La Storia della FotografiaFoto IconicheIl bacio durante i disordini di Vancouver (2011) — Rich Lam

Il bacio durante i disordini di Vancouver (2011) — Rich Lam

Nel vasto catalogo delle fotografie che la storia del fotogiornalismo contemporaneo ha prodotto, poche immagini riescono a operare quella che si potrebbe definire una rottura dell’orizzonte di attesa: fotografie che mostrano qualcosa di radicalmente fuori registro rispetto al contesto che le contiene, qualcosa che lo spettatore non si aspetta di trovare lì e che proprio per questo si imprime nella memoria con una persistenza che le immagini convenzionali raramente raggiungono. La fotografia scattata da Rich Lam nella notte tra il 15 e il 16 giugno 2011 a Vancouver, British Columbia, Canada, appartiene con pieno diritto a questa categoria. L’immagine mostra due persone sdraiate sull’asfalto di Seymour Street, abbracciate e intente a baciarsi, mentre attorno a loro agenti della polizia antisommossa in tenuta completa avanzano a passi pesanti. Dietro le figure in primo piano, la strada è deserta di civili ma densa di fumo, di luci blu e rosse lampeggianti, di vetrine sfondate: il paesaggio di una città che brucia. Nessuno dei due protagonisti dell’abbraccio sembra accorgersi di nulla di ciò che li circonda.

L’immagine è a bassa risoluzione come riferimento. In attesa dell’autorizzazione all’utilizzo della stessa, potete visionarne una ad alta qualità direttamente sul sito getty Images.

La fotografia fu scattata nel corso dei disordini che seguirono la sconfitta dei Vancouver Canucks nella gara-7 della Stanley Cup Finals, la finale della lega nordamericana di hockey su ghiaccio, che la squadra di casa aveva perso contro i Boston Bruins. Quella sera, oltre 100.000 persone si erano riversate nelle strade del centro di Vancouver per seguire la partita sui maxischermi allestiti all’aperto; quando il risultato finale segnò la sconfitta, una parte della folla trasformò la delusione sportiva in violenza urbana, saccheggiando negozi, incendiando automobili, scontrandosi con la polizia. I danni materiali furono stimati in oltre cinque milioni di dollari canadesi. In mezzo a quella notte di caos, Rich Lam era uscito dalla Rogers Arena dopo la conferenza stampa post-partita per documentare i disordini per Getty Images, e si era trovato nel posto giusto al momento giusto. O meglio, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, che è il luogo dove le fotografie migliori nascono. L’immagine è disponibile nell’archivio ufficiale di Getty Images, che ne gestisce i diritti per conto del fotografo.

Informazioni Base:

  • Fotografo: Richard (“Rich”) Lam (Vancouver, British Columbia, Canada; data di nascita non pubblica); fotoreporter freelance, già collaboratore della Canadian Press, dal 2010-2011 in collaborazione con Getty Images
  • Fotografia: “Vancouver Riot Kissing Couple” / “Couple Kiss on the Street in the Middle of Riot Police”; distribuita da Getty Images (numero archivio: 116169901); vincitrice del National Newspaper Award (NNA) per la fotografia di notizie, Canada, 2011
  • Anno: 2011 (scatto: notte del 15 giugno 2011, tra le 23:00 e la mezzanotte ora locale; distribuzione via wire Getty Images: notte stessa; diffusione virale globale: mattino del 16 giugno 2011)
  • Luogo: Seymour Street, tra West Georgia Street e Robson Street, Downtown Vancouver, British Columbia, Canada; nei pressi della Rogers Arena
  • Soggetti ritratti: Scott Jones (australiano, originario di Perth) e Alexandra (Alex) Thomas (canadese, di Vancouver); al momento dello scatto fidanzati; successivamente sposati, con una figlia, oggi residenti a Fremantle, Australia, dove gestiscono un pub artigianale chiamato Beerpourium
  • Temi chiave: disordini di Vancouver 2011 (Stanley Cup riot), viralità digitale e fotografia di notizie, autenticità dell’immagine e accuse di messa in scena, identità dei soggetti e diritto alla privacy, tradizione iconografica del bacio in contesti di crisi pubblica (V-J Day Times Square 1945), street photography vs. fotografia di cronaca, misoginia nei commenti online (accusa di aggressione sessuale), National Newspaper Award 2011, ruolo di Getty Images nella distribuzione e autenticazione, coppia ancora insieme dopo undici anni

