Ogni sistema di esposizione automatica deve risolvere un problema di fondo: la fotocamera misura la luce presente nella scena, la interpreta con algoritmi sempre più raffinati e calcola diaframma, tempo e sensibilità, ma non può sapere in anticipo quanta luce aggiungerà il flash, su quel soggetto, a quella distanza, in quell’istante. Portare il controllo della luce artificiale dentro la stessa logica automatica è il compito del flash TTL (Through The Lens) e delle sue evoluzioni, che in oltre mezzo secolo di storia hanno cambiato più volte architettura.
La sigla TTL indica che la misura avviene dopo che la luce ha attraversato l’obiettivo, e quindi legge ciò che raggiunge davvero il piano focale. Per la luce ambiente questo vuol dire che filtri, moltiplicatori di focale e soffietti si compensano da soli. Per il flash significa misurare la luce del lampo non prima che arrivi al soggetto, come facevano i vecchi sensori esterni sul corpo del flash, ma dopo che il soggetto l’ha riflessa verso la fotocamera, cioè la luce che concorrerà a formare l’immagine.
Il numero guida resta il punto di partenza di ogni calcolo: la relazione NG = distanza × numero f, con ISO 100 e distanza in metri, lega potenza, distanza e diaframma secondo la legge dell’inverso del quadrato. Il TTL automatizza proprio questo calcolo, e conoscerlo serve a capire quando l’automatismo sbaglia. Un esempio ufficiale: lo Speedlite Canon EL-100 ha un numero guida di 26 a ISO 100, e a 6,5 metri richiede un diaframma di f/4, perché 26 diviso 6,5 fa 4. L’articolo sul sistema E-TTL e i-TTL approfondisce gli algoritmi di misura di Canon e Nikon. Qui il taglio è storico e pratico: da dove nasce il TTL, come cambia tra i sistemi, come si corregge con la FEC e quando conviene lasciarlo da parte.

In Sintesi
- Il flash TTL misura la luce attraverso l’obiettivo: nei sistemi su pellicola la misura avveniva durante il lampo (OTF), nei digitali avviene con un pre-lampo emesso prima dell’apertura dell’otturatore.
- Canon ha introdotto l’E-TTL nel 1995 con le EOS 50 e 50e e l’E-TTL II nel 2004 con la EOS-1D Mark II; Nikon è passata dal D-TTL all’i-TTL, con lo Speedlight SB-800 del 2003.
- Il TTL-BL di Nikon bilancia il flash con la luce ambiente e riduce l’uscita quando serve; con la misurazione spot la fotocamera torna al TTL standard.
- La compensazione FEC corregge la potenza del flash senza toccare l’esposizione ambiente: sul bianco e sul nero il TTL tende a sbagliare, e la FEC rimedia.
- Il TTL wireless gestisce più flash in gruppi, con trasmissione ottica o radio; il flash manuale resta preferibile quando la scena è fissa e ripetibile.
Il problema del flash automatico: dal sensore esterno al TTL
Il lampo di un flash dura frazioni di millisecondo, e la sua intensità decade lungo una curva che dipende dalla carica del condensatore, dal tubo allo xenon e dalla temperatura. Per esporre bene bisogna fermare il lampo nel momento in cui l’energia che arriva al soggetto è quella giusta. I primi flash automatici lo facevano con una cellula fotovoltaica sul corpo del flash: misurava la luce riflessa dal soggetto durante il lampo e, raggiunto il livello corrispondente al diaframma e agli ISO impostati dal fotografo, tagliava la scarica. Era un buon sistema, con un limite: la cellula guardava la scena dal flash, non dall’obiettivo, e non sapeva nulla di filtri, focali o inquadratura.
Il TTL sposta la misura dentro la fotocamera. Nei sistemi analogici lo faceva con una cellula rivolta verso il piano della pellicola, che leggeva la luce riflessa dall’emulsione durante l’esposizione, mentre un circuito di controllo spegneva il lampo quando la quantità era sufficiente. È la tecnica chiamata OTF (Off The Film), perfetta nella logica, perché misurava sul piano focale la luce che stava impressionando la pellicola.
Il digitale ha reso impossibile questa strada. La superficie di un sensore, con microlenti e filtri colorati, non riflette la luce come l’emulsione, e le letture durante il lampo sarebbero inaffidabili. I costruttori hanno quindi cambiato approccio: invece di misurare durante il lampo principale, emettono un pre-lampo a bassa potenza prima dell’apertura dell’otturatore, misurano la sua riflessione con l’esposimetro della fotocamera e da quella lettura calcolano la potenza del lampo vero. Da qui nascono E-TTL di Canon, i-TTL di Nikon e i sistemi equivalenti degli altri marchi. Il prezzo del metodo è piccolo e va conosciuto: se il lampo principale segue il pre-lampo a distanza di circa un decimo di secondo, un soggetto può socchiudere gli occhi, e per questo alcune fotocamere offrono un blocco della misura anticipata.

Sviluppo storico: dall’esposimetro TTL al pre-lampo digitale
La storia del flash TTL si innesta su quella dell’esposimetro TTL. La Topcon RE Super, del 1963, è tra le prime reflex con misurazione attraverso l’obiettivo. La Pentax Spotmatic, mostrata come prototipo alla Photokina del 1960, arrivò in commercio nel 1964. Sul versante dei telemetri, il 1° settembre 1964 gli ingegneri Peter Loseries e Peter Novak depositarono per conto di Leitz Wetzlar un brevetto per un braccio esposimetrico mobile con fotoresistore al solfuro di cadmio, posizionato sul piano focale: da lì nacque la Leica M5 del 1971, prima Leica a telemetro con esposimetro TTL incorporato. La ricostruzione dettagliata è nell’articolo di Nocsensei.com sull’origine del TTL sulle Leica M.
Il passo successivo, l’applicazione del principio al flash, arrivò con l’OTF. L’Olympus OM-2, nel 1975, aprì la strada al controllo TTL del flash misurato sulla pellicola durante l’esposizione, e la tecnica fu poi adottata da altri costruttori, come Pentax con il suo sistema di misura diretta sulla pellicola e Leica con una variante del metodo Olympus.
Poi il digitale ha obbligato a ripensare tutto. Canon ha seguito la propria strada con l’A-TTL, comparso sulla T90, precedente alla famiglia EOS, e poi con l’E-TTL. Nikon è partita dal D-TTL, il sistema pensato per i primi sensori digitali e usato dai flash SB-28DX, SB-50DX e SB-80DX, per approdare all’i-TTL. Le sigle cambiano, la sostanza no: pre-lampo, misura, calcolo, lampo.
Canon: A-TTL, E-TTL ed E-TTL II
Canon ha battezzato E-TTL (Evaluative Through The Lens) il sistema che debuttò nel 1995 con le EOS 50 (Elan II) e 50e (Elan IIe). La «E» sta per valutativo: il sistema usa i sensori della fotocamera nel mirino, gli stessi che servono per la misurazione valutativa della luce ambiente. Alla pressione completa del pulsante di scatto la fotocamera legge prima la luce ambiente. Poi lo Speedlite emette un pre-lampo a bassa potenza, la fotocamera confronta la luce riflessa con quella ambiente, calcola la potenza del lampo principale e scatta. Tutto avviene prima dell’apertura dell’otturatore e prima del lampo definitivo.
L’E-TTL II comparve nel 2004 con la EOS-1D Mark II ed è oggi lo standard su tutte le EOS presentate da quel modello in poi. Rispetto al primo E-TTL misura luce ambiente e pre-lampo con tutti i sensori, non soltanto con quello del punto AF attivo, ignora le aree in cui il flash si riflette in modo molto forte, come uno specchio, e, se l’obiettivo fornisce informazioni sulla distanza, le usa per affinare l’esposizione. Lo Speedlite 580EX, del 2004, accompagnò quel passaggio ed è stato per anni il riferimento della linea.
Tra i comandi a distanza il Canon ST-E2, a infrarossi, e l’ST-E3-RT, a radio, gestiscono più Speedlite in TTL, e supportano anche l’HSS, cioè la sincronizzazione ad alta velocità, con la limitazione della seconda tendina sull’ST-E2.
Nikon: D-TTL, i-TTL e TTL-BL, e gli altri sistemi
Nikon ha sviluppato il D-TTL per le prime reflex digitali, a cominciare dalla D1 del 1999, e lo ha sostituito con l’i-TTL (intelligent TTL), in uso con gli Speedlight SB-600, SB-700, SB-800 e SB-900. L’SB-800 è uscito il 22 luglio 2003, ed è stato il primo di una generazione che include anche le funzioni wireless del sistema CLS (Creative Lighting System). Nel sistema Nikon il pre-lampo è parte di una sequenza codificata: serve anche a comunicare con i flash remoti, nel sistema di illuminazione senza fili che gestisce fino a tre gruppi.
La variante più interessante dell’i-TTL è il TTL-BL, o TTL bilanciato (Balanced Fill-Flash). Il sistema non si limita a esporre il soggetto illuminato dal flash, ma bilancia il lampo con la luce ambiente in modo che il risultato appaia naturale, con il flash nel ruolo di luce di riempimento e non di sorgente dominante. Secondo l’analisi di Scantips, il TTL-BL può ridurre l’uscita oltre la misura normale e tiene conto di quattro fattori: il bilanciamento con l’esposizione ambiente, la sovrapposizione di più flash, la riflettanza del soggetto e dello sfondo e, solo con il flash diretto, una salvaguardia basata sulla distanza comunicata dagli obiettivi di tipo D. Quando la distanza dichiarata dall’obiettivo risulta inferiore a quella reale, il livello del flash viene abbassato.
Quando si usa il TTL-BL? Sulle unità più semplici, come il flash incorporato, l’SB-400 e l’SB-700, o quando una unità fa da comando remoto, il TTL-BL è l’unica modalità TTL disponibile, e selezionare il generico TTL nel menu dà comunque il TTL-BL. Con la misurazione spot la fotocamera passa al TTL standard, dove la misura dipende solo dalla riflettanza del soggetto e il fotografo deve sorvegliare gli altri fattori da solo. Con i flash a bounce il TTL-BL richiede talvolta una compensazione positiva.
Gli altri costruttori hanno architetture simili. Pentax ha il P-TTL (Pre-flash TTL). Sony, erede della tecnica Minolta, ha l’ADI (Advanced Distance Integration), che inserisce nel calcolo la distanza di messa a fuoco misurata dall’obiettivo come variabile di ponderazione, per riconoscere superfici riflettenti anomale. Olympus ha la propria logica TTL e il sistema RC per il wireless. Nell’insieme cambiano i dettagli della ponderazione e dell’uso dei dati di distanza, non la sequenza di fondo.
La compensazione FEC e il blocco FEL
La Flash Exposure Compensation (FEC) è lo strumento con cui il fotografo corregge la potenza calcolata dal TTL, in stop o frazioni di stop, senza toccare l’esposizione ambiente. Nei sistemi Nikon la compensazione del flash si estende di norma da -3 a +1 EV, nei sistemi Canon fino a ±3 EV. È diversa dalla compensazione dell’esposizione generale (EC), che agisce su tempo, diaframma o ISO secondo la modalità, e nei corpi Nikon un’impostazione di menu decide se la correzione generale interessa l’intero fotogramma o soltanto lo sfondo.
La FEC serve soprattutto per correggere due errori tipici. Il TTL, come ogni esposimetro, riferisce la misura a un grigio medio, perciò un soggetto molto chiaro, come un abito bianco, tende a venire sottoesposto dal flash, e uno molto scuro sovraesposto. Un valore di FEC positivo sul bianco e negativo sul nero rimette le cose a posto. Per il riempimento in controluce, una FEC negativa, per esempio -1 o -1,5 EV, dà ombre schiarite senza che il flash si noti, preservando la naturalezza della luce. Nei casi con TTL-BL e flash a rimbalzo, Scantips segnala che occorre a volte una compensazione positiva, e che i setup con un flash principale e uno di riempimento in modalità remota richiedono spesso circa +1 EV di compensazione manuale.
Il blocco della misura del flash (FEL, Flash Exposure Lock) risolve invece un altro problema. Alcune fotocamere permettono di emettere il pre-lampo di misura in anticipo, anche di diversi secondi prima dello scatto: così il soggetto non socchiude gli occhi, e si può misurare il flash su un punto e ricomporre l’inquadratura. Non tutti i produttori consentono di configurare l’intervallo del pre-lampo.
