La Jeanneret & Cie fu una azienda svizzera attiva nella seconda metà del XIX secolo e nei primi decenni del XX, specializzata nella produzione di apparecchi ottici e strumenti fotografici, con una forte vocazione per le applicazioni tecniche e scientifiche. L’impresa nacque a La Chaux-de-Fonds, nel Canton Neuchâtel, in un contesto territoriale fortemente caratterizzato dalla meccanica di precisione, dall’orologeria e dall’ottica. In questo ambiente, la sinergia tra artigianato fine e ricerca tecnica fornì il terreno ideale per l’affermazione di imprese come Jeanneret & Cie, capaci di coniugare il sapere locale con la crescente richiesta europea di strumentazione fotografica e scientifica affidabile.
L’attività della ditta è documentata a partire almeno dal 1872, anche se alcuni archivi locali suggeriscono che esistesse in forme più semplici già nella prima metà dell’Ottocento, come bottega ottica a conduzione familiare. Fu sotto la direzione di Émile Jeanneret, appartenente a una stirpe di meccanici ottici legata al territorio neocastellano, che l’impresa assunse una forma organizzativa più moderna e cominciò a firmarsi come Jeanneret & Cie, partecipando regolarmente a fiere industriali e pubblicando propri cataloghi.
La scelta di localizzarsi a La Chaux-de-Fonds non fu casuale. La città rappresentava un centro d’eccellenza per la produzione micromeccanica, ed era in diretto contatto con le reti commerciali francesi, tedesche e italiane, oltre ad avere legami consolidati con i mercati coloniali. Jeanneret & Cie si specializzò inizialmente in microscopi da laboratorio, strumenti ottici da campo e lenti per ingrandimento, per poi avvicinarsi gradualmente al mondo della fotografia, in particolare alle sue applicazioni tecniche, documentarie e scientifiche.
Il passaggio alla produzione fotografica vera e propria avvenne tra il 1885 e il 1895, quando l’azienda iniziò a realizzare camere ottiche per uso industriale, banchi di riproduzione, e fotocamere da laboratorio, rivolgendosi a tipografie, studi tecnici, università, ospedali e musei. Questi dispositivi non venivano commercializzati al grande pubblico, ma piuttosto progettati su specifica richiesta di committenti professionali. Le linee di prodotto Jeanneret si collocavano quindi in una fascia alta del mercato, paragonabile a quella delle maison tedesche come Zeiss o Voigtländer, pur con una produzione meno estesa.
Jeanneret & Cie non era un produttore seriale, bensì una officina tecnico-ottica, capace di adattare e personalizzare ogni apparecchio. Il lavoro si basava su una profonda conoscenza della fisica ottica, della meccanica fine e dell’incisione di lenti, e ogni pezzo veniva montato a mano e testato individualmente. Non era raro che una fotocamera Jeanneret venisse accompagnata da una scheda tecnica numerata e firmata, e che le lenti riportassero incisa la data di produzione.
Nei registri doganali svizzeri e nelle esposizioni industriali parigine e torinesi della fine dell’Ottocento, Jeanneret & Cie appare regolarmente come espositore di strumenti ottici e fotografici, con particolare attenzione per le applicazioni mediche, scolastiche e documentarie. Questo posizionamento ha reso la ditta un punto di riferimento per la fotografia scientifica svizzera e per i fotografi-tecnici che operavano in ambienti professionali ad alta specializzazione.
Le fotocamere e i dispositivi ottici prodotti da Jeanneret & Cie si distinguono per un alto livello di precisione meccanica, un’accurata progettazione ottica e una straordinaria cura artigianale. La gamma degli apparecchi comprendeva principalmente tre tipologie: camere tecniche da banco, fotocamere da riproduzione, e sistemi modulari per macrofotografia e documentazione. Ognuno di questi strumenti era pensato per un uso professionale, e le loro caratteristiche tecniche riflettevano una concezione scientifica della fotografia, intesa come strumento di rilevazione e misurazione.
