venerdì, 29 Agosto 2025
0,00 EUR

Nessun prodotto nel carrello.

Hans Bellmer

Hans Bellmer nacque a Kattowitz (oggi Katowice, Polonia) il 13 marzo 1902 e morì a Parigi il 23 febbraio 1975. È ricordato come uno dei più complessi e disturbanti artisti del XX secolo, attivo come fotografo, disegnatore e scultore. La sua fama è legata soprattutto alla realizzazione delle sue celebri Bambole (Poupées), figure artificiali femminili che divennero il centro delle sue ricerche estetiche, psichiche e fotografiche. Il suo lavoro si intreccia con il movimento surrealista, pur mantenendo una forte autonomia.

La fotografia per Bellmer non fu soltanto un mezzo di documentazione, ma uno strumento di creazione: attraverso negativi, stampe e manipolazioni di esposizione, mise in scena un mondo interiore fatto di desiderio, frammentazione e perturbante.

Formazione e primi anni (1902–1933)

L’infanzia di Hans Bellmer fu segnata da un ambiente familiare autoritario: il padre, un ingegnere di carattere rigido, esercitò su di lui una forte pressione. Questo contesto influì sulla sua sensibilità, spingendolo a cercare nella creazione artistica uno spazio di libertà e ribellione.

Dopo un percorso scolastico incentrato sulla tecnica e sul disegno, Bellmer si iscrisse nel 1924 alla Technische Hochschule di Berlino-Charlottenburg, dove studiò ingegneria meccanica. Parallelamente si avvicinò all’arte, frequentando i corsi della Kunstgewerbeschule di Berlino e interessandosi alle avanguardie tedesche, in particolare al dadaismo e al movimento della Neue Sachlichkeit.

Negli anni Venti entrò in contatto con l’opera di Otto Dix e George Grosz, che segnarono la sua visione critica della società e del corpo umano. In questi anni iniziò a sperimentare con il disegno erotico e con prime fotografie private, interessandosi ai processi di stampa e alla capacità della fotografia di riprodurre e deformare la realtà.

L’ascesa del nazionalsocialismo in Germania fu un fattore determinante: Bellmer rifiutò l’arte di propaganda voluta dal regime, scegliendo una strada radicalmente opposta, incentrata sul desiderio, sull’ossessione sessuale e sulla sovversione dei canoni estetici imposti.

Le Bambole: concezione, costruzione e fotografia (1933–1939)

L’opera più nota di Hans Bellmer è senza dubbio la serie delle Poupées (Bambole). A partire dal 1933 costruì la sua prima bambola, utilizzando legno, metallo, gesso, corde e tessuti. L’idea era quella di creare un corpo artificiale femminile, articolato e scomponibile, capace di assumere posizioni innaturali e perturbanti.

Il procedimento costruttivo univa competenze tecniche da ingegnere e sensibilità artistica: ogni parte del corpo era progettata per essere smontata e ricomposta, generando deformazioni, moltiplicazioni di arti e torsioni. L’artificio meccanico diventava un’estensione del desiderio inconscio.

Bellmer non si limitava alla scultura: la fotografia divenne il vero medium per dare vita alle sue creazioni. Scattò le sue bambole in bianco e nero, spesso con contrasti accentuati, utilizzando macchine di medio formato e obiettivi standard. Si serviva della luce per creare atmosfere sospese, collocando la bambola in ambienti domestici, giardini, stanze spoglie, o addirittura all’aperto, come se fosse un corpo vivente abbandonato.

Dal punto di vista tecnico, le sue fotografie sfruttavano tempi di esposizione brevi per fermare le pose innaturali, e una grande attenzione alla messa a fuoco selettiva, con profondità di campo ridotte che isolavano dettagli come mani, gambe o torsioni del busto. Questo approccio consentiva di enfatizzare il carattere frammentario e ossessivo delle sue immagini.

Le sue fotografie furono raccolte in una serie di album fotografici che circolarono inizialmente in pochi esemplari, tra amici artisti e poeti. Nel 1934 pubblicò “Die Puppe”, libro d’artista contenente testi e immagini, che suscitò scandalo ma anche l’attenzione dei surrealisti francesi.

L’incontro con il Surrealismo e l’esilio in Francia (1938–1945)

La progressiva oppressione politica in Germania costrinse Bellmer a lasciare il paese. Nel 1938 si stabilì a Parigi, dove entrò in contatto diretto con il gruppo surrealista guidato da André Breton. La sua opera fu immediatamente riconosciuta come affine alle ricerche surrealiste, in particolare per il suo legame con il tema del desiderio, del corpo e del sogno perturbante.

In Francia collaborò con figure come Paul Éluard e Georges Bataille, che ne apprezzarono l’audacia e la capacità di trasformare l’erotismo in una dimensione metafisica. Le sue fotografie furono pubblicate su riviste surrealiste e incluse in mostre internazionali.