Modalità di esposizione e flash
Il TTL decide la potenza del lampo, e il resto dell’esposizione dipende dalla modalità scelta sulla fotocamera. In manuale, tempo e diaframma governano la luce ambiente, e il flash in TTL completa la scena a quel diaframma: è il modo più controllabile, perché si dosa lo sfondo con tempo e ISO e il soggetto con la potenza del lampo e la FEC. In priorità di diaframma o in programma il comportamento cambia da marca a marca e da impostazione a impostazione: in certe configurazioni la fotocamera sceglie tempi lunghi per esporre bene anche lo sfondo, in altre li limita al tempo di sincronizzazione. Conviene sapere che cosa fa il proprio corpo macchina, e verificarlo con uno scatto di prova, prima di un servizio.
Anche il diaframma pesa. Un diaframma più chiuso richiede più luce dal flash per la stessa distanza, e la potenza utile del flash a una data distanza si ricava dalla formula del numero guida. Se la combinazione richiede più energia di quella disponibile, il TTL non può fare miracoli: l’indicatore di flash sotto-esposto o il lampeggio dell’avviso di potenza insufficiente sono il segnale per avvicinarsi, aprire il diaframma o alzare gli ISO. Il rapporto tra ISO e numero guida è quello di sempre, con il numero guida che cresce con la radice della sensibilità.
Il pre-lampo ha anche un’altra funzione. Molte fotocamere lo usano per la riduzione dell’effetto occhi rossi, perché la luce del pre-lampo fa contrarre le iridi del soggetto prima del lampo vero. Il costo è un ritardo percepibile tra pressione del pulsante e scatto, che nei ritratti spontanei può far perdere l’espressione. Nelle situazioni in cui il tempo conta, per esempio nel reportage, conviene disattivare la funzione e sollevare il flash dall’asse dell’obiettivo con una testa orientabile.
TTL wireless e più flash
La gestione di più unità ha trasformato il TTL in un sistema di illuminazione. Il sistema Advanced Wireless Lighting di Nikon controlla fino a tre gruppi, inviando segnali codificati sotto forma di pre-lampi alle unità remote. L’SB-800 e l’SB-900 possono fare da comando principale oltre che da flash remoti, e l’SB-600 può essere pilotato da un SB-800, da un comando SU-800 o dal flash incorporato di fotocamere come la D700, la D300 e la D90. Il primo modello Nikon con comunicazione radio a 2,4 GHz tra comando e remoti è stato l’SB-5000, del 2016. Canon ha scelto prima i raggi infrarossi, con il trasmettitore ST-E2, poi la radio, con l’ST-E3-RT.
In questo quadro i sistemi radio di terze parti, come il Godox X, nato nel 2015, offrono controllo TTL, HSS e potenza manuale su più gruppi con una trasmissione che non richiede la linea di vista. Di questi temi si occupa l’articolo sui flash off-camera e i trigger wireless. Un fotografo di prodotto che controlla tre Speedlight in TTL wireless con rapporti di potenza indipendenti tra i gruppi lavora con una flessibilità vicina a quella di un piccolo studio, con ingombro e costi molto inferiori.
TTL o manuale: come scegliere
Il TTL ha trasformato la fotografia con luce artificiale nel reportage, nei matrimoni e nel ritratto ambientato. Prima dell’automazione, fotografare in interni con flash significava valutare la distanza, calcolare il numero guida, impostare il diaframma e sperare che il soggetto non si muovesse. L’automazione, dall’OTF all’E-TTL e all’i-TTL, ha liberato il fotografo da questi calcoli e gli ha permesso di concentrarsi sul momento. Con il fill-in automatico del TTL-BL, bilanciando il flash con la luce solare, è diventata sistematica una tecnica che richiedeva calcoli precisi: ritratti in controluce con volto esposto e cielo non bruciato, scene esterne con ombre dure ammorbidite, fotografie in penombra con dettaglio nelle ombre.
