venerdì, 29 Agosto 2025
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Stabilizzazione IBIS vs. OIS

Cos’è la stabilizzazione ottica (OIS) e come funziona nei sistemi moderni

La stabilizzazione ottica dell’immagine (OIS), acronimo di Optical Image Stabilization, è un sistema meccanico integrato nell’obiettivo o nel corpo macchina progettato per compensare il movimento della fotocamera durante lo scatto. L’obiettivo principale è ridurre il mosso causato dalle vibrazioni, movimenti della mano o del corpo, soprattutto a tempi di posa lenti. Nei primi modelli di OIS è stato sviluppato l’uso di lenti mobili, montate su supporti piezoelettrici o magnetici, controllati da giroscopi che rilevano il moto con microaccelerometri. Quando si verifica uno spostamento dell’asse ottico, il sistema sposta la lente in direzione opposta, neutralizzando la vibrazione.

Il cuore tecnico consiste in giroscopi MEMS (Micro-Electro-Mechanical Systems) ad alta sensibilità, capaci di misurare rotazioni a pochi gradi al secondo. I segnali sono elaborati da un processore dedicato che invia impulsi istantanei ai motori piezo o ai microactuatori che si trovano all’interno dell’obiettivo. Il risultato è una compensazione efficace per movimenti entro ±1 stop o più, in base al sistema. La sua efficacia dipende dalla rapidità di calcolo, la precisione del sensore di movimento e la velocità del motore. Nelle fotocamere reflex o mirrorless, OIS richiede anche un allineamento preciso tra corpo e ottica.

Negli anni 2000 l’OIS è stato adottato da marche come Canon, Nikon, Sony, Tamron e Sigma. Canon lo applicò per la prima volta con i suoi obiettivi serie L, mentre Nikon ha introdotto la sigla VR (Vibration Reduction). La precisione nella stabilizzazione ottica ha permesso di scattare con tempi fino a 5 stop più lenti rispetto alla norma, variando da circa 1/30 s fino a tempi di 1/1–2 s mantenendo immagini nitide. Le ottiche teleobiettivo beneficiano enormemente, poiché un rallentamento consistente dei tempi senza stabilizzazione optica porta a immagini sfrangiate, specialmente a lunghezze focali oltre i 200 mm.

Tecnicamente, la stabilizzazione dipende anche dalla distanza tra il corpo macchina e l’obiettivo. Un sistema OIS integrato a obiettivo deve essere calibrato rispetto ai centratori dei motori focali, alla massima apertura e al baricentro dell’ottica. Quando OIS lavora in sinergia con la stabilizzazione elettronica dell’immagine (EIS), la combinazione può raggiungere oltre 6 stop di stabilizzazione equivalente. Le implementazioni più avanzate permettono di compensare anche rotazioni strutturali (roll) e inclinazioni (pitch, yaw), non solo movimenti verticali o orizzontali.

In contesti di scatto indoor con bassa illuminazione, OIS è fondamentale: permette di evitare l’uso dell’ISO elevato (che introduce rumore digitale), di ridurre aperture troppo ampie (che riducono la profondità di campo), e consente un maggiore controllo estetico dell’immagine. Anche per video l’OIS agisce in tempo reale: i frame vengono stabilizzati prima della compressione, assicurando riprese fluide senza bisogno di gimbal esterni.

Il sistema IBIS: stabilizzazione integrata nel sensore e le sue potenzialità tecniche

La Stabilizzazione Integrata sul Sensore (IBIS, dall’inglese In-Body Image Stabilization) rappresenta un’evoluzione importante rispetto all’OIS. In questo caso, non è l’obiettivo a muoversi, ma l’intero sensore di immagine che fluttua su cuscinetti magnetici o meccanici, compensando il movimento della fotocamera. La stabilizzazione avviene a livello del sensore, indipendentemente dall’ottica montata, consentendo una compatibilità totale con tutti gli obiettivi, compresi quelli non stabilizzati o vintage.

IBIS utilizza giroscopi su tre assi sincronizzati, che misurano con precisione i movimenti yaw, pitch e roll. Queste informazioni vengono elaborate da un processore di stabilizzazione che comanda piccoli motori a magneti lineari o actuatori voice coil per spostare il sensore rispetto all’asse ottico, in direzione opposta al movimento. Gli spostamenti possono essere dell’ordine di ±0,5 mm, sufficienti per correggere ritardi o tremolio. Alcuni sistemi IBIS moderni sono in grado di offrire fino a 7 stop di compensazione, permettendo scatti anche a tempi di 1/2–1 secondo senza supporto esterno.

Il sistema IBIS presenta vantaggi notevoli nella foto macro e nell’uso con obiettivi adattatori, in quanto compensa anche vibrazioni dovute al meccanismo di messa a fuoco interna. Questa stabilizