Luminar Neo, l’editor fotografico di Skylum, nel 2026 ha cambiato nome. Nell’estate di quest’anno il marchio ha perso la parola «Neo» e oggi si chiama semplicemente Luminar, con tre versioni sorelle: desktop, mobile e, in arrivo in autunno, web. Chi cerca ancora «Luminar Neo» trova lo stesso programma, aggiornato alla versione 1.28 e ridisegnato nell’interfaccia. Nel testo compaiono entrambi i nomi, perché le licenze, i file e le abitudini degli utenti non sono cambiati.
La storia parte da lontano. Skylum nasce in Ucraina nel 2008 con il nome di Macphun, produce app per Mac e assume il nome attuale nel 2017. Il primo Luminar esce nel novembre 2016. Luminar Neo debutta nel febbraio 2022 come editor modulare con livelli e maschere AI, utilizzabile da solo oppure come plugin per Photoshop, Lightroom e Apple Photos. Gli strumenti generativi GenErase, GenSwap e GenExpand sono arrivati a fine 2023. Da allora ogni stagione porta un aggiornamento, con un ritmo che in tre anni ha trasformato un ritoccatore automatico in un programma di sviluppo RAW completo.
I dati riportati qui vengono dalle note di versione ufficiali, dalle recensioni uscite nel corso dell’anno e dalle pagine dei prezzi, aggiornate al 21 ottobre 2026. Dove le fonti si contraddicono, la differenza è indicata nel testo, perché con Skylum capita spesso: promozioni, listini in dollari e in euro, piani che cambiano nome da un trimestre all’altro.
In Sintesi
- Luminar Neo si chiama ora Luminar. L’ultima versione pubblicata è la 1.28.1 del 16 settembre 2026, preceduta dal primo grande ridisegno dell’interfaccia (1.28.0, 5 agosto 2026).
- Gli strumenti AI sono il punto di forza: Enhance, Noiseless, Bokeh, Skin e Face AI, GenErase, GenSwap, GenExpand, Light Depth e l’assistente AI per principianti.
- La licenza del programma è perpetua, ma gli strumenti AI sono inclusi per 365 giorni e poi vanno rinnovati con Prime: leggere bene il piano prima di comprare.
- Rispetto a Photoshop vince in velocità e semplicità sul ritocco fotografico, perde su compositing complesso, grafica vettoriale, scripting e integrazione in studio.
- I prezzi in euro oscillano molto tra promozioni e listino, e sulla pagina italiana di Skylum al 21 ottobre 2026 compaiono in dollari: conviene controllare il carrello.
- Il catalogo resta basilare. Per librerie enormi serve ancora Lightroom, anche se dal giugno 2026 esiste una migrazione in beta dei cataloghi di Lightroom Classic.
Requisiti di sistema e supporto RAW
Le specifiche indicate da Skylum sono rimaste stabili. Su Mac serve macOS 12 o successivo e un processore Intel Core i5 di ottava generazione o superiore, oppure un chip Apple Silicon. Su Windows servono Windows 10 versione 1909 o successiva, a 64 bit, con un Intel Core i5 di ottava generazione oppure un AMD Ryzen 5 o più recente. La RAM minima è di 8 GB, ma con 16 GB si lavora in modo molto più fluido, soprattutto con livelli, maschere AI e lotti di file. Servono circa 10 GB di spazio, meglio se su SSD, uno schermo da almeno 1280×768 e, per Windows, una scheda grafica compatibile con OpenGL 3.3. Su Mac il programma gira su macchine Apple dal 2010 in poi, compresi i chip M1, M2, M3 e M4, mentre su Windows esiste il supporto nativo per ARM tramite Microsoft Store, utile su portatili come i Surface.
Un dettaglio da non trascurare riguarda macOS. Le note della versione 1.28.1 avvertono che il prossimo aggiornamento abbandonerà il supporto a macOS 12 Monterey. Chi lavora su un Mac datato dovrebbe quindi mettere in conto che le versioni future potrebbero non girare più sul suo sistema.

