Il Formato ORF

Il formato ORF, acronimo di Olympus Raw Format, costituisce uno dei formati RAW proprietari più longevi e riconoscibili nella ORF fotografia e nella compressione ORF che ha accompagnato l’ascesa della fotografia digitale professionale Olympus a partire dai primi anni Duemila. Creato esclusivamente da Olympus per le proprie fotocamere digitali e successivamente ereditato da OM System dopo la riorganizzazione aziendale del 2020, il formato immagine ORF permette di conservare intatti tutti i dati grezzi catturati dal sensore, offrendo al fotografo un controllo assoluto sulla post-produzione senza alcuna elaborazione irreversibile in-camera. In un contesto in cui la ORF digitale convive con formati universali come JPEG o DNG e con alternative più recenti come HEIC o AVIF, il formato ORF rimane lo standard di riferimento per chi utilizza l’ecosistema Olympus e OM System, garantendo profondità di colore elevata, gamma dinamica estesa e la possibilità di recuperare dettagli nelle ombre e nelle alte luci anche anni dopo lo scatto. La sua storia si intreccia con l’evoluzione di uno dei sistemi fotografici più coraggiosi e originali del terzo millennio, quello basato sul sensore Micro Quattro Terzi, rappresentando un esempio emblematico di come un formato proprietario possa definire un linguaggio tecnico e creativo unico, influenzando non solo il flusso di lavoro del professionista ma anche la qualità percepita delle immagini finali destinate a stampa fine art, reportage naturalistico, pubblicazioni editoriali o archivi istituzionali.

Per comprendere il ruolo del formato ORF nella ORF fotografia occorre risalire alle origini della rivoluzione digitale Olympus. L’azienda giapponese, fondata nel 1919 come produttore di microscopi ottici e poi di fotocamere a pellicola, aveva costruito nel corso del XX secolo una reputazione fondata sull’innovazione tecnica e sull’audacia progettuale: la leggendaria OM-1 del 1972, progettata da Yoshihisa Maitani, aveva ridefinito i canoni della reflex professionale grazie alle sue dimensioni compatte senza precedenti, rivoluzionando un mercato dominato da corpi massicci. Questa stessa filosofia di compattezza, precisione e innovazione avrebbe ispirato le scelte digitali di Olympus negli anni successivi, portando alla creazione di uno standard aperto e alla definizione di un formato file proprietario pensato per sfruttarne al massimo le potenzialità.

Le radici storiche: dalla Camedia E-10 al sistema Quattro Terzi

La storia del formato ORF inizia concretamente nell’anno 2000, con la presentazione della Olympus Camedia E-10, una bridge reflex digitale con ottica fissa Zuiko da 9-36 mm f/2-2.4 e sensore CCD da 4 megapixel. La E-10 fu la prima fotocamera Olympus in grado di acquisire immagini in un formato raw proprietario, con l’estensione `.orf`, aprendo di fatto la strada a quella che sarebbe diventata una delle famiglie di formati raw più durature del panorama fotografico digitale. La struttura del file era già quella caratteristica del formato ORF maturo: un contenitore TIFF-like con firma binaria proprietaria, una sezione EXIF standard per i metadati di scatto e un blocco di dati grezzi del sensore corredato da un’anteprima JPEG embedded a bassa risoluzione.

La particolarità tecnica più rilevante del formato ORF fin dalle sue prime versioni era la firma d’apertura variabile, un dettaglio che distingue questo formato da quasi tutti i suoi concorrenti. A differenza del formato RAF di Fujifilm, che utilizza sempre la stringa identificativa `FUJIFILMCCD-RAW`, o del formato NEF di Nikon, che adotta lo stesso schema TIFF con byte order Motorola, il formato ORF può iniziare con tre diverse sequenze di byte a seconda del modello di fotocamera e della versione del firmware: `MMOR` (big-endian, Motorola byte order), `IIRO` o `IIRS` (entrambi little-endian, Intel byte order). Questa variabilità riflette una scelta progettuale che privilegiava la flessibilità nell’adattamento a diversi processori di immagine piuttosto che la rigidità di uno standard fisso, ma che ha reso la vita relativamente più complessa agli sviluppatori di software di terze parti che dovevano gestire il parsing del file.

