La genesi della Collezione Fotografia del MAXXI precede di sette anni l’apertura al pubblico dell’edificio disegnato da Zaha Hadid, avvenuta nel maggio 2010. Nel 2003, infatti, la Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanee del Ministero della Cultura avvia il progetto di committenza Atlante Italiano, un’indagine fotografica sistematica sul paesaggio nazionale e sulle sue trasformazioni sociali ed economiche, affidata ad alcuni tra i più significativi fotografi italiani e internazionali attivi in quegli anni. Questa scelta programmatica, di costruire una collezione attraverso commissioni dirette piuttosto che tramite semplice acquisto sul mercato antiquario, riflette una precisa visione culturale: la fotografia come strumento di conoscenza critica del territorio, non semplice documento illustrativo dell’architettura. Un approccio che si distacca nettamente dalla tradizione della fotografia di architettura più commerciale, orientata alla celebrazione estetica degli edifici per finalità editoriali o pubblicitarie.
Indice dei Contenuti
- In Sintesi
- Una collezione nata prima del museo
- Il fondo Luigi Ghirri e la fotografia di paesaggio italiana
- Mario Cresci e le altre committenze storiche
- Progetti recenti e sostegno alle nuove generazioni
- Il ruolo del Centro Fotografia nella governance della collezione
- La fotografia come documento critico del territorio italiano
- Le mostre e la programmazione espositiva della collezione
- Confronto tra i principali fondi della collezione
- Tecniche di stampa e conservazione delle opere fotografiche contemporanee
- Il MAXXI nel panorama internazionale dei musei di architettura e fotografia
- Fotografia e cambiamento climatico: le nuove committenze ambientali
- L’eredità della Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanee
- Il dialogo con la ricerca universitaria e i dottorati in fotografia
- Domande Frequenti sulla Collezione Fotografia del MAXXI (FAQ)
- Fonti
In Sintesi
La Collezione Fotografia del MAXXI nasce nel 2003, sette anni prima dell’apertura del museo, attraverso progetti di committenza dedicati al paesaggio italiano.
Il patrimonio attuale conta circa 2.700 fotografie d’autore, raddoppiato nell’ultimo decennio grazie a nuove commissioni e acquisizioni di fondi storici.
Tra i fondi più rilevanti figura quello di Luigi Ghirri, legato al lavoro editoriale per la rivista Lotus International.
Progetti di committenza come Atlante Italiano e Terre in Movimento hanno documentato le trasformazioni del paesaggio nazionale contemporaneo.
Il museo collabora con il Premio Graziadei per sostenere la produzione fotografica delle nuove generazioni di autori.
La collezione si distingue per l’approccio ibrido tra documento fotografico e opera d’arte, tipico della cultura del progetto architettonico italiano.
Il fondo Mario Cresci integra fotografia, grafica e installazione, ampliando lo spettro linguistico della raccolta.
Il Centro Fotografia cura la digitalizzazione sistematica del patrimonio per ampliarne l’accessibilità a studiosi e appassionati.
Il museo è ospitato nell’edificio progettato da Zaha Hadid, inaugurato nel 2010 nel quartiere Flaminio di Roma.
Le collezioni sono esposte a rotazione in gallerie temporanee, non attraverso un allestimento permanente fisso.
Una collezione nata prima del museo
Il risultato di questa strategia, proseguita ininterrottamente per oltre vent’anni, è oggi una raccolta di quasi 2.700 opere che ha raddoppiato le proprie dimensioni nell’ultimo decennio, come riportato dagli approfondimenti pubblicati dalla rivista FOTOCult, grazie sia a nuove committenze sia all’acquisizione di importanti fondi d’autore preesistenti. Questa crescita costante testimonia una gestione lungimirante del patrimonio, capace di sopravvivere ai cambi di direzione istituzionale e alle oscillazioni dei finanziamenti pubblici destinati alla cultura, mantenendo una coerenza progettuale rara nel panorama museale italiano, dove spesso i cambi di governance comportano interruzioni o ripensamenti radicali delle strategie di acquisizione precedentemente avviate.

