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Hippoliyte Bayard e Sir John Herschel

Hippolyte Bayard e Sir John Herschel appartengono a due mondi che la fotografia delle origini mise in contatto: il primo era un funzionario parigino che lavorava di notte nel suo laboratorio, il secondo uno dei più autorevoli scienziati britannici dell’Ottocento. Il francese inventò un procedimento positivo diretto su carta e fu messo da parte nel 1839, l’anno in cui il dagherrotipo conquistò l’attenzione del mondo. L’inglese diede alla disciplina il suo vocabolario e il suo fissaggio. Questa pagina racconta entrambi, con le date che le fonti consentono di stabilire.

In Sintesi

  • Hippolyte Bayard (Breteuil, 20 gennaio 1801 – 14 maggio 1887) era un funzionario del Ministero delle Finanze e sperimentava la fotografia nel tempo libero.
  • Il suo processo positivo diretto su carta diede il primo risultato nel marzo 1839: carta al cloruro d’argento annerita alla luce, bagnata in ioduro di potassio, esposta in camera oscura per circa dodici minuti e fissata con iposolfito.
  • Nel giugno 1839 Bayard espose le sue stampe in quella che è considerata la prima mostra fotografica; il 24 febbraio 1840 illustrò il procedimento all’Académie des sciences, e il 18 ottobre 1840 realizzò l’autoritratto da annegato.
  • Sir John Herschel (Slough, 7 marzo 1792) scoprì nel 1819 che il tiosolfato di sodio scioglie i sali d’argento e nel 1839 comunicò a Talbot e a Daguerre che poteva fissare le immagini.
  • Nel 1839 Herschel coniò il termine fotografia e introdusse negativo e positivo; il 9 settembre 1839 realizzò la prima fotografia su lastra di vetro.
  • Nel 1842 mise a punto il cianotipo, che Anna Atkins usò per i suoi libri di alghe.

Hippolyte Bayard e il positivo diretto

Hippolyte Bayard nacque il 20 gennaio 1801 a Breteuil, in Francia, e trascorse l’infanzia in condizioni economiche modeste. Studiò a Parigi e ottenne un impiego presso il Ministero delle Finanze, ma il suo vero interesse rimase sempre la chimica applicata alla luce. Intorno al 1838 cominciò a dedicarsi al cloruro d’argento sulla carta come supporto fotosensibile. In un laboratorio improvvisato mise a punto un procedimento che si distaccava sia dal dagherrotipo di Daguerre sia dal calotipo di Talbot: il direct positive su carta, capace di produrre un’immagine positiva diretta, unica e non riproducibile tramite negativo.

Bayard esponeva alla luce un foglio imbevuto di cloruro d’argento finché diventava completamente nero, poi lo immergeva in ioduro di potassio. Nella camera oscura la luce schiariva le zone colpite, e il positivo compariva direttamente sul foglio. L’esposizione durava circa dodici minuti, perché la carta era poco sensibile. Il successivo fissaggio in un bagno di iposolfito di sodio, il tiosolfato di cui parla la seconda parte di questa pagina, rendeva permanente l’immagine, e il foglio veniva infine asciugato. La sensibilità limitata costringeva a soggetti statici: statue, nature morte o strutture architettoniche, nelle quali il rischio di mosso era nullo. Il ritratto umano richiedeva un’immobilità quasi totale. Il procedimento è descritto con più dettagli nella pagina sul processo di Bayard.

Il primo successo è datato marzo 1839. Bayard mostrò il risultato a François Arago, segretario perpetuo dell’Académie des sciences e amico di Daguerre, che nei mesi seguenti stava preparando l’annuncio pubblico del dagherrotipo. Secondo la ricostruzione più diffusa, Arago lo convinse a rimandare la presentazione ufficiale, e lo Stato gli versò 600 franchi per attrezzare meglio il laboratorio. Bayard espose le sue stampe nel giugno del 1839 (il 14 secondo i giornali dell’epoca, il 24 secondo altre fonti) in una mostra a favore delle vittime del terremoto della Martinica: è considerata la prima mostra fotografica della storia. Il procedimento fu illustrato all’Académie des sciences il 24 febbraio 1840, dopo il contributo economico che Bayard aveva ricevuto per acquistare attrezzature migliori.