Il vero punto di svolta nella storia del formato ORF arrivò nel 2003, quando Olympus presentò la E-1, la prima reflex digitale progettata interamente per il digitale e basata sul nuovo standard Four Thirds (Quattro Terzi), sviluppato congiuntamente da Olympus e Kodak e aperto ad altri produttori. Il sensore Four Thirds misurava 17,3 × 13,0 mm con un rapporto d’aspetto nativo di 4:3, da cui il nome dello standard, in controtendenza rispetto al formato 3:2 ereditato dalla pellicola 35 mm che aveva adottato l’intera industria. Il fattore di moltiplicazione di 2× rispetto al pieno formato implicava che gli obiettivi progettati per il sistema avevano lunghezze focali equivalenti doppie rispetto alle corrispondenti focali per il 35 mm, un vantaggio per la telefotografia ma uno svantaggio per il grandangolo. La E-1 montava un sensore CCD da 5 megapixel realizzato da Kodak e fu il primo corpo reflex digitale a integrare un sistema di riduzione della polvere sul sensore basato su un filtro ultrasonico oscillante, denominato SSWF (Supersonic Wave Filter), che avrebbe poi ispirato sistemi analoghi adottati da altri produttori.

Il formato immagine ORF della E-1 produceva file di dimensioni modeste rispetto agli standard attuali, circa 7-8 MB per file non compresso, ma con una qualità cromatica e una gamma dinamica già superiori a qualunque JPEG in-camera. La struttura tecnica si era consolidata: l’IFD 0 conteneva l’immagine principale nei dati grezzi del sensore, l’IFD 1 una miniatura JPEG di 160 × 120 pixel, e il blocco MakerNote Olympus all’interno dei dati EXIF raccoglieva tutte le impostazioni proprietarie della fotocamera. Negli anni successivi il formato ORF avrebbe mantenuto questa architettura di base, aggiungendo progressivamente nuovi tag MakerNote per gestire le funzionalità introdotte dalle nuove generazioni di fotocamere.

il Micro Quattro Terzi e l’evoluzione del formato ORF

La seconda grande svolta nella storia del formato ORF coincise con l’introduzione del sistema Micro Quattro Terzi nel 2008, sviluppato da Olympus in collaborazione con Panasonic. Il Micro Quattro Terzi utilizzava lo stesso sensore da 17,3 × 13,0 mm del Four Thirds, ma eliminava lo specchio reflex e riduceva drasticamente la distanza di flangia tra innesto e piano focale, da 38,67 mm a soli 19,25 mm, rendendo possibile la progettazione di corpi macchina di dimensioni e peso significativamente inferiori rispetto alle reflex tradizionali. La prima fotocamera Olympus con innesto Micro Quattro Terzi fu la PEN E-P1, presentata nel giugno 2009, che riprendeva il nome e l’estetica della leggendaria Olympus Pen del 1959, la compatta a mezzo formato progettata anch’essa da Maitani.

La transizione al Micro Quattro Terzi non comportò cambiamenti radicali alla struttura del formato ORF, ma segnò l’inizio di una fase di intenso sviluppo dei sensori CMOS che si sarebbe riflessa nella progressiva evoluzione delle caratteristiche tecniche dei file. I sensori Live MOS, che Olympus adottò a partire dalla serie Four Thirds di fascia professionale e poi generalizzò con il Micro Quattro Terzi, offrivano rispetto ai CCD Kodak precedenti una migliore gestione del rumore digitale agli alti ISO, una lettura più veloce per il live view e il video, e una progressiva riduzione del consumo energetico. I file ORF di questi sensori mostravano un netto miglioramento nella qualità delle ombre e nella riduzione del rumore a ISO elevati rispetto alle generazioni precedenti.