Contesto storico e sociale

Per comprendere appieno la fotografia di Rich Lam è necessario capire cosa fossero i Vancouver Canucks per la città di Vancouver nel 2011, e cosa significasse la Stanley Cup Finals per l’identità civica di una metropoli canadese. Il Canada è il paese in cui l’hockey su ghiaccio non è semplicemente uno sport: è un elemento costitutivo dell’identità nazionale, radicato nella cultura popolare in un modo che non ha equivalenti nel resto del mondo occidentale. I Canucks, fondati nel 1970 come franchigia di espansione della NHL (National Hockey League), non avevano mai vinto la Stanley Cup nei loro quarantuno anni di storia, pur essendoci arrivati vicini nelle finali del 1982 e del 1994. Quella del 2011 era la terza finale della loro storia, e per buona parte della stagione erano stati la squadra considerata più forte della lega. Quando si presentarono a gara-7 davanti al proprio pubblico, a Rogers Arena nel cuore di Vancouver, la tensione accumulata in decenni di attesa e il senso di essere finalmente vicini al trionfo avevano portato l’intera città in uno stato di eccitazione collettiva di intensità insolita.

La sconfitta per 4-0 contro i Boston Bruins in quella gara-7 fu percepita come un trauma collettivo da una parte consistente della tifoseria. I 100.000 spettatori che avevano seguito la partita sui maxischermi all’aperto nel centro cittadino si ritrovarono improvvisamente in mezzo a una città delusa, con strade già dense di fumo e tensione. I disordini, tuttavia, non furono spontanei nel senso pieno del termine: le autorità di polizia avevano previsto rischi di turbativa dell’ordine pubblico già prima della partita, sulla base di quanto accaduto a Vancouver nel 1994, quando una precedente finale persa dai Canucks aveva già prodotto tumulti urbani. Nonostante questo, la risposta preventiva fu considerata insufficiente: la polizia fu sopraffatta nelle prime ore, e il centro cittadino rimase di fatto fuori controllo per diversi blocchi per un tempo significativo. La commissione investigativa istituita dal governo della British Columbia nelle settimane successive produsse un rapporto critico sulla gestione dell’ordine pubblico, accessibile attraverso l’archivio di CBC News, che ha documentato ampiamente il decennale degli eventi.

Il contesto dei disordini del 2011 va anche letto attraverso la lente di un anno globalmente segnato da grandi moti di piazza. Nel 2011, la Primavera Araba stava ridisegnando il Medio Oriente; a Londra, nell’agosto dello stesso anno, sarebbero scoppiate le rivolte di Tottenham; Occupy Wall Street avrebbe preso il via a settembre. Il fotogiornalismo di piazza era in un momento di straordinaria vitalità e di straordinaria pressione: ogni manifestazione, ogni sommossa, ogni raduno di massa era documentato da decine o centinaia di fotografi professionisti e amatoriali, e le immagini circolavano attraverso le piattaforme di social media appena affermatesi, Facebook e Twitter in testa, con una velocità che trasformava la fotografia di cronaca in un flusso quasi in tempo reale. L’immagine di Lam nacque in questo contesto di sovrabbondanza visiva: per emergere dalla massa di fotografie dei disordini di Vancouver, che erano molte e alcune di grande qualità documentaria, aveva bisogno di offrire qualcosa che le altre non davano, e lo fece con una radicalità formale e narrativa che nessuno aveva pianificato.

Va precisata con cura la natura dei disordini per non attribuire alla fotografia una dimensione politica che non ha. I tumulti di Vancouver del 15 giugno 2011 non erano una rivolta sociale, non erano una protesta politica, non erano la risposta a un’oppressione sistematica: erano il prodotto dell’ebbrezza collettiva, della delusione sportiva, della dinamica del mob in cui individui che non avrebbero mai pensato di compiere atti vandalici o violenti si ritrovano trascinati da una logica di gruppo che dissolve le inibizioni individuali. Questa specificità del contesto è cruciale per capire perché la fotografia di Lam abbia funzionato come ha funzionato: l’assurdità della violenza (scatenata dalla perdita di una partita di hockey) amplifica ulteriormente il contrasto visivo con la tenerezza del bacio, producendo un’immagine che è insieme cronaca e commento, documento e metafora.