Il flash manuale resiste per un motivo solido. Con soggetto fermo, geometria di luce fissa e distanze controllate, dà risultati perfettamente replicabili da uno scatto all’altro, qualunque sia la riflettività del soggetto. Il TTL ricalcola la potenza a ogni scatto, e due inquadrature quasi identiche possono ricevere potenze diverse se il pre-lampo rileva una riflessione diversa. In studio, nelle sequenze dove la coerenza è un requisito, conviene il manuale. Sul campo, con soggetti che si muovono e luce che cambia, conviene il TTL, magari con FEC fissa dopo una prima prova.
Una regola pratica funziona bene. Si parte in TTL, si scatta una prova, si guarda l’istogramma e il volto del soggetto, e si corregge con la FEC. Quando la scena si stabilizza, si può passare al manuale con la potenza trovata, e usare il numero guida per verificare che il flash abbia margine a quella distanza e a quel diaframma. Chi lavora con le luci continue invece del flash vede il risultato in tempo reale e non ha bisogno di nessuna di queste manovre, a spese della potenza.
Il flash cobra in pratica: modalità, potenza e sincronizzazione
Il flash cobra è l’unità compatta che si monta sulla slitta a contatto caldo della fotocamera, o si usa staccata e comandata a distanza. Quasi tutti i modelli offrono le stesse famiglie di controllo, e conoscerle una per una aiuta a scegliere quella giusta per la scena. Nella modalità manuale il fotografo imposta una frazione della potenza massima, da piena a un centoventottesimo o meno, e il lampo parte sempre con la stessa energia. Nella modalità automatica con sensore sul flash, spesso indicata con una A, una cellula sul corpo dell’unità legge la luce riflessa e interrompe la scarica; è il discendente diretto dei flash descritti all’inizio dell’articolo. Nella modalità TTL decide la fotocamera, con il pre-lampo.
| Modalità | Chi misura la luce | Quando conviene |
|---|---|---|
| Manuale | Il fotografo, con numero guida, distanza e diaframma | Studio, prodotto, scene ripetibili e flash off-camera con potenze fisse |
| Automatica con sensore sul flash | La cellula del flash | Riprese rapide con flash anche non dedicati, soggetti a distanza costante |
| TTL | La fotocamera, con pre-lampo | Reportage, cerimonie, soggetti in movimento e luce variabile |
| TTL o manuale con HSS | Dipende dal controllo scelto | Tempi più brevi del tempo di sincronizzazione, per esempio ritratti in pieno sole a diaframma aperto |
Il limite più comune riguarda il tempo di posa. Con otturatore a tendina la fotocamera sincronizza il lampo con il momento in cui la finestra del sensore è interamente scoperta, e per questo ha un tempo massimo di sincronizzazione, tipicamente intorno a 1/200 o 1/250 di secondo. Oltre quel valore la seconda tendina parte prima che la prima abbia finito la corsa, e nell’immagine compare una banda scura. La sincronizzazione ad alta velocità aggira l’ostacolo emettendo il lampo come una serie di impulsi ravvicinati, a spese della potenza utile, come spiega l’articolo su HSS. La testa dello Speedlite o dello Speedlight possiede inoltre uno zoom motorizzato che adatta l’angolo di copertura alla focale: su un grandangolo l’illuminazione si allarga, su un tele si concentra e raggiunge distanze maggiori. Il valore del numero guida dichiarato dai costruttori si riferisce a una focale precisa, ed è spiegato nell’articolo sul numero guida.
Rimbalzo, diffusori e direzione della luce
Il flash puntato dritto sul soggetto produce la luce meno lusinghiera: schiacciata, con ombre nette alle spalle del soggetto, riflessi sulla pelle e, in presenza di pupille dilatate, occhi rossi. La qualità di una luce dipende dalle dimensioni della sorgente rispetto al soggetto, e la testa di un flash è piccola. Il rimedio principale consiste nel far rimbalzare il lampo su una superficie ampia e chiara, che diventa essa stessa la sorgente. Un soffitto bianco e di altezza normale, con la testa inclinata di circa sessanta gradi, restituisce una luce morbida e dall’alto, simile a quella di una finestra; una parete laterale dà un’illuminazione più direzionale e plastica. Le superfici colorate trasferiscono la loro tinta alla pelle, perciò su un soffitto giallo o su una parete verde conviene cambiare superficie o rinunciare al rimbalzo.