L’amarezza di Bayard trovò espressione nel suo celebre autoritratto da annegato, realizzato il 18 ottobre 1840. Il fotografo si ritrasse come un cadavere esposto all’obitorio. Sul retro scrisse un breve testo in terza persona, in cui il «signor Bayard, inventore del procedimento» compare come un uomo di cui il governo, troppo generoso con Daguerre, non si era occupato, e che per questo si era tolto la vita. Il gesto è una protesta ironica contro l’assenza di riconoscimenti economici e istituzionali, e viene considerato oggi uno dei primi esempi di fotografia concettuale e il primo caso di fotografia messa in scena.

Bayard fu tra i fondatori della Société française de photographie (1854) e già prima partecipò alla Société héliographique, segno della sua volontà di condividere conoscenze e di fare della fotografia una disciplina. Nell’estate del 1851 fu inviato a documentare monumenti storici in tutta la Francia insieme a Baldus, Le Secq, Le Gray e Mestral, per conto della Commission des Monuments Historiques: sono le cosiddette missioni héliographiques. Le sue immagini di chiese, ponti e palazzi restano testimonianze di un’architettura vista attraverso una sensibilità chimico-visiva ancora sperimentale. Negli anni successivi passò ad altre tecniche di stampa, e una sua veduta del 1858, France, è una stampa all’albumina, il materiale che migliorò nitidezza e contrasto.

Le innovazioni chimiche e tecniche di Bayard

Le ricerche di Bayard esplorarono diversi aspetti del processo su carta, con vari sali d’argento, agenti sviluppanti e fissatori. Secondo alcune ricostruzioni, nel 1840 egli descrisse in lettere all’Académie des sciences anche un positivo latente su carta, sensibilizzato con nitrato d’argento e cloruro di sodio, esposto, sviluppato con vapori di mercurio, come nei dagherrotipi, e fissato con tiosolfato. Pur non avendo mai goduto della risonanza di Daguerre, Bayard si avvicinò così al concetto di immagine latente seguita da sviluppo, che sarebbe stato decisivo per le sperimentazioni successive.

Per superare i limiti dell’intervallo dinamico dei sali d’argento, Bayard propose la tecnica della combination printing: suggerì di combinare due negativi, uno esposto brevemente per conservare nuvole e dettagli del cielo, l’altro con tempi più lunghi per rendere correttamente il terreno e le architetture, e di unirli in un solo foglio di stampa. La pratica si diffuse soltanto negli anni Cinquanta dell’Ottocento. Il principio, cioè rendere in un’unica immagine esposizioni diverse, anticipa in modo evidente l’idea dell’HDR analogico, in cui più esposizioni permettono di visualizzare insieme le luci alte e le ombre profonde.

Secondo la tradizione degli studi, le emulsioni di Bayard avevano uno strato molto sottile di cristalli d’argento, che dava gradazioni tonali morbide a costo di una risoluzione inferiore rispetto alle carte all’albumina. Iodazione e asciugatura in ambiente umido consentivano di controllare la sensibilità. Gli appunti sulla preparazione e sul filtraggio delle soluzioni, tramandati in un album indicato come Recueil No. 2, mostrano la precisione con cui Bayard registrava le variabili di laboratorio, dalle proporzioni esatte (1 g di nitrato per 6 ml d’acqua) ai tempi di immersione.

Alcune fonti attribuiscono a Bayard anche un interesse precoce per il cianotipo: i suoi esperimenti su carta trattata con ferro ammonio citrato e ferricianuro di potassio avrebbero dato risultati mediocri tra il 1840 e il 1841, cioè poco prima che Herschel rendesse pubblico il procedimento nel 1842. Bayard non lo perfezionò mai. Gli appunti riservati mostrerebbero che egli intuì la rapidità di sviluppo del blueprint e la stabilità del pigmento blu.

