sabato, 30 Agosto 2025
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La macchina fotografica: il teleconverter

Il teleconverter, noto anche come moltiplicatore di focale, è un accessorio ottico che si interpone tra l’obiettivo principale e il corpo macchina, con la funzione specifica di aumentare la lunghezza focale dell’obiettivo. La sua introduzione nel panorama fotografico avviene in forma embrionale già nei primi decenni del XX secolo, in concomitanza con l’affermazione della fotografia a 35mm e l’espansione della fotografia naturalistica e sportiva, contesti nei quali era necessario raggiungere soggetti lontani senza ricorrere a ottiche di grandi dimensioni e peso.

L’idea di moltiplicare la focale di un obiettivo non è nuova, e trova le sue radici nel concetto di sistemi ottici composti, come già sperimentato in ambito telescopico sin dall’Ottocento. Tuttavia, è solo con l’evoluzione delle fotocamere reflex che il teleconverter trova una sua collocazione standardizzata. I primi modelli commerciali efficaci e destinati a un pubblico di fotografi amatori e professionisti risalgono agli anni ’50 e ’60, con i noti Teleplus di Kenko e i moltiplicatori Canon FD e Nikon Ai.

A livello costruttivo, il teleconverter si presenta come un tubo metallico contenente un sistema di lenti convergenti, spesso in configurazioni simmetriche o quasi simmetriche, progettato per mantenere la qualità dell’immagine compatibile con l’uso professionale. Esistono diverse moltiplicazioni ottiche: i più comuni sono i 1.4x, 1.7x e 2x, che indicano l’incremento della focale. Un teleconverter 2x, ad esempio, raddoppia la lunghezza focale, trasformando un 200mm in un 400mm.

L’evoluzione dei materiali ottici, delle tecnologie di rivestimento antiriflesso (multi-coating) e della precisione nella lavorazione delle superfici ha consentito un progressivo miglioramento delle prestazioni di questi dispositivi, permettendo loro di ritagliarsi un ruolo stabile nel corredo dei fotografi sportivi, naturalistici e astronomici.

Struttura ottica e principi fisici del funzionamento

Dal punto di vista ottico, il teleconverter è un sistema afocale convergente inserito tra due punti nodali di un sistema ottico più ampio, ovvero tra l’uscita dell’obiettivo principale e il piano di ingresso della fotocamera. L’azione primaria del teleconverter è quella di amplificare l’angolo di incidenza dei raggi luminosi, comportando un ingrandimento dell’immagine proiettata sul sensore. In altre parole, agisce come una lente di Barlow nella fotografia astronomica: non cambia l’angolo di campo reale dell’obiettivo, ma ne ingrandisce l’immagine sul piano focale.

Questo comportamento comporta due effetti tecnici rilevanti. Il primo è l’effettivo aumento della lunghezza focale equivalente. Ad esempio, un teleconverter 1.4x trasforma un 300mm in un 420mm; un 2x lo trasforma in un 600mm. Il secondo effetto è la riduzione dell’apertura effettiva del diaframma, che si traduce in una perdita di luminosità. Tale perdita è direttamente proporzionale al quadrato dell’ingrandimento: un 1.4x comporta una perdita di circa 1 stop, mentre un 2x causa una perdita di 2 stop. Quindi, un f/2.8 diventa f/4 con un 1.4x, e f/5.6 con un 2x.

Internamente, il teleconverter è composto da un numero variabile di elementi ottici (da 3 fino a 7 o più) disposti in 2 o 3 gruppi, spesso cementati per ridurre le aberrazioni cromatiche e sferiche. Le superfici ottiche sono trattate con rivestimenti multistrato per minimizzare riflessi, flare e perdite di contrasto. Nelle versioni di fascia alta, i produttori impiegano vetri a bassa dispersione (ED, UD, FLD) e layout ottimizzati per ciascun obiettivo nativo.

Il corretto funzionamento del teleconverter richiede che il sistema ottico principale (cioè l’obiettivo) sia telecentrico oppure compatibile con l’ottica del moltiplicatore, pena la generazione di vignettatura, perdita di nitidezza o aberrazioni complesse. Le versioni progettate per obiettivi specifici (ad esempio i Canon Extender EF per i teleobiettivi L) offrono una resa ottimizzata grazie alla co-progettazione ottica e meccanica.

Compatibilità meccanica ed elettronica con le fotocamere moderne

La compatibilità meccanica di un teleconverter è un aspetto cruciale per il suo corretto utilizzo. Esistono teleconverter dedicati, progettati specificamente per una gamma di obiettivi o per una marca (es. Nikon TC-14E III o Canon Extender EF III), e teleconverter universali, compatibili meccanicamente con più sistemi tramite adattatori o innesti standardizzati. La compatibilità si estende anche al mantenimento del collegamento elettronico tra obiettivo e corpo macchina, fondamentale nelle ottiche moderne.

Dal punto di vista elettronico, un buon teleconverter è in grado di trasmettere i dati EXIF corretti, inclusi lunghezza focale, apertura effettiva e distanza di messa a fuoco. I modelli recenti sono dotati di contatti dorati o a bassa resistenza, che garantiscono il passaggio del segnale per l’autofocus, la stabilizzazione ottica (IS, VR, OS) e la lettura dei parametri. Tuttavia, con i moltiplicatori 2x, alcuni sistemi di autofocus – soprattutto a contrasto – possono fallire o rallentare drasticamente, a causa della ridotta apertura massima risultante. Molte fotocamere reflex, infatti, disattivano l’autofocus se l’apertura effettiva scende sotto f/8, mentre le mirrorless moderne, grazie al sistema a rilevamento di fase sul sensore, riescono a gestire condizioni di luce più critiche.

