Maurice Tabard (Lione, 12 luglio 1897 – Parigi, 23 febbraio 1984) è stato un fotografo francese, associato al movimento surrealista e riconosciuto come uno dei principali interpreti della sperimentazione fotografica tra gli anni Venti e Trenta del Novecento. La sua opera si contraddistingue per l’uso innovativo di tecniche di manipolazione fotografica quali la solarizzazione, la doppia esposizione e la sovrapposizione ottica, applicate con un rigore tecnico che si affiancava a una visione poetica e immaginifica. Nato a Lione e trasferitosi in giovane età negli Stati Uniti, Tabard costruì una carriera internazionale che oscillò fra la fotografia di moda e la ricerca artistica più radicale, sempre ancorata a un dialogo costante con le avanguardie storiche.
Formazione e primi anni
La formazione di Maurice Tabard è segnata da una precoce familiarità con la tecnica fotografica, favorita dal mestiere del padre che lavorava come fotografo a Lione. Dopo la morte di quest’ultimo, la famiglia decise di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1914, proprio alla vigilia dello scoppio della Prima guerra mondiale. Qui Tabard si iscrisse al Cleveland Institute of Art, dove studiò pittura e arti grafiche, acquisendo un bagaglio tecnico che influenzò profondamente la sua visione fotografica. La formazione accademica non lo portò subito alla fotografia, ma sviluppò in lui una solida padronanza della composizione visiva, dell’uso della luce e della progettualità dell’immagine.
Nel 1919 iniziò a lavorare a New York presso lo studio di fotografia commerciale Apeda Studio, una delle più importanti realtà professionali specializzate in ritrattistica e immagini promozionali. Qui ebbe modo di affinare le competenze tecniche di ripresa con macchine a banco ottico, controllo della prospettiva e gestione dei fondali artificiali. Questa esperienza fu fondamentale perché gli permise di comprendere le esigenze del mercato e, allo stesso tempo, le possibilità di manipolazione che lo strumento fotografico poteva offrire.
Nei primi anni Venti Tabard sviluppò un interesse crescente per la fotografia di moda, collaborando con riviste e agenzie pubblicitarie americane. Tuttavia, la sua sensibilità restava attratta dalle ricerche artistiche che in quel periodo stavano trasformando la fotografia in Europa, soprattutto attraverso l’avanguardia surrealista e dadaista. Fu il ritorno a Parigi, nel 1928, a segnare una svolta definitiva nella sua carriera.
L’incontro con il surrealismo e la sperimentazione tecnica
Il trasferimento a Parigi nel 1928 mise Tabard in contatto diretto con il fermento delle avanguardie artistiche. Frequentò i circoli culturali della capitale francese e stabilì rapporti con figure chiave come Man Ray, che aveva già consolidato la sua fama con le celebri “rayografie” e con gli esperimenti di solarizzazione. Proprio la solarizzazione divenne uno dei campi in cui Tabard dimostrò una straordinaria abilità tecnica, sviluppando una personale variante che accentuava i contorni e produceva un effetto di irrealtà sospesa.
Tra le tecniche predilette, Tabard utilizzò con frequenza la doppia esposizione, sovrapponendo immagini che provenivano da contesti differenti per costruire composizioni oniriche. Questa pratica, già sperimentata da alcuni fotografi ottocenteschi in ambito scientifico o spiritico, veniva da lui impiegata in chiave poetica e visionaria. L’uso di oggetti quotidiani trasformati in apparizioni ambigue, corpi frammentati e architetture distorte mostrava l’intenzione di liberare la fotografia dal vincolo documentario, trasportandola nel territorio del sogno.
Accanto alla doppia esposizione, Tabard lavorò sulle sovrapposizioni ottiche, ottenute sia in fase di ripresa con l’uso di specchi e prismi, sia in camera oscura durante la stampa. Il suo laboratorio parigino divenne un vero e proprio spazio sperimentale, dove l’uso del banco ottico e degli ingranditori professionali era costantemente spinto oltre le funzioni tradizionali. Gli effetti di sfocatura selettiva, l’inserimento di mascherature complesse e l’uso sapiente della luce radente durante le esposizioni di stampa costituivano un vocabolario tecnico che si saldava perfettamente con l’immaginario surrealista.
La sua adesione al surrealismo non fu soltanto stilistica. Nel 1929 Tabard partecipò all’Exposition Internationale du Surréalisme, esponendo opere che lo posero accanto a figure come Salvador Dalí e André Breton. La sua fotografia fu accolta come una delle testimonianze più coerenti della possibilità di tradurre in immagine fotografica l’estetica del sogno e del perturbante.
Attività professionale e rapporti con la moda
Parallelamente alla ricerca sperimentale, Tabard mantenne un forte legame con la fotografia di moda e pubblicitaria, un settore che gli garantiva stabilità economica e visibilità internazionale. Collaborò con riviste come Harper’s Bazaar e Vogue, alternando fotografie di moda a campagne pubblicitarie per importanti maison francesi. In queste immagini, la sua abilità tecnica emergeva nella capacità di combinare un rigore formale tipico della fotografia commerciale con improvvisi accenti surrealisti, come ombre deformate, tagli prospettici inusuali o riflessi speculari che alteravano la percezione dello spazio.
