Mercoledì 21 ottobre 2026 Getty Images ha depositato davanti al tribunale fallimentare del Delaware la richiesta di Chapter 11, la procedura americana che congela le pretese dei creditori mentre un’azienda riscrive i propri conti. L’agenzia che per trent’anni ha rifornito le redazioni di mezzo mondo con le immagini dei conflitti, dei Mondiali di calcio e dei tappeti rossi si presenta in aula con circa due miliardi di dollari di debiti, una quotazione in Borsa già perduta e un titolo che chiude la giornata a due centesimi. I titoli di agenzia hanno riassunto la vicenda con una formula comoda: Getty sarebbe stata messa in ginocchio dalle immagini generate dall’intelligenza artificiale. La formula contiene del vero. I documenti depositati presso la SEC, però, raccontano una storia più scomoda e più interessante, in cui diciotto anni di passaggi di proprietà e di leva finanziaria pesano almeno quanto i generatori di immagini.
In Sintesi
- Il 21 ottobre 2026 Getty Images ha avviato un Chapter 11 «prepackaged» in Delaware: l’accordo con i creditori era già stato firmato il 12 ottobre.
- La famiglia Getty e Koch Equity Development investiranno fino a 533 milioni di dollari e, a procedura conclusa, possiederanno il 100% della società, che uscirà dalla Borsa. Le azioni attuali vengono cancellate.
- Il debito eliminato riguarda 270 milioni di dollari di obbligazioni non garantite, estinte con un pagamento in contanti di circa 170,2 milioni. Su un indebitamento di circa 2,1 miliardi, il resto viene allungato e reso meno costoso.
- La fusione da 3,7 miliardi con Shutterstock è saltata a luglio per la condizione imposta dall’autorità britannica sulla concorrenza. Le spese in contanti collegate all’operazione ammontano a 108 milioni.
- Nel 2025 Getty ha registrato ricavi record (981,3 milioni) e una perdita netta di 206,2 milioni. L’azienda attribuisce le tensioni di liquidità a debito, costi della fusione e cause legali, con l’intelligenza artificiale sullo sfondo.
- Per i fotografi che forniscono immagini a Getty, la proposta lascia intatti i crediti non garantiti. Il copyright resta ai contributori, ma i contratti vanno riletti e le comunicazioni ufficiali seguite con attenzione.
Un deposito annunciato: che cosa significa «prepackaged»
Chi legge «Chapter 11» pensa spesso a un’azienda che spegne le luci. La procedura americana funziona all’opposto: la società continua a lavorare, a vendere e a pagare gli stipendi, mentre un giudice sospende le azioni dei creditori e concede il tempo di approvare un piano di riorganizzazione. Dal momento in cui la petizione viene depositata scatta la sospensione automatica delle cause e delle richieste di pagamento, e il management resta al proprio posto sotto la supervisione del tribunale.
Nel caso di Getty la parola decisiva è «prepackaged». Il piano era già stato negoziato e firmato prima di entrare in aula: l’accordo di ristrutturazione (il Restructuring Support Agreement dei documenti SEC) porta la data del 12 ottobre 2026, nove giorni prima del deposito. Il 21 ottobre l’azienda ha avviato la raccolta dei voti dei creditori sul piano, con l’obiettivo di accorciare il procedimento e concluderlo entro fine anno, dopo le consuete autorizzazioni regolatorie. Nelle carte depositate Getty indica attività e passività in una fascia compresa tra uno e dieci miliardi di dollari, secondo quanto riportato da Reuters: un intervallo largo, imposto dai moduli del tribunale, che dice poco sulla cifra esatta.
Il messaggio rivolto al mercato è di continuità. L’amministratore delegato Craig Peters ha definito il deposito un passaggio procedurale, e la società ha ripetuto che clienti, contributori, partner e dipendenti non subiranno effetti, mentre i fornitori saranno pagati per intero. La Borsa ha letto la notizia a modo suo. Il titolo, che da settimane si trascinava sul mercato dei titoli non quotati, ha chiuso mercoledì a due centesimi di dollaro dopo un rimbalzo del 48%, un movimento che su cifre così piccole significa pochissimo.
I numeri dell’accordo, letti con la calcolatrice
Il comunicato del 12 ottobre apre con la cifra più grossa: fino a 533 milioni di dollari di nuovo capitale, versato da membri della famiglia Getty attraverso società a loro collegate e da Koch Equity Development, il braccio di investimento del gruppo industriale Koch. Quando la procedura sarà conclusa, questi investitori possederanno il cento per cento di un’azienda tornata privata. Le azioni oggi in circolazione verranno cancellate: l’8-K parla di annullamento di tutte le partecipazioni azionarie esistenti, e chi aveva comprato titoli Getty in Borsa non vedrà nulla.
Il dettaglio che i titoli di giornale tendono a omettere riguarda il perimetro di quei 533 milioni. Il documento depositato alla SEC precisa che la cifra comprende i prestiti che alcuni azionisti erogano durante la procedura e circa 100 milioni di debito già in mano agli azionisti di maggioranza, che si converte in capitale al momento dell’uscita. Il denaro davvero nuovo è quindi inferiore al totale. A sostenere la società mentre il procedimento è in corso c’è poi un finanziamento di Koch fino a 143 milioni di dollari.
Sul lato del debito, la riduzione è più modesta di quanto la parola «cancellazione» suggerisca. Gli obbligazionisti non garantiti (i titolari dell’83,5% di quei titoli hanno aderito all’accordo) vedono estinguere 270 milioni di dollari di obbligazioni in cambio di circa 170,2 milioni in contanti. Il vantaggio per Getty si misura in quasi 100 milioni di capitale in meno da restituire, meno del 5% di un indebitamento complessivo che a fine giugno sfiorava i 2,1 miliardi. Il resto non sparisce. I creditori garantiti, cioè i titolari di circa l’89% delle obbligazioni garantite e dei prestiti a termine, insieme a tutti i finanziatori della linea di credito revolving, hanno accettato di ridurre gli interessi e di spostare più avanti le scadenze. La linea revolving diventa una nuova facilitazione da 150 milioni di dollari che, all’uscita dalla procedura, risulterà rimborsata e non utilizzata.
È lo schema classico di una ristrutturazione: poco debito cancellato, molto debito rimodellato e una proprietà che versa denaro per ottenere il controllo pieno. Va letto insieme al costo del debito che Getty si portava dietro. Le obbligazioni non garantite pagavano cedole del 9,75% (scadenza 2027) e del 14% (scadenza 2028). Con tassi simili, una parte della cassa generata ogni anno dal lavoro di fotografi, operatori e archivisti prendeva la strada dei creditori prima ancora di raggiungere gli investimenti sul prodotto.
Quattro proprietari in diciotto anni: la genealogia del debito
Per capire perché Getty arrivi in tribunale con due miliardi sulle spalle bisogna risalire alla struttura finanziaria costruita attorno all’azienda. La società nasce nel 1995 a Seattle come Getty Investments, per iniziativa di Mark Getty, erede della dinastia petrolifera, e di Jonathan Klein. Pochi anni dopo le sue attività si fondono con quelle di PhotoDisc e il nome diventa quello che conosciamo. La crescita procede per acquisizioni: Getty rileva agenzie familiari e archivi storici e li digitalizza. Tra questi figura la collezione Hulton, con circa quindici milioni di fotografie provenienti dalla stampa britannica a partire dall’Ottocento. È il tratto che riguarda più da vicino chi si occupa di storia della fotografia, perché ha trasformato un pezzo consistente della memoria visiva europea in un catalogo con un listino prezzi. Sul modello economico delle agenzie stock, e sulle sue fragilità, abbiamo già scritto in un articolo dedicato al diritto d’autore.
