I Maestri della FotografiaRiviste & Mostre Fotografiche"À Rome la nuit": la Roma notturna di Hervé Gloaguen in mostra...

“À Rome la nuit”: la Roma notturna di Hervé Gloaguen in mostra al Museo di Roma in Trastevere

C’è qualcosa di profondamente insolito, quasi sovversivo, nell’approccio con cui Hervé Gloaguen ha fotografato Roma. Non il classico sguardo del turista colto, non la prospettiva monumentale dello storico dell’arte, non nemmeno il rigore documentaristico del fotoreporter: quello di Gloaguen era uno sguardo da flaneur, nel senso più baudelairiano del termine, un camminatore notturno che preferiva la piazza illuminata dai lampioni alla cattedrale illuminata dal sole, la folla che si riversa nelle piazze serali al marmo silenzioso dei musei. Questa postura contemplativa e discreta è il cuore pulsante della mostra “À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen”, inaugurata il 25 marzo 2026 al Museo di Roma in Trastevere, dove resterà visitabile fino al 6 settembre 2026.

La mostra raccoglie una selezione di circa settanta fotografie a colori realizzate nell’arco di cinque soggiorni romani distribuiti tra il 1975 e il 1995, vent’anni di ritorni periodici in una città che Gloaguen non riusciva a smettere di guardare. L’esposizione è parte di un più ampio programma culturale che celebra il 70° anniversario del gemellaggio Roma – Parigi, un’iniziativa che dal 29 gennaio al 31 dicembre 2026 valorizza il patrimonio artistico e creativo condiviso tra le due capitali. Questa cornice istituzionale non deve tuttavia far pensare a una mostra celebrativa nel senso convenzionale: le fotografie di Gloaguen non hanno nulla di protocollare, nulla di ufficiale. Sono immagini nate dalla curiosità libera, dal piacere disinteressato dello sguardo, dalla volontà di capire una città non attraverso i suoi monumenti ma attraverso le persone che la abitano di notte.

Piazza-della-Repubblica-Roma.-donation-Herve-Gloaguen-Ministere-de-la-Culture-France-Mediatheque-du-patrimoine-et-de-la-photographie
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L’esposizione è promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ed è organizzata dalla Médiathèque du patrimoine et de la photographie (MPP) di Parigi, in collaborazione con il Ministère de la Culture francese. La curatela è affidata a Hervé Gloaguen stesso, insieme a Emmanuel Marguet, con la cura tecnica di Giulia Frache e i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. La scelta del Museo di Roma in Trastevere come sede espositiva non è casuale: il rione di Trastevere è uno dei quartieri più presenti nell’archivio fotografico di Gloaguen, uno dei territori urbani in cui il fotografo bretone ha trascorso parte consistente delle sue deambulazioni notturne, e il museo stesso si trova fisicamente immerso in quel tessuto di strade e piazze che le fotografie raccontano.

La presenza del fotografo in veste di curatore della propria retrospettiva è un elemento di grande interesse critico: raramente accade che un artista possa offrire al pubblico una lettura diretta e non mediata del proprio lavoro, selezionando le opere e organizzando il percorso espositivo secondo la propria visione interna piuttosto che secondo l’interpretazione di un osservatore esterno. Nel caso di Gloaguen, questa scelta assume un significato particolare, perché le fotografie in mostra appartengono a una dimensione esistenziale oltre che artistica: sono i residui visivi di un’esperienza personale prolungata nel tempo, di un legame profondo con una città straniera che ha finito per diventare uno spazio mentale oltre che geografico.

Fontana-di-Trevi.-Donation-Herve-Gloaguen-Ministere-de-la-Culture-Francia-Mediatheque-du-patrimoine-et-de-la-photographie
Fontana-di-Trevi.-Donation-Herve-Gloaguen-Ministere-de-la-Culture-Francia-Mediatheque-du-patrimoine-et-de-la-photographie

Il metodo: colore, oscurità e fotografia umanista

Per comprendere appieno la qualità straordinaria delle fotografie esposte al Museo di Roma in Trastevere, è necessario collocarle nel contesto della tradizione fotografica francese da cui Gloaguen proviene, e rispetto alla quale egli ha rappresentato, fin dagli esordi, una deviazione consapevole e programmatica. Hervé Gloaguen nacque nel 1937 a Rennes, in Bretagna, e si formò fotograficamente a Parigi in modo prevalentemente autodidatta, dopo aver abbandonato dopo soli sei mesi la Scuola di tecniche di fotografia e cinema, oggi nota come École Nationale Supérieure Louis-Lumière, dove la rigidità dell’insegnamento accademico mal si conciliava con il suo temperamento sperimentale. Frequentò jazzisti dilettanti e attori esordienti, con i quali realizzò le prime fotografie, e si avvicinò alla fotografia come a un linguaggio di esplorazione sociale prima ancora che come a una tecnica professionale.