Con soffitti molto alti o scuri il rimbalzo non funziona, perché la luce arriva troppo debole e il TTL deve spingere la potenza oltre il possibile. In quei casi servono un pannello bianco montato sulla testa, che invia una piccola quota di luce frontale e crea un accenno di luce negli occhi, oppure un diffusore a cupola. I diffusori che ampliano la superficie emittente, come i piccoli softbox da cobra, ammorbidiscono le ombre in misura moderata e a costo di una perdita di potenza di uno o due stop. Il TTL compensa gran parte di questa perdita, ma con le unità meno potenti il margine si riduce in fretta.
La direzione conta quanto la morbidezza. Un flash sopra l’asse dell’obiettivo e inclinato verso l’alto allontana l’ombra dal contorno del soggetto, mentre uno staccato dalla fotocamera, sostenuto a mano o su un supporto, scolpisce il volto e crea volume. Per questo il passaggio dal flash on-camera a quello off-camera è considerato il salto di qualità più importante nell’uso del flash cobra, anche se si resta in TTL.
Flash a tempi lenti: fondere lampo e luce ambiente
Quando si vuole che il soggetto sia illuminato dal flash e lo sfondo conservi l’atmosfera della scena, si impostano tempi di posa più lunghi del tempo di sincronizzazione. Il lampo congela il soggetto e la luce ambiente continua a esporre il resto del fotogramma, con eventuali scie se qualcosa si muove. La combinazione si chiama sincronizzazione a tempi lenti e consente anche di scegliere se il lampo debba partire all’inizio dell’esposizione, sulla prima tendina, oppure alla fine, sulla seconda. Nel secondo caso le scie luminose precedono il soggetto invece di seguirlo, con un effetto di movimento più naturale. Il procedimento, con le impostazioni pratiche per fotocamere diverse, è spiegato in flash slow sync e rear sync. Nel TTL basta impostare il tempo lento e lasciare che la fotocamera calcoli la potenza del lampo; con il bilanciamento del bianco regolato sulla luce ambiente, un gel sul flash ne allinea il colore.
Errori comuni e rimedi
Il primo errore è fidarsi del TTL con soggetti molto chiari o molto scuri, che richiedono FEC come si è visto. Il secondo è dimenticare che la misura riguarda il punto o la zona di riferimento: se il soggetto non coincide con la zona che il sistema pesa di più, per esempio con un’inquadratura eccentrica, la potenza può risultare sbagliata. In E-TTL II, che usa tutti i sensori, il rischio è minore, ma resta con scene molto particolari.
Il terzo errore è usare il flash a rimbalzo senza correggere. Il rimbalzo allunga il percorso della luce e la riflessione della superficie assorbe parte dell’energia, per cui la potenza richiesta cresce. Il TTL compensa gran parte di questa perdita da solo, ma le unità economiche possono non arrivare, e si sottoespone. Il quarto riguarda i flash di terze parti: un flash non originale può non gestire tutti i dati scambiati con il corpo macchina, come la distanza o le funzioni wireless, e produrre comportamenti inattesi. Il quinto è ignorare i dati di distanza: gli obiettivi senza CPU non li trasmettono, e il sistema lavora con meno informazioni.
L’ultimo errore è sottovalutare la sincronizzazione. Il TTL funziona anche con l’HSS, ma la potenza utile cala in proporzione al tempo di posa, come spiega l’articolo sull’HSS. Per le correzioni di tinta quando il flash si somma alla luce ambiente, un gel sul flash e il bilanciamento del bianco in sviluppo risolvono molti casi.
Con le mirrorless il principio resta quello, con la misura che passa dal sensore d’immagine e dall’eventuale autofocus di nuova generazione. Per le fotocamere mirrorless conviene controllare sempre la compatibilità dei flash con il sistema, perché i protocolli sono proprietari.