L’uso espressivo della fotografia emerse anche nelle sue serie di ritratti simbolici. Bayard ripeteva la stessa inquadratura sostituendo il proprio volto con oggetti che illustravano concetti allegorici, e provò la sovrapposizione meccanica di negativi, in fotomontaggi in cui pozzi, statue e dettagli architettonici dialogano con figure umane in primo piano. Queste sperimentazioni, raramente datate e conservate in collezioni private, prefigurano di decenni alcune pratiche di manipolazione concettuale. La combinazione di rigore chimico e ricerca visiva fa di Bayard un precursore dell’integrazione tra tecnica e creatività. Il suo caso si inserisce nella storia della fotografia francese e nel quadro più ampio descritto nel capitolo su Daguerre.

Sir John F. W. Herschel

Sir John Frederick William Herschel nacque il 7 marzo 1792 a Slough, in Inghilterra. Figlio dell’astronomo William Herschel, ampliò le competenze del padre in ottica e chimica. Nel 1819 scoprì che il tiosolfato di sodio, l’«iposolfito di soda» che i fotografi chiameranno hypo, scioglie i sali d’argento non esposti, fornendo così il primo agente fissatore pratico. Nei primi mesi del 1839, dopo aver verificato il procedimento, comunicò a Talbot e a Daguerre che l’iposolfito poteva fissare le fotografie e renderle permanenti. Fu il passaggio dal fugace al duraturo: Talbot lo adottò subito, e Daguerre poco dopo.

Nel marzo 1839 le sue ricerche sull’argomento furono lette alla Royal Society di Londra. In quei testi Herschel coniò il termine photography, fotografia, e per primo applicò alla fotografia le parole negative e positive. Questa codifica terminologica rese possibile un dialogo internazionale tra sperimentatori e la nascita di manuali standardizzati, senza i quali la fotografia sarebbe rimasta un insieme di procedimenti eterogenei. Un secondo intervento, letto alla Royal Society nel gennaio 1840 e pubblicato nelle Philosophical Transactions con data 20 febbraio 1840, affrontava l’azione chimica dei raggi dello spettro solare sull’argento e su altre sostanze.

Herschel si occupò della chimica e anche della misura dell’azione luminosa. Nel 1825 inventò l’actinometro, strumento per misurare il potere di riscaldamento diretto dei raggi solari, che ha un posto importante nella storia della fotochimica. Studiò l’effetto delle diverse parti dello spettro sui sali d’argento, e queste ricerche indicavano la via per l’uso consapevole di filtri e per i problemi della sensibilità ai colori nell’immagine fotografica. Il lavoro si inseriva nel dibattito sulla natura fisica e chimica della luce e avvicinava la fotografia alla pratica dei laboratori.

Il 9 settembre 1839 Herschel realizzò quella che è ritenuta la prima fotografia su lastra di vetro: raffigura la struttura che reggeva il telescopio da 40 piedi del padre William, a Slough. La lastra esiste ancora. L’immagine mostra l’attenzione di Herschel per le variabili di laboratorio, dalla qualità del vetro all’omogeneità dello strato sensibile, e ha un posto preciso nella storia dei supporti trasparenti.

Herschel non brevettò i suoi procedimenti chimici e scelse di divulgarli apertamente nelle Philosophical Transactions e nei manuali accademici. Nacque così il cianotipo (1842), con il caratteristico blu di Prussia ottenuto da ferricianuro di potassio e citrato ferrico ammonico. Da questo procedimento, che divenne noto come blueprint, derivò anche il crisotipo, che usava sali d’oro su supporto ferrico per ottenere immagini dorate e fu descritto nei manuali dal 1843. I cianotipi furono adottati da Anna Atkins per Photographs of British Algae: Cyanotype Impressions, considerato il primo libro illustrato con fotografie, mentre i crisotipi rimasero un esperimento per pochi appassionati a causa dei costi elevati.