Il fotografo e la sua mission

Richard “Rich” Lam è un fotoreporter freelance di base a Vancouver, la cui data di nascita non è stata resa pubblica. La sua formazione professionale avvenne principalmente nel circuito del fotogiornalismo di agenzia canadese: lavorò per anni con la Canadian Press, l’agenzia di stampa cooperativa nazionale canadese fondata nel 1917 e tuttora principale fornitore di contenuti fotografici e testuali per i media canadesi. Il lavoro con la Canadian Press gli fornì quella scuola di rigore tecnico, velocità e affidabilità che caratterizza i migliori fotografi di agenzia: lavorare per una wire service significa essere sempre pronti, sempre in grado di produrre immagini utilizzabili in tempi strettissimi, e sempre consapevoli che le proprie fotografie devono essere autentiche e verificabili, perché verranno distribuite a centinaia di testate senza possibilità di controllo diretto.

Nella stagione NHL 2010-2011, Lam aveva avviato una collaborazione con Getty Images, la più grande agenzia fotografica del mondo, fondata nel 1995 da Mark Getty e Jonathan Klein e divenuta rapidamente il punto di riferimento globale per la fotografia editoriale, pubblicitaria e di archivio. Lavorare per Getty significava fotografare le partite dei Canucks per tutto il campionato, costruendo un archivio di immagini sportive distribuito ai giornali di tutto il mondo, e avere accesso all’accredito stampa per gli eventi di punta come la Stanley Cup Finals. La notte del 15 giugno 2011, Lam era a Rogers Arena per coprire gara-7 in quanto parte del team Getty, responsabile della fotografia interna all’arena. Non era lì per documentare i disordini, ma è l’intero arco di quella serata, dalla partita alla conferenza stampa post-partita fino all’uscita in strada, a rendere comprensibile come abbia potuto trovarsi nel posto e nel momento giusti.

La filosofia professionale di Lam, come emerge dalle interviste che ha rilasciato nei mesi e negli anni successivi alla fotografia del bacio, è quella tipica del fotoreporter di agenzia di lunga esperienza: muoversi, non fermarsi, non speculare sul risultato mentre si è nel mezzo dell’azione. “Keep looking, keep shooting, and keep moving. If you stand still, that’s when you’re in trouble”, ha detto in una delle prime interviste, pubblicata su Popular Photography. Questa filosofia, che nel mondo del fotogiornalismo rispecchia la tradizione di Capa e dei grandi fotografi di conflitto, produce un tipo di immagine che non può essere pianificata: può solo essere colta nell’istante in cui si presenta, con la velocità di reazione che viene dall’esperienza. Lam aveva lavorato con le cariche della polizia antisommossa abbastanza a lungo da sapere come muoversi; non aveva però, quella notte, la minima idea di quale delle sue fotografie sarebbe diventata virale in meno di dodici ore.

Sul piano tecnico, Lam lavorava con una reflex digitale a pieno formato, quasi certamente una Canon EOS-1D Mark IV o una body equivalente del segmento professionale di Canon, che era la marca prevalente tra i fotografi Getty di sport e news nell’epoca. La scelta dell’obiettivo nella concitazione di quella notte era con molta probabilità un Canon EF 24-70mm f/2.8L o un’ottica di lunghezza focale simile nel range del grandangolo moderato, che permette di includere ampi contesti nella composizione senza dover arretrare eccessivamente dal soggetto, cruciale in una situazione in cui arretrare significava trovarsi nel mezzo di una carica di polizia. Lam non ha mai confermato pubblicamente i dettagli dell’attrezzatura usata quella notte, ma le caratteristiche visive dell’immagine, la nitidezza dei soggetti in primo piano, la profondità di campo e l’angolo di campo, sono coerenti con questo tipo di setup. Le fonti tecniche più affidabili per il fotogiornalismo digitale professionale dell’epoca sono documentate nell’archivio della National Press Photographers Association (NPPA), che pubblica studi e raccomandazioni sulle attrezzature in uso nel settore.

