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The photobook. A history (volume 2)

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The Photobook: A History — Volume II
Martin Parr e Gerry Badger — Phaidon Press · 2006

Il secondo volume della trilogia fondamentale sul photobook porta la storia fino ai giorni nostri e la allarga a geografie spesso ignorate. 320 pagine750 fotografie a colorinove capitoli che alternano approccio geografico (America, Europa, resto del mondo) e approccio tematico (il company photobook, la vita moderna, il documentario soggettivo). Compaiono Richard BillinghamBoris MikhailovStephen ShoreJim Goldberg: i protagonisti della fotografia documentaria più personale e radicale del tardo Novecento. Le doppie pagine aperte, il vero cuore visivo del volume, mostrano come i più grandi photobook siano stati costruiti come oggetti di design prima ancora che come raccolte di immagini. Da leggere obbligatoriamente insieme al Volume I (2004) e al Volume III (2014).

320 pagine · 750 fotografie a colori · Formato 290 x 250 mm · Phaidon Press · 2006 · Lingua: inglese

Descrizione

Il secondo atto: dove la storia del photobook diventa globale e contemporanea

Se il Volume I della trilogia di Martin Parr e Gerry Badger aveva il compito di fondare una disciplina, di dimostrare che il photobook meritava una storia critica scritta con lo stesso rigore riservato ai movimenti pittorici o alle correnti cinematografiche, il Volume II pubblicato da Phaidon Press nel 2006 ha un compito diverso e per molti aspetti più difficile: portare quella storia fino ai giorni nostri, allargarne i confini geografici oltre il canonico asse Europa-America del Nord, e affrontare i territori meno celebrati ma non meno ricchi di significato della produzione libraria fotografica mondiale. In 320 pagine e 750 fotografie a colori, con un formato di 290 x 250 mm che mantiene la stessa imponenza fisica del primo volume, il Volume II completa ciò che il predecessore aveva cominciato e spinge la riflessione in zone che molti canoni ufficiali avevano preferito ignorare.

La struttura a nove capitoli è l’elemento più significativo da comprendere per orientarsi nella lettura. I primi tre capitoli affrontano la storia del photobook per aree geografiche, con sezioni dedicate all’America, all’Europa e al resto del mondo, riconoscendo esplicitamente che le culture fotografiche diverse producono libri con estetiche, funzioni e genealogie proprie. Questo schema geografico non è un espediente enciclopedico: è una presa di posizione critica. Significa che la storia del photobook non può essere raccontata come se avesse un unico centro di gravità. Il Giappone produce una tradizione radicalmente diversa da quella americana; la fotografia latinoamericana ha sviluppato linguaggi editoriali che non derivano dai modelli europei. Parr e Badger mostrano queste differenze senza gerarchizzarle.

I sei capitoli tematici che seguono sono la parte più originale e più stimolante del volume. Point of Sale, dedicato al company photobook, l’obbligato libro fotografico aziendale o istituzionale, esplora un territorio che la critica d’arte ha a lungo considerato indegno di attenzione: eppure, come Parr e Badger dimostrano con la consueta precisione, i libri fotografici commissionati da aziende, governi e istituzioni sono spesso formalmente straordinari, finanziati con risorse che la produzione indipendente non potrebbe mai permettersi, capaci di racchiudere una qualità tipografica e progettuale rarissima. Ignorarli significa avere una storia del photobook incompleta. Capirli significa capire meglio anche i meccanismi di finanziamento e legittimazione che hanno governato la fotografia per oltre un secolo.

Il capitolo Home and Away, dedicato alla vita moderna e al photobook documentario contemporaneo, affronta il punto di tensione più delicato di tutta la trilogia: il passaggio dal grande fotogiornalismo classico alle nuove forme di documentazione soggettiva e personale che caratterizzano la fotografia della fine del Novecento. Qui compaiono opere come Ray’s a Laugh di Richard BillinghamAmerican Surfaces di Stephen ShoreCase History di Boris MikhailovRaised by Wolves di Jim Goldberg. Sono libri che non si lasciano catalogare facilmente come arte pura né come reportage tradizionale: stanno in una zona di mezzo, personale e politica allo stesso tempo, che è precisamente la zona più vitale della fotografia degli ultimi decenni. Badger descrive questo territorio con la precisione del critico che sa distinguere il movimento genuino dalla moda, e Parr porta la conoscenza diretta di chi ha visto, toccato e collezionato quei libri nella loro versione originale.

Un elemento che distingue il Volume II dal predecessore è la maggiore attenzione alle tensioni tra l’uso commerciale e l’uso artistico del libro fotografico. Badger non nasconde le contraddizioni del mercato, e il suo contributo critico affronta con onestà la domanda più imbarazzante che la trilogia porta con sé: il fatto che Martin Parr, principale collezionista e co-autore dell’opera, abbia beneficiato economicamente della rivalutazione di mercato dei libri citati nei tre volumi. È una domanda legittima, e Badger la gestisce con la misura del critico che non censura il problema ma lo contestualizza: il mercato ha sempre avuto bisogno di canoni per funzionare, e costruire un canone rigoroso è un atto intellettuale prima ancora che commerciale. Se i libri citati sono saliti di valore, è perché erano già grandi libri. Il fatto che qualcuno ne avesse la collezione è una conseguenza, non la causa.

Sul piano della qualità tipografica e della coerenza del progetto editoriale, il Volume II mantiene gli standard altissimi già fissati dal Volume I. Le 750 fotografie a colori includono copertine, risguardi, frontespizi e soprattutto i doppi spread aperti che sono, come già nel primo volume, il vero motore critico dell’opera. Vedere come Daido Moriyama o Sophie Calle abbiano costruito il ritmo delle loro doppie pagine è un’esperienza che nessuna mostra e nessun sito web può replicare. Il libro stampato su carta da Phaidon, in un formato che permette la lettura a una distanza ravvicinata, è l’unico modo per capire davvero come certi photobook funzionino. Il Volume II è anche, in questo senso, un argomento fisico in favore dell’oggetto libro come forma insostituibile di fruizione fotografica.

Come per il Volume I, il testo è esclusivamente in lingua inglese e non esiste una traduzione italiana. Lo stile di Badger è preciso, colto, accessibile; non presuppone una formazione specialistica ma non semplifica mai. Per chi ha già letto il Volume I, il Volume II è un acquisto quasi obbligato: i due volumi sono pensati come un’opera unitaria, con il secondo che continua narrativamente e tematicamente dove il primo si interrompe. Chi invece affronta la trilogia per la prima volta farebbe bene a procurarsi entrambi insieme, insieme con il Volume III del 2014 che completa il percorso fino all’era dei social media e dell’autopubblicazione digitale.

Chi dovrebbe leggerlo:

  • Collezionisti di photobook che vogliono completare la trilogia fondamentale della disciplina

  • Fotografi interessati alla tradizione del libro fotografico contemporaneo e al passaggio dal reportage alla documentazione soggettiva

  • Storici della fotografia e curatori che lavorano su fondi e archivi del secondo Novecento

  • Studenti e ricercatori di visual culture, book design e comunicazione fotografica

Informazioni aggiuntive

Autore

Martin Parr e Gerry Badger