Il programma legge i RAW di oltre mille modelli di fotocamera, e Skylum aggiunge i nuovi corpi macchina a ogni release. L’elaborazione avviene a 16 bit per canale, in modo da preservare gamma dinamica e dettagli fini, un requisito per la post-produzione professionale. Nelle note del 2026 compaiono, per esempio, Sony A7 V, Sony A7R VI, Leica SL3-P, Leica M11-P, Panasonic Lumix DC-L10 e Ricoh GR IV. La versione 1.28.1 ha poi adottato l’SDK DNG di Adobe, che migliora colore e bilanciamento del bianco dei file DNG, e apre i file Apple ProRAW degli iPhone come veri RAW, oltre ai DNG con compressione JPEG XL. Per chi scatta anche con lo smartphone è una novità concreta, perché finalmente lo stesso programma gestisce il RAW della reflex e quello del telefono.
Sul fronte dell’accelerazione, Luminar sfrutta le GPU NVIDIA e AMD su Windows e Metal su Mac. Ogni stagione Skylum dichiara miglioramenti di velocità: la 1.28.0 parla di esportazioni più rapide fino al 27 per cento, anteprime dei preset fino a 3,8 volte più veloci e fino al 33 per cento di memoria in meno per le maschere. Sono cifre del produttore, misurate in condizioni sue, quindi vanno prese come un ordine di grandezza e non come una promessa. In precedenza Skylum aveva dichiarato un’accelerazione delle operazioni AI di circa il 25 per cento rispetto alle versioni anteriori.
Interfaccia, catalogo e importazione
Con l’aggiornamento di agosto 2026 il disegno dell’interfaccia è cambiato. Preset, Strumenti e Modifiche condividono ora un unico pannello sul lato destro, con una barra di navigazione a briciole di pane, i pulsanti avanti e indietro e un pannello Catalogo che si può nascondere. Gli strumenti generativi, Upscale, Restoration e le fusioni stanno nella sezione Extra, raggiungibile mentre si modifica. Skylum definisce questo ridisegno come la prima fase di un lavoro più lungo, e chi ha l’abitudine della vecchia organizzazione per schede dovrà riadattarsi.
Il Catalogo funziona come un gestore di immagini basilare. Offre valutazioni a stelle, flag colorati, ricerca per metadati EXIF e IPTC e anteprime a griglia. Una particolarità da conoscere: Luminar non custodisce le immagini al proprio interno, le legge dalle cartelle del computer. Se si cancella o si sposta un originale, la miniatura nel catalogo perde il collegamento. Chi arriva da Lightroom troverà la cosa strana all’inizio, ma è una scelta coerente con un programma pensato per lavorare sui file dove si trovano. Skylum ha inoltre potenziato la cache intelligente, che riduce i tempi di caricamento nelle sessioni lunghe e i blocchi su computer di fascia media, con un vantaggio evidente su librerie di migliaia di immagini.
L’importazione avviene per trascinamento oppure da cartelle, schede SD e servizi cloud come Google Drive o iCloud, e il programma supporta anche lo scatto in studio con tethering via USB, con opzioni di backup automatico per preservare il flusso non distruttivo. Da giugno 2026 c’è inoltre, in versione beta, la migrazione delle librerie di Lightroom Classic dal menu File, Catalogo, Importa catalogo Lightroom. Trattandosi di una beta, il comportamento su cataloghi da decine di migliaia di scatti resta da dimostrare. Prima di abbandonare Lightroom conviene provarla su una copia.
Cosa è cambiato tra il 2025 e il 2026
Seguire gli aggiornamenti di Luminar è utile per capire dove va il prodotto. Nel 2025 la versione 1.23 di febbraio ha portato l’unione dei livelli e nuove opzioni di vignettatura prima e dopo il ritaglio. La 1.24 di aprile ha introdotto Auto Adjust per gli abbonati e un nuovo menu di esportazione. A settembre la 1.24.7 ha reso più veloci le esportazioni degli strumenti AI e ha aggiunto pulsanti informativi con brevi video didattici.
Il passaggio più importante è del 6 novembre 2025, con la 1.25.0. Nasce l’ecosistema Luminar, con sincronizzazione tra mobile e desktop. Light Depth sostituisce Relight AI, arriva lo strumento Restoration per le foto analogiche rovinate e debuttano gli Spaces, gallerie online dove pubblicare le immagini. Il 23 dicembre 2025 la 1.26.0 ha messo l’assistente AI direttamente nelle schede Preset e Modifica, con richieste in linguaggio naturale e indicazioni su come usare i singoli strumenti.