Nel 2008 arriva il fondo Hellman & Friedman, che ritira la società dalla Borsa con un’operazione da 2,4 miliardi di dollari. Nel 2012 la rivende per 3,3 miliardi a Carlyle, e la famiglia Getty insieme a Klein reinveste le proprie quote nella nuova struttura. Con il passaggio a Carlyle l’indebitamento si fa pesante: una ricostruzione di Bloomberg ricorda che l’azienda, schiacciata dalla leva, dovette completare nel 2015 uno scambio di debito in condizioni di difficoltà. Nel 2018 la famiglia ricompra il controllo. Pagò circa 250 milioni di dollari per la quota di Carlyle e si fece carico di circa 2,35 miliardi di debito, per una valutazione complessiva appena sotto i tre miliardi, inferiore ai 3,3 del 2012. Nello stesso anno Koch Equity Development investì 500 milioni in azioni privilegiate, ed è rimasta accanto alla famiglia da allora.
Nel luglio 2022 Getty torna in Borsa attraverso una società veicolo (una SPAC), la CC Neuberger Principal Holdings II, con una valutazione di 4,8 miliardi di dollari debito compreso. Il debito, intanto, non è mai uscito di scena: i 2,35 miliardi del 2018 e i circa 2,1 di giugno 2026 appartengono allo stesso ordine di grandezza. Le acquisizioni degli anni di crescita hanno prodotto un’attività operativa solida, con un utile netto di 39,5 milioni di dollari nel 2024. Hanno anche consegnato all’azienda un’infrastruttura finanziaria che reggeva finché i tassi restavano bassi e le operazioni straordinarie andavano come previsto. Quando entrambe le condizioni sono venute meno, lo spazio di manovra si è ridotto in poche settimane.
Dalla Borsa ai due centesimi
Il ritorno sul mercato azionario doveva dare a Getty risorse e visibilità. Per qualche tempo il titolo ha tenuto, poi ha cominciato a scivolare. Il 9 marzo 2026 la media delle chiusure sulle ultime trenta sedute è scesa sotto il dollaro. Il 17 marzo la Borsa di New York ha comunicato all’azienda la violazione della soglia minima, concedendo sei mesi per rimediare. Il 20 marzo il titolo valeva circa 80 centesimi.
La soluzione non è arrivata. Il 29 settembre la Borsa di New York ha sospeso le contrattazioni e avviato la procedura di cancellazione dal listino, applicando la clausola discrezionale sui prezzi anomalmente bassi (la sezione 802.01D del suo regolamento) senza attendere la fine dei sei mesi di tolleranza. Il giorno prima il titolo si era fermato a 12 centesimi: circa il 93% in meno su dodici mesi e circa il 99% in meno rispetto all’esordio del 2022, quando le azioni valevano in totale circa 2,9 miliardi di dollari. Il 30 settembre i titoli sono passati al mercato OTC Pink e la società ha dichiarato di non voler presentare ricorso. Nelle sue comunicazioni compare anche un dubbio sostanziale sulla capacità di proseguire l’attività, la formula contabile nota come going concern. Il 2 ottobre il titolo ha perso un altro 47%, chiudendo a poco più di quattro centesimi.
Il piano di ristrutturazione chiude il cerchio in modo brutale per i piccoli azionisti. Cancellate le azioni, resta la proprietà di chi ha già in mano la famiglia e il capitale di Koch. La Borsa ha misurato la fiducia del mercato in quattro anni; l’accordo del 12 ottobre dice che i soli a crederci ancora, oggi, sono i proprietari storici.
Shutterstock, il matrimonio che Londra non ha benedetto
Nel gennaio 2025 Getty e Shutterstock annunciano la fusione tra le due maggiori piattaforme di immagini stock e di fotografia editoriale. È una fusione tra pari da 3,7 miliardi di dollari: gli azionisti di Getty avrebbero ottenuto il 54,7% del gruppo e quelli di Shutterstock il 45,3%, con il nome e il simbolo di Borsa di Getty. La logica industriale è chiara. Due aziende che si fanno concorrenza al ribasso sul prezzo delle immagini mettono insieme cataloghi, clienti e costi, e affrontano uniti l’arrivo dei generatori.