La genesi dello scatto

La ricostruzione precisa di come nacque la fotografia del bacio è disponibile in diverse versioni: quella di Lam, pubblicata su The Tyee, quella di Scott Jones raccolta da ESPN, e quella di Alex Thomas riportata da CBC News. Queste versioni sono sostanzialmente concordanti nei fatti essenziali, pur differendo in alcuni dettagli minori. Dopo la conferenza stampa post-partita, Lam era ancora nell’arena quando i monitor in sala stampa mostrarono che i disordini in strada non si stavano calmando. Un collega del team Getty, Bruce Bennett, era già uscito in strada; Lam chiese il permesso ai propri editor di raggiungere la copertura dei disordini e ottenne il via libera. Uscì da Rogers Arena e si unì alla copertura dei colleghi nel centro di Vancouver.

Lo scenario che Lam trovò fuori dall’arena era quello di una città in stato di eccezione. Il grande magazzino Hudson’s Bay Company sulla West Georgia Street era in fiamme; automobili erano state ribaltate e incendiate; gruppi di saccheggiatori si muovevano tra le vie laterali; la polizia antisommossa aveva formato cordoni mobili che spingevano la folla da un isolato all’altro in una dinamica che Lam, con efficace metafora giornalistica, ha paragonato alla “corrida dei tori”. In questo caos, il fotografo si spostò verso Seymour Street, una delle arterie principali del centro, tradizionalmente molto frequentata, che quella notte appariva stranamente deserta di civili dopo una carica della polizia. Fu proprio questa desertificazione improvvisa della strada a colpire visivamente Lam: la contraddizione tra una via normalmente piena di vita e quella strana vuotezza notturna spezzata da due figure sdraiate sull’asfalto.

Scott Jones e Alexandra Thomas erano stati buttati a terra dai scudi antisommossa della polizia mentre cercavano di raggiungere casa da casa di un’amica, dove avevano guardato la partita. Thomas era spaventata e in stato di shock; Jones, vedendola in quello stato, le si avvicinò e la baciò per consolarla, nel tentativo di portarle un attimo di calma nel mezzo del caos. Non stavano performando per nessuno; non erano consapevoli della presenza del fotografo. Lam, che li vide da una certa distanza, capì immediatamente il valore visivo della scena: “Questa è la storia”, ha detto di aver pensato in quel momento, aggiungendo che aveva inquadrato consciamente per includere uno degli agenti antisommossa sullo sfondo, convinto che quella combinazione, una coppia che si abbraccia e un poliziotto corazzato, avrebbe prodotto l’immagine più narrativamente completa della serata. Scattò in totale dodici fotogrammi della coppia, in rapida successione; di questi, sei furono scartati in post-produzione e sei vennero trasmessi via filo agli editor di Getty. Non fu Lam a selezionare il fotogramma pubblicato: fu un editor Getty, il cui nome non è mai stato reso pubblico, a scegliere tra i sei trasmessi quello che sarebbe diventato la fotografia iconica.

Lam tornò a casa quella notte senza rendersi conto di quello che aveva nelle mani. Era stanco, era affamato, era quasi mezzanotte passata. Andò a dormire. La mattina dopo, alle tre circa, il telefono iniziò a squillare: una giornalista di National Public Radio gli chiese come si sentisse ad essere “il numero tre su Internet”. Lam, ancora mezzo addormentato, non capiva di cosa stesse parlando. Quando guardò il telefono trovò oltre quaranta messaggi email. In meno di dodici ore dall’invio via filo, la fotografia aveva già percorso il mondo intero; nei giorni successivi avrebbe moltiplicato ulteriormente la propria diffusione, diventando uno degli argomenti di dibattito più condivisi sui social media di quell’estate. Getty Images fu contattata dalla direzione aziendale per verificare l’autenticità dell’immagine: Lam trasmise tutti e dodici i fotogrammi originali, che documentavano la continuità della scena e escludevano qualsiasi possibilità di manipolazione.