Le camere da banco Jeanneret erano realizzate in legni duri locali, come noce e ciliegio, trattati con oli naturali per resistere all’umidità, e presentavano finiture in ottone tornito e lucidato a mano. I soffietti in pelle trattata erano disponibili in più formati, e venivano cuciti a mano, rinforzati con listelli in osso o ebano. Le cremagliere di avanzamento dell’obiettivo erano fresate con strumenti micrometrici, garantendo una regolazione fluida e precisa. Le livelle a bolla erano incassate nella struttura, e ogni parte mobile era facilmente smontabile per la manutenzione.
Per quanto riguarda il comparto ottico, Jeanneret & Cie si occupava internamente della molatura e lucidatura delle lenti, partendo da grezzi ottici di alta qualità, spesso importati dalla Germania o prodotti localmente. Gli obiettivi Jeanneret erano generalmente anastigmatici, composti da 3 o 4 lenti in 2 o 3 gruppi, montati in celle di ottone, con diaframma a lamelle e filettatura standard. Le focali andavano dai 120 mm per uso macro fino a 450 mm per ripresa da campo, e le aperture tipiche variavano da f/6.3 a f/16.
Le camere di riproduzione costituivano una parte importante della produzione Jeanneret. Venivano impiegate in ambito tipografico, museale e tecnico-scientifico, e montavano spesso piani ottici ortogonali, con supporti per vetri trasparenti, opalini o campioni da analizzare. I sistemi di illuminazione integrati, basati su specchi inclinabili o lenti condensatrici, dimostrano una attenzione approfondita alla resa tonale e alla distribuzione della luce, fondamentali per la fotografia di oggetti piani, reperti o manoscritti.
Tra i prodotti più innovativi figuravano le unità modulari per macrofotografia, utilizzate da botanici, entomologi e studiosi di anatomia. Questi sistemi consentivano rapporti di ingrandimento superiori a 10:1, grazie all’adozione di tubi di prolunga telescopici, binari micrometrici, e obiettivi acromatici a lunga focale corretta per aberrazione sferica. Le fotocamere erano compatibili con piastre in vetro da 9×12 cm o 13×18 cm, e dotate di otturatori centrali sincronizzabili con lampade flash.
Jeanneret & Cie progettava anche otturatori e meccanismi accessori, tra cui chiusure pneumatiche, filtri intercambiabili, paraluce a diaframma variabile, e banchi ottici su ruote per uso didattico. La componentistica era spesso modulare, e l’azienda forniva schede di compatibilità per l’adattamento a supporti terzi. In questo modo, Jeanneret si affermava non solo come costruttore di fotocamere, ma come fornitore globale di soluzioni fotografiche per ambienti specialistici.
L’estetica degli strumenti Jeanneret rifletteva il gusto tecnico dell’epoca: forme sobrie, razionali, funzionali, in cui nulla era lasciato al caso. Le marcature erano incise al bulino, talvolta accompagnate dal marchio “Jeanneret & Cie – La Chaux-de-Fonds” o da sigle identificative come “No. 421 Série C”. Ogni dispositivo poteva essere tracciato nei registri di produzione, ancora parzialmente conservati in archivi privati e museali.
Oggi, le fotocamere e gli apparecchi Jeanneret & Cie sono oggetti rarissimi e molto ambiti dai collezionisti di strumenti fotografici professionali dell’Ottocento, spesso custoditi in collezioni universitarie o musei scientifici. La loro presenza testimonia una stagione della fotografia in cui la competenza tecnica, l’artigianato d’eccellenza e l’ottica scientifica convissero armoniosamente, offrendo strumenti di lavoro che erano anche capolavori di ingegneria.

Sono Manuela, autrice e amministratrice del sito web www.storiadellafotografia.com. La mia passione per la fotografia è nata molti anni fa, e da allora ho dedicato la mia vita professionale a esplorare e condividere la sua storia affascinante.
Con una solida formazione accademica in storia dell’arte, ho sviluppato una profonda comprensione delle intersezioni tra fotografia, cultura e società. Credo fermamente che la fotografia non sia solo una forma d’arte, ma anche un potente strumento di comunicazione e un prezioso archivio della nostra memoria collettiva.
La mia esperienza si estende oltre la scrittura; curo mostre fotografiche e pubblico articoli su riviste specializzate. Ho un occhio attento ai dettagli e cerco sempre di contestualizzare le opere fotografiche all’interno delle correnti storiche e sociali.
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