Speedlight Nikon e Canon: date e numeri guida
La storia del TTL si legge anche nella successione dei flash che lo hanno portato sul mercato. Per Nikon, Wikipedia riporta che lo Speedlight SB-800 fu introdotto il 22 luglio 2003, e che fa parte del Creative Lighting System con la modalità i-TTL. Il suo numero guida a ISO 100 è 38 metri, riferito alla posizione di zoom di 35 mm. Seguono l’SB-900, del giugno o luglio 2008, con numero guida 34, e l’SB-910, del 30 novembre 2011, che mantiene la stessa potenza. L’SB-700 fu annunciato nel settembre 2010 e reso disponibile nel mese successivo, con numero guida 29 a 35 mm, e occupa la fascia intermedia.
L’SB-5000, presentato il 5 gennaio 2016, è secondo Wikipedia il primo Speedlight Nikon con comunicazione radio a 2,4 GHz sia come master sia come slave, e dichiara un numero guida di 34,5 a 35 mm. La data segna il passaggio, anche per Nikon, dal controllo ottico a quello radio che Canon aveva presentato nel 2012. Il confronto tra i numeri guida va fatto con cautela: i valori citati sono riferiti a una focale di 35 mm, e un flash dichiarato a 105 mm, come spiega l’articolo sul numero guida, ha un valore più alto a parità di potenza.
| Modello Nikon | Data | Numero guida (ISO 100, metri, 35 mm) |
|---|---|---|
| SB-800 | 22 luglio 2003 | 38 |
| SB-900 | giugno o luglio 2008 | 34 |
| SB-700 | settembre 2010 | 29 |
| SB-5000 | 5 gennaio 2016 | 34,5 |
Per Canon, la cronologia della famiglia Speedlite documentata da Wikipedia ricorda che il 550EX fu introdotto nel settembre 1998 e poteva fare da controller per altri flash. Il 580EX comparve nel 2004, nell’agosto di quell’anno secondo la tabella dei modelli, e funzionava come master e come slave nel sistema a infrarossi. Il 2 marzo 2012 Canon presentò il trasmettitore radio ST-E3-RT, con comunicazione bidirezionale a 2,4 GHz e portata di 30 metri, e il flash 600EX-RT, in grado di lavorare con segnali radio e ottici. Le due traiettorie, quella di Canon e quella di Nikon, convergono sullo stesso schema: pre-lampo di misura, calcolo nel corpo macchina, controllo di più unità divise in gruppi e, dal 2012 per Canon e dal 2016 per Nikon, trasmissione radio.
Esempi calcolati: FEC su soggetti chiari e scuri
La compensazione dell’esposizione del flash si capisce meglio con un conto. L’esposimetro del TTL, come qualsiasi esposimetro a luce riflessa, tara la misura su un soggetto con una riflettanza media, convenzionalmente il grigio al 18 per cento. Un soggetto realmente bianco, con una riflettanza intorno al 90 per cento, rimanda cinque volte la luce di quel grigio: il rapporto tra 90 e 18 è 5, e il logaritmo in base due di 5 vale circa 2,3 stop. Il sistema, che cerca di rendere il bianco come un grigio medio, riduce la potenza del flash di circa due stop e produce un’immagine sottoesposta, con il bianco che appare grigio. Il rimedio è una compensazione positiva, di norma tra +1 e +2 stop, da regolare con una prova guardando l’istogramma.
Il caso opposto è il soggetto nero, con una riflettanza intorno al 3 per cento. Il rapporto tra 18 e 3 è 6, e il logaritmo in base due di 6 vale circa 2,6 stop. Il TTL aumenta la potenza per portare il nero verso il grigio medio, e il risultato è una pelle o un abito sovraesposti, con il nero che si schiarisce. In questo caso serve una compensazione negativa di uno o due stop. Il punto chiave è che il flash non sbaglia per un difetto di funzionamento: esegue la misura per cui è stato tarato, e la correzione tocca al fotografo che conosce il soggetto.
Un terzo caso riguarda il rapporto tra flash e luce ambiente. In un ritratto in controluce, con il sole alle spalle del soggetto, un flash di riempimento al valore indicato dal TTL può produrre un volto troppo piatto, perché la luce del flash eguaglia quella dello sfondo. Una compensazione di uno o due stop in meno lascia il flash più morbido e restituisce un aspetto naturale. Si può anche procedere al contrario, aumentando la compensazione per un volto in forte ombra. La FEC diventa così la leva con cui si decide il rapporto tra le due luci, come spiegato per il bilanciamento tra flash e ambiente nell’articolo sulla modalità di esposizione.