Con la serie OM-D, lanciata nel 2012 con la E-M5 e proseguita con la E-M1 del 2013, Olympus inaugurò la linea che avrebbe definitivamente consolidato il Micro Quattro Terzi come sistema professionale. La OM-D E-M1, con il suo sensore Live MOS da 16 megapixel e la possibilità di montare sia obiettivi Micro Quattro Terzi che gli obiettivi Four Thirds tramite adattatore, segnò la fine ufficiale del sistema reflex Four Thirds e la transizione definitiva al mirrorless. Il formato ORF di questa generazione incorporava per la prima volta le informazioni relative alla stabilizzazione dell’immagine su sensore (IBIS, In-Body Image Stabilization), una tecnologia che Olympus aveva introdotto già nel 2007 con la E-510 e che nel corso degli anni successivi sarebbe diventata uno dei punti di forza più distintivi del sistema, raggiungendo livelli di efficacia senza precedenti.

La OM-D E-M1 Mark II del 2016 e la successiva E-M1X del 2019 portarono innovazioni significative nella gestione del formato immagine ORF: la prima introdusse la modalità High Res Shot, che combina più esposizioni spostate di mezzo pixel per produrre immagini a risoluzione aumentata (fino a 50 megapixel effettivi da un sensore da 20 megapixel), salvate in formato ORF con informazioni specifiche per il processore di stacking. Questa modalità, che sfrutta il sistema IBIS per spostare il sensore con precisione micrometrica tra un’esposizione e l’altra, produce file ORF di dimensioni molto superiori al normale e richiedeva aggiornamenti specifici nei software di sviluppo raw per essere gestita correttamente.

Struttura tecnica del formato ORF e compressione

La struttura interna del formato ORF, nella sua versione matura, è un contenitore binario di tipo TIFF con estensioni proprietarie Olympus. Come già anticipato, il file può iniziare con una delle tre firme caratteristiche: `MMOR`, `IIRO` o `IIRS`, seguite dall’intestazione TIFF standard che localizza la prima Image File Directory (IFD). L’IFD 0 contiene i tag standard per le dimensioni dell’immagine, la risoluzione e il profilo colore, oltre ai tag EXIF Olympus con le impostazioni di scatto; l’IFD 1 contiene la miniatura JPEG embedded, solitamente a 160 × 120 pixel nelle versioni più vecchie e progressivamente più grande nelle fotocamere recenti; il corpo principale del file contiene i dati grezzi del sensore, che nelle fotocamere attuali sono sempre compressi.

La compressione ORF è di tipo lossless nelle fotocamere OM System attuali, basata su algoritmi predittivi reversibili che sfruttano la correlazione spaziale tra pixel adiacenti per ridurre le dimensioni del file senza alcuna perdita di informazione. L’OM-1, l’OM-1 Mark II e l’OM-3 producono file ORF a 12 bit per canale compressi lossless: una scelta tecnica che potrebbe sorprendere chi è abituato ai 14 bit dei file Sony ARW o Nikon NEF, ma che riflette una filosofia progettuale specifica. Olympus ha storicamente privilegiato una profondità di 12 bit per i propri file raw, ritenendo che questa profondità offra un margine di manovra in post-produzione più che sufficiente per la gamma dinamica catturata dai sensori Micro Quattro Terzi, e che la riduzione di un parametro non cruciale permetta di ottimizzare la velocità di scrittura sulla scheda, un vantaggio significativo per chi scatta in modalità raffica ad alta velocità.

Il blocco MakerNote Olympus, che costituisce forse la parte più ricca e interessante del formato immagine ORF dal punto di vista delle informazioni aggiuntive, contiene decine di tag proprietarie che documentano ogni aspetto delle impostazioni della fotocamera al momento dello scatto. Tra i più rilevanti si trovano le informazioni sul Picture Mode (corrispondente ai profili artistici di Olympus, simili alle Film Simulation di Fujifilm), i dati sulla riduzione del rumore applicata in-camera, le impostazioni di bilanciamento del bianco con i moltiplicatori per ciascun canale, le coordinate GPS se la fotocamera ne è dotata o se è collegata a uno smartphone, e, nelle versioni più recenti, i parametri relativi alla modalità Computational Photography come il Live ND, il Live Composite e il Live GND. Questi dati non modificano i dati grezzi del sensore, che rimangono intatti, ma forniscono al software di sviluppo tutte le informazioni necessarie per riprodurre fedelmente l’intenzione creativa del fotografo.