Il percorso autorizzativo, invece, si rivela un campo minato. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti dà il via libera ad aprile 2026, senza condizioni. L’autorità britannica per la concorrenza, la CMA, apre un’indagine approfondita. Nella relazione provvisoria del 19 febbraio 2026 esclude problemi sul mercato globale dello stock, ma segnala il rischio di una riduzione della concorrenza nella fotografia editoriale fornita ai media del Regno Unito. Le parti propongono di cedere due unità specializzate in immagini di personaggi famosi, Backgrid e Splash. Il 15 maggio la CMA risponde che non basta: per il via libera chiede la vendita dell’intera attività editoriale di Shutterstock.
A quel punto la partita si sposta nelle sale del consiglio. Il 30 giugno il board di Getty vota all’unanimità di non proseguire con la cessione sorvegliata dall’autorità e di lasciare scadere l’accordo, cosa che avviene il 6 luglio. Il giorno successivo Getty notifica alla CMA la risoluzione. La presidente del gruppo di inchiesta, Margot Daly, ha commentato che la rinuncia resta una scelta commerciale: la CMA aveva condizionato il via libera alla vendita dell’attività editoriale di Shutterstock, soluzione che le parti stesse avevano offerto in una fase precedente, e dopo la relazione finale aveva lavorato con loro e con diversi possibili acquirenti. Getty, dal canto suo, ha spiegato in un documento alla SEC che il contratto non la obbligava ad accettare quella condizione.
Il conto è pesante. I documenti riportati da PetaPixel e dalla American Society of Media Photographers indicano 108 milioni di dollari di spese in contanti collegate alla fusione tra il 31 dicembre 2024 e il 30 giugno 2026. C’è anche un’ironia che merita una riga. Getty cercava nella fusione una risposta all’intelligenza artificiale, e secondo la ricostruzione di Fstoppers la stessa CMA ha giudicato robusta la concorrenza nello stock proprio grazie a strumenti come Midjourney e DALL-E e a rivali come Adobe e Canva. Per un regolatore, i generatori di immagini sono già concorrenti legittimi nel mercato che Getty voleva consolidare. Per un fotografo di cronaca, invece, la vicenda conserva un lato rassicurante: la fotografia editoriale continua a dipendere da persone presenti sul posto e, con la fusione saltata, il mercato resta frammentato tra Getty, Shutterstock e le agenzie di stampa.
Il settembre dei coupon
Con la fusione archiviata, la cassa diventa il problema numero uno. Il 31 agosto Getty annuncia che userà il periodo di tolleranza di trenta giorni per pagare gli interessi in scadenza il 1° settembre sulle obbligazioni al 9,75% con scadenza 2027 e al 14% con scadenza 2028. L’azienda precisa di avere la liquidità necessaria e di aver scelto di prendere tempo, e dichiara di cercare finanziamenti alternativi con il coinvolgimento degli azionisti. Ha incaricato Guggenheim Securities di esaminare le alternative. Le agenzie di rating reagiscono subito: Moody’s abbassa il rating societario da Caa1 a Caa3 e S&P lo porta a CCC.
I conti spiegano la prudenza. Secondo Octus, a fine giugno la cassa era di 51,6 milioni di dollari e nel trimestre l’azienda aveva bruciato 123 milioni, tra pagamenti legati a un contenzioso sui warrant e interessi sul finanziamento della fusione. Getty stessa ha indicato come cause delle tensioni di liquidità il livello dei tassi, un pagamento di 110,9 milioni per una controversia e i costi dell’operazione abortita. Il 30 settembre, l’ultimo giorno utile, l’azienda versa gli interessi: nessun evento di inadempimento, e il declassamento a «selective default» che S&P aveva messo in conto in caso di mancato versamento non scatta. Il pagamento è arrivato all’ultimo giorno utile.
Negli stessi giorni Bloomberg riferisce di colloqui riservati con i creditori su un prestito durante la procedura, con l’ipotesi che gli stessi creditori ottenessero il controllo della società attraverso il fallimento. Un gruppo di obbligazionisti non garantiti aveva incaricato lo studio Akin Gump. L’esito finale ha preso un’altra strada: a prendere la società sono la famiglia e Koch, e i creditori hanno accettato sconti, scadenze più lunghe e interessi ridotti. La differenza conta per chi voglia capire chi comanda oggi in Getty.