Il 2026 si apre con la 1.26.1 di febbraio, una versione di manutenzione. La 1.27.0 del 9 aprile è invece corposa e orientata al ritratto: Bokeh AI si ricostruisce su un modello di profondità e funziona anche su oggetti e animali, Skin AI guadagna la rimozione di imperfezioni e lucidità, Face AI toglie le occhiaie e compare Mask Feather per sfumare i bordi delle maschere. A giugno la 1.27.1 inaugura la migrazione da Lightroom Classic. Il 5 agosto la 1.28.0 porta il nuovo disegno dell’interfaccia e il cambio di nome in Luminar. Il 16 settembre la 1.28.1 introduce il supporto ai ProRAW, l’SDK DNG di Adobe e un programma di inviti rinnovato.
All’orizzonte c’è l’aggiornamento autunnale 2026, che secondo Skylum comprenderà la nebbia nello strumento Atmosphere, le varianti di composizione nel ritaglio, un Enhance AI migliorato, un nuovo assistente AI e il già citato editor web. Al 22 ottobre 2026 la pagina italiana di Skylum presenta l’aggiornamento autunnale come «in arrivo», senza un numero di versione: le sue funzioni vanno quindi considerate annunciate e non ancora rilasciate. Va aggiunto che alcune pagine di Skylum e alcune recensioni non concordano su quali novità autunnali siano gratuite e quali a pagamento.
Strumenti AI e funzionalità tecniche principali
Gli strumenti di intelligenza artificiale sono la ragione per cui si sceglie Luminar. Il più immediato è Enhance AI, che con un solo cursore bilancia esposizione, contrasto e colore. A seguire Sky AI sostituisce il cielo e adatta luce e riflessi del primo piano, mentre Atmosphere AI aggiunge nebbia, foschia e raggi di sole. Per i paesaggi sono utili anche i filtri su acqua, golden hour e crepuscolo, che producono risultati credibili se usati con moderazione.

Nella ritrattistica lavorano insieme Face AI, Skin AI, Body AI e Bokeh AI. Face AI riconosce più volti nella stessa inquadratura e regola occhi, denti, labbra e, da quest’anno, le occhiaie. Skin AI leviga la pelle senza cancellarne la grana e dal 2026 offre strumenti separati per imperfezioni singole e per la lucidità. Body AI modifica le proporzioni e dà il meglio su sfondi puliti, come hanno notato i recensori. Bokeh AI simula la sfocatura dello sfondo con una mappa di profondità. Un limite concreto: il cambio colore dell’iride, osservato a ingrandimento pieno, tradisce ancora la sua origine artificiale.
La parte generativa comprende GenErase, che rimuove fili, passanti o macchie riempiendo lo spazio con una texture coerente, GenSwap, che sostituisce un oggetto con un altro descritto a parole, e GenExpand, che allarga la tela inventando la scena oltre i bordi. Sono strumenti basati su modelli generativi e, come in ogni sistema di questo tipo, il risultato varia da scatto a scatto: conviene provare due o tre volte e scegliere la variante migliore. Con la 1.28.0 Skylum li ha raccolti nella sezione Extra, insieme a Upscale AI per l’ingrandimento, e li ha migliorati rispetto alla primavera.
Per la qualità tecnica dell’immagine ci sono Noiseless AI, che riduce il rumore alle sensibilità alte, e SuperSharp AI, che recupera nitidezza su micromosso e sfocature leggere. Light Depth, erede di Relight AI, ricostruisce la profondità della scena per illuminare o scurire soggetto e sfondo in modo indipendente. Il pannello di sviluppo contiene poi le funzioni classiche: curve, HSL selettivo, bilanciamento del bianco, vignettatura, correzione delle lenti e strumenti per schivare e bruciare. Restoration si dedica alle fotografie d’archivio, con la rimozione di graffi, polvere e viraggi, e interessa chi lavora sulla storia della fotografia come facciamo noi.