Va inoltre sottolineato come la nascita della collezione, precedente alla costruzione fisica dell’edificio museale, testimoni una scelta strategica non scontata: piuttosto che attendere il completamento dell’architettura per avviare la propria attività, i promotori del progetto MAXXI hanno scelto di costruire fin da subito un patrimonio culturale specifico, capace di attribuire immediatamente al futuro museo un’identità scientifica riconoscibile, ancora prima che il pubblico potesse fisicamente visitarne gli spazi espositivi. Questa lungimiranza gestionale ha permesso al museo, una volta inaugurato nel 2010, di presentarsi al pubblico non come un contenitore vuoto in cerca di contenuti ma come un’istituzione già dotata di un patrimonio scientificamente strutturato e coerente.
L’edificio stesso, progettato dall’architetto anglo-irachena Zaha Hadid e realizzato nel quartiere Flaminio di Roma sull’area della ex Caserma Montello, è diventato nel tempo un’opera iconica dell’architettura contemporanea, premiata con il Royal Institute of British Architects Stirling Prize nel 2011. Il museo, concepito come un grande campus per la cultura, ospita non soltanto la Collezione Fotografia ma anche opere di arte contemporanea, design, moda e architettura, consolidando il proprio ruolo di primo polo nazionale dedicato alla creatività del XXI secolo.
Il fondo Luigi Ghirri e la fotografia di paesaggio italiana
Uno dei nuclei più preziosi della collezione è costituito dal fondo dedicato a Luigi Ghirri, figura centrale della fotografia italiana del secondo Novecento, il cui lavoro per la rivista di architettura Lotus International ha contribuito a definire un nuovo modo di rappresentare il paesaggio costruito, fatto di inquadrature apparentemente neutre ma cariche di senso critico. L’acquisizione di questo fondo da parte del MAXXI ha permesso di consolidare il ruolo dell’istituzione romana come punto di riferimento per lo studio del rapporto tra fotografia e cultura del progetto architettonico, un tema che trova ulteriori spunti di approfondimento nel volume Fotografia e Architettura, dialoghi visivi, dedicato specificamente all’intreccio tra queste due discipline.
Il lavoro di Ghirri per Lotus International, sviluppato nel corso degli anni Ottanta, ha introdotto nel panorama fotografico italiano un approccio metodico alla documentazione dell’architettura contemporanea, capace di restituire non soltanto la forma degli edifici ma anche il loro inserimento nel contesto paesaggistico e sociale circostante, un approccio che ha influenzato profondamente le generazioni successive di fotografi italiani dediti alla rappresentazione del territorio costruito. La lezione di Ghirri, fondata su un uso rigoroso della luce naturale e su inquadrature frontali capaci di restituire la geometria degli spazi senza forzature prospettiche, ha finito per costituire un vero e proprio linguaggio condiviso da intere generazioni di fotografi italiani di paesaggio, un’eredità che il MAXXI custodisce e valorizza attraverso mostre periodiche e pubblicazioni scientifiche dedicate.
L’influenza di Ghirri sul patrimonio del MAXXI si estende inoltre alla metodologia curatoriale adottata dal museo per le committenze successive, che spesso si rifanno esplicitamente al modello di rigore compositivo e di attenzione alla luce naturale inaugurato dal fotografo emiliano, dimostrando come l’eredità di un singolo autore possa continuare a influenzare per decenni le scelte curatoriali di un’intera istituzione museale, ben oltre il periodo strettamente cronologico della sua produzione originaria.

