sabato, 14 Febbraio 2026
0,00 EUR

Nessun prodotto nel carrello.

Generi fotograficiLa fotografia infrarosso

La fotografia infrarosso

La fotografia all’infrarosso nasce dal connubio tra ricerca scientifica e sperimentazione artistica. Le prime osservazioni sulla radiazione oltre il rosso visibile risalgono a William Herschel (1800), che scoprì che la luce “calorifica” oltre il rosso riscaldava più di altre bande. Tuttavia, l’uso fotografico richiese quasi un secolo: le emulsioni fotografiche ottocentesche erano sensibili solo al blu e al verde. L’estensione della sensibilità agli infrarossi iniziò nel XX secolo grazie alla chimica dei coloranti sensibilizzanti. Nel 1910–1920 compaiono lastre e pellicole IR per uso militare, cartografico e scientifico.

La Prima guerra mondiale fece da catalizzatore: la possibilità di riprendere paesaggi e mimetizzazioni con pellicole IR permetteva di distinguere vegetazione viva da artificiale, grazie alla riflettanza differenziale del clorofilla. Negli anni ’30 Kodak introdusse pellicole “Kodak Infrared” e “Ektachrome Infrared” che estendevano la sensibilità fino a 900 nm, utilizzate in aerofotografia e geologia. Parallelamente, fotografi d’avanguardia come Minor White e Simon Marsden sperimentarono l’infrarosso per immagini oniriche, bianchi surreali, cieli scuri e fogliame brillante, gettando le basi di un’estetica IR ancora oggi riconoscibile.

Negli anni ’60 e ’70 la fotografia IR entrò nel mainstream grazie a pellicole a colori falsi come la Kodak Aerochrome, che trasformava le piante in rosso brillante. Artisti psichedelici e copertine discografiche (es. Jimi Hendrix, Grateful Dead) adottarono queste palette per sottolineare l’alterazione percettiva. La NASA impiegò IR per analisi geologiche lunari, mentre in criminologia e conservazione dei beni culturali l’IR servì per rivelare scritte nascoste o sotto-strati pittorici.

Il passaggio al digitale ha trasformato radicalmente il campo: i sensori CCD e CMOS sono nativamente sensibili all’infrarosso fino a 1100 nm, ma i produttori montano filtri passa-basso IR-cut per simulare la visione umana. Rimuovere o sostituire questo filtro (“conversione IR”) consente di usare la fotocamera come dispositivo IR dedicato. In alternativa si possono montare filtri esterni (Hoya R72, B+W 092) per bloccare il visibile e lasciare passare solo l’infrarosso. Queste innovazioni hanno reso l’infrarosso accessibile a molti fotografi senza dover dipendere dalle rare pellicole speciali.

Storicamente, quindi, la fotografia IR è sempre stata a metà tra strumento scientifico e mezzo poetico: nata per distinguere, classificare e misurare, ma adottata per trasfigurare la realtà.

Fondamenti fisici e percettivi dell’infrarosso

Per capire la fotografia infrarosso è essenziale conoscere la spettroscopia della radiazione elettromagnetica. Lo spettro visibile umano va circa da 400 a 700 nm; oltre il rosso, tra 700 e 1400 nm, si parla di infrarosso vicino (NIR). Le fotocamere fotografiche lavorano in questo intervallo: oltre 1400 nm l’assorbimento dell’aria e la scarsa trasparenza delle lenti rendono impraticabile l’uso con ottiche standard.

Le superfici riflettono e assorbono la radiazione IR in modo diverso rispetto alla luce visibile. In particolare, la vegetazione riflette moltissimo NIR per motivi fisiologici (struttura spugnosa del mesofillo): per questo nelle foto IR le foglie appaiono bianche o argentate. I cieli, poveri di radiazione IR, risultano scuri; l’acqua assorbe IR e appare quasi nera. La pelle umana mostra maggiore trasparenza nell’IR, evidenziando vene e sottostrutture; tessuti diversi (cotone, sintetico) hanno riflettanze IR variabili. Queste caratteristiche spiegano l’uso dell’IR in diagnostica, sicurezza e archeologia.

Dal punto di vista percettivo, nessun occhio umano vede l’IR, per cui ogni immagine IR è “falsa” in termini cromatici. In bianco e nero l’effetto si traduce in contrasti inediti; a colori, si possono creare mappe cromatiche assegnando tonalità visibili a lunghezze d’onda IR diverse (“false color”). Questo conferisce alla fotografia IR un duplice status: oggettiva perché rileva dati fisici reali invisibili, e soggettiva perché li traduce in estetica arbitraria.

In digitale, il sensore registra il segnale IR sui canali RGB in modo non uniforme: spesso il canale rosso è il più responsivo. Per ottenere immagini IR a colori occorre lavorare in RAW, bilanciare il bianco manualmente su superfici verdi (che nell’IR diventano neutre) e poi rimappare i canali (ad esempio scambiare rosso e blu) per ottenere i “cieli blu” tipici e fogliame bianco. Senza questi passaggi, l’immagine grezza appare rossastra e piatta.

