025 sottolinea il valore del suo contributo nel contesto più ampio della fotografia contemporanea italiana e la sua capacità di dialogare con il panorama internazionale.

Il suo ruolo come junior assistant presso Francesco Jodice Studio a Milano dal 2023 e come speaker in scuole di fotografia e festival in tutta Italia testimonia l’impegno di Claudia nella formazione delle nuove generazioni di artisti e nella diffusione della cultura fotografica. Le sue conferenze e talk in scuole di fotografia e festival, tra cui il Lodi Ethical Photography Festival e il Lugano Photodays in Svizzera, per sensibilizzare sul tema delle malattie invisibili, la collegano alla tradizione delle fotografe italiane che hanno dedicato parte della loro carriera all’insegnamento e alla diffusione della cultura fotografica, contribuendo allo sviluppo della fotografia italiana contemporanea e all’espansione dei confini del mezzo fotografico.

Le opere principali

Le opere principali di Claudia Amatruda possono essere raggruppate in serie fotografiche, libri fotografici, mostre significative e riconoscimenti che definiscono il suo contributo alla fotografia italiana contemporanea:

Progetti fondamentali

Naiade* (2019) – Libro fotografico autobiografico pubblicato nel 2019, nato dalla scoperta della sua malattia rara all’età di 19 anni. Progetto che sensibilizza sulle malattie invisibili, presentato attraverso talk e conferenze in scuole e festival italiani. Secondo premio del Musa Women Photographer Award 2020, proiezione alla Female Photography Biennale a Mantova 2020. Mostra personale al Historical Museum di Lecce. Documenta il dolore invisibile e la lotta contro una malattia che non mostra segni esterni.

When you hear hoofbeats think of horses, not zebras* (2021-oggi) – Serie esposta in Italia, Grecia, Francia, Olanda e Inghilterra dal 2021. Il titolo rimanda a un detto medico sulle malattie comuni vs. rare. Ha vinto il PHEST – Festival of Photography Open Call Award in Monopoli 2021. Pubblicato su Gaze Magazine France 2021 e Phmuseum.com 2021. Esplora la relazione tra malattia rara, invisibilità e riconoscimento sociale.

Good Use of My Bad Health* (2022-2024) – Progetto esposto al Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia 2024, vincendo la menzione “Nuove Traiettorie” del Premio Luigi Ghirri: residenza artistica e mostra personale all’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma a maggio 2025. Presentato ai Landskrona Foto Festival in Svezia 2024. Finalista di Giovane Fotografia Italiana #11 – Premio Luigi Ghirri 2024. Esplora le trasformazioni nel tempo che una malattia rara degenerativa compie sul corpo dell’artista.

Hypersea* (2024) – Ultimo progetto presentato da Mucho Mas! nell’ambito di EXPOSED @torino.photo.festival, e successivamente al Verzasca Foto Festival in Svizzera 2025. Comprende immagini, video e sculture, ed esplora l’ibridazione con gli strumenti d’aiuto resi necessari dalla malattia degenerativa. Riflette le teorie di Donna Haraway sulla unione tra cyborgs e umani, trasformando il corpo in un teatro di reception per elementi esterni, evidenziando possibili contaminazioni e metamorfosi attraverso self-portraiture. Propone un’idea di corporeità futura e ibrida.

Mostre personali significative

Naiade* – Historical Museum, Lecce, 2020. Mostra personale dedicata al progetto autobiografico sulla malattia rara.

When you hear hoofbeats* – PHEST, Festival of Photography, Monopoli, 2021. Mostra personale vincitrice del Open Call Award.

Hypersea* – Mucho Mas!, Witty Books, Almanac, Torino, 2026. Mostra personale presentata nell’ambito di EXPOSED @torino.photo.festival.

Hypersea* – Verzasca Foto Festival, Svizzera, 2025. Included nella collettiva.

Mostre collettive significative

Festival Fotografia Europea* – Reggio Emilia, 2024. Esposizione di Good Use of My Bad Health, vincitrice menzione “Nuove Traiettorie”.

Giovane Fotografia Italiana #11 – Premio Luigi Ghirri* – Palazzo dei Musei, Reggio Emilia, 2024. Finalista con Good Use of My Bad Health.

FotoVogue Festival* – Siracusa, 2023. Selezionata da Vogue Italia tra i 25 artisti che rappresentano il panorama artistico italiano.

Female Photography Biennale* – Mantova, 2020. Proiezione di Naiade.

Landskrona Foto Festival* – Svezia, 2024. Presentazione del progetto Good Use of My Bad Health.

Ragusa Photo Festival* – Ragusa, 2022. Vincitrice del Young Photographers from Italian Academies Open Call Award.

Premi e riconoscimenti

Musa Women Photographer Award 2020 – Secondo premio per Naiade.

PHEST Open Call Award 2021 – Vincitrice per When you hear hoofbeats.

Premio Francesco Fabbri 2022 – Menzione speciale per la sezione Fotografia Emergente.

Gup Magazine 100 Greatest Emerging Photographers of Europe 2022 – Selezionata.

Il Giornale dell’Arte 30 artisti under 30 del 2023 – Selezionata.

Premio Luigi Ghirri – Nuove Traiettorie 2024 – Vincitrice della menzione, con residenza a Stoccolma.

Le opere di Claudia Amatruda fanno parte di collezioni pubbliche e private, e il suo lavoro è stato pubblicato in magazine come Gaze Magazine France, Phmuseum.com, Gup Magazine, Vogue Italia, Il Giornale dell’Arte. Ha prodotto opere NFT durante la PhotoVogue x Voice.com Art Residency.

Fonti

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Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l'evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell'immagine.
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Mi dedico inoltre ai generi fotografici, analizzando come il ritratto, il paesaggio, il reportage, la fotografia di moda, quella documentaria e tutti gli altri filoni si siano sviluppati e trasformati nel tempo, spesso grazie proprio all'influenza dei grandi maestri. Il mio obiettivo è trasmettere il valore documentale e umano della fotografia a un pubblico curioso e appassionato, come me.

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