Analisi visiva e compositiva

La fotografia di Lam è costruita attorno a un’opposizione visiva fondamentale che si esprime attraverso ogni elemento della composizione: la tenerezza contro la violenza, il basso contro l’alto, il singolo contro la massa, il colore caldo contro le tonalità fredde. Le due figure al centro dell’immagine, sdraiate sull’asfalto in una posa di intimità racchiusa in se stessa, occupano la porzione inferiore e centrale del fotogramma; attorno a loro, la strada si estende in un paesaggio di violenza urbana stilizzata dallo sfocato del fumo, della luce arancione degli incendi e delle tonalità fredde degli equipaggiamenti antisommossa. L’agente in primo piano a destra, le cui gambe in tuta nera e gli stivali massicci entrano nell’inquadratura a lato della coppia, è l’elemento compositivo che Lam ha dichiarato di aver cercato consciamente: un rappresentante della forza istituzionale che passa oltre senza voltarsi, indifferente o ignaro dell’intimità che gli sfila accanto.

La profondità di campo della fotografia è gestita in modo da produrre una gradazione progressiva dalla nitidezza in primo piano allo sfocato dello sfondo che funziona come una metafora visiva della bolla di separazione in cui la coppia sembra esistere rispetto al mondo circostante. La coppia è a fuoco; i poliziotti che camminano sullo sfondo sono riconoscibili nelle loro sagome ma non nei dettagli; le luci degli incendi e dei lampeggianti sono dissolte in aloni colorati. Questa progressione tonale non è il prodotto di una scelta compositiva deliberata da parte di Lam, che stava lavorando in condizioni di stress estremo senza poter verificare l’inquadratura sul monitor; è il risultato della combinazione dell’apertura di diaframma ampia, necessaria nelle condizioni di scarsa luce della notte, con la distanza di ripresa, e produce un effetto che un pittore avrebbe dovuto pianificare attentamente.

Il punto di vista leggermente ribassato rispetto alle figure, quasi al livello del suolo, conferisce alle due persone sdraiate una presenza volumetrica che contrasta con la loro posizione fisica di vulnerabilità: non sono vittime prostrate ma soggetti che occupano lo spazio con la pienezza della propria relazione. Questo angolo di ripresa, probabilmente determinato dalla posizione fisica di Lam che si era inginocchiato o abbassato per evitare la carica della polizia, produce una geometria compositiva in cui la coppia appare quasi monumentale rispetto al paesaggio intorno, pur giacendo a terra. La linea dell’orizzonte, posizionata nel terzo superiore del fotogramma, lascia ampio spazio alla lettura della strada e delle due figure senza disperdere l’attenzione verso il cielo; le gambe dell’agente in primo piano creano una cornice verticale a destra che chiude la composizione senza soffocarla. È un’immagine che, analizzata formalmente, rispetta quasi involontariamente molti dei canoni della composizione classica, come se il fotogiornalista di lunga esperienza avesse agito per riflessi acquisiti in anni di pratica.

L’aspetto compositivo più discusso dalla critica fotografica è la relazione tra i soggetti principali e il contesto, ovvero il modo in cui l’immagine gestisce la tensione tra il primo piano intimista e lo sfondo documentario. In questo, la fotografia di Lam è stata avvicinata alla tradizione della street photography più che a quella della fotografia di cronaca stricto sensu: come le fotografie di Henri Cartier-Bresson o di Joel Meyerowitz, lavora per contrasto visivo e per l’individuazione del momento anomalo nel flusso ordinario (o straordinario) della vita urbana, piuttosto che per la documentazione frontale e sistematica di un evento. Come ha scritto il critico visivo Ryan White nell’analisi pubblicata da WePresent di WeTransfer, la fotografia di Lam appartiene più alla tradizione dell’osservazione delle anomalie urbane che a quella della testimonianza degli eventi storici, il che spiega in parte perché abbia circolato con la stessa velocità sui feed di arte e fotografia e su quelli di cronaca internazionale.

