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Uliano Lucas

Uliano Lucas (Milano, 1942): fotoreporter freelance per oltre cinquant'anni, dalla Brera dei bar al Sessantotto, dalle fabbriche alla Guinea-Bissau, ai manicomi.

La Redazione di Storia della Fotografia 10 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

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Uliano Lucas
Di Faycal Zaouali - Foto inviata dall'Archivio Uliano Lucas di Asti per conto di Faycal Zaouali., CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=118028783

Uliano Lucas (Milano, 25 maggio 1942) è un fotoreporter e storico del fotogiornalismo italiano. Figlio di un operaio antifascista della Breda, cresce a Milano, frequenta da ragazzo i bar di Brera dove si incontrano artisti e fotografi e, dal 1968, sceglie la libera professione per restare indipendente dal sistema dell’informazione. In oltre cinquant’anni di lavoro documenta il movimento studentesco, le fabbriche, l’emigrazione, le istituzioni totali (manicomi, caserme, carceri), le guerriglie africane, la Rivoluzione dei garofani e le guerre nei Balcani. Ha pubblicato decine di libri, ha diretto riviste e ha curato volumi fondamentali sulla storia del fotogiornalismo in Italia.

In Sintesi

  • Chi è: fotoreporter freelance milanese, nato nel 1942; autodidatta, formatosi nell’ambiente di Brera e del bar Jamaica.
  • Svolta: il 1968, quando comincia a documentare il movimento; da allora lavora solo con testate di cui condivide la linea politica e culturale (L’Europeo, Il Mondo, L’Espresso, Vie Nuove, il manifesto, La Stampa, Il Giorno).
  • Temi: lavoro e fabbriche, emigrazione, periferie di Milano, istituzioni totali, liberazione in Guinea-Bissau e Angola, Portogallo del 1974, Mostar e Sarajevo.
  • Libri: Guinea Bissau: una rivoluzione africana (1970), La primavera di Lisbona (1975), Emigranti in Europa (1977), Uliano Lucas. Reporter (1983), La realtà e lo sguardo (2015), Sognatori e ribelli (2018).
  • Mostre recenti: Ma.Co.f. di Brescia (2017), Bari (2022 e 2025), Lisbona (2023), Carrara (2024).
  • Come storico: ha curato Il fotogiornalismo in Italia 1945-2005 e altri volumi sulla fotografia di reportage.

Origini e formazione: Milano e Brera

Lucas nasce a Milano il 25 maggio 1942, secondo la biografia curata da Flavio Pacifici; Wikipedia e le altre fonti consultate indicano solo l’anno. I genitori sono Giorgio Agliani e Adele Lucas Negri. Il padre lavora come operaio alla Breda di Sesto San Giovanni, è comunista, antifascista e partigiano, e sconta cinque anni di confino a Ponza e a Pisticci. È un’eredità che segna il figlio: la fabbrica e la politica sono, fin dall’infanzia, le coordinate del suo ambiente.

Studia al Convitto-Scuola della Rinascita, istituto nato nel dopoguerra per permettere di concludere gli studi a partigiani e internati, dove segue i corsi di grafica di Albe Steiner. Secondo Wikipedia ne viene espulso perché «studente indisciplinato». Si definisce un autodidatta, lettore onnivoro e appassionato di cinema. Alla fine degli anni Cinquanta, a sedici anni secondo Wikipedia, a diciassette secondo Pacifici, comincia a frequentare il bar Jamaica e il bar Genis di via Brera, punti di incontro di artisti, intellettuali, giornalisti e fotografi, tra cui Ugo Mulas, Alfa Castaldi e Mario Dondero. Ricorda di aver discusso lì di avanguardie come il gruppo Zero e Cobra. È in quel contesto che decide di fare il fotoreporter.

I primi lavori ritraggono gli amici e i frequentatori di Brera: nel 1964, a ventidue anni, fotografa la bohème dei bar del quartiere, tra cui Ugo La Pietra, Luciano Fabro e Nanda Vigo. Pacifici ricorda anche un’immagine del 1966, lo scrittore Truman Capote in visita a Giovanni Agnelli a Torino. Lucas usa sporadicamente una Rolleiflex 6×6; col tempo capisce che la sua strada è il reportage.

Il Sessantotto e la scelta del freelance

Lucas indica il 1968 come l’anno della svolta: da allora documenta il movimento studentesco e le sue rivendicazioni. Sceglie di lavorare in proprio per restare indipendente dal sistema dell’informazione e collabora soltanto con testate con cui condivide posizioni culturali e politiche. Nel tempo pubblica su L’Europeo, Il Mondo, L’Espresso, Vie Nuove, La Stampa, il manifesto e Il Giorno. Il Post lo definisce uno dei primi fotoreporter freelance in Italia. Il suo curriculum lo indica anche tra i promotori, negli anni Settanta, dell’AIRF, l’Associazione italiana reporter.