Mario Cresci e le altre committenze storiche
Accanto al fondo Ghirri, la collezione include il patrimonio di Mario Cresci, altro protagonista della ricerca fotografica sul paesaggio e sull’identità dei luoghi, la cui opera si distingue per un approccio sperimentale che integra fotografia, grafica e installazione. La combinazione di questi fondi storici con le nuove committenze contemporanee costituisce un modello raro nel panorama museale italiano, dove raramente si assiste a una programmazione fotografica capace di tenere insieme memoria e produzione attuale con la stessa coerenza metodologica. Il lavoro di Cresci, sviluppato a partire dagli anni Settanta soprattutto nel Meridione italiano, ha esplorato il tema dell’identità dei luoghi attraverso una metodologia che integra la ripresa fotografica con interventi grafici e concettuali sulle immagini stesse, un approccio che anticipa di decenni pratiche oggi comuni nella fotografia concettuale contemporanea.
Il fondo Cresci viene considerato un unicum nel panorama della fotografia concettuale italiana del secondo Novecento, per la capacità dell’autore di superare i confini tradizionali del medium fotografico, ibridandolo con pratiche artistiche e grafiche che ampliano le possibilità espressive della fotografia oltre la semplice documentazione del reale. Questo approccio sperimentale ha influenzato numerose ricerche fotografiche successive, contribuendo a definire un filone di fotografia italiana che indaga la relazione tra immagine, territorio e identità culturale attraverso linguaggi ibridi e multidisciplinari.
Progetti recenti e sostegno alle nuove generazioni
Negli ultimi anni la Collezione Fotografia ha continuato ad ampliarsi attraverso progetti tematici quali Terre in Movimento, realizzato nel 2018, e la committenza dedicata alla ricostruzione dell’Aquila nel 2020, entrambi volti a documentare fenomeni di trasformazione territoriale legati rispettivamente ai flussi migratori interni e agli eventi sismici che hanno colpito il centro Italia. Parallelamente, il museo sostiene le nuove generazioni di fotografi attraverso la collaborazione con il Premio Graziadei, riconoscimento dedicato alla giovane fotografia contemporanea che consente ai vincitori di vedere le proprie opere entrare stabilmente a far parte del patrimonio del museo, secondo un meccanismo che collega premio, produzione e conservazione in un unico circuito virtuoso, coerente con le linee guida sulla valorizzazione del patrimonio fotografico pubblicate dal Ministero della Cultura.
Questi progetti di committenza recente si caratterizzano per un approccio corale, che coinvolge più autori chiamati a documentare uno stesso fenomeno da prospettive differenti, generando un archivio polifonico capace di restituire la complessità dei processi di trasformazione territoriale in atto, piuttosto che un’unica visione autoriale monolitica. Il progetto dedicato alla ricostruzione dell’Aquila, in particolare, ha coinvolto fotografi di generazioni e sensibilità diverse, dando vita a un corpus di immagini che documenta non soltanto la ricostruzione materiale della città ma anche le dinamiche sociali e psicologiche legate al trauma collettivo del terremoto, un approccio che va ben oltre la semplice documentazione architettonica per abbracciare una dimensione più propriamente antropologica e sociale del fare fotografia contemporanea.
Va inoltre segnalato come il progetto Terre in Movimento abbia rappresentato un’occasione di sperimentazione per nuovi linguaggi fotografici applicati alla documentazione sociale, integrando la fotografia fissa con elementi di narrazione multimediale, secondo un approccio che riflette l’evoluzione tecnologica del medium fotografico e la sua crescente ibridazione con altre forme di comunicazione visiva contemporanea, dal video alla narrazione transmediale distribuita su più piattaforme.
Il ruolo del Centro Fotografia nella governance della collezione
La gestione scientifica della collezione è affidata al Centro Fotografia, struttura interna al dipartimento MAXXI Architettura che si occupa non soltanto della conservazione fisica delle opere ma anche della definizione delle strategie di acquisizione e commissione future. Questo organismo lavora in stretto raccordo con curatori esterni e con il comitato scientifico del museo, garantendo che ogni nuova acquisizione risponda a criteri di coerenza rispetto alla missione complessiva della collezione, evitando accumuli casuali privi di un disegno strategico complessivo.