Autenticità e dibattito critico

Il dibattito sull’autenticità della fotografia di Lam iniziò quasi simultaneamente alla sua diffusione virale e si sviluppò su piani diversi che è importante tenere distinti. Il primo piano è quello della messa in scena: nelle prime ore dopo la pubblicazione, una parte significativa degli utenti sui social media sosteneva che la fotografia fosse stata organizzata, che la coppia avesse posato consapevolmente per il fotografo, che l’intera scena fosse falsa. Lam rispose a questa accusa trasmettendo tutti e dodici i fotogrammi della sequenza a Getty Images, che li rese disponibili per la verifica; la sequenza mostrava chiaramente lo sviluppo naturale della scena, incluso un fotogramma in cui Jones si alza guardando verso la macchina fotografica dopo il bacio, uno scatto che sua sorella in Australia aveva riconosciuto come la prova della sua identità. La tesi della messa in scena fu abbandonata rapidamente dai commentatori più seri, ma lasciò una traccia nel dibattito che Lam ha descritto come una ferita professionale: essere accusato di aver alterato o orchestrato una fotografia è la critica più grave che si possa fare a un fotoreporter, ed è una critica che, una volta formulata, non sparisce del tutto nemmeno quando viene confutata.

Il secondo piano del dibattito, più serio e più perturbante, riguardò la natura dell’atto mostrato nell’immagine. Una parte dei commenti online, che Lam ha definito semplicemente “ridicola”, suggerì che la fotografia documentasse non un bacio consensuale ma un’aggressione sessuale. Questa lettura, priva di qualsiasi fondamento nei fatti, era alimentata dalla posa delle figure, con Jones che si china sulla Thomas sdraiata, interpretata da chi non conosceva il contesto nel modo più distorto possibile. La risposta dei protagonisti, che si fecero identificare pubblicamente nei giorni successivi allo scatto anche per mettere a tacere questa voce, fu determinante: Thomas dichiarò esplicitamente di essere stata baciata dal proprio fidanzato come atto di consolazione, di aver trovato la fotografia “davvero bella” e di non provare alcun imbarazzo. Jones confermò la propria versione dei fatti in ogni intervista successiva. La vicenda mise in luce la velocità con cui la cultura digitale può produrre letture malevole di immagini ambigue, e il peso che queste letture possono avere sulla vita dei soggetti ritratti, anche quando non corrispondono a nulla di reale.

Il terzo piano del dibattito, quello più strettamente pertinente alla storia della fotografia, riguarda il posizionamento dell’immagine nella tradizione iconografica del bacio in contesti di crisi pubblica. Il riferimento immediatamente evocato dai commentatori fu la celebre fotografia di Alfred Eisenstaedt, scattata il 14 agosto 1945 a Times Square, New York, che mostra un marinaio in uniforme nell’atto di baciare una donna in abito bianco durante i festeggiamenti per la fine della Seconda Guerra Mondiale, pubblicata su Life Magazine il 27 agosto 1945 e universalmente nota come “V-J Day in Times Square”. Il parallelo è suggestivo ma non perfetto: l’immagine di Eisenstaedt celebra la fine di una guerra, quella di Lam documenta la fine di una partita di hockey andata male; quella di Eisenstaedt è un atto di gioia condivisa, quella di Lam è un atto di consolazione individuale nel mezzo della distruzione collettiva. Il contrasto è in realtà più potente della similitudine, e fa parte del motivo per cui l’immagine di Lam funziona così bene: non è la ripetizione di uno schema iconografico già noto, ma la sua ironica inversione.

Un ulteriore aspetto critico riguarda la questione dei diritti delle persone ritratte e la gestione della loro improvvisa esposizione mediatica. Jones e Thomas si ritrovarono identificati e al centro dell’attenzione internazionale senza averlo cercato, senza averne tratto alcun vantaggio materiale, e con una serie di narrazioni errate sulla propria vicenda che circolavano liberamente. La sorella di Jones in Australia, che aveva visto la fotografia online, chiamò i familiari per segnalare di aver riconosciuto il fratello: fu questo il meccanismo che portò all’identificazione della coppia. Quando Thomas e Jones cercarono un aiuto per navigare l’improvviso interesse mediatico, si rivolsero direttamente a Lam, che li incontrò in un bar fuori città e cercò di offrire consigli su come gestire la situazione. Questo incontro tra il fotografo e i propri soggetti, descritto da Lam come surreale in un’intervista a ESPN, è diventato uno degli episodi più citati nelle discussioni sulla relazione tra il fotografo, il soggetto e la distribuzione delle immagini nell’era digitale.