Tra le immagini di quegli anni, la biografia di Pacifici cita l’assalto all’Università Statale occupata di Milano nel 1971 e la marcia degli operai dell’Alfa Romeo nel 1972. Il Sessantotto, scrive Pacifici, è per lui un «anno di confine»: da lì il suo lavoro si apre ai dibattiti politici del movimento antiautoritario. In mostra a Carrara, la sezione «Sognatori e ribelli» copre gli anni 1960-1976 e raccoglie le proteste di studenti e operai.

Fabbriche, lavoro, emigrazione

Gran parte della sua carriera è dedicata al lavoro, nel periodo dell’industrializzazione italiana del dopoguerra. Pacifici elenca i luoghi: Fiat Lingotto e gli scioperi Fiat-Lancia a Torino, l’Alfa Romeo di Arese (a cui si lega anche un reportage del 1978), la Zanussi di Pordenone, l’Italsider di Taranto, Sesto San Giovanni. Lucas passa dalla fabbrica ai quartieri operai e alle case, componendo il ritratto del mondo produttivo in cui al centro stanno i lavoratori. La rassegna di Carrara riserva a questo tema una sezione, «Il lavoro e i lavori» (1971-2017).

L’emigrazione è l’altro filo. Fotografa gli emigranti alla stazione Centrale di Milano nel 1963 e documenta il trasbordo degli emigranti alla frontiera di Luino nel 1973. Da queste immagini nasce Emigranti in Europa, pubblicato da Einaudi nel 1977. Tra le scene di vita quotidiana citate da Pacifici ci sono un pranzo domenicale a Milano (1975), i venditori di caldarroste a Forcella, a Napoli (1976), i disoccupati organizzati a Napoli (1978). Milano, in particolare, è un soggetto che ritorna, dal volume Cinque anni a Milano (1973) a Milano. Luoghi e persone (2015); la prima sezione della mostra di Carrara è intitolata alla trasformazione della città tra il 1960 e il 2018.

Guinea-Bissau, Angola, Portogallo

Nel 1969, su richiesta del PAIGC, Lucas entra nelle «zone liberate» della Guinea-Bissau; il libro Guinea Bissau: una rivoluzione africana esce nel 1970 per Vangelista. Fotografa poi la vita quotidiana dei guerriglieri del MPLA in Angola (1972) e il Portogallo nel 1972 e nel 1974: la vita durante la dittatura e le feste che seguirono la Rivoluzione dei garofani, da cui il volume La primavera di Lisbona (Vallecchi, 1975). Altre fonti ricordano anche la guerriglia in Eritrea (1975), il Settembre Nero in Giordania e i reportage sull’Africa raccolti poi in Il cuore dell’Africa (1987).

Questo corpus è al centro della mostra Revoluções / Rivoluzioni – Guinea-Bissau, Angola e Portogallo (1969-1974), inaugurata il 13 aprile 2023 al Museu do Aljube Resistência e Liberdade di Lisbona, ex carcere dei prigionieri politici della dittatura salazarista. Organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura con il museo, la Cattedra António Lobo Antunes dell’Università di Milano, il Centro de Estudos Sociais dell’Università di Coimbra, Edições do Saguão e l’Archivio Uliano Lucas, comprende 56 fotografie, alcune inedite, curate da Elisa Alberani, Miguel Cardina e Vincenzo Russo. Il comunicato la presenta come la prima volta in cui le fotografie di Lucas vengono esposte in Portogallo, in occasione dei cinquant’anni dalla «Rivoluzione dei garofani».

Le istituzioni totali

Un altro nucleo ricorrente riguarda le cosiddette istituzioni totali: manicomi, caserme, carceri. A Carrara è la sezione «Le istituzioni totali» (1968-2018); nel catalogo ricorre anche il libro L’istituzione armata (1977). A Bari, la mostra Altri sguardi, aperta il 26 giugno 2025 al Museo Civico nell’ambito del Lungomare di Libri, presenta 80 fotografie scattate tra il 1975 e il 2010 che seguono la trasformazione dell’assistenza psichiatrica dopo la legge Basaglia del 1978, da Cernusco sul Naviglio al Salento. Curata da Tatiana Agliani e Maruzza Capaldi, è accompagnata da un catalogo Adda con testi di Cosimo Schinaia e della stessa Capaldi. Il sindaco Vito Leccese, in occasione dell’apertura, ha detto che ospitare di nuovo una mostra di Lucas era già una grande notizia.