Il Centro Fotografia cura inoltre la digitalizzazione sistematica del patrimonio, rendendo progressivamente disponibili online schede e immagini a bassa risoluzione delle opere conservate, iniziativa che amplia l’accessibilità della collezione anche a un pubblico di studiosi e appassionati che non possono visitare fisicamente gli archivi del museo, situati in un deposito climatizzato separato dagli spazi espositivi principali. Questo lavoro di digitalizzazione, oltre a fungere da strumento di divulgazione, rappresenta anche una fondamentale misura di sicurezza conservativa, poiché consente di preservare l’informazione visiva contenuta nelle opere anche in caso di eventuali danneggiamenti fisici ai supporti originali, un rischio sempre presente nella gestione di collezioni fotografiche di grandi dimensioni.
Il Centro Fotografia collabora inoltre con curatori esterni per garantire un costante aggiornamento delle competenze scientifiche coinvolte nella gestione della collezione, organizzando periodicamente seminari e workshop internazionali che coinvolgono ricercatori, curatori e fotografi chiamati a confrontarsi su temi specifici legati alla collezione, contribuendo a diffondere la conoscenza del patrimonio fotografico del MAXXI anche al di fuori dei confini nazionali e a posizionare l’istituzione romana all’interno del dibattito scientifico internazionale sulla fotografia contemporanea.
La fotografia come documento critico del territorio italiano
La cifra distintiva della Collezione Fotografia del MAXXI risiede nella scelta di privilegiare un approccio critico e non celebrativo alla rappresentazione del territorio e dell’architettura italiana, un orientamento che si distacca nettamente dalla tradizione della fotografia di architettura più commerciale, orientata alla valorizzazione estetica degli edifici per finalità editoriali o pubblicitarie. Gli autori coinvolti nei progetti di committenza sono generalmente chiamati a restituire una lettura complessa e stratificata dei luoghi fotografati, evidenziando contraddizioni, trasformazioni incompiute e tensioni sociali che il paesaggio costruito porta inevitabilmente con sé.
Questa impostazione ha permesso al MAXXI di costruire un archivio visivo che va ben oltre la semplice documentazione architettonica, configurandosi come una vera e propria fonte storica per la comprensione delle dinamiche sociali, economiche e ambientali che hanno attraversato l’Italia contemporanea, un valore che cresce progressivamente nel tempo man mano che le immagini acquisiscono anche uno spessore storico oltre a quello puramente artistico e documentario originario. Studiosi di urbanistica, sociologia del territorio e storia economica trovano oggi nella collezione del MAXXI una fonte visiva di straordinario valore per le proprie ricerche, un utilizzo che va oltre le finalità originarie della raccolta ma che ne conferma la ricchezza interpretativa.
Questa vocazione critica della collezione trova conferma anche nelle scelte di allestimento adottate dal museo, che spesso predilige accostamenti tra immagini appartenenti a fondi ed epoche diverse, costruendo dialoghi visivi capaci di far emergere continuità e discontinuità nelle trasformazioni del paesaggio italiano nel corso degli ultimi cinquant’anni, un approccio curatoriale che privilegia la lettura interpretativa rispetto alla semplice esposizione cronologica o monografica del patrimonio conservato.
Le mostre e la programmazione espositiva della collezione
La programmazione espositiva legata alla Collezione Fotografia prevede sia mostre monografiche dedicate a singoli autori del patrimonio museale, sia esposizioni tematiche capaci di mettere in dialogo opere provenienti da fondi diversi, costruendo percorsi di lettura trasversali su temi quali la trasformazione del paesaggio rurale, la dismissione industriale o la ricostruzione post sismica. Questa impostazione curatoriale, che privilegia la costruzione di narrazioni tematiche rispetto alla semplice esposizione cronologica delle acquisizioni, consente al pubblico di cogliere le connessioni concettuali che attraversano l’intero patrimonio fotografico del museo, al di là della semplice appartenenza di ciascuna opera a un fondo specifico.