Le ottiche introducono un altro fattore: il focus shift. L’indice di rifrazione del vetro varia con la lunghezza d’onda; le ottiche sono calcolate per il visibile, non per l’IR, quindi il punto di fuoco dell’IR è leggermente diverso. Alcuni obiettivi vintage riportano un piccolo segno rosso (“IR index”) sul barilotto per compensare manualmente la messa a fuoco in IR. Con le mirrorless e il live view questo problema si riduce, perché si mette a fuoco sull’immagine IR reale che arriva al sensore.

Attrezzatura e tecniche di ripresa IR

Esistono tre modalità principali per fotografare in infrarosso:

  1. Pellicola IR tradizionale: oggi rara ma ancora disponibile in alcune nicchie (Rollei Infrared 400). Richiede filtri scuri (Wratten 87, 89B) davanti all’obiettivo e esposizioni lunghe. La sensibilità effettiva varia con il filtro e la scena. Si consiglia uso di treppiede, esposizione manuale e bracketting. Lo sviluppo necessita accorgimenti per evitare fogging.

  2. Fotocamere non convertite con filtro IR esterno: si mantiene il filtro IR-cut interno e si monta un filtro passa-infrarosso (es. Hoya R72). Solo una minima parte di IR attraversa il filtro interno, per cui i tempi di esposizione diventano lunghissimi (anche 30 s in pieno sole a ISO 100). Ideale per paesaggi statici e sperimentazioni senza modifiche permanenti.

  3. Fotocamere convertite IR: si rimuove il filtro IR-cut interno e lo si sostituisce con un filtro IR (720 nm, 830 nm, 590 nm, ecc.). Così la fotocamera diventa sensibile all’IR in tempo reale, con tempi di esposizione normali e autofocus funzionante. Diverse aziende (LifePixel, Kolari Vision) offrono conversioni professionali.

I filtri IR esterni variano per lunghezza d’onda di taglio: 590 nm (“super color”) lascia passare parte del visibile e dell’IR per effetti surreali; 720 nm è lo standard per IR classico; 830 nm produce immagini quasi monocromatiche. La scelta del filtro determina l’estetica e la quantità di luce necessaria.

Le impostazioni di ripresa devono tener conto di:

  • Bilanciamento del bianco personalizzato su fogliame.

  • Esposizione manuale e istogramma: l’IR produce scene con contrasto diverso, quindi conviene esporre per le alte luci e correggere in post.

  • Treppiede e autoscatto per evitare mosso nei tempi lunghi.

  • Lenti adatte: alcune ottiche generano “hot spot” IR (macchie luminose al centro dell’immagine) per riflessioni interne. Esistono liste online di obiettivi testati per IR.

  • Messa a fuoco: con reflex conviene usare live view o compensare il focus shift; con mirrorless l’AF in live view funziona bene.

Un trucco per paesaggi nitidi è scattare a diaframmi medi (f/5.6–f/8) e controllare la diffrazione. Per lunghe esposizioni si possono ottenere effetti setosi su acqua e nuvole, unendo l’aspetto surrealista dell’IR al movimento temporale.

Post-produzione e gestione del colore IR

Il file RAW IR appare di solito rosso scuro o magenta. Il primo passo è creare un DNG con profilo personalizzato che sposti i limiti del bilanciamento del bianco: software come Adobe DNG Profile Editor o Camera Raw consentono di generare un profilo con “temperature” negative. In alternativa si può usare software dedicato (Capture One, RawTherapee).

Per il bianco e nero, basta convertire con miscelatore canali e regolare contrasto e curve per ottenere i bianchi brillanti del fogliame e cieli scuri. Per il colore “false color” tipico (cielo blu, vegetazione bianca) si esegue uno scambio dei canali rosso e blu in Photoshop: canale rosso→blu, blu→rosso, verde invariato. Poi si applica una curva per saturare il cielo e neutralizzare il fogliame. Ulteriori LUT o split toning possono creare palette creative (oro e ciano, ecc.).

Il rumore è un problema nelle lunghe esposizioni IR, soprattutto sui sensori non convertiti: è utile usare riduzione rumore on-camera e denoise in post. Le ombre IR contengono meno segnale, quindi spingere troppo le curve può generare banding.

La nitidezza può apparire diversa perché l’IR ha lunghezza d’onda maggiore: leggero sharpening selettivo migliora il microcontrasto. Attenzione al moiré o ai pattern strani su tessuti sintetici: la risposta IR dei filtri Bayer può introdurre artefatti.

Per workflow avanzato si può fondere un’esposizione IR e una visibile per ottenere immagini ibride: ad esempio paesaggi con cielo visibile e vegetazione IR, o architetture con texture IR e colore naturale. Questo richiede cavalletto, scatti identici e maschere precise in Photoshop.

