venerdì, 29 Agosto 2025
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Percy Shelley Marcellus (Marcellus Cycloramic Camera)

Percy Shelley Marcellus fu un inventore e fotografo statunitense attivo a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, noto principalmente per la progettazione della Marcellus Cycloramic Camera, una delle prime macchine fotografiche pensate per realizzare vedute panoramiche complete con un unico scatto continuo. Nato negli Stati Uniti intorno alla metà dell’Ottocento, Marcellus crebbe in un contesto culturale segnato dalle profonde trasformazioni tecnologiche del periodo post-bellico e dall’esplosione delle invenzioni ottiche e meccaniche applicate alla fotografia. Sebbene la sua figura rimanga avvolta da una certa scarsità di fonti biografiche dettagliate, è chiaro che fu inserito nel vivace panorama di inventori che contribuirono a perfezionare i sistemi fotografici tra il 1870 e il 1900.

Marcellus dimostrò fin da giovane una predisposizione per la meccanica di precisione, in particolare per gli strumenti ottici. La fotografia, appena pochi decenni dopo l’annuncio ufficiale del dagherrotipo nel 1839, stava conoscendo una fase di rapida specializzazione e segmentazione. Se i primi apparecchi erano essenzialmente delle scatole ottiche per immagini statiche e frontali, già negli anni Settanta dell’Ottocento si affermava la necessità di realizzare fotografie panoramiche, capaci di restituire la totalità di un paesaggio urbano o naturale. Marcellus si inserì esattamente in questa linea di ricerca, sviluppando una fotocamera che potesse compiere una rotazione controllata e registrare su una superficie sensibile l’intero campo visivo di 360 gradi.

La vita di Percy Shelley Marcellus si intrecciò con le sperimentazioni di altri inventori che, nello stesso periodo, tentarono di progettare fotocamere panoramiche. Tuttavia, ciò che lo rese distintivo fu la capacità di unire un sistema meccanico relativamente semplice con una struttura ottica innovativa. La sua Cycloramic Camera fu brevettata negli Stati Uniti negli anni Ottanta del XIX secolo e venne riconosciuta come uno dei primi modelli funzionanti di macchina a scansione panoramica continua. Questo strumento, sebbene complesso nella costruzione, ebbe una certa diffusione soprattutto negli ambienti professionali, in particolare tra fotografi di paesaggio, militari e topografi.

Dal punto di vista biografico, Marcellus trascorse gran parte della sua attività tra laboratori di sperimentazione e fiere industriali, dove mostrava i suoi prototipi. La sua formazione tecnica non sembra essere legata ad accademie ufficiali, quanto piuttosto a un percorso di autoapprendimento e contatti diretti con officine di meccanica ottica. Le tracce documentarie confermano che egli rimase attivo almeno fino ai primi decenni del Novecento, periodo in cui la fotografia panoramica cominciava a consolidarsi con strumenti più pratici e alla portata di un pubblico più vasto. In questo senso, l’opera di Marcellus costituì una tappa intermedia ma fondamentale nella lunga evoluzione della fotografia panoramica.

La nascita della Marcellus Cycloramic Camera

Il contesto in cui nacque la Marcellus Cycloramic Camera era segnato da una forte domanda di immagini panoramiche. I fotografi professionisti cercavano nuovi mezzi per differenziarsi dalla crescente concorrenza degli studi cittadini, mentre gli esploratori e i militari avevano bisogno di strumenti capaci di documentare vasti territori con precisione. Le prime soluzioni, come la giustapposizione di più lastre fotografiche, risultavano poco pratiche e spesso imprecise, generando distorsioni o discontinuità evidenti. Era necessario uno strumento che permettesse un’unica esposizione continua.

Marcellus concepì la sua fotocamera a partire dal principio del movimento rotatorio controllato. L’apparecchio si basava su un corpo cilindrico montato su un perno centrale, all’interno del quale un sistema di ottica con lente singola o doppia proiettava l’immagine su una lastra curva o su una pellicola disposta in arco. Il movimento veniva regolato da un meccanismo ad orologeria, che consentiva una rotazione costante e uniforme. Questo aspetto era cruciale: una rotazione irregolare avrebbe generato aree di esposizione non omogenea, mentre la precisione del meccanismo garantiva una distribuzione uniforme della luce.

Dal punto di vista tecnico, la Marcellus Cycloramic Camera si distingueva per l’uso di un sistema ottico semi-grandangolare, studiato appositamente per proiettare l’immagine su una superficie curva. Le lastre fotosensibili venivano fissate su supporti arcuati, seguendo la traiettoria del movimento rotatorio. Ciò permetteva di ottenere un negativo unico e continuo, senza le giunture tipiche dei panorami composti manualmente. Le dimensioni delle lastre variavano a seconda dei modelli, ma generalmente si attestavano su formati ampi, idonei a produrre stampe panoramiche destinate a usi topografici o paesaggistici.

La fotocamera presentava una struttura in legno massiccio, spesso mogano o noce, con finiture in ottone. Questi materiali non erano scelti solo per estetica, ma per garantire stabilità meccanica e resistenza all’usura. L’uso di ottone per i componenti mobili e di fissaggio permetteva un funzionamento fluido anche dopo molte rotazioni. La stabilità della base era un altro elemento essenziale: per garantire un panorama coerente, l’apparecchio doveva mantenere un asse perfettamente verticale, motivo per cui spesso veniva montato su treppiedi robusti, dotati di sistemi di livellamento.