Le mostre vengono inoltre spesso accompagnate da cataloghi scientifici che approfondiscono il contesto storico e critico delle opere esposte, strumenti preziosi per studiosi e appassionati che desiderano approfondire la conoscenza della collezione anche dopo la conclusione dell’esposizione fisica. Questa attività editoriale rappresenta un ulteriore tassello della missione culturale del Centro Fotografia, che non si limita alla conservazione e all’esposizione del patrimonio ma si impegna attivamente nella produzione di conoscenza critica sulla fotografia di paesaggio e architettura italiana contemporanea.
Le mostre temporanee vengono generalmente accompagnate da cataloghi scientifici disponibili anche per la consultazione successiva alla chiusura dell’esposizione, e la collezione MAXXI è visitabile gratuitamente dal martedì al venerdì e ogni prima domenica del mese nella Galleria 4, dove viene presentata una selezione ragionata di opere che traccia percorsi tematici sempre nuovi alla scoperta del patrimonio del museo.
Confronto tra i principali fondi della collezione
Per apprezzare la varietà stilistica e tematica del patrimonio fotografico del MAXXI, può essere utile un confronto sintetico tra alcuni dei fondi più rilevanti della collezione, ciascuno rappresentativo di un momento specifico della ricerca fotografica italiana sul paesaggio e sull’architettura.
Tecniche di stampa e conservazione delle opere fotografiche contemporanee
La conservazione delle opere fotografiche contemporanee conservate dal MAXXI pone sfide tecniche differenti rispetto a quelle affrontate dai musei che custodiscono fotografia storica su supporti analogici tradizionali. Gran parte della produzione commissionata dal museo a partire dal 2003 è infatti realizzata con tecniche di stampa digitale su carta fotografica di alta qualità o su supporti quali l’alluminio e il dibond, materiali che offrono una maggiore resistenza fisica ma che richiedono comunque protocolli specifici di conservazione, in particolare per quanto riguarda l’esposizione prolungata alla luce e le variazioni di temperatura e umidità negli ambienti di deposito.
Il museo ha sviluppato negli anni competenze specifiche nella gestione di questi materiali, avvalendosi di consulenze specialistiche per la definizione dei parametri ottimali di conservazione e di esposizione, con particolare attenzione alla scelta di inchiostri e supporti di stampa a lunga durata, capaci di minimizzare i fenomeni di degrado cromatico nel tempo. Questa attenzione tecnica, spesso meno visibile al pubblico rispetto alla qualità curatoriale delle mostre, rappresenta un investimento fondamentale per garantire che il patrimonio fotografico contemporaneo del museo possa essere tramandato alle generazioni future con la stessa qualità visiva con cui è stato originariamente concepito dagli autori.
Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la conservazione dei file digitali originali delle opere, elemento imprescindibile per garantire la possibilità di ristampare le immagini in caso di necessità, secondo protocolli di archiviazione digitale che prevedono la duplicazione dei file su supporti multipli e la migrazione periodica dei formati per evitare problemi di obsolescenza tecnologica, una sfida comune a tutte le istituzioni museali che gestiscono patrimoni fotografici di produzione recente, sempre più frequente man mano che la fotografia digitale sostituisce progressivamente le tecniche analogiche tradizionali anche nell’ambito della produzione artistica di alto livello.
Va inoltre ricordato come la scelta di privilegiare supporti di stampa a lunga durata risponda anche a una logica di sostenibilità economica di lungo periodo, poiché riduce la necessità di costose operazioni di ristampa periodica delle opere esposte, un investimento iniziale più oneroso che si traduce però in un risparmio complessivo nella gestione del patrimonio nell’arco di diversi decenni di attività espositiva.
