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The Photographer’s Eye

23,28 

John Szarkowski — MoMA Press · Ristampa 2007 · Prima edizione 1966

Il manifesto teorico del formalismo fotografico, scritto dall’uomo che per trent’anni ha guidato il dipartimento di fotografia del Museum of Modern Art di New York. In 156 pagine e 172 fotografie in duotone, Szarkowski costruisce un vocabolario formale della fotografia in cinque categorie: The Thing ItselfThe DetailThe FrameTime e Vantage Point. Opere di Cartier-BressonWalker Evans e Paul Strand sono accostate a fotografie anonime per dimostrare che la grammatica dell’immagine fotografica appartiene al mezzo, non al genio individuale. Un libro breve, preciso, indispensabile. Non esiste traduzione italiana; la lettura in lingua originale è accessibile anche a chi ha una padronanza scolastica dell’inglese.

156 pagine · 172 illustrazioni in duotone · MoMA Press · Lingua: inglese

Categoria: Marchio:

Descrizione

Dati confermati: edizione MoMA Press, ristampa 2007 della prima edizione 1966156 pagine172 illustrazioni in duotone, formato 21,6 x 22,9 cm, pubblicata in lingua inglese, con una nota sull’origine italiana della stampa. Non esiste traduzione italiana. Procedo.


Recensione per Landing Page

Il libro che ha trasformato la fotografia in linguaggio

Ci sono manuali che insegnano a scattare e libri che insegnano a vedere. The Photographer’s Eye* di John Szarkowski è qualcosa di più raro ancora: un testo che insegna a capire perché certe fotografie funzionano, quali meccanismi formali le rendono necessarie, cosa le distingue da una semplice registrazione ottica del reale. Pubblicato per la prima volta nel 1966 dal Museum of Modern Art di New York come volume allegato alla mostra omonima del 1964, il libro è considerato da generazioni di fotografi, critici e docenti una delle introduzioni più lucide mai scritte al linguaggio specifico della fotografia. La ristampa del 2007, disponibile oggi, segue fedelmente l’edizione originale con una stampa in duotone che riproduce le 172 fotografie con la stessa qualità tonale pensata da Szarkowski per la prima edizione.

John Szarkowski ha diretto il dipartimento di fotografia del MoMA dal 1962 al 1991. In trent’anni ha ridisegnato il canone della fotografia americana e mondiale: ha portato al museo Diane ArbusLee FriedlanderGarry Winogrand e William Eggleston, ha costruito mostre che sono diventate pietre miliari della critica visiva, ha difeso con coerenza l’idea che la fotografia fosse un’arte autonoma con il proprio vocabolario formale, non derivato né dalla pittura né dalla letteratura. The Photographer’s Eye* è il manifesto teorico di questa posizione, e va letto come tale: non come un libro sulla fotografia in senso generico, ma come la formulazione più precisa e più elegante di che cosa significhi fotografare in quanto atto artistico distinto da qualsiasi altro atto creativo.

La struttura del libro è il suo argomento principale. Szarkowski divide il volume in cinque sezioni, ognuna delle quali isola una proprietà formale che considera intrinseca al mezzo fotografico. La prima sezione, The Thing Itself, parte da un’osservazione fondamentale: la fotografia lavora sempre con il reale, non può inventarlo. Il fotografo non dipinge una battaglia, la deve trovare. Questo vincolo non è una limitazione; è la condizione stessa che rende la fotografia un linguaggio originale. La seconda sezione, The Detail, indaga la capacità della fotografia di isolare un frammento e caricarlo di significato simbolico attraverso il semplice atto di escludere il resto.

La terza sezione, The Frame, affronta uno dei gesti più radicali che un fotografo compie: decidere dove finisce l’immagine. Il bordo del fotogramma non è una cornice neutra; è un atto di costruzione del significato, esattamente come lo è la scelta del soggetto. La quarta sezione, Time, entra nel territorio che solo la fotografia può abitare con quella particolare qualità: il congelamento dell’istante. Non come trucco tecnico, ma come riflessione filosofica sul rapporto tra immagine e durata. La quinta e ultima sezione, Vantage Point, studia il punto di vista fisico del fotografo, l’altezza, l’angolo, la distanza, come scelte che determinano tutto ciò che l’immagine dice e non dice.

Ogni sezione è costruita intorno a una selezione di fotografie che comprende tanto Henri Cartier-BressonWalker EvansPaul Strand e Edward Weston quanto fotografi anonimi e istantanee amatoriali. Questa scelta non è democratica nel senso populista: è teorica. Szarkowski vuole dimostrare che i meccanismi formali che rendono grande una fotografia di Cartier-Bresson operano anche in una fotografia di un dilettante sconosciuto, perché appartengono al mezzo, non al talento individuale. La fotografia ha una propria grammatica, e chi la padroneggia non è necessariamente il più celebre, ma il più consapevole.

Questo è anche il punto più provocatorio e più fertile del libro. Szarkowski non costruisce una storia della fotografia per autori celebri, costruisce una morfologia del mezzo fotografico. Non dice «questo fotografo è grande perché ha vissuto una vita straordinaria», dice «questa fotografia funziona perché il frame taglia il reale in un modo che produce tensione semantica». È una posizione formalista che ha generato decenni di dibattiti, critiche e aggiornamenti teorici, ma che ha anche dato alla fotografia una dignità disciplinare che le istituzioni accademiche e museali hanno impiegato molto tempo a riconoscere.

Il volume non è mai stato tradotto in italiano, e non è neppure particolarmente lungo: 156 pagine, testo essenziale, immagini che occupano gran parte dello spazio. La brevità è una delle sue qualità. Questo non è un libro da consultare, è un libro da leggere in un pomeriggio e poi da tenere vicino per anni, riaprendo di tanto in tanto per verificare se ciò che si capisce di una fotografia è cambiato. Quasi certamente lo è.

Chi dovrebbe leggerlo:

  • Fotografi che vogliono costruire un vocabolario formale consapevole del proprio lavoro

  • Studenti di storia della fotografia e di arti visive

  • Collezionisti che vogliono capire perché un’immagine ha una qualità visiva superiore a un’altra

  • Critici e curatori alla ricerca delle fondamenta teoriche del formalismo fotografico novecentesco

Informazioni aggiuntive

Autore

John Szarkowski,