Le dimensioni tipiche dei file ORF nelle fotocamere OM System attuali variano da circa 18-20 MB per un file da 20 megapixel (OM-1, OM-1 Mark II, OM-5) a circa 25-30 MB per un file da 20 megapixel in modalità non compressa, laddove disponibile. I file High Res Shot da 50 megapixel possono raggiungere i 100 MB, dimensioni significative per uno storage basato su Micro Quattro Terzi che tradizionalmente eccelleva nella compattezza. La gamma dinamica catturabile dai sensori BSI (Back-Side Illuminated) Live MOS delle fotocamere OM System attuali è stimata attorno agli 11-12 stop nelle condizioni ottimali, una cifra onesta che riflette le oggettive limitazioni fisiche del sensore di formato ridotto rispetto ai sistemi a pieno formato, ma assolutamente adeguata per la stragrande maggioranza delle applicazioni fotografiche professionali.

Il sensore Micro Quattro Terzi e le sue peculiarità nel formato ORF

Una delle caratteristiche più distintive del formato immagine ORF rispetto ad altri formati RAW proprietari è la sua stretta integrazione con il sensore di formato 4:3, che produce immagini con un rapporto d’aspetto nativo di 4:3 anziché 3:2. Questa differenza, apparentemente minore, ha implicazioni pratiche e compositive significative. Il formato 4:3 è proporzionalmente più vicino al quadrato rispetto al 3:2, e molti fotografi che lavorano con il sistema Olympus e OM System riferiscono che questa proporzione si adatta particolarmente bene a certi tipi di composizione: i ritratti verticali trovano nel 3:4 (che è il 4:3 ruotato) un equilibrio armonioso, i paesaggi acquistano una coerenza con la visione umana differente da quella del 3:2, e le composizioni architettoniche traggono vantaggio dalla minore elongazione orizzontale rispetto al full frame.

I file ORF nati da sensori 4:3 registrano i dati nel loro rapporto nativo, e il software di sviluppo presenta di default il file con queste proporzioni. Chi desidera una stampa o un crop in formato 3:2 (ad esempio per esigenze di presentazione su piattaforme abituate allo standard 35 mm) può farlo comodamente in post-produzione, perdendo però una striscia di immagine su due lati. Alcune fotocamere OM System, come la OM-5 e la OM-3, permettono di selezionare il rapporto d’aspetto desiderato direttamente in-camera (4:3, 3:2, 16:9, 1:1 o 3:4), con la scelta registrata nel file ORF come metadato; i dati grezzi del sensore vengono comunque salvati nel loro interezza per il rapporto nativo, e il crop virtuale viene applicato solo in visualizzazione e in fase di esportazione JPEG in-camera.

L’altra peculiarità fisica del sensore Micro Quattro Terzi rilevante per il formato ORF riguarda la densità di pixel relativa alle dimensioni fisiche del sensore. Un sensore da 20 megapixel in formato Micro Quattro Terzi (17,3 × 13,0 mm) ha un pixel pitch di circa 3,3 micrometri, significativamente inferiore ai 5-7 micrometri tipici di un full frame da 20-30 megapixel. Questo significa che ciascun fotodiodo è più piccolo e raccoglie meno fotoni per unità di tempo, con implicazioni dirette sulla gestione del rumore agli alti ISO. I dati grezzi nel file ORF riflettono questa realtà: le regolazioni in post-produzione di recupero delle ombre che su un full frame producono risultati quasi invisibili possono rivelare rumore significativo nei file ORF ad alti ISO, richiedendo al fotografo una conoscenza più approfondita dei limiti del proprio sistema e una pianificazione più accurata dell’esposizione in fase di scatto.