Impatto culturale e mediatico

L’impatto immediato della fotografia di Lam fu misurato dalla velocità e dall’ampiezza della sua diffusione virale. Nelle prime ore del 16 giugno 2011, l’immagine era già tra i contenuti più condivisi su Facebook e Twitter a livello globale; entro la fine della giornata era apparsa sui siti web di centinaia di quotidiani internazionali; entro la settimana era stata riprodotta, commentata o parodiata da decine di testate in ogni continente. La rivista Esquire titolò “Love in the Time of Rioting”; il tabloid britannico The Sun optò per “Couple Make Love at Hockey Riot”, con una titolazione sensazionalistica che rispecchiava le confusioni di lettura già discusse. In termini di metriche digitali, fu uno dei fenomeni virali di maggiore portata dell’estate del 2011, in un periodo in cui Facebook aveva appena superato i 700 milioni di utenti attivi e Twitter era in piena fase di ascesa come strumento di distribuzione delle notizie di rottura.

Sul piano dei riconoscimenti istituzionali, la fotografia vinse nel 2011 il National Newspaper Award (NNA) per la fotografia di notizie, il principale riconoscimento del giornalismo canadese, istituito nel 1949 e considerato l’equivalente nordamericano del World Press Photo Award per il mercato canadese. Il premio confermò il valore documentario e artistico dell’immagine agli occhi della comunità professionale, al di là della viralità digitale che avrebbe potuto essere liquidata come un fenomeno di intrattenimento senza sostanza giornalistica. La fotografia fu inclusa nelle selezioni delle immagini più significative del 2011 pubblicate da Time Magazine, dalla BBC e dall’Associated Press, collocandola nel canone della fotografia di cronaca dell’anno accanto a immagini di ben altra portata storica, come le fotografie della Primavera Araba.

L’immagine ha continuato a generare discussioni e citazioni culturali negli anni successivi. Comparve nella sequenza dei titoli di “Modern Love”, la serie televisiva di Amazon Prime Video tratta dall’omonima rubrica del New York Times, come riferimento visivo sul tema dell’amore in contesti urbani inaspettati. Divenne il punto di partenza di centinaia di meme e reinterpretazioni grafiche, incluse versioni che sostituivano i soggetti originali con personaggi di film, fumetti o figure pubbliche in contesti di crisi. Questa produzione secondaria, spesso priva di qualsiasi consapevolezza critica del contesto originale, è il meccanismo attraverso cui la cultura digitale trasforma le immagini di cronaca in materiale di consumo creativo: un processo che decontestualizza l’immagine ma ne estende la circolazione oltre ogni limite che il fotogiornalismo tradizionale avrebbe potuto raggiungere da solo.

La storia di Scott Jones e Alexandra Thomas dopo la fotografia è diventata, nel corso degli anni, parte integrante della narrativa dell’immagine stessa. La coppia, che aveva lasciato Vancouver pochi giorni dopo i disordini per tornare in Australia (la madrepatria di Jones), si sposò negli anni successivi e ha una figlia. Gestiscono un pub di birra artigianale a Fremantle, Australia, chiamato Beerpourium, dove tengono appesa una copia della fotografia firmata da Lam, insieme a un’altra copia nella propria abitazione. Jones ha dichiarato in diverse interviste, tra cui quella a Global News, di aver imparato ad accettare il fatto di essere il soggetto di un’immagine che non li appartiene nel senso giuridico, che circolerà per sempre su internet e nelle antologie del fotogiornalismo, e che continuerà a essere associata al loro nome indipendentemente da tutto ciò che faranno nel resto della propria vita. Thomas, dal canto suo, ha descritto la fotografia come “davvero bella”, una valutazione che contiene in sé tutta la complessità della relazione tra i soggetti di una fotografia famosa e l’immagine che li ha resi tali: non si tratta di un’eredità scelta, ma è un’eredità che, alla fine, sa essere gentile.

Fonti

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