Il MAXXI nel panorama internazionale dei musei di architettura e fotografia
Collocare la Collezione Fotografia del MAXXI nel panorama internazionale delle istituzioni dedicate al rapporto tra fotografia e architettura permette di apprezzarne meglio la specificità. A differenza di musei quali il Centre Canadien d’Architecture di Montréal, che possiede una delle collezioni fotografiche di architettura più importanti al mondo mediante acquisizioni sul mercato antiquario e contemporaneo, il MAXXI ha scelto fin dall’origine un approccio basato prevalentemente sulla committenza diretta, un modello che riduce la dipendenza dalle dinamiche del mercato dell’arte fotografica ma che richiede al contempo un impegno economico costante per il finanziamento di nuovi progetti di produzione.
Questa scelta strategica colloca il MAXXI in una posizione peculiare rispetto ad altre istituzioni internazionali analoghe, permettendogli di esercitare un controllo diretto sulla qualità e sulla coerenza tematica delle opere acquisite, a differenza di quanto avviene con l’acquisto sul mercato di opere già esistenti, la cui selezione è necessariamente vincolata alla disponibilità e ai prezzi praticati dal mercato antiquario e contemporaneo. Questo modello di committenza diretta, per quanto oneroso in termini di risorse economiche necessarie, garantisce al museo una maggiore libertà curatoriale e la possibilità di orientare la produzione fotografica verso temi ritenuti prioritari dalla direzione scientifica dell’istituzione, in una logica di programmazione a lungo termine difficilmente realizzabile attraverso il solo canale dell’acquisizione sul mercato.
Questo approccio comparativo, che il MAXXI condivide con altre istituzioni internazionali dedicate al medesimo ambito disciplinare, contribuisce a posizionare il museo romano all’interno di un dibattito scientifico globale sulle modalità più efficaci di costruzione e gestione di un patrimonio fotografico dedicato all’architettura e al paesaggio, un confronto che arricchisce reciprocamente le diverse istituzioni coinvolte attraverso lo scambio di competenze curatoriali, tecniche di conservazione e strategie di valorizzazione del patrimonio presso il pubblico generalista e specialistico.
Fotografia e cambiamento climatico: le nuove committenze ambientali
Negli ultimi anni la Collezione Fotografia del MAXXI ha progressivamente ampliato il proprio spettro tematico includendo progetti di committenza specificamente dedicati alla documentazione degli effetti del cambiamento climatico sul territorio italiano, un ambito che si inserisce coerentemente nella missione originaria della collezione di documentare criticamente le trasformazioni del paesaggio nazionale. Questi progetti, che coinvolgono fotografi specializzati nella documentazione ambientale, affrontano temi quali l’erosione costiera, la desertificazione di alcune aree del Meridione italiano e la trasformazione dei ghiacciai alpini, offrendo una documentazione visiva che affianca il rigore scientifico dei dati climatici con la capacità evocativa ed emotiva propria del linguaggio fotografico.
Questa nuova direzione di ricerca conferma la vocazione della collezione a porsi come strumento di conoscenza critica delle grandi trasformazioni contemporanee, non limitandosi alla sola dimensione architettonica e urbanistica ma allargando lo sguardo alle dinamiche ambientali che sempre più influenzano la configurazione del territorio italiano nel suo complesso. Il museo collabora in questi progetti con istituti di ricerca scientifica specializzati in monitoraggio ambientale, garantendo che la documentazione fotografica sia supportata da un solido apparato di dati scientifici, secondo un modello di collaborazione interdisciplinare che arricchisce ulteriormente il valore documentario delle opere prodotte.
L’eredità della Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanee
Il ruolo svolto dalla Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanee del Ministero della Cultura nella costituzione della collezione merita un approfondimento specifico, poiché testimonia una capacità di programmazione culturale pubblica di lungo periodo raramente riscontrabile nel panorama amministrativo italiano. La decisione di avviare fin dal 2003 un programma sistematico di committenza fotografica, sette anni prima dell’apertura del museo che avrebbe dovuto ospitarla, rivela una visione strategica capace di guardare oltre l’orizzonte politico immediato, investendo risorse pubbliche in un progetto culturale i cui frutti si sarebbero manifestati pienamente solo dopo quasi un decennio.
