Descrizione
Esistono libri da leggere e libri da possedere. A World History of Photography* di Naomi Rosenblum appartiene alla seconda categoria con una solidità che pochi volumi possono vantare. Prima pubblicato nel 1984 da Abbeville Press e oggi giunto alla sua quinta edizione del 2019, aggiornata e sostanzialmente rivista, questo volume di 748 pagine e oltre 800 fotografie è da quarant’anni il punto di riferimento assoluto per chiunque voglia capire la storia della fotografia nella sua interezza geografica, tecnica e culturale. Non è un libro da leggere in un pomeriggio. È uno strumento di lavoro, un atlante visivo, una biblioteca condensata in un unico volume rilegato.
Il progetto intellettuale di Rosenblum nasce da un’ambizione precisa e dichiarata: scrivere una storia della fotografia che non sia soltanto occidentale, non soltanto maschile, non soltanto artistica. Quando il volume appare per la prima volta, la storiografia fotografica è ancora largamente centrata sull’asse Europa-America del Nord, prevalentemente attenta ai grandi autori canonici e alle correnti estetiche riconosciute dai musei e dalle gallerie di New York e Parigi. Rosenblum allarga lo sguardo con rigore metodologico. Include la fotografia latinoamericana, quella asiatica, quella africana. Inserisce il lavoro delle donne fotografe con una sistematicità che, per gli anni Ottanta, era tutt’altro che scontata. Tratta la fotografia commerciale, pubblicitaria, scientifica e medica con la stessa dignità critica riservata alla fotografia d’autore. Il risultato è una storia che somiglia davvero al mondo.
La struttura del volume è un modello di intelligenza pedagogica. Rosenblum organizza la materia sia cronologicamente che tematicamente, permettendo al lettore di seguire l’evoluzione del mezzo nel tempo e, nello stesso tempo, di attraversare trasversalmente la storia per grandi aree di applicazione: il ritratto, il paesaggio, la documentazione sociale, il fotogiornalismo, la pubblicità, la sperimentazione artistica. Questa doppia organizzazione è un dono per il lettore non specialista, che può scegliere il proprio punto di ingresso senza perdere il senso complessivo del racconto. È anche uno strumento prezioso per il professionista e il collezionista, che trovano in ogni capitolo un repertorio di riferimenti storici immediatamente consultabile.
Le fotografie selezionate e accostate nel volume sono un elemento critico in sé. Rosenblum non si limita a illustrare il testo. Costruisce sequenze e giustapposizioni che producono significati nuovi, mettendo in dialogo fotografi famosi e fotografi quasi sconosciuti, immagini eccezionali e immagini ordinarie. In questo modo il libro sfida il lettore a rimettere continuamente in discussione la propria gerarchia di valori: perché questa fotografia anonima di un ritrattista provinciale del 1880 è qui accanto a un Alfred Stieglitz? Cosa dicono insieme che non direbbero da soli? La risposta, quasi sempre, amplia la comprensione di entrambi.
La quinta edizione del 2019 introduce aggiornamenti sostanziali che rendono il volume davvero attuale. La fotografia degli ultimi decenni viene rivalutata da una prospettiva contemporanea, gli sviluppi internazionali sono coperti con maggiore dettaglio, e l’intero universo dell’immagine digitale viene collocato nel suo contesto storico con chiarezza e misura. Non è semplice integrare la rivoluzione digitale in una storia del mezzo fotografico senza cadere nell’entusiasmo acritico o nella nostalgia analogica. Rosenblum compie questa operazione con la sobrietà di chi conosce bene le proprie fonti e non ha bisogno di forzare le tesi. Mostra come la fotografia digitale sia, al tempo stesso, una rottura e una continuità. Rottura nella tecnologia, continuità nelle funzioni sociali e nelle forme estetiche.
Un elemento che va segnalato con onestà al lettore italiano: il volume è pubblicato in lingua inglese e non è attualmente disponibile in traduzione italiana. Per chi ha una padronanza anche soltanto scolastica dell’inglese scritto, la lettura è accessibile: lo stile di Rosenblum è chiaro, didattico, mai oscuro. Per chi preferisce leggere in italiano, il volume rimane comunque uno strumento visivo di grandissimo valore, navigabile anche attraverso le immagini, le didascalie, la cronologia, il glossario e la bibliografia annotata che corredano il testo.
Sul piano del mercato e del collezionismo librario, va detto che questo è un volume che difficilmente invecchia. Le edizioni precedenti mantengono valore d’uso e valore bibliofilo, e si trovano in circolazione antiquaria a prezzi interessanti. La quinta edizione è quella da acquistare oggi per chi vuole lo strumento più aggiornato; le edizioni precedenti sono preziose per chi studia la storia della storiografia fotografica, ovvero come il racconto ufficiale del medium sia cambiato nel tempo riflettendo i mutamenti culturali e politici della critica.
Chi dovrebbe leggerlo:
Studenti e professionisti di fotografia, storia dell’arte e comunicazione visiva
Collezionisti che vogliono costruire un riferimento storico solido e documentato
Curatori, galleristi e docenti che cercano un volume enciclopedico affidabile
Appassionati di fotografia che vogliono andare oltre i confini della tradizione canonica europea e americana






