Descrizione
L’opera che ha fondato una disciplina: la storia del photobook come storia della fotografia stessa
Prima del 2004, il photobook non aveva una storia scritta. I fotografi lo producevano, i collezionisti lo cercavano, i librai specializzati lo vendevano, ma non esisteva un’opera sistematica che affrontasse il libro fotografico come oggetto culturale autonomo, con la propria genealogia, la propria estetica, il proprio mercato e la propria influenza sulla storia del medium. Martin Parr e Gerry Badger colmano quel vuoto con The Photobook: A History*, e lo fanno in un modo così definitivo che la trilogia completa, i tre volumi pubblicati da Phaidon Press tra il 2004 e il 2014, è diventata essa stessa un photobook di riferimento assoluto nella letteratura fotografica mondiale. Il Volume I, pubblicato nel 2004, con le sue 320 pagine e le 850 fotografie a colori e in bianco e nero, è il fondamento su cui gli altri due poggiano, il luogo dove la storia comincia e dove il metodo viene stabilito una volta per tutte.
Chi sono i due autori? Martin Parr è uno dei fotografi britannici più celebri e riconoscibili del Novecento, membro di Magnum Photos dal 1994, collezionista ossessivo di libri fotografici con una raccolta che supera le 12.000 unità, voce critica scomoda e umoristica della cultura visiva contemporanea. Gerry Badger è storico della fotografia e autore di saggi critici tra i più acuti prodotti dalla cultura anglosassone negli ultimi decenni. Il suo saggio introduttivo al Volume I, intitolato The Photobook: Between the Film and the Novel, è diventato un testo canonico per chiunque voglia capire perché il photobook non sia semplicemente un catalogo fotografico in formato libro, ma una forma espressiva autonoma con le proprie leggi estetiche. La divisione del lavoro tra i due autori è chiara e produttiva: Parr porta la visione del fotografo, l’occhio allenato dal fare, la competenza del collezionista che conosce il mercato dall’interno; Badger porta il rigore storico, la capacità di inserire ogni oggetto in una narrazione più larga, di tracciare genealogie e connessioni che non sarebbero visibili senza una formazione critica solida.
La struttura del Volume I divide la storia del photobook in capitoli tematici e broadly cronologici, dalle origini della fotografia nel XIX secolo fino ai fotobook radicali giapponesi degli anni Sessanta e Settanta, passando per i libri modernisti e propagandistici degli anni Trenta e Quaranta. Ogni capitolo apre con un testo introduttivo che offre contesto storico, estetico e culturale, poi cede spazio alle immagini: copertine, dorsi, risguardi e soprattutto spread, cioè le doppie pagine aperte, che sono il vero teatro compositivo del photobook. Questa scelta è metodologicamente importante. Pubblicare la doppia pagina aperta di un libro significa mostrare come il fotografo e il designer abbiano pensato il rapporto tra le immagini, il ritmo della sequenza, la tensione tra le fotografie accostate. È una forma di critica visiva che nessun’altra modalità di riproduzione permette.
Il Volume I include oltre 200 dei fotobook più importanti mai realizzati, tra lavori universalmente celebri e titoli quasi introvabili. Parr e Badger non costruiscono un pantheon di grandi autori. Costruiscono un ecosistema. Mettono a confronto August Sander con fotografi anonimi, László Moholy-Nagy con produzioni editoriali di massa, Dorothea Lange con photobook di agenzie governative. Questo metodo allargato ha una conseguenza critica precisa: il photobook non è più soltanto un prodotto dell’arte fotografica alta, ma un fenomeno culturale che attraversa tutti i livelli della produzione visiva. La propaganda nazista ha prodotto photobook formalmente straordinari. La ricostruzione del Giappone del dopoguerra ha dato vita a una delle stagioni più creative e radicali della storia del libro fotografico. Non si capisce il photobook se non si accettano anche queste zone d’ombra.
Il saggio introduttivo di Badger stabilisce fin dall’inizio la distinzione fondamentale che regge tutta la trilogia: il photobook non è un contenitore di fotografie, ma una forma in sé. Come il cinema non è teatro filmato, il photobook non è una mostra stampata. Ha le proprie leggi: la sequenza, il ritmo, la coerenza visiva, il dialogo tra immagine e testo, il peso fisico della carta, la qualità della stampa, la costruzione della copertina. Badger usa la metafora illuminante del titolo del suo saggio: il photobook sta tra il film e il romanzo. Come il film, lavora con sequenze di immagini che producono significato attraverso il montaggio. Come il romanzo, richiede un lettore che avanzi nel testo con una durata, che torni indietro, che faccia esperienza di un’opera unitaria. Non è né l’uno né l’altro: è qualcosa di specifico, con la propria dignità estetica.
Sul piano del mercato, la trilogia ha avuto un effetto misurabile. Negli anni successivi alla sua pubblicazione, il mercato secondario dei photobook storici ha conosciuto una rivalutazione significativa. Titoli citati da Parr e Badger che si trovavano a pochi euro nelle fiere dell’usato sono diventati oggetti da centinaia di euro nelle aste specializzate. Il collezionista che oggi vuole orientarsi nel mercato del photobook usa i tre volumi come strumento di navigazione e come dizionario di valori. Non perché le valutazioni economiche siano esplicite nel testo, ma perché la storia critica costruita da Parr e Badger è diventata il canone di riferimento a cui il mercato si rapporta. In questo senso, possedere la trilogia non è soltanto un atto culturale. È un investimento intellettuale che ha un ritorno concreto per chiunque acquisti, valuti o studi photobook seriamente.
Il Volume I è disponibile in lingua inglese e non ha traduzione italiana. Il formato 26 x 29,8 cm e la qualità di stampa Phaidon lo rendono un oggetto fisicamente imponente e visivamente soddisfacente. Le 850 fotografie sono riprodotte con cura tipografica rara, e l’intero volume è concepito per essere sia letto che navigato visivamente. Per il collezionista, è uno di quei libri che si acquistano nella consapevolezza che non sarà mai rimpiazzato da nulla di equivalente.
Chi dovrebbe leggerlo:
Collezionisti di photobook che vogliono uno strumento storico e critico per orientarsi nel mercato
Fotografi che lavorano su progetti editoriali e vogliono capire la tradizione in cui si inseriscono
Curatori, galleristi e librai specializzati che necessitano di un catalogo ragionato della forma photobook
Studenti e studiosi di storia della fotografia, book design e comunicazione visiva