Una novità di fondo riguarda il modello commerciale degli strumenti AI. Secondo la pagina italiana di Skylum, a ogni licenza sono inclusi 365 giorni di accesso a Restoration, GenErase, GenSwap, GenExpand e assistente AI. Dopo l’anno serve Prime per continuare a usarli, mentre il resto del programma resta in vostro possesso. Questo cambia il senso dell’espressione «licenza perpetua», come si vede nella sezione dedicata ai prezzi.
Livelli, HDR, focus stacking e panorami
Luminar lavora per livelli non distruttivi con oltre venti modalità di fusione standard (Normal, Overlay, Soft Light e altre), maschere vettoriali, maschere AI e maschere di luminosità generate in automatico, che permettono stack complessi per fusioni creative. Si può quindi costruire un’immagine in più passaggi senza toccare il file originale, per esempio un cielo in un livello, un ritocco della pelle in un altro e una correzione locale della luce in un terzo. Dal 2025 i livelli si possono unire, e il programma mantiene il controllo sulla vignettatura prima e dopo il ritaglio. Non aspettatevi però la profondità di Photoshop con gruppi annidati, oggetti avanzati e stili di livello.
Le funzioni di fusione stanno ora nella sezione Extra. HDR Merge unisce più esposizioni dello stesso soggetto e include l’allineamento 3D e la rimozione del ghosting dovuto ai movimenti tra uno scatto e l’altro. Il focus stacking combina scatti con fuoco diverso per estendere la profondità di campo, ed è utile soprattutto per la macrofotografia. Panorama Stitching cuce immagini grandangolari con correzione automatica della prospettiva, conserva le linee rette e bilancia esposizioni diverse. Chi lavora su panorami da molti scatti farà bene a controllare il risultato a pieno ingrandimento, perché le giunzioni difficili restano il punto debole di ogni programma automatico.
In uscita il programma esporta in JPEG, TIFF a 16 bit e PNG con trasparenza, con profili colore, anche ICC personalizzati, e opzioni di ridimensionamento, adatti sia alla stampa fine art sia alla pubblicazione sul web. L’esportazione in batch è stata più volte accelerata, con un guadagno dichiarato di circa il 15 per cento nella 1.28.1. Il batch processing può lavorare fino a 100 immagini alla volta, applicando preset e regolazioni globali con variazioni locali, un vantaggio per chi fotografa eventi o paesaggi in grandi quantità. Per la stampa di grande formato si può usare Upscale AI, mentre per la rifinitura di scatti scelti conviene sempre lavorare sul RAW di partenza e non su una copia già compressa.
Licenze e prezzi
Il capitolo prezzi è il più instabile di tutta la recensione, quindi va letto con cautela. Al 21 ottobre 2026 la pagina italiana di Skylum presenta tre licenze perpetue. La prima è Solo Desktop, valida su due computer, con l’aggiornamento autunnale 2026 e un anno di strumenti AI. La seconda, Tutte le piattaforme, aggiunge Luminar Mobile su tre dispositivi, Luminar Web su tre dispositivi (annunciato per l’autunno) e gli Spaces. La terza, Max, comprende tutto questo più Luminar Prime, con le nuove funzioni rilasciate durante l’abbonamento e un anno della libreria di risorse con migliaia di preset, LUT, overlay, cieli e corsi.
Sui numeri le fonti divergono. Sulla pagina dei prezzi in italiano, durante una promozione in stile Black Friday, gli importi compaiono in dollari: 99 per Solo Desktop, 139 per Tutte le piattaforme e 159 per Max, a fronte di prezzi di listino barrati molto più alti. Una recensione di primavera 2026 riportava invece, per i nuovi utenti, 99 euro per il desktop, 139 per il piano cross-device e 149 per Max. A giugno una promozione estiva indicava 99, 129 e 134,99 euro. Dopo il lancio dell’estate, un blog che riprende l’annuncio di Skylum parla di 129, 159 e 199 euro. Il consiglio pratico è semplice: guardate il prezzo nel carrello il giorno in cui comprate, e diffidate dei prezzi barrati altissimi.