L’intelligenza artificiale: concorrente, imputata, ora partner
Resta la domanda che ha dato il titolo alle cronache: quanto ha pesato l’intelligenza artificiale? La risposta passa per tre capitoli, uno più strano dell’altro. Nel settembre 2022 Getty vieta le immagini generate dall’IA nel proprio catalogo. A gennaio 2023 cita in giudizio Stability AI, la società di Stable Diffusion, sostenendo che milioni di fotografie protette siano state copiate senza consenso (il numero indicato dalla causa è di circa dodici milioni). Nel 2023, a un anno dal divieto, l’azienda annuncia un generatore proprio, sviluppato con NVIDIA e addestrato sul proprio archivio, con licenza royalty free sulle immagini prodotte.
La causa contro Stability AI finisce male. Il 4 novembre 2025 l’Alta Corte di Londra, con la giudice Joanna Smith, respinge la parte più importante delle richieste. Getty aveva già rinunciato in corso di processo alle accuse principali di violazione primaria del diritto d’autore, e la corte esclude la violazione secondaria, stabilendo che i modelli di Stable Diffusion non sono «copie illecite» ai sensi della legge britannica, perché non conservano né riproducono le immagini. Getty ottiene soltanto una vittoria limitata sul marchio, per i casi in cui le prime versioni del programma generavano immagini con una riproduzione del suo watermark. La giudice stessa ha definito i propri risultati storici ma estremamente circoscritti. Entrambe le parti hanno rivendicato il successo, e sul nodo dell’addestramento dei modelli resta una questione ancora aperta. Getty aveva avviato un’azione analoga anche negli Stati Uniti, davanti a un tribunale federale di San Francisco, nell’agosto 2025. Secondo i documenti citati da PetaPixel, tra il dicembre 2024 e il giugno 2026 l’azienda ha speso 17 milioni di dollari per il contenzioso con Stability AI negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
Poi arrivano gli accordi. A ottobre 2025 Getty firma con Perplexity un’intesa che consente alla piattaforma di usare il suo archivio per ricerca e scoperta, senza permesso di addestramento. Il 21 giugno 2026 annuncia un accordo pluriennale di «display» con OpenAI: le immagini con licenza di Getty compariranno nelle esperienze di ricerca di ChatGPT. Il comunicato non indica condizioni economiche né chiarisce se OpenAI potrà usare le immagini per addestrare i propri modelli. Alla riapertura dei mercati il titolo sale di oltre il 120%. Il rimbalzo dura poco: a fine settembre le azioni valgono 12 centesimi.
Che cosa ci dicono i bilanci? Il 2025 è l’anno con i ricavi più alti della storia dell’azienda: 981,3 milioni di dollari, in crescita del 4,5%. La fotografia editoriale vale 369,6 milioni, con un aumento del 6,9%, e nel quarto trimestre sale del 21,4%. Il secondo trimestre del 2026 chiude con ricavi di 229,1 milioni. La perdita netta del 2025 è di 206,2 milioni, contro un utile di 39,5 nel 2024. L’amministratore delegato Craig Peters ha indicato nell’ascesa dell’intelligenza artificiale una delle ragioni del calo di domanda e dello sconvolgimento del mercato delle agenzie. Nelle presentazioni ai creditori, però, le cause indicate per la pressione sulla liquidità sono altre: il servizio del debito, i costi della fusione mancata, il contenzioso sui warrant e quello con Stability AI.
La lettura che ci sembra più solida tiene insieme i due dati. Il tracollo ha una causa finanziaria, perché un’azienda con ricavi record nel 2025 non finisce in tribunale per mancanza di clienti. L’intelligenza artificiale ha lavorato dove il debito era già pesante: ha reso incerta la prospettiva del segmento creativo, quello delle immagini stock, e ha tolto a Getty la fiducia dei mercati e il tempo per rifinanziarsi con calma. La fotografia editoriale, che vende la presenza di un fotografo a un evento reale, continua a crescere. È anche il terreno su cui la questione della provenienza verificabile, di cui parliamo a proposito di C2PA e autenticità, diventa un vantaggio competitivo e non un esercizio da addetti ai lavori.