Meccanicamente, un teleconverter deve garantire una connessione rigida e precisa tra le due estremità, spesso ottenuta mediante baionette in ottone cromato, guarnizioni per l’impermeabilità (nei modelli tropicalizzati) e trattamenti antiusura. L’accoppiamento deve evitare ogni tipo di gioco, pena problemi di micro disallineamento ottico che possono compromettere nitidezza e centratura dell’immagine.

Nel campo professionale, i produttori offrono teleconverter di terza generazione, compatibili con ottiche a lunga focale e ottimizzati per velocità autofocus elevate, come richiesto nella fotografia sportiva e wildlife. La presenza di firmware aggiornabili via corpo macchina è un’ulteriore caratteristica delle versioni più recenti, che consente il supporto per nuove ottiche o l’ottimizzazione dei parametri AF.

Vantaggi e limiti pratici nell’uso sul campo

L’adozione di un teleconverter consente al fotografo di incrementare la portata della propria attrezzatura senza aumentare peso e dimensioni, con un costo significativamente inferiore rispetto all’acquisto di una lente supertele. Questa caratteristica è particolarmente apprezzata in contesti di fotografia naturalistica, ornitologica, sportiva e di caccia fotografica, dove l’avvicinamento fisico al soggetto non è possibile o desiderabile.

Dal punto di vista pratico, uno dei principali vantaggi è la flessibilità operativa: con un solo teleobiettivo e uno o due moltiplicatori, è possibile coprire più lunghezze focali senza dover cambiare ottica. Ad esempio, un 300mm f/2.8 abbinato a un 1.4x e a un 2x può diventare un 420mm f/4 e un 600mm f/5.6, mantenendo una qualità d’immagine eccellente e riducendo al minimo il corredo necessario in uscita.

Tuttavia, l’uso del teleconverter comporta compromessi significativi, che richiedono attenzione e consapevolezza. Il primo limite è la perdita di luminosità, come già evidenziato, che può impattare negativamente sulla velocità dell’autofocus e sulla possibilità di operare in condizioni di luce scarsa. Il secondo limite riguarda la qualità ottica, in quanto ogni lente aggiuntiva può introdurre aberrazioni cromatiche, riduzione di contrasto, perdita di nitidezza ai bordi e flare, soprattutto in modelli economici o mal accoppiati.

Anche il sistema autofocus può risentire dell’uso di un teleconverter. Nei modelli reflex con modulo AF dedicato, la ridotta apertura effettiva può rendere inutilizzabili i punti centrali a croce o impedire il tracking continuo. Le mirrorless moderne riescono a gestire meglio questa condizione, ma il comportamento dipende fortemente dall’obiettivo, dal firmware e dalla fotocamera utilizzata.

Infine, si segnalano anche alcune problematiche legate alla vignettatura e all’ingrandimento delle imperfezioni ottiche preesistenti. Un obiettivo non perfettamente corretto per aberrazioni o già soft a tutta apertura può risultare ancora più penalizzato se usato con un teleconverter, rendendo evidente il decadimento della resa già a ingrandimenti modesti.

Teleconverter nella fotografia contemporanea 

Nel contesto attuale della fotografia digitale, il ruolo del teleconverter è stato parzialmente ridimensionato dall’introduzione di sensori ad alta risoluzione, che consentono crop digitali spinti senza penalizzazioni visive evidenti. Tuttavia, in ambiti professionali, l’uso del teleconverter rimane insostituibile per applicazioni dove la qualità ottica e l’ingrandimento reale sono prioritari rispetto alla flessibilità del crop in post-produzione.

Fotografi sportivi, faunisti e fotogiornalisti impiegano teleconverter accoppiati a obiettivi di fascia alta, spesso progettati per funzionare in tandem. Un esempio classico è la coppia Canon EF 300mm f/2.8L IS II + Extender EF 2x III, oppure Nikon 400mm f/2.8E FL + TC-14E III. In questi contesti, la perdita di nitidezza è trascurabile e compensata da un notevole incremento di versatilità. I professionisti utilizzano anche test di compatibilità specifici, montando i moltiplicatori su banchi ottici e verificandone resa MTF, curva di contrasto e comportamento in condizioni di controluce.

In ambienti controllati, come la fotografia da appostamento, il tripode o il monopiede sono accessori imprescindibili quando si lavora con teleconverter, poiché l’aumento della focale amplifica anche le vibrazioni e i micromovimenti. L’uso di otturatori elettronici, scatti a distanza e specchi sollevati è pratica comune per ridurre qualsiasi interferenza fisica nell’atto della ripresa.

Con l’avvento dei teleconverter per mirrorless, i produttori hanno ridefinito standard ottici e meccanici. Sony, Canon RF e Nikon Z hanno introdotto moltiplicatori compatibili con i propri supertele nativi, spesso ottimizzati per sensori ad altissima densità. La presenza di firmware aggiornabili e algoritmi AF avanzati rende l’esperienza d’uso più coerente rispetto al passato.

Curiosità Fotografiche

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