Questa impostazione ha permesso di evitare uno dei rischi più comuni nella gestione di grandi progetti museali pubblici, ovvero l’apertura di un’istituzione priva di contenuti scientificamente strutturati, costretta a costruire in fretta e furia un patrimonio espositivo nei mesi immediatamente precedenti l’inaugurazione. Il MAXXI ha potuto invece presentarsi al pubblico fin dal primo giorno con un patrimonio fotografico già consolidato, frutto di sette anni di lavoro scientifico e curatoriale, un vantaggio competitivo che ha contribuito significativamente al successo dell’istituzione fin dalle prime edizioni della propria programmazione espositiva.
Il dialogo con la ricerca universitaria e i dottorati in fotografia
Il MAXXI ha sviluppato negli anni una rete di collaborazioni con università italiane e straniere che vedono nella Collezione Fotografia un patrimonio di riferimento per tesi di laurea, dottorati di ricerca e progetti di studio dedicati alla fotografia di paesaggio e architettura contemporanea. Questi rapporti accademici permettono al museo di mantenere un costante aggiornamento scientifico sulle più recenti metodologie di ricerca nel campo della storia della fotografia e della cultura visiva, arricchendo al contempo la formazione degli studenti universitari attraverso l’accesso diretto a un patrimonio fotografico di altissima qualità scientifica.
Il museo ospita periodicamente seminari e workshop internazionali che coinvolgono ricercatori, curatori e fotografi chiamati a confrontarsi su temi specifici legati alla collezione, contribuendo a diffondere la conoscenza del patrimonio fotografico del MAXXI anche al di fuori dei confini nazionali e a posizionare l’istituzione romana all’interno del dibattito scientifico internazionale sulla fotografia contemporanea. Queste iniziative rappresentano un investimento strategico nella produzione di conoscenza critica, non limitandosi alla mera conservazione del patrimonio ma attivando processi di ricerca e dibattito che ne rinnovano costantemente l’interpretazione e la valorizzazione presso il pubblico specialistico e generalista.
Domande Frequenti sulla Collezione Fotografia del MAXXI (FAQ)
Quando nasce la Collezione Fotografia del MAXXI?
La collezione nasce nel 2003, sette anni prima dell’apertura ufficiale del museo, attraverso il progetto di committenza Atlante Italiano. Atlante Italiano rimane tuttora un progetto aperto, con nuove commissioni assegnate periodicamente ad autori diversi nel corso degli anni.
Quante opere fotografiche conserva oggi il MAXXI?
La collezione conta circa 2.700 fotografie d’autore, numero raddoppiato nell’ultimo decennio grazie a nuove commissioni e acquisizioni. Questo dato colloca la collezione tra le più significative in Europa nel proprio specifico ambito tematico.
Chi è Luigi Ghirri e perché è importante per il MAXXI?
Luigi Ghirri è uno dei più influenti fotografi italiani del Novecento; il suo fondo, legato al lavoro per Lotus International, rappresenta uno dei nuclei più significativi della collezione. Il fondo Ghirri viene periodicamente esposto in mostre monografiche che ne approfondiscono il contributo storico.
Il MAXXI acquista opere fotografiche sul mercato o le commissiona?
Il museo privilegia la committenza diretta ad autori italiani e internazionali, integrandola con l’acquisizione di fondi d’autore storici già esistenti. Il museo continua inoltre a valutare l’acquisizione di ulteriori fondi storici legati a fotografi di paesaggio e architettura.
Cos’è il progetto Atlante Italiano?
Atlante Italiano è la prima committenza fotografica alla base della collezione, dedicata all’indagine sul paesaggio italiano e sulle sue trasformazioni. Il progetto è stato avviato nel 2003 e continua a crescere con nuove commissioni.
Il MAXXI sostiene i giovani fotografi?
Sì, attraverso la collaborazione con il Premio Graziadei, dedicato alla giovane fotografia contemporanea, i cui vincitori entrano a far parte della collezione museale. Il Premio Graziadei viene assegnato con cadenza periodica.