Il formato ORF nella fotografia naturalistica e sportiva

Nella ORF digitale professionale le caratteristiche tecniche del formato si traducono in vantaggi concreti soprattutto in quei settori applicativi dove il sistema Micro Quattro Terzi ha costruito la propria reputazione: la fotografia naturalistica, l’ornitologia e la fotografia sportiva ad alta velocità. Il vantaggio del fattore di moltiplicazione 2× fa sì che un obiettivo da 300 mm f/4 offra un angolo di campo equivalente a un 600 mm nel sistema 35 mm, mantenendo dimensioni e peso notevolmente inferiori rispetto a un teleobiettivo nativo 600 mm per pieno formato. Questo vantaggio si trasla direttamente nella gestione degli archivi: file ORF da 20 megapixel consentono raffiche prolungate con un consumo di storage significativamente inferiore rispetto ai 45 o 60 megapixel dei sistemi full frame, senza compromettere la qualità per i formati di stampa e pubblicazione più comuni.

La OM-1 Mark II, presentata nel gennaio 2024, ha portato il sistema OM System a un livello tecnico senza precedenti per il Micro Quattro Terzi. Il sensore BSI Live MOS da 20,4 megapixel è accoppiato a un processore TruePic X che gestisce un buffer praticamente illimitato per la raffica in formato ORF lossless, con velocità fino a 120 fotogrammi al secondo in modalità elettronica. La stabilizzazione Sync IS a 8,5 stop, che combina la stabilizzazione del corpo con quella dell’obiettivo, rappresenta il punto più avanzato raggiunto dall’industria fotografica per questa tecnologia, permettendo di scattare a mano libera con tempi di otturazione di diversi secondi senza mosso. Nei file ORF di questa fotocamera le informazioni relative al sistema IBIS sono documentate nel MakerNote con un dettaglio inedito, permettendo ad alcuni software di post-produzione di utilizzare questi dati per ottimizzare ulteriormente la riduzione del mosso nelle sequenze in raffica.

La modalità ProCapture di OM System, che pre-salva in buffer circolare le immagini prima del momento in cui viene premuto completamente il pulsante di scatto, genera anch’essa file ORF con caratteristiche specifiche documentate nel MakerNote: il software di gestione può così identificare le immagini acquisite in questa modalità e gestirle in modo appropriato, ad esempio mostrando la serie temporale completa o permettendo la selezione del fotogramma migliore da una sequenza di scatti pre-scatto. Si tratta di una forma primitiva ma efficace di fotografia computazionale implementata a livello di formato file, che anticipa tendenze che avrebbero trovato piena espressione nelle fotocamere con intelligenza artificiale integrata delle generazioni successive.

Il passaggio da Olympus a OM System e la continuità del formato ORF

Uno degli aspetti più rilevanti nella storia del formato immagine ORF è la sua sopravvivenza e continuità attraverso uno dei più significativi cambiamenti aziendali nella storia della fotografia digitale. Nel gennaio 2020 Olympus annunciò la vendita della propria divisione fotocamere a Japan Industrial Partners (JIP), che nel luglio dello stesso anno costituì la società indipendente OM Digital Solutions Corporation. Nel 2021 questa società adottò il marchio OM System per la propria linea di fotocamere, mantenendo la compatibilità piena con tutto l’ecosistema di obiettivi e accessori Olympus precedente.

La prima fotocamera marchiata OM System fu la OM-1, presentata nel febbraio 2022, che omaggeriava con il nome la leggendaria reflex del 1972. Dal punto di vista del formato file, la transizione fu trasparente: i file prodotti dalla OM-1 utilizzano la stessa estensione `.orf` e la stessa struttura di base dei file Olympus precedenti, con l’aggiunta di nuovi tag MakerNote per le funzionalità inedite. Questa continuità non era scontata e testimonia una precisa scelta strategica: mantenere la piena compatibilità con l’archivio di milioni di file ORF esistenti e con i flussi di lavoro professionali già stabiliti dagli utenti del sistema Olympus. Lightroom, Capture One e Camera Raw hanno aggiornato il supporto alla OM-1 senza soluzione di continuità, semplicemente estendendo i profili di colore e i parametri di sviluppo esistenti per il Micro Quattro Terzi.