Il suo stile si distingueva da quello di altri fotografi di moda del tempo perché, pur rispettando le esigenze di leggibilità del prodotto, introduceva elementi di sperimentazione ottica che donavano alle immagini un carattere enigmatico. Non si trattava mai di stravolgere completamente il messaggio commerciale, ma di trasmettere una sottile tensione tra realtà e illusione. Questa ambiguità, se da un lato conquistava un pubblico sofisticato, dall’altro testimoniava come Tabard non concepisse una netta separazione tra fotografia applicata e fotografia artistica.
Un aspetto rilevante della sua attività professionale fu l’attenzione alla stampa fotografica di alta qualità. Tabard curava personalmente la produzione dei suoi ingrandimenti, utilizzando carte baritate a superficie lucida che esaltavano i contrasti e permettevano un controllo minuzioso delle gradazioni tonali. Le sue stampe si distinguono per la precisione delle zone intermedie di grigio, risultato di un lavoro attento sul tempo di esposizione e sullo sviluppo chimico. Questo rigore tecnico garantiva che anche le immagini destinate al mercato della moda conservassero una qualità estetica in linea con le sue opere più sperimentali.
Le opere principali
Il corpus di opere di Maurice Tabard si colloca al crocevia tra ricerca artistica surrealista e produzione commerciale. Tra le immagini più celebri vanno ricordate le sue doppie esposizioni di figure femminili integrate a elementi architettonici, che creano una fusione perturbante tra corpo e spazio urbano. In questi lavori il volto di una donna poteva emergere dalla facciata di un edificio, o un corpo nudo sovrapporsi a strutture geometriche, producendo un effetto di smaterializzazione che evocava le logiche del sogno.
Altro ambito fondamentale della sua produzione furono le solarizzazioni, in cui l’inversione tonale delle luci e delle ombre generava atmosfere spettrali. Queste immagini, pur richiamando i lavori di Man Ray, si distinguono per una maggiore pulizia compositiva e un uso calibrato del contrasto. Non meno importanti sono i fotomontaggi in cui oggetti di uso quotidiano venivano collocati in spazi illogici, con una precisione tecnica che escludeva qualsiasi ingenuità artigianale.
Le sue fotografie di moda, realizzate tra la fine degli anni Venti e i primi anni Quaranta, mostrano come il linguaggio surrealista potesse essere applicato anche a contesti funzionali. Un esempio emblematico è la serie di scatti in cui i cappelli femminili erano presentati con giochi di ombre che li trasformavano in forme astratte. Queste opere, spesso pubblicate su riviste internazionali, testimoniano la sua capacità di conciliare funzione commerciale e sperimentazione tecnica.
Un nucleo meno conosciuto, ma di grande valore, è rappresentato dalle fotografie realizzate durante la Seconda guerra mondiale, in cui l’atmosfera cupa del conflitto traspare da immagini dominate da contrasti violenti e da composizioni claustrofobiche. In queste opere, Tabard sembra abbandonare ogni leggerezza per concentrarsi su una rappresentazione più drammatica e introspettiva della realtà.
Ultimi anni e riconoscimento critico
Dopo la guerra, Tabard continuò a lavorare come fotografo professionista, ma progressivamente ridusse la sua attività artistica. Negli anni Cinquanta e Sessanta si dedicò soprattutto alla fotografia di architettura e di interni, applicando ancora una volta le sue competenze tecniche nella gestione della luce e nella resa prospettica. Pur restando meno visibile rispetto agli anni d’oro del surrealismo, continuò a esporre in Francia e all’estero, partecipando a mostre collettive che celebravano la fotografia d’avanguardia.
Il riconoscimento critico della sua opera crebbe a partire dagli anni Settanta, quando la storiografia della fotografia iniziò a rivalutare il ruolo degli autori surrealisti. Retrospettive e pubblicazioni specialistiche misero in luce la coerenza della sua ricerca e la qualità tecnica delle sue sperimentazioni, collocandolo tra i protagonisti di una stagione che aveva ridefinito i confini della fotografia.
Maurice Tabard morì a Parigi il 23 febbraio 1984, lasciando un corpus di opere che oggi è conservato in musei e collezioni private, tra cui il Centre Pompidou e il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. La sua figura rimane centrale per comprendere come la fotografia del primo Novecento sia riuscita a integrare funzione commerciale e sperimentazione estetica, anticipando pratiche che sarebbero tornate centrali nelle ricerche postmoderne.

Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma anche come testimonianza storica e culturale. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l’evoluzione tecnica e stilistica della fotografia. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell’immagine. Su storiadellafotografia.com condivido ricerche, approfondimenti e riflessioni, con l’obiettivo di trasmettere il valore documentale e umano della fotografia a un pubblico curioso e appassionato, come me.