Dove si trova il MAXXI?
Il museo ha sede a Roma, nel quartiere Flaminio, in un edificio progettato dall’architetta Zaha Hadid e inaugurato nel 2010. L’edificio è stato premiato con il Royal Institute of British Architects Stirling Prize nel 2011.
Quali temi documentano i progetti recenti della collezione?
Progetti come Terre in Movimento e la committenza sulla ricostruzione dell’Aquila documentano fenomeni di trasformazione sociale e territoriale contemporanea. Questi progetti si affiancano ad altre committenze storiche dedicate alla dismissione industriale e alle periferie.
La collezione fotografica è visitabile stabilmente?
Le opere vengono esposte attraverso mostre temporanee organizzate dal Centro Fotografia del museo, non attraverso un allestimento permanente fisso. La collezione è visitabile gratuitamente dal martedì al venerdì e ogni prima domenica del mese nella Galleria 4.
Chi gestisce la Collezione Fotografia del MAXXI?
La collezione è gestita dal Centro Fotografia, struttura interna al dipartimento MAXXI Architettura del museo. Il Centro collabora con curatori esterni per garantire un costante aggiornamento delle competenze scientifiche.
Chi è Mario Cresci?
Un fotografo che integra fotografia, grafica e installazione, il cui fondo arricchisce la collezione con un approccio sperimentale al tema dell’identità dei luoghi. Il fondo Cresci è considerato un unicum nella fotografia concettuale italiana.
È possibile consultare la collezione online?
Il Centro Fotografia rende progressivamente disponibili online schede e immagini a bassa risoluzione delle opere conservate. La consultazione online rappresenta un primo livello di accesso, mentre la ricerca approfondita richiede generalmente un accesso diretto agli archivi.
La collezione ha valore anche per discipline diverse dalla fotografia?
Sì, viene utilizzata come fonte da studiosi di urbanistica, sociologia del territorio e storia economica, oltre che da studenti di architettura. Questo utilizzo interdisciplinare conferma il valore della collezione ben oltre l’ambito strettamente artistico.
Fonti
Sito ufficiale MAXXI, Collezioni di Fotografia
Turismo Roma MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo
Mi chiamo Marco Adelanti, ho 35 anni e vivo la mia vita tra due grandi passioni: la fotografia e la motocicletta. Viaggiare su due ruote mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi più attenti, pronti a cogliere l'attimo, la luce giusta, il dettaglio che racconta una storia.
Ho iniziato a fotografare per documentare i miei itinerari, ma col tempo è diventata una vera vocazione, che mi ha portato a studiare con rigore le tecniche fotografiche storiche e moderne, le attrezzature, le ottiche e tutti quegli strumenti che trasformano la visione in immagine. Su storiadellafotografia.com mi occupo del lato tecnico e pratico della fotografia: dalle tecniche fotografiche storiche come il dagherrotipo, il calotipo e il collodio umido fino alle tecniche digitali contemporanee, raccontando come ogni metodo abbia cambiato il modo di fotografare e di vedere.
Curo gli approfondimenti sulle attrezzature fotografiche e sulle ottiche, analizzando obiettivi, corpi macchina e accessori con l'occhio di chi li usa sul campo e ne conosce le implicazioni storiche e tecniche. Mi dedico inoltre ai processi chimici della fotografia, quei procedimenti affascinanti che per oltre un secolo hanno reso possibile la stampa e lo sviluppo delle immagini, e che ancora oggi attraggono chi vuole riscoprire la fotografia analogica nelle sue forme più autentiche.
Gestisco la rubrica L'esperto risponde, portando risposte concrete e documentate a chi vuole capire davvero come funziona la fotografia, non solo guardarla. Scrivo per chi ama l'immagine come mezzo di scoperta, proprio come un lungo viaggio su strada: conta il percorso, non solo la destinazione.


