Descrizione
La storia della fotografia più democratica, globale e intellettualmente onesta mai scritta
C’è una domanda che quasi tutti i libri di storia della fotografia evitano di farsi esplicitamente: storia della fotografia di chi? Dei grandi maestri europei e americani? Delle correnti estetiche validate dai musei e dalle biennali? Degli uomini bianchi che hanno costruito il canone? Mary Warner Marien non evita quella domanda. La affronta di petto, e il risultato, giunto ormai alla sua quinta edizione nel 2021 per i tipi di Laurence King Publishing, è la storia della fotografia più ampia, più equa e più culturalmente onesta disponibile oggi in un unico volume. Con le sue 568 pagine e un formato generoso di 292 x 220 mm, pensa sia come manuale accademico che come opera di consultazione permanente.
Mary Warner Marien è Professor Emerita nel Dipartimento di Belle Arti della Syracuse University di New York, e nel 2008 ha ricevuto il prestigioso Andy Warhol Foundation Arts Writer Award. Questo profilo istituzionale non è un dettaglio accessorio: spiega la postura intellettuale del libro. Warner Marien lavora da storica dell’arte con una solida formazione critica, attenta alle condizioni sociali, economiche e politiche in cui le immagini vengono prodotte, distribuite e ricevute. Non è un libro scritto da un fotografo per i fotografi, né un libro scritto da un teorico per i teorici. È scritto da una studiosa per chiunque voglia capire davvero perché la fotografia abbia assunto le forme che ha assunto nel corso di quasi due secoli.
Il titolo porta la parola culturale come una dichiarazione di metodo. Una storia culturale della fotografia non è soltanto una storia degli stili e degli autori: è una storia delle funzioni. Warner Marien percorre il medium attraverso lenti diverse, l’arte, la scienza, il viaggio, la guerra, la moda, i media di massa, la sperimentazione individuale, e in questo modo mostra come la fotografia non sia mai stata un fenomeno unitario. È sempre stata, contemporaneamente, uno strumento di controllo e uno di liberazione, un mezzo di verità e di manipolazione, un’arte e una tecnica al servizio di poteri molto diversi tra loro.
La struttura narrativa è costruita su due livelli paralleli che si completano a vicenda. Il testo principale segue una cronologia dalla dagherrotipia fino ai giorni nostri, ma è costantemente arricchito da due tipologie di schede tematiche: i riquadri Portrait, dedicati a fotografi chiave, sia celebri che poco noti, e i riquadri Focus, che approfondiscono specifici dibattiti culturali legati a determinate pratiche fotografiche. Questo sistema permette al lettore di orientarsi linearmente nella storia senza perdere la ricchezza dei dettagli laterali, che spesso sono i più rivelatori. Un riquadro su come la fotografia coloniale abbia costruito rappresentazioni distorte dei popoli non europei, per esempio, dice su certi decenni del Novecento più di un capitolo intero dedicato alle tendenze estetiche della stessa epoca.
L’attenzione alla diversità geografica e di genere è uno degli elementi più preziosi del volume. Warner Marien include con sistematicità fotografi latinoamericani, africani e asiatici, e dedica spazio significativo al lavoro delle fotografe in ogni epoca e in ogni contesto. Non lo fa in modo didascalico, come aggiunta politicamente corretta a un canone che rimane sostanzialmente invariato. Lo fa in modo strutturale: le voci marginalizzate entrano nella narrazione come protagoniste di dinamiche storiche reali, non come note a piè di pagina. Questo significa che la storia della fotografia raccontata da Warner Marien è più complessa, più contraddittoria e più vera di molte delle narrazioni alternative.
La quinta edizione del 2021 introduce 20 nuove immagini e aggiornamenti sostanziali sui media sociali e sulle più recenti evoluzioni tecnologiche del mezzo fotografico. La scelta di includere la dimensione dei social media nella storia culturale della fotografia è significativa: molti manuali accademici tardano a riconoscere che Instagram, TikTok e le piattaforme di condivisione visiva sono oggi parte integrante del sistema fotografico mondiale, con le proprie estetiche, le proprie gerarchie e le proprie conseguenze sulla percezione pubblica. Warner Marien fa questo riconoscimento senza sensazionalismi e senza nostalgie, con la stessa misura con cui ha trattato ogni altro passaggio tecnologico nella storia del mezzo.
Come per il volume di Rosenblum, il libro è pubblicato esclusivamente in lingua inglese e non ha una traduzione italiana in commercio. Lo stile di Warner Marien è chiaro, sistematico, accessibile anche a chi non ha una padronanza specialistica dell’inglese accademico. Il formato visivo del volume, con le sue fotografie distribuite generosamente nel testo, lo rende navigabile anche per chi preferisce entrare dalle immagini piuttosto che dal testo. Per i corsi universitari italiani di storia della fotografia, è da anni uno dei testi adottati in lingua originale accanto alle traduzioni disponibili.
Chi dovrebbe leggerlo:
Studenti universitari di fotografia, storia dell’arte, comunicazione visiva e scienze della cultura
Docenti e ricercatori che cercano un manuale aggiornato e metodologicamente solido
Fotografi che vogliono collocare la propria pratica dentro una storia più larga e più onesta
Collezionisti e curatori che vogliono ampliare la propria prospettiva geografica e culturale sulla fotografia mondiale