Trastevere-Roma-1995.-Donation-Herve-Gloaguen-Ministere-de-la-Culture-Francia-Mediatheque-du-patrimoine-et-de-la-photographie
Trastevere-Roma-1995.-Donation-Herve-Gloaguen-Ministere-de-la-Culture-Francia-Mediatheque-du-patrimoine-et-de-la-photographie

Nel 1972 fondò, insieme a Claude Dityvon, Martine Franck, François Hers, Richard Kalvar, Jean Lattes e Guy Le Querrec, l’agenzia fotografica Viva, una delle esperienze collettive più significative della fotografia francese degli anni Settanta. Viva si propose come alternativa alle grandi agenzie fotografiche dell’epoca, con una vocazione esplicita verso la fotografia umanista: al centro della ricerca visiva del gruppo non c’erano i grandi eventi geopolitici né i conflitti armati, ma l’essere umano inserito nel proprio contesto sociale quotidiano, con tutte le sue contraddizioni, le sue gioie, le sue ritualità collettive. Il progetto collettivo “Famiglie in Francia”, realizzato dai membri di Viva, rappresenta ancora oggi uno dei documenti visivi più importanti della società francese di quel decennio.

In questo contesto culturale, la scelta di Gloaguen di lavorare a colori era una posizione critica di notevole radicalità. La tradizione umanista francese, quella di Henri Cartier-BressonRobert DoisneauWilly Ronis, aveva costruito la propria autorevolezza estetica e morale sul bianco e nero: un linguaggio percepito come più austero, più onesto, più adatto alla narrazione della realtà sociale. Scegliere il colore, in quel contesto, significava rischiare di essere associati alla fotografia commerciale, alla pubblicità, al reportage di consumo. Gloaguen accettò questo rischio con piena consapevolezza, convinto che il colore potesse diventare uno strumento di verità tanto quanto il bianco e nero, a condizione di usarlo con la stessa disciplina e la stessa intenzione etica che caratterizzava il lavoro dei suoi colleghi più austeri.

La tecnica che Gloaguen sviluppò per fotografare Roma di notte è di per sé una dichiarazione di poetica: lavorava esclusivamente senza flash, rinunciando deliberatamente all’illuminazione artificiale che avrebbe reso le immagini più nitide e tecnicamente controllabili. Questa scelta non era soltanto estetica: era anzitutto una scelta etica e relazionale. Il flash è, nella fotografia di strada, uno strumento di potere: impone la propria presenza, interrompe l’azione, modifica il comportamento delle persone fotografate, introduce una forma sottile di aggressività nel rapporto tra fotografo e soggetto. Gloaguen voleva il contrario: la discrezione assoluta, la capacità di essere presente senza disturbare, di osservare senza alterare il teatro naturale della notte romana. Il risultato è una fotografia in cui l’oscurità non è un problema tecnico da risolvere ma una componente attiva della composizione: il buio cancella, nasconde, suggerisce, crea tensione tra ciò che è visibile e ciò che resta nell’ombra, e quella tensione è precisamente ciò che rende le sue immagini così cariche di atmosfera e di significato.

Fotografare di notte senza flash significava accettare un margine significativo di indeterminatezza tecnica: i tempi di esposizione si allungavano, la nitidezza era compromessa dal movimento, i colori si modificavano in modi imprevedibili sotto le luci artificiali delle piazze. Gloaguen ha descritto questa condizione con parole di rara onestà intellettuale: “Fotografare a colori con pochissima luce, perfino nell’oscurità, talvolta senza neanche distinguere nettamente quello che avevo nel mio mirino, mi angosciava e mi eccitava”. Quella tensione tra angoscia ed eccitazione è leggibile nelle fotografie stesse: c’è in esse una qualità di sospensione, quasi di sogno, che deriva direttamente da quelle condizioni tecniche estreme, e che nessuna manipolazione in postproduzione avrebbe potuto riprodurre artificialmente.