Nel corso degli anni 2022-2025 OM System ha continuato a espandere la propria linea con la OM-5 (2022), l’OM-1 Mark II (2024) e l’OM-3 (2025), tutte producenti file ORF nella versione più recente del formato. L’OM-3, in particolare, si distingue per essere la prima fotocamera OM System con sensore stacked (dati letti a strati, con circuiti di lettura integrati nel sensore per velocità massima), una tecnologia che consente raffiche ancora più veloci e riduce ulteriormente il rolling shutter nell’acquisizione video, senza tuttavia alterare la struttura fondamentale del formato immagine ORF prodotto. Il formato ha quindi dimostrato una capacità di adattamento tecnica notevole, incorporando dati sempre più complessi relativi a nuove modalità di scatto senza dover cambiare la propria identità o la propria estensione.

Il formato ORF nel workflow professionale e nell’archiviazione

Nella ORF fotografia professionale il formato si integra in flussi di lavoro che spaziano dalla fotografia naturalistica alla documentazione scientifica, dal reportage di viaggio alla fotografia di architettura. Adobe Lightroom e Camera Raw supportano il formato ORF in modo nativo con aggiornamenti regolari per ogni nuovo modello di fotocamera, offrendo profili di colore specifici per il sistema OM System che includono le simulazioni dei Picture Mode principali. Capture One Pro gestisce i file ORF con particolare efficacia per quanto riguarda la resa della grana e dei dettagli fini, offrendo un’esperienza di sviluppo apprezzata da molti professionisti che lavorano con il Micro Quattro Terzi. OM Workspace, il software proprietario gratuito di OM System precedentemente noto come Olympus Workspace, offre la possibilità di sviluppare i file ORF con il pieno supporto alle funzionalità specifiche della fotocamera, incluse le modalità computational photography come il Live Composite o il Focus Stacking, che producono file con struttura ORF estesa.

Per l’archiviazione a lungo termine, il formato immagine ORF presenta caratteristiche simili a tutti gli altri formati RAW proprietari: massima fedeltà dei dati grezzi originali, dimensioni di file contenute grazie alla compressione lossless, ricchezza di metadati per la catalogazione automatica. La dipendenza dal supporto continuativo di OM System e dei principali fornitori di software (Adobe, Capture One) per la leggibilità futura del formato rimane il principale punto di vulnerabilità, come per tutti i formati proprietari. Per mitigare questo rischio, molti professionisti e archivi istituzionali adottano la prassi di affiancare ai master ORF originali una copia in formato DNG (Digital Negative), il formato aperto di Adobe che garantisce la leggibilità futura indipendentemente dalla disponibilità del supporto proprietario.

La presenza di un ecosistema open source attivo attorno al formato ORF, con implementazioni in libraw, libopenraw e nei software di sviluppo gratuiti RawTherapee e darktable, rappresenta una garanzia aggiuntiva di longevità. A differenza di formati meno diffusi, i file ORF possono essere aperti e sviluppati senza richiedere software commerciali, riducendo significativamente il rischio di obsolescenza. Questa accessibilità ha contribuito a consolidare la fiducia degli utenti nel formato, che nel 2026 rimane pienamente supportato da tutti i principali strumenti del mercato, a distanza di oltre vent’anni dalla sua introduzione con la E-10 del 2000.

Implicazioni estetiche e fotografia computazionale nel formato ORF

Un aspetto centrale e spesso sottovalutato riguarda le implicazioni estetiche del formato ORF nella creazione artistica fotografica, in particolare il rapporto tra le caratteristiche tecniche del sensore Micro Quattro Terzi e la qualità visiva dei file raw. Il sensore di formato ridotto impone una prospettiva di campo diversa rispetto al full frame per una data lunghezza focale equivalente: a parità di angolo di campo, la profondità di campo è maggiore nel Micro Quattro Terzi, il che significa che è più difficile ottenere separazioni sfondo-soggetto accentuate con obiettivi equivalenti, ma anche che è più facile mantenere a fuoco soggetti in movimento o scene complesse. Questa caratteristica si riflette nella qualità dei file ORF: le immagini tendono ad avere una qualità di messa a fuoco uniforme in una porzione più ampia del campo visivo, favorendo certi tipi di narrazione fotografica come la documentazione ambientale, il paesaggio con soggetto principale e il reportage di viaggio.