La Marcellus Cycloramic Camera venne brevettata e mostrata in esposizioni fotografiche, riscuotendo l’interesse di professionisti e istituzioni. Sebbene il numero di esemplari prodotti fosse limitato, il suo principio meccanico e ottico influenzò molte delle successive fotocamere panoramiche, aprendo la strada a modelli più commerciali e diffusi.

Meccanica e funzionamento tecnico

Il cuore della Cycloramic Camera era il suo sistema di rotazione meccanica. Marcellus sviluppò un ingegnoso dispositivo basato su un movimento a molla, simile a quello degli orologi, che permetteva al corpo ottico di compiere una rotazione uniforme lungo il piano orizzontale. L’esposizione avveniva in modo progressivo: la luce entrava dall’obiettivo, colpiva la lastra curva e registrava in sequenza i diversi punti dello spazio man mano che la fotocamera ruotava. Questo processo poteva durare da pochi secondi a diversi minuti, a seconda della luminosità della scena e della sensibilità della lastra utilizzata.

Uno degli aspetti tecnici più interessanti riguardava l’adattamento della superficie sensibile. A differenza delle fotocamere tradizionali, che utilizzavano lastre piane, qui il materiale fotosensibile era curvato lungo un arco di cerchio. Tale soluzione eliminava le distorsioni prospettiche, garantendo una resa geometrica fedele della scena panoramica. La precisione necessaria per fissare la lastra su un supporto curvo richiedeva artigianato accurato e un montaggio molto attento, poiché anche minimi disallineamenti avrebbero compromesso l’uniformità del risultato.

L’otturatore era integrato nel meccanismo rotante: anziché aprirsi e chiudersi in un singolo istante, lavorava in modo continuo durante il movimento, lasciando passare la luce gradualmente. Questo concetto di scansione panoramica era radicalmente diverso dall’esposizione istantanea di una macchina tradizionale e richiedeva tempi più lunghi. L’uso di emulsioni sensibili di nuova generazione, sviluppate negli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento, rese possibile l’applicazione pratica di questo metodo.

Dal punto di vista ottico, Marcellus utilizzò lenti corrette per ridurre le aberrazioni cromatiche e mantenere una nitidezza costante lungo tutta la rotazione. Si trattava generalmente di obiettivi con lunghezze focali corte, tra i 35 e i 60 mm equivalenti, studiati per coprire un campo molto ampio. La profondità di campo era naturalmente estesa, permettendo una resa dettagliata sia degli elementi in primo piano che dello sfondo.

Un problema significativo riguardava la variazione di esposizione dovuta al movimento. Per evitare differenze di luminosità tra le aree iniziali e finali del panorama, il meccanismo doveva ruotare con velocità perfettamente costante. Marcellus risolse questo problema con un regolatore centrifugo, che stabilizzava la velocità della molla. In tal modo, la fotocamera poteva girare senza accelerazioni o rallentamenti imprevisti, garantendo un’esposizione uniforme su tutta la lastra.

L’uso della Marcellus Cycloramic Camera richiedeva una certa preparazione tecnica. Non era uno strumento destinato a dilettanti, ma piuttosto a fotografi esperti o a istituzioni che necessitavano di documentazione panoramica. Le operazioni di caricamento della lastra curva, la regolazione del meccanismo a molla e il posizionamento preciso del treppiede erano procedure complesse, che richiedevano competenze meccaniche oltre che fotografiche. Nonostante queste difficoltà, i risultati ottenuti erano di qualità notevole per l’epoca.

La fotocamera trovò applicazione in diversi ambiti. In primo luogo, fu apprezzata da fotografi di paesaggio, che potevano finalmente restituire vedute complete di montagne, coste e città senza dover ricorrere a collage di più immagini. In secondo luogo, fu utilizzata in ambito militare e topografico: le mappe fotografiche panoramiche erano infatti strumenti preziosi per la pianificazione territoriale e per la documentazione delle fortificazioni. Anche alcuni fotografi di architettura sperimentarono il suo utilizzo, sebbene la distorsione prospettica tipica dei panorami rendesse meno adatto il mezzo a questo campo.

La diffusione della Cycloramic Camera rimase limitata a causa della complessità e dei costi di produzione. Ogni esemplare richiedeva un lavoro artigianale accurato e l’impiego di materiali costosi. Nonostante ciò, il suo principio venne ripreso da altri costruttori, che realizzarono modelli più economici e maneggevoli a partire dagli anni Novanta dell’Ottocento. In questo senso, l’invenzione di Marcellus può essere vista come un prototipo avanzato, che aprì la strada a una tradizione di fotocamere panoramiche culminata con i modelli a pellicola rotante del XX secolo.

L’interesse per questo tipo di apparecchi fu alimentato anche dalle esposizioni fotografiche e dalle pubblicazioni specializzate, che ne sottolineavano il carattere pionieristico. Alcuni esemplari originali della Marcellus Cycloramic Camera sono oggi conservati in musei e collezioni private, rappresentando testimonianze importanti della storia della fotografia panoramica.

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