Le guerre e i viaggi

Tra i reportage di guerra, le fonti citano Mostar (1992) e Sarajevo (1993), entrambe durante il conflitto jugoslavo; la mostra di Brescia ricorda anche servizi da Etiopia e Cina. Lucas partecipa inoltre a progetti collettivi sulla memoria italiana: nel 1980 è tra gli autori di Politics & Photography: Italy 1968-1980 a New York.

Direttore, curatore, storico

Accanto al lavoro sul campo, Lucas ha avuto ruoli editoriali. È stato direttore dell’immagine di Illustrazione Italiana (1982-1986), direttore del bimestrale Azimut (1980-1986) e del mensile Tempo (1985). È membro del comitato scientifico della Fondazione ISEC di Sesto San Giovanni. Ha curato, tra gli altri, Piero Manzoni (1967), Storia fotografica del lavoro in Italia, 1900-1980 (1982), Sardigna. Fotografie di Franco Pinna (1983), L’immagine fotografica 1945-2000 (2004), Il fotogiornalismo in Italia 1945-2005 (2005), Berlino. La libertà oltre il Muro (2009), Jamaica. Arte e vita nel cuore di Brera (2012) e Mario Dondero. Il Porto (2018). Il suo primo libro sul tema dell’informazione, L’informazione negata, con Maurizio Bizziccari, è del 1981.

Libri principali

  • Guinea Bissau: una rivoluzione africana, Vangelista, 1970.
  • Cinque anni a Milano, Musolini, 1973.
  • La primavera di Lisbona, Vallecchi, 1975.
  • Emigranti in Europa, Einaudi, 1977; L’istituzione armata, 1977.
  • Vivere nel milanese e Uliano Lucas. Reporter, Mazzotta, 1983.
  • Italia-Libano: una storia di pace, 1984; Operai e scelte politiche, 1986; Il cuore dell’Africa, 1987.
  • Vivere a ponente, 1989; Lavoro, lavori a Genova, 1994; Fotografie perdute, ritrovate, 1997.
  • Donne di questo mondo, 2003; La vita e nient’altro, Mudima, 2013.
  • Milano. Luoghi e persone, 2015; La realtà e lo sguardo (con Tatiana Agliani), Einaudi, 2015.
  • Sognatori e ribelli, Bompiani, 2018; Una storia di accoglienza, 2018.

La bibliografia ufficiale ne conta circa settanta.

Mostre

  • 2001 – retrospettiva a Pingyao (Cina).
  • 2013 – La vita e nient’altro, SpazioArte, Sesto San Giovanni (22 novembre – 22 dicembre), con la Fondazione ISEC.
  • 2015 – Galleria Bel Vedere, Milano.
  • 2017 – Archeologia del mio vissuto, Ma.Co.f., Brescia: oltre 150 immagini su cinquant’anni di lavoro.
  • 2018 – contributo a Un grande numero. Segni, immagini, parole. Milano 1968, BASE, Milano.
  • 2022 – Museo Civico di Bari (29 marzo – 1 maggio).
  • 2023 – Museu do Aljube, Lisbona.
  • 2024 – Altre voci, altri luoghi, CARMI, Carrara (3 febbraio – 5 maggio), con oltre cinquanta fotografie in bianco e nero e un’installazione multimediale; catalogo ETS nella collana Sguardi.
  • 2025 – Altri sguardi, Museo Civico di Bari.

Il metodo e le idee sulla fotografia

Nelle interviste Lucas insiste su alcune idee. La prima riguarda il metodo: bisogna tornare a guardare prima con gli occhi che con l’apparecchio. La seconda è critica verso la fotografia contemporanea, che a suo giudizio soffre di un eccesso di «cultura visiva» e rischia di perdere il legame con il dato referenziale. La terza riguarda l’etica: secondo Pacifici, il fotografo non dovrebbe andare a caccia di medaglie, ma scomparire. La mostra di Carrara parte dall’idea che il compito del fotografo non sia soltanto fotografare, e individua nel lavoro di Lucas un filo comune: la ricerca della dignità umana anche nei contesti più degradati. Attenzione anche al lato grafico: Lucas ha studiato con Albe Steiner e dedica attenzione all’impaginazione.

Sul rapporto con le testate, ha sempre rivendicato l’indipendenza: lavorare solo con chi condivide la posizione politica. È una scelta di campo che lo colloca nella tradizione del fotogiornalismo italiano impegnato. Per il quadro generale si veda la storia della fotografia italiana.

Fonti

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