Tecnicamente, Bellmer continuò a perfezionare la sua pratica fotografica: introdusse sperimentazioni con doppie esposizioni, sovrapposizioni di negativi e stampe manipolate, allo scopo di moltiplicare le possibilità visive delle sue bambole. Non si trattava più solo di documentare una scultura, ma di usare la fotografia come strumento creativo autonomo, capace di reinventare continuamente la figura artificiale.

Durante la Seconda guerra mondiale visse anni difficili, essendo straniero in Francia occupata. Subì arresti e internamenti, ma continuò a disegnare e a concepire nuove opere, mantenendo la sua ricerca sotterranea.

Fotografia, corpo e psiche (1945–1960)

Il dopoguerra rappresentò un nuovo capitolo per Bellmer. Stabilitosi definitivamente a Parigi, approfondì il legame tra fotografia e psicoanalisi, influenzato dagli studi di Freud e dalle teorie surrealiste sul desiderio inconscio.

In questo periodo le sue immagini assunsero una carica ancora più perturbante: i corpi delle bambole si moltiplicavano attraverso giunzioni impossibili, scomposizioni e ricomposizioni fotografiche, realizzate talvolta con tecniche di stampa a contatto e viraggi tonali.

Le fotografie non erano mai pensate come semplici riproduzioni della realtà, ma come costruzioni psichiche, spazi visivi nei quali il corpo femminile diventava segno, frammento, ossessione. L’uso della luce radente, dei contrasti forti e del bianco e nero puro accentuava il senso di inquietudine.

Accanto alla fotografia, Bellmer sviluppò anche un’intensa attività grafica: incisioni, acquerelli e disegni erotici, spesso realizzati in parallelo con le fotografie delle bambole. Questa dimensione intermediale rafforzava la sua ricerca, dimostrando come il corpo artificiale potesse assumere infinite declinazioni tra bidimensionale e tridimensionale.

Negli anni Cinquanta partecipò a diverse esposizioni internazionali e divenne una figura di riferimento per il mondo surrealista e per le nuove generazioni di fotografi.

Opere principali e ultimi anni (1960–1975)

Negli ultimi due decenni della sua vita, Bellmer consolidò la sua reputazione. Le sue opere principali includono la già citata serie Die Puppe (1934), il portfolio fotografico La Poupée (pubblicato nel 1938 e successivamente riedito), e la collaborazione con Paul Éluard per il volume Les Jeux de la Poupée (1949), in cui testi poetici accompagnano le immagini delle bambole.

Tra le sue produzioni più celebri vi è anche la serie di fotografie a colori sperimentali, meno note ma significative per il tentativo di superare il limite del bianco e nero. In queste immagini utilizzò viraggi, filtri e sovrapposizioni, anticipando pratiche che avrebbero avuto sviluppo nella fotografia concettuale.

Negli anni Sessanta, l’interesse nei confronti della sua opera si ampliò: musei e gallerie iniziarono a collezionare i suoi lavori, e la critica sottolineò il valore innovativo delle sue ricerche. Bellmer non smise mai di disegnare e di fotografare, continuando fino agli ultimi anni della sua vita a riflettere sul rapporto tra corpo, artificio e desiderio.

Morì a Parigi il 23 febbraio 1975, lasciando un corpus complesso di fotografie, disegni, stampe e sculture che ancora oggi alimentano dibattiti critici sul confine tra arte, erotismo e ossessione.

Curiosità Fotografiche

Articoli più letti

FATIF (Fabbrica Articoli Tecnici Industriali Fotografici)

La Fabbrica Articoli Tecnici Industriali Fotografici (FATIF) rappresenta un capitolo fondamentale...

Otturatore a Tendine Metalliche con Scorrimento Orizzontale

L'evoluzione degli otturatori a tendine metalliche con scorrimento orizzontale...

La fotografia e la memoria: il potere delle immagini nel preservare il passato

L’idea di conservare il passato attraverso le immagini ha...

La Camera Obscura

Il termine camera obscura (in italiano camera oscura) fu...

L’invenzione delle macchine fotografiche

Come già accennato, le prime macchine fotografiche utilizzate da...

La pellicola fotografica: come è fatta e come si produce

Acolta questo articolo: La pellicola fotografica ha rappresentato per oltre...

Il pittorialismo: quando la fotografia voleva essere arte

Il pittorialismo rappresenta una delle tappe più affascinanti e...

Fotografia e arte: L’influenza della fotografia sulla pittura

La nascita della fotografia, formalmente annunciata nel 1839, rappresenta...
spot_img

Ti potrebbero interessare

Naviga tra le categorie del sito

Previous article
Next article