Metodi sperimentali e influenza di Herschel sulla fotografia scientifica

Herschel concepì la fotografia come mezzo di indagine scientifica e la affrontò con materiali e strumenti sistematici. L’actinometro misurava l’irradiazione solare in momenti diversi dell’anno e permetteva di regolare i tempi di esposizione con maggiore precisione. Studiò il potere di degradazione della luce sui pigmenti vegetali, e dalle sue prove nacquero le antotipie, che lui stesso chiamava phytotypes: fotografie ottenute dall’azione della luce sui succhi di fiori e foglie, pubblicate nelle Philosophical Transactions nel 1842. Non divennero una pratica comune, ma esplorarono la luce come agente chimico e anticiparono l’uso di materiali biochimici nelle arti visive. Nel 1840 realizzò inoltre con un metodo evaporografico la prima immagine all’infrarosso, un termogramma.

Il suo contributo più duraturo rimane la terminologia: la distinzione tra negativo e positivo rese concepibile la produzione di più esemplari da un’unica matrice, e standardizzò il negativo come punto di partenza della stampa. I suoi protocolli indicavano i rapporti tra i componenti, i tempi di immersione e le condizioni ottimali, e servirono da manuale per laboratori amatoriali e istituzionali.

La relazione con William Henry Fox Talbot fu intensa: Herschel gli fornì il dato sul fissaggio con l’hypo e discusse con lui i risultati delle sperimentazioni su carta. Daguerre, informato dai contatti tra scienziati, adottò a sua volta il tiosolfato al posto del sale marino, rendendo universale un elemento che ancora oggi sta al centro dei procedimenti di fissaggio.

Il gusto per la condivisione spinse Herschel a scrivere anche per un pubblico ampio: nelle riviste di divulgazione illustrava diagrammi di camere oscure, attrezzature di supporto e fotografie sperimentali. La sua capacità di tradurre concetti complessi in schemi chiari ebbe un effetto decisivo sulla diffusione della fotografia in Inghilterra e in Europa. Molti chimici e ottici furono indotti a costruire camere oscure portatili e a sperimentare preparazioni artigianali, preparando l’esplosione della pratica fotografica nel decennio successivo.

Domande frequenti su Bayard e Herschel (FAQ)

Chi era Hippolyte Bayard?

Hippolyte Bayard (Breteuil, 20 gennaio 1801 – 14 maggio 1887) era un funzionario del Ministero delle Finanze francese e un pioniere della fotografia. Ideò un procedimento positivo diretto su carta, ottenuto nel marzo 1839, e partecipò nel 1851 alle missioni héliographiques.

Come funzionava il processo di Bayard?

Un foglio di carta al cloruro d’argento veniva annerito alla luce e bagnato in ioduro di potassio. Esposto circa dodici minuti in camera oscura, si schiariva nelle zone illuminate, dando un positivo diretto. L’immagine era fissata con iposolfito di sodio e restava un esemplare unico.

Perché Bayard si fotografò come annegato?

Il 18 ottobre 1840 Bayard realizzò l’autoritratto da annegato per protestare contro il mancato riconoscimento del suo lavoro, mentre lo Stato francese premiava Daguerre. Sul retro scrisse un testo in terza persona in cui il governo non aveva fatto nulla per il signor Bayard.

Che cosa scoprì Herschel nel 1819?

Scoprì che il tiosolfato di sodio scioglie i sali d’argento non esposti. Nel 1839 comunicò a Talbot e a Daguerre che l’«iposolfito di soda» poteva fissare le fotografie e renderle permanenti.

Quali termini fotografici coniò Herschel?

Nel 1839 Herschel coniò la parola «fotografia» e fu il primo ad applicare i termini «negativo» e «positivo» alla fotografia. Nello stesso anno realizzò la prima fotografia su vetro, il 9 settembre.

Che cos’è il cianotipo?

È un procedimento a base di sali di ferro e ferricianuro di potassio, che dà immagini blu di Prussia. Herschel lo pubblicò nel 1842 senza brevettarlo, e Anna Atkins lo usò per illustrare i suoi libri sulle alghe.

Fonti

Questo tema trova il suo posto nel quadro generale descritto in La storia della fotografia: la linea temporale.

Aggiornato Ottobre 2026

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