La capacità di OM System di integrare elaborazioni computazionali sofisticate nei propri corpi macchina, con i risultati salvati in formato ORF o come output JPEG da file ORF multipli combinati, rappresenta una delle direzioni di sviluppo più interessanti del sistema. Il Live ND, che simula l’effetto di un filtro a densità neutra applicando lunghe esposizioni multiple in tempo reale, produce sequenze di file ORF da combinare in post-produzione o JPEG già elaborati in-camera. Il Focus Stacking, che combina automaticamente più scatti con diversa posizione di messa a fuoco per massimizzare la profondità di campo, è disponibile sia come elaborazione in-camera (con output JPEG) che come acquisizione separata di file ORF da combinare manualmente nel software dedicato. Queste modalità fanno del formato immagine ORF qualcosa di più di un semplice contenitore di dati grezzi: è un ecosistema informativo che documenta non solo cosa è stato catturato dal sensore, ma come e con quali intenzioni creative.

Tabella di confronto tra i principali formati RAW e formati immagine nel 2026

FormatoCompressioneProfondità coloreSupporto HDRTrasparenza AlphaAnimazioniSupporto software 2026Uso tipico in ORF fotografia
JPEGCon perdita8 bitNoNoNoUniversaleCondivisione rapida, anteprima
RAW/ORF (grezzo)Lossless12 bitNoNoSoftware specificiPost-produzione professionale
ORF (compresso lossless)Lossless ~30–40%12 bitNoNoOlympus/OM System/Adobe/Capture OneCattura Olympus OM System, master grezzi
TIFFLossless (LZW/ZIP)8–32 bitMultipageMolto buonoArchiviazione master elaborati
PNGLossless8–16 bitLimitatoSì realeNoUniversaleCompositing e trasparenza
WebP25–35% meglio del JPEG8 bitLimitatoUniversaleWeb ottimizzato
AVIF50–86% meglio del JPEG8–12 bitSì nativoQuasi universaleWeb e archivi moderni
HEIC40–50% meglio del JPEG8–10 bitSì nativoBuono (Apple)Smartphone e mirrorless HEIF
NEF (Nikon)Lossless opzionale12–14 bitNoNoSoftware Nikon/AdobeCattura Nikon
ARW (Sony)Lossless opzionale12–14 bitNoNoSoftware Sony/AdobeCattura Sony, master professionali
RAF (Fujifilm)Lossless opzionale14 bitNoNoSoftware Fujifilm/Adobe/Capture OneCattura Fujifilm, film simulation
DNGLossless opzionale12–16 bitNoNoQuasi universaleArchivio interoperabile a lungo termine

Fonti

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Curiosità Fotografiche

Articoli più letti

I 9 software di IA per la generazione di immagini NSFW

Un’analisi tecnica e formale dei principali software AI per la generazione di immagini NSFW, con attenzione alle implicazioni di sicurezza, privacy e legalità. Vengono esplorati strumenti sia gratuiti che a pagamento, evidenziandone funzionalità, limiti e capacità creative senza filtri.

FATIF (Fabbrica Articoli Tecnici Industriali Fotografici)

La Fabbrica Articoli Tecnici Industriali Fotografici (FATIF) rappresenta un capitolo fondamentale...

La fotografia e la memoria: il potere delle immagini nel preservare il passato

L’idea di conservare il passato attraverso le immagini ha...

Otturatore a Tendine Metalliche con Scorrimento Orizzontale

L'evoluzione degli otturatori a tendine metalliche con scorrimento orizzontale...

La Camera Obscura

La camera obscura, o camera oscura, è un dispositivo ottico che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della scienza e della fotografia. Basata sul principio dell’inversione dell’immagine attraverso un piccolo foro o una lente, è stata studiata da filosofi, scienziati e artisti dal Medioevo al XIX secolo, contribuendo all’evoluzione degli strumenti ottici e alla rappresentazione visiva. Questo approfondimento illustra la sua storia, i principi tecnici e le trasformazioni che ne hanno fatto un precursore della fotografia moderna.

La pellicola fotografica: come è fatta e come si produce

Acolta questo articolo: La pellicola fotografica ha rappresentato per oltre...

Rodney Smith

Rodney Lee Smith nacque il 31 dicembre 1947 a Long...
spot_img

Ti potrebbero interessare

Naviga tra le categorie del sito