Per chi possedeva già una licenza, Skylum ha sostituito il vecchio pass di aggiornamento con Luminar Prime, un abbonamento annuale che include le funzioni dell’aggiornamento autunnale, l’accesso a Luminar Web, la libreria di risorse e l’uso illimitato degli strumenti generativi finché è attivo. Le funzioni uscite durante l’abbonamento restano utilizzabili anche dopo la disdetta, mentre preset e risorse della libreria no. Il prezzo di lancio dichiarato era di 69 euro per il primo anno, 59 in Italia, Spagna e Grecia, ma anche questo dato arriva da una fonte indiretta e potrebbe essere cambiato.
Nel confronto con Adobe il quadro resta quello di sempre: Luminar si compra una volta sola e Photoshop si noleggia. La distinzione però è meno netta di un tempo, perché gli strumenti AI di Luminar hanno una scadenza di 365 giorni. Per un fotografo che usa soprattutto il ritocco di base, la licenza perpetua conserva un vantaggio economico a tre o quattro anni di distanza. Per chi vive di generative, il costo reale include il rinnovo. Al 22 ottobre 2026 il sito italiano di Adobe indica 26,64 euro al mese per il piano Photoshop e 24,39 euro al mese per il piano Fotografia, con Lightroom e 1 TB di spazio, in entrambi i casi con abbonamento annuale pagato mensilmente e IVA inclusa. In tre anni significano circa 959 euro per il solo Photoshop e circa 878 euro per il piano Fotografia, da mettere accanto ai 99 euro dichiarati per la licenza desktop di Luminar nelle promozioni più basse. Per gli abbonamenti annuali alcune fonti citavano in origine un prezzo a partire da 79 dollari, e per la prova gratuita una durata di 7 giorni.
Confronto con Photoshop
Photoshop esiste dal 1990 e resta lo standard per il compositing, la tipografia, la grafica vettoriale e l’automazione con azioni e script. Ha un ecosistema di plugin senza paragoni, e dal 2023 offre il riempimento generativo basato su Adobe Firefly. Luminar parte da un’altra idea: dare al fotografo gli strumenti che usa la maggior parte delle volte, in un’interfaccia dove la tecnologia AI sta in primo piano. Per ritoccare un ritratto, sostituire un cielo, togliere un palo dalla fotografia o alzare l’esposizione di un volto in controluce, Luminar richiede meno passaggi e meno competenze.

Su GenErase e GenExpand il confronto con le funzioni generative di Photoshop dipende molto dallo scatto. In alcune rimozioni semplici Luminar è più rapido e dà un buon risultato al primo tentativo. Su scene complesse, con riflessi, trame regolari o persone da cancellare in un contesto affollato, Photoshop offre più controllo, perché si può guidare il riempimento con selezioni precise e ripetere l’operazione sul livello. Le percentuali di precisione o di velocità che circolano in alcuni articoli, come un presunto «40 per cento più veloce», non trovano riscontro in test indipendenti e vanno prese con cautela.
C’è poi la questione dell’apprendimento. Photoshop richiede settimane per diventare produttivi, mentre con Luminar un principiante ottiene un ritratto credibile in una mezz’ora, come ha raccontato un recensore alla prima esperienza. La contropartita è il controllo: chi arriva da anni di maschere di luminosità, livelli di regolazione e canali sentirà la mancanza di certe possibilità. In molti studi la soluzione migliore è usarli insieme, visto che Luminar funziona anche come plugin per Photoshop. Si fa il grosso del lavoro fotografico in Luminar e si passa a Photoshop solo per le lavorazioni che lo richiedono.
Lightroom, ON1 e DxO a confronto
Il vero rivale di Luminar è spesso Lightroom, più di Photoshop. Lightroom offre un catalogo molto più robusto, la sincronizzazione tra dispositivi e una lunga esperienza nello sviluppo RAW. Luminar risponde con una curva di apprendimento più dolce, un set di strumenti AI più ricco e una licenza perpetua. Chi gestisce archivi di decine di migliaia di fotografie, con parole chiave e collezioni intelligenti, resta più a suo agio con Lightroom. Chi scatta qualche centinaio di immagini al mese e vuole rifinirle rapidamente trova in Luminar un compagno più leggero.
ON1 Photo RAW ha un approccio simile, con catalogo, livelli e strumenti AI, ma con un’interfaccia più tradizionale. DxO PureRAW e DxO PhotoLab puntano invece sulla qualità del RAW, con profili ottici e riduzione del rumore molto raffinata, e non hanno la parte creativa e generativa di Luminar. In sostanza, DxO è la scelta per chi vuole il massimo dal file grezzo, ON1 per chi vuole un tuttofare con catalogo, Luminar per chi privilegia la velocità e gli effetti creativi. Nessuna di queste differenze è assoluta, e nel 2026 le tre case si inseguono a ogni release.
Un flusso di lavoro d’esempio
Per rendere concreta la recensione descrivo come lavorerei su un paesaggio all’alba. Apro il RAW e parto da Enhance AI, tenendo il cursore basso, in modo da recuperare un po’ di contrasto senza che i colori diventino saturi. Passo poi alla correzione delle lenti e alla rimozione dell’aberrazione cromatica, che sono decisive se il cielo ha un forte contrasto con i rami in primo piano. A questo punto lavoro sulla luce con Light Depth, schiarendo leggermente il primo piano e scurendo il cielo, sempre con una maschera morbida.
Solo dopo penso agli effetti. Se il cielo è piatto, provo Sky AI con una sostituzione discreta, scegliendo un cielo che abbia la stessa direzione di luce della scena. Un tramonto incollato su un paesaggio illuminato da est salta all’occhio di chiunque. Con Atmosphere AI aggiungo un velo di foschia nelle valli, e se serve GenErase elimina un cavo o una bottiglia in primo piano. Concludo con Noiseless AI, applicato in modo selettivo sulle ombre, e con una nitidezza leggera. L’intero lavoro richiede dieci o quindici minuti, e l’esportazione in TIFF a 16 bit conserva un margine per eventuali ritocchi successivi.
Per un ritratto l’ordine cambia. Prima la pelle, con Skin AI e il nuovo strumento per le imperfezioni singole, poi gli occhi con Face AI, poi lo sfondo con Bokeh AI e, per ultima, la luce. Il segreto, qui, è fermarsi presto: tutti gli strumenti producono un effetto «plastica» se si portano i cursori troppo in alto.
Errori comuni da evitare
Il primo errore è fidarsi dei preset senza guardare l’istogramma. I preset applicano cambiamenti marcati e, se si parte da un RAW già ben esposto, possono bruciare le alte luci. Meglio scegliere un preset e ridurne l’intensità di metà, poi correggere a mano.
Il secondo errore è usare gli strumenti generativi come scorciatoia per tutto. GenErase funziona bene per oggetti piccoli e isolati, molto meno quando deve ricostruire un’architettura o un volto. In quei casi è più onesto ritagliare, clonare o rifare lo scatto. Il terzo errore riguarda la gestione dei file. Poiché Luminar non copia gli originali, spostare cartelle a lavoro iniziato fa perdere i collegamenti. Conviene decidere subito dove vivono le fotografie e lasciarle lì.
Il quarto errore è comprare senza leggere il piano. Chi si aspetta una licenza davvero perpetua dovrebbe sapere che gli strumenti AI hanno una finestra di un anno, e che Prime, il servizio che li prolunga, è un abbonamento. Il quinto è ignorare l’etica della modifica: nel fotogiornalismo e nei concorsi che richiedono immagini non alterate, l’uso di sostituzione del cielo o di rimozione generativa può essere vietato. Chi lavora per testate o agenzie deve verificare il regolamento prima di consegnare.
Pro e contro
Sul lato positivo, Luminar offre un ecosistema di strumenti AI maturo e molto rapido da imparare. Funziona come programma autonomo e come plugin, supporta i RAW di moltissime fotocamere, adesso anche i ProRAW dell’iPhone, e garantisce un flusso non distruttivo con i livelli. La licenza perpetua del programma dà indipendenza dall’abbonamento, e la cadenza di aggiornamenti, quattro o cinque all’anno, è tra le più fitte del settore. Le recensioni di primavera 2026 hanno lodato in particolare gli strumenti per la pelle e per lo sfocato.
Sul lato negativo, il catalogo non regge il confronto con quello di Lightroom, e l’integrazione con altri programmi è più limitata. I piani sono confusi: tra Desktop, Tutte le piattaforme, Max e Prime, capire che cosa si ottiene richiede attenzione. Gli strumenti AI hanno una scadenza e l’interfaccia è ancora in cambiamento. Alcune funzioni potrebbero dipendere dalla connessione per i modelli generativi, e sugli hardware più vecchi il programma resta lento. Infine, molte recensioni disponibili online sono sponsorizzate da Skylum o contengono link di affiliazione, e vanno lette tenendone conto.
Per chi ha senso e per chi no
Luminar è adatto a fotografi di paesaggio, viaggio e ritratto che vogliono risultati rapidi senza passare ore al computer, e a chi ha stanchezza dell’abbonamento Adobe. Lo consiglio anche a chi ha un archivio d’epoca da restaurare, grazie a Restoration, e a chi ha bisogno di ritoccare molte immagini con uno stile coerente tramite preset e batch.
Non è la scelta giusta per chi lavora in agenzia con flussi condivisi, per chi fa grafica con testi e vettori, per chi ha cataloghi giganteschi o per chi ha un computer con meno di 8 GB di RAM. E chi ha solo bisogno di sviluppare i RAW con la massima qualità potrebbe preferire DxO. La mia raccomandazione è provare il programma su un progetto vero, se Skylum offre una prova gratuita al momento dell’acquisto, confrontandolo con il proprio flusso di lavoro attuale prima di decidere sul piano.
Domande frequenti
Luminar Neo e Luminar sono lo stesso programma?
Sì. Nel 2026 Skylum ha eliminato la parola «Neo» dal nome e vende tutto come Luminar, nelle edizioni desktop, mobile e web. Le licenze già acquistate restano valide e il programma installato è lo stesso, aggiornato alla serie 1.28.
Qual è l’ultima versione disponibile?
Sul sito di Skylum, al 21 ottobre 2026, l’ultima versione elencata è la 1.28.1 del 16 settembre 2026. L’aggiornamento autunnale annunciato, con editor web, nebbia in Atmosphere e nuove funzioni di ritaglio, non risultava ancora rilasciato.
La licenza è davvero perpetua?
Il programma sì, ma gli strumenti AI sono inclusi per 365 giorni e poi vanno rinnovati con Prime. Per questo motivo conviene leggere il dettaglio di ogni piano prima dell’acquisto.
Quanto costa Luminar in euro?
Dipende dal piano e dal momento. Al 21 ottobre 2026 la pagina italiana di Skylum mostrava importi in dollari in promozione, mentre altre fonti indicano listini in euro tra 99 e 199 a seconda del piano e del periodo. Il prezzo da considerare è quello che compare nel carrello.
Luminar può sostituire Photoshop?
Per il ritocco fotografico quotidiano sì, in buona parte. Per compositing complesso, grafica, tipografia e automazioni no. Molti professionisti usano i due programmi insieme, con Luminar come plugin.
Funziona con i file RAW dell’iPhone?
Dalla versione 1.28.1 il programma apre i file Apple ProRAW e supporta i DNG con compressione JPEG XL, grazie all’SDK DNG di Adobe.
Posso importare il mio catalogo di Lightroom?
Esiste una migrazione in beta dei cataloghi di Lightroom Classic, introdotta a giugno 2026. Essendo una funzione sperimentale, conviene provarla su una copia dell’archivio.
Gli strumenti generativi funzionano offline?
Secondo alcune recensioni i modelli generativi dipendono dal cloud: un aspetto che pesa per chi lavora spesso senza connessione e che conviene provare con la rete disattivata durante il periodo di prova.
Fonti
- Skylum: novità e note di versione di Luminar, dalla 1.23 alla 1.28.1
- Skylum: pagina italiana di Luminar con licenze, requisiti e funzioni
- Kathrin Federer: Luminar Neo ora si chiama Luminar, aggiornamenti estate e autunno 2026
- Photo Rumors: Luminar Neo, uscita primaverile 1.27
- Photo Rumors: saldi estivi Luminar Neo e prezzi dei piani perpetui
- WE AND THE COLOR: recensione di Luminar Neo, aggiornamento di primavera 2026
- Fstoppers: aggiornamento 1.26.1 di Luminar Neo
- Wikipedia: storia di Skylum, da Macphun a Luminar
Aggiornato Ottobre 2026