Un’osservazione chiude il discorso. La compensazione del flash e quella dell’esposizione agiscono su parti diverse dell’immagine. Quella del flash cambia la luminosità del soggetto illuminato dal lampo e lascia quasi invariato lo sfondo, che dipende da diaframma, tempo e ISO. Quella dell’esposizione cambia l’intera immagine. Chi usa entrambe in sequenza ottiene un controllo indipendente su due livelli di luce, ed è il motivo per cui nella pratica professionale le due regolazioni si tengono separate.
Domande frequenti
Che cosa significa TTL nel flash?
Through The Lens: la luce del flash viene misurata attraverso l’obiettivo della fotocamera, e la potenza del lampo è calcolata di conseguenza.
Che differenza c’è tra OTF ed E-TTL?
L’OTF misura durante il lampo la luce riflessa dalla pellicola e interrompe la scarica quando basta. L’E-TTL emette un pre-lampo prima dell’apertura dell’otturatore, misura la sua riflessione e calcola la potenza del lampo principale.
Quando sono nati E-TTL ed E-TTL II?
L’E-TTL debuttò nel 1995 con le EOS 50 (Elan II) e 50e. L’E-TTL II è stato introdotto nel 2004 con la EOS-1D Mark II.
Che cos’è il TTL-BL di Nikon?
È la modalità i-TTL bilanciata, che miscela flash e luce ambiente e può ridurre la potenza rispetto alla misura normale. Con la misurazione spot la fotocamera torna al TTL standard.
A che cosa serve la FEC?
A correggere la potenza del flash senza cambiare l’esposizione ambiente. Si usa per soggetti molto chiari o scuri e per dosare il riempimento in controluce.
Meglio TTL o manuale?
Il TTL è più rapido con soggetti in movimento e luce variabile, il manuale dà risultati ripetibili con soggetti fermi e luci fisse, come in studio.
Che cos’è il blocco FEL?
È la possibilità di emettere in anticipo il pre-lampo di misura e di bloccare la lettura, per ricomporre l’inquadratura senza rifare la misura.
Il TTL funziona con più flash?
Sì. Nikon gestisce fino a tre gruppi con l’Advanced Wireless Lighting, Canon usa i trasmettitori ST-E2 o ST-E3-RT, e i sistemi radio come Godox X offrono TTL e potenza manuale su più gruppi.
Il TTL funziona con l’HSS?
Sì, con flash e trasmettitori compatibili. La potenza utile però cala man mano che il tempo di posa si accorcia.
Qual è la differenza tra flash manuale, automatico e TTL?
Nel manuale il fotografo sceglie la potenza, nell’automatico con sensore sul flash una cellula interrompe il lampo, nel TTL è la fotocamera a calcolare la potenza dopo un pre-lampo.
Come si ammorbidisce la luce di un flash cobra?
Facendolo rimbalzare su un soffitto o una parete chiari e neutri, oppure con un diffusore o un pannello sulla testa. Più la superficie emittente è ampia rispetto al soggetto, più la luce è morbida.
Perché il flash ha un tempo massimo di sincronizzazione?
Perché con l’otturatore a tendina il lampo deve partire quando il sensore è interamente scoperto, di solito a 1/200 o 1/250 di secondo. Con tempi più brevi serve l’HSS.
Quando fu introdotto lo Speedlight SB-800?
Il 22 luglio 2003. Ha numero guida 38 a ISO 100, riferito a 35 mm, e fa parte del Creative Lighting System con i-TTL.
Qual è stato il primo Speedlight Nikon con radio a 2,4 GHz?
L’SB-5000, uscito il 5 gennaio 2016, con numero guida 34,5 a 35 mm.
Di quanto sottoespone il TTL un soggetto bianco?
Di circa due stop e un terzo, perché una riflettanza del 90 per cento è cinque volte quella del grigio al 18 per cento. Si corregge con una FEC positiva.
Il quadro generale dell’evoluzione tecnica è nella sezione La tecnologia fotografica.
Fonti
Aggiornato Novembre 2026