Piazza-Navona-Roma.-Donation-Herve-Gloaguen-Ministere-de-la-Culture-Francia-Mediatheque-du-patrimoine-et-de-la-photographie
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Il percorso espositivo e la Roma di Gloaguen

Il percorso della mostra al Museo di Roma in Trastevere è costruito come un itinerario geografico e cronologico attraverso vent’anni di frequentazioni romane, un viaggio che cambia prospettiva e tono a seconda del quartiere e del decennio in cui le fotografie furono scattate. Gloaguen ricorda con precisione le circostanze dei suoi soggiorni romani: si trattava di periodi di libertà creativa conquistati nei rari intervalli tra un reportage su commissione e l’altro, soggiorni che duravano circa un mese ciascuno e che egli trascorreva interamente a percorrere le strade della città dal tramonto all’alba. Un totale di circa sei mesi di deambulazioni notturne nell’arco di due decenni: una durata sufficiente a costruire con Roma un rapporto di conoscenza profonda, non quella superficiale del turista ma quella densa e stratificata del frequentatore abituale.

Le fotografie degli anni Settanta documentano il centro storico nella sua vitalità serale più autentica: Piazza di Spagna, Piazza Navona, Piazza del Popolo, Piazza della Rotonda, luoghi che Gloaguen non ritraeva come monumenti ma come palcoscenici naturali di una commedia umana ininterrotta. Nelle sue immagini, le grandi fontane romane non sono oggetti di contemplazione estetica ma punti di aggregazione sociale, luoghi in cui i romani si ritrovano dopo le giornate estive torride per cercare frescura e compagnia. Come egli stesso ha scritto nella presentazione del progetto: “Dal tramonto in poi, i romani si recano in massa verso le piazze che picchettano il cuore della città. Lì, sullo sfondo di chiese e palazzi oscurati dalla notte, i romani recitano il loro teatro. Sono nello stesso tempo attori e spettatori dello spettacolo che la città offre a sé stessa”. Una descrizione che rivela quanto profondamente Gloaguen avesse compreso la specificità del rapporto dei romani con il proprio spazio pubblico.

La sezione dedicata agli anni Ottanta porta il percorso in un territorio radicalmente diverso: l’EUR, il quartiere razionalista progettato durante il fascismo e rimasto incompiuto, con le sue geometrie fredde, i suoi spazi dilatati, la sua qualità quasi metafisica. Suggerito a Gloaguen da Alberto Moravia, scrittore che della Roma profonda e contraddittoria era stato uno degli interpreti letterari più acuti, il quartiere dell’EUR offriva al fotografo un contrasto radicale rispetto all’affollata umanità del centro storico: una Roma più silenziosa, più geometrica, dove la notte assumeva un carattere astratto e solitario, lontano dal calore delle piazze barocche. Questo cambiamento di registro visivo è uno degli elementi più sorprendenti dell’intera esposizione, perché dimostra come Gloaguen non fosse interessato a una Roma pittoresca e uniforme ma alla sua complessità irriducibile, alla coesistenza di registri urbani profondamente diversi tra loro.

Gli anni Novanta riportano infine la narrazione a Trastevere, il rione che più di ogni altro incarna quella vitalità popolare autentica che Gloaguen aveva cercato fin dal primo viaggio. Le fotografie di questo periodo mostrano uno sguardo più disincantato, forse più consapevole della trasformazione che la città stava attraversando: la Roma degli anni Novanta era già profondamente cambiata rispetto a quella dei Settanta, turisticamente più affollata, socialmente più complessa, culturalmente più frammentata. Eppure Gloaguen continua a trovare, nelle strade di Trastevere, quella qualità di teatro umano spontaneo che aveva animato le sue prime immagini romane; la continua a trovare perché sa dove cercarla, perché in vent’anni ha imparato a leggere i ritmi e le geografie della notte romana con la precisione di un abitante.

Piazza-di-Spagna-Roma.-Donation-Herve-Gloaguen-Ministere-de-la-Culture-Francia-Mediatheque-du-patrimoine-et-de-la-photographie
Piazza-di-Spagna-Roma.-Donation-Herve-Gloaguen-Ministere-de-la-Culture-Francia-Mediatheque-du-patrimoine-et-de-la-photographie

La scelta di ospitare questa mostra proprio nel Museo di Roma in Trastevere aggiunge un ulteriore livello di significato all’esperienza espositiva: il visitatore che esce dalla mostra si ritrova fisicamente immerso in uno dei luoghi più fotografati da Gloaguen, e può scegliere di proseguire la visita nelle strade dello stesso rione, verificando di persona quanto poco sia cambiato il rituale notturno delle piazze romane rispetto a quello che le fotografie documentano. È una forma rara di continuità tra spazio espositivo e spazio urbano, tra immagine fotografica e realtà vivente, che trasforma la mostra da evento culturale a esperienza di comprensione diretta di una città.

À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen

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