Che cosa cambia per i fotografi che lavorano con Getty
Getty lavora con quasi seicentomila creatori di contenuti e circa trecentosessanta partner, e copre ogni anno più di centosessantamila eventi di cronaca, sport e spettacolo. Un fotografo italiano che fornisce immagini a Getty, direttamente o attraverso un’agenzia partner, ha il diritto di chiedersi che cosa accadrà ai suoi compensi. Le agenzie internazionali restano un canale essenziale per chi vive di cronaca e di sport.
La risposta più utile arriva da Thomas Maddrey, amministratore delegato dell’American Society of Media Photographers e avvocato specializzato in diritto d’autore, in un’analisi pubblicata da PetaPixel il 12 ottobre. Il piano pubblicato colloca i crediti non garantiti generali, categoria in cui rientrerebbero molte delle royalty dei fotografi, nella classe 6 e li lascia non pregiudicati, cioè non soggetti a tagli. Si tratta di una proposta e non di una decisione del tribunale, e dipende dalla natura di ciascun credito e dall’esatta società Getty indicata nel contratto. Il piano prevede in generale di mantenere i contratti in corso, ma Getty potrebbe chiedere al giudice di respingerne alcuni. Il copyright resta ai contributori, come ricorda lo stesso materiale informativo dell’azienda, ma i diritti di licenza e gli obblighi contrattuali verso Getty restano in piedi.
I consigli pratici di Maddrey sono quelli che darebbe qualsiasi legale prudente. Salvare estratti conto e storico dei pagamenti fuori dai sistemi di Getty. Individuare l’esatta società Getty indicata nel contratto e confrontarla con l’eventuale elenco dei debitori. Conservare accordi, modifiche e inventario dei file consegnati. Segnare nel calendario le scadenze di ogni comunicazione ufficiale. Distinguere per ogni immagine la data di licenza, quella di comparsa del compenso e quella di pagamento, per separare ciò che precede il deposito da ciò che lo segue. E rivolgersi a un legale se il credito è rilevante o se arriva una richiesta di rinuncia ai diritti. Per chi risiede fuori dagli Stati Uniti la situazione è più complessa: il Paese di residenza del fotografo non basta da solo a stabilire se il credito sia toccato dalla procedura americana. La società ha indicato un sito dedicato, gestito da Kroll, dove vengono pubblicati i documenti della procedura.
Che cosa resta da vedere
Il tribunale deve ancora confermare il piano, e Getty ha detto di attendere le autorizzazioni regolatorie di rito prima di chiudere entro fine anno. Il primo punto da seguire sono i contratti con i contributori: il piano prevede di mantenerli, ma contempla modifiche necessarie all’attuazione, e le comunicazioni ufficiali diranno se ci saranno proposte nuove sui compensi o sui diritti. Il secondo riguarda i patti con le società di intelligenza artificiale. Finché non si saprà che cosa vale l’accordo con OpenAI, e se l’intesa con OpenAI escluda l’addestramento, come fa quella con Perplexity, resta aperta la domanda su chi guadagna dal valore che gli archivi di Getty portano ai modelli. Il terzo è il contenzioso americano con Stability AI, di cui gli atti pubblici consultati non indicano l’esito.
Un quarto punto riguarda il mercato. Con Getty privata e meno indebitata, e con Shutterstock indipendente, la concorrenza tra le due società continua sul prezzo delle immagini e sulla fotografia editoriale. Dopo trent’anni di passaggi di mano, Getty torna nelle mani di chi la possedeva alle origini, con meno debito e interessi più bassi da pagare. La vera misura del risultato sarà la qualità del lavoro che i fotografi potranno continuare a vendere, e il prezzo a cui lo venderanno.
Domande Frequenti su Getty Images e il Chapter 11 (FAQ)
Getty Images sta chiudendo?
No. Il Chapter 11 è una procedura di riorganizzazione: l’azienda continua a operare, a vendere immagini e a pagare fornitori e dipendenti mentre il tribunale approva il piano. Getty prevede di concluderla entro fine 2026.
Perché un’azienda con ricavi record finisce in bancarotta?
Perché il problema sta nei conti. Il debito di circa 2,1 miliardi di dollari, le cedole fino al 14%, i costi della fusione mancata con Shutterstock e le cause hanno consumato la cassa, che a fine giugno era di 51,6 milioni.
Che cosa succede agli azionisti?
Le azioni esistenti vengono cancellate. A fine procedura la società sarà posseduta al 100% da affiliati della famiglia Getty e di Koch Equity Development.
I compensi dei fotografi sono a rischio?
Secondo il piano pubblicato, i crediti non garantiti generali restano non pregiudicati. È una proposta soggetta all’approvazione del giudice, quindi conviene conservare i documenti e seguire le comunicazioni ufficiali.
La fusione con Shutterstock è davvero finita?
Sì. L’accordo è scaduto il 6 luglio 2026 e Getty ha notificato la risoluzione alla CMA il giorno dopo. Le due società restano concorrenti.
Fonti
- Getty Images Holdings, Form 8-K, accordo di ristrutturazione del 12 ottobre 2026, SEC
- Getty Images, comunicato del 12 ottobre 2026 (Exhibit 99.1), SEC
- Getty Images, comunicato del 21 ottobre 2026 sull’avvio del Chapter 11, GlobeNewswire
- CNBC, Getty Images files for bankruptcy, 21 ottobre 2026
- Reuters via Business Standard, Getty Images files for US bankruptcy
- TipRanks, Getty Images files for Chapter 11, 21 ottobre 2026
- PetaPixel, Thomas Maddrey (ASMP), How Getty’s Bankruptcy Affects Photographers
- Getty Images, risultati del quarto trimestre e dell’anno 2025
- Octus, Getty Images Preparing Chapter 11 Filing
- Bloomberg via The Edge, Getty Images in talks with lenders, 29 settembre 2026
- Benzinga, Getty Images Avoids Default With Last-Minute Bond Payment
- PPC Land, NYSE halts Getty Images trading after shares fall to 12 cents
- RedShark News, Getty Images scraps $3.7bn Shutterstock merger after UK ruling
- Fstoppers, Why Getty Just Abandoned Its $3.7 Billion Merger With Shutterstock
- 80 Level, Getty Images Officially Drops Its Merger Plans with Shutterstock
- Bird & Bird, Stability AI defeats Getty Images copyright claims, 2025
- Getty Images, Announces Display Partnership with OpenAI, 21 giugno 2026
- Engadget, OpenAI signs deal to show Getty’s images in ChatGPT results
- The Hollywood Reporter, Getty Images to File for Bankruptcy, Go Private, ottobre 2026
- PPC Land, NYSE suspends Getty Images with $1.47bn of debt and 12-cent shares
- Panabee, Getty Images Delisted from NYSE; Transitions to OTC Pink
- Benzinga, Getty Images Delists From NYSE, Shares Begin Trading Over The Counter Market
- Express & Star, Getty pulls tie-up with Shutterstock after CMA orders disposal
- Yahoo Finance, Getty Images prepares to file for Chapter 11 bankruptcy
- Forbes Australia, Getty Images shares soar more than 120% after it announces deal with OpenAI
- Canadian Lawyer, Stability AI, Getty Images split UK High Court win
- Cleary Gottlieb, UK High Court Issues Landmark Ruling in Getty Images v. Stability AI
- PetaPixel, Getty Images to be Fully Controlled by the Getty Family Once Again, 2018
- Wikipedia, Getty Images (storia societaria e archivio Hulton)
- Family Wealth Report, Getty Family Resumes Images Business Control, 2018
- Bloomberg via SEC, Getty Images to Go Public in Deal With CC Neuberger SPAC, 2021