Applicazioni artistiche, scientifiche e commerciali dell’IR

La fotografia IR oggi è un campo estremamente eterogeneo. Sul piano artistico, permette di creare immagini eteree, surreali, che suggeriscono mondi paralleli. I paesaggi IR classici mostrano fogliame bianco e cieli quasi neri; nei ritratti la pelle appare levigata e traslucida, dando un aspetto spettrale. Alcuni fotografi utilizzano IR per esplorare il tema dell’invisibile, dell’energia o dell’oltre-natura.

In architettura e archeologia, l’IR serve a evidenziare strutture sepolte o tracce di affreschi coperti. Musei e restauratori impiegano IR riflettografico per leggere disegni sottostanti nei dipinti rinascimentali. In criminologia, l’IR rivela scritte cancellate, modifiche su documenti, macchie di sangue invisibili a occhio nudo.

Nel settore ambientale l’IR è standard per telerilevamento: i satelliti Landsat e Sentinel usano bande NIR e SWIR per monitorare vegetazione, stress idrico, incendi. A scala locale, droni con camere IR mappano coltivazioni e infrastrutture. L’infrarosso è anche fondamentale in sicurezza e sorveglianza notturna, sebbene in quel caso si usi spesso IR attivo con sensori specifici e non la fotografia tradizionale.

In moda e pubblicità, alcuni brand sperimentano IR per look innovativi; nella fotografia di matrimonio o newborn l’IR è più raro, ma alcuni autori lo usano per creare book originali. La musica continua a usare IR per copertine o videoclip dal sapore psichedelico.

Questa versatilità riflette il doppio volto dell’IR: strumento scientifico affidabile e mezzo artistico visionario.

Problemi, soluzioni e prospettive future

Nonostante il fascino, la fotografia IR presenta sfide. L’assenza di standard cromatici rende ogni workflow idiosincratico: due fotografi con la stessa attrezzatura possono ottenere risultati molto diversi. Serve pazienza e sperimentazione per costruire un proprio stile coerente. La luce IR varia con l’ora del giorno e la stagione: il fogliame riflette di più in pieno sole e in estate, meno in inverno o all’ombra. Nuvole e foschia attenuano l’IR. Quindi pianificare lo scatto è cruciale.

Gli hot spot sono il problema più noto: riflessioni interne che creano un cerchio chiaro al centro dell’immagine. La soluzione è testare lenti diverse e, se possibile, usare ottiche prime di buona qualità. Anche i sensori possono comportarsi diversamente: alcuni hanno microlenti più favorevoli all’IR. Altro problema è il focus shift se non si usa live view; conviene chiudere un po’ il diaframma per aumentare la profondità di campo.

Nel futuro vedremo forse fotocamere con filtri IR intercambiabili o sensori multispettrali integrati, già in uso in droni e satelliti. Sul lato artistico, l’integrazione con intelligenza artificiale potrebbe amplificare le possibilità di color grading e fusione di spettri. La progressiva scarsità di pellicole IR tradizionali renderà il digitale la norma, ma mantiene viva la comunità dei nostalgici.

La fotografia infrarosso rimane quindi un territorio ibrido e stimolante, in cui le conoscenze scientifiche, la tecnica fotografica e la creatività personale si fondono per rivelare un mondo invisibile all’occhio umano.

Curiosità Fotografiche

Articoli più letti

FATIF (Fabbrica Articoli Tecnici Industriali Fotografici)

La Fabbrica Articoli Tecnici Industriali Fotografici (FATIF) rappresenta un capitolo fondamentale...

Otturatore a Tendine Metalliche con Scorrimento Orizzontale

L'evoluzione degli otturatori a tendine metalliche con scorrimento orizzontale...

La fotografia e la memoria: il potere delle immagini nel preservare il passato

L’idea di conservare il passato attraverso le immagini ha...

La Camera Obscura

La camera obscura, o camera oscura, è un dispositivo ottico che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della scienza e della fotografia. Basata sul principio dell’inversione dell’immagine attraverso un piccolo foro o una lente, è stata studiata da filosofi, scienziati e artisti dal Medioevo al XIX secolo, contribuendo all’evoluzione degli strumenti ottici e alla rappresentazione visiva. Questo approfondimento illustra la sua storia, i principi tecnici e le trasformazioni che ne hanno fatto un precursore della fotografia moderna.

Rodney Smith

Rodney Lee Smith nacque il 31 dicembre 1947 a Long...

La pellicola fotografica: come è fatta e come si produce

Acolta questo articolo: La pellicola fotografica ha rappresentato per oltre...

L’invenzione delle macchine fotografiche

Come già accennato, le prime macchine fotografiche utilizzate da...
spot_img

Ti potrebbero interessare

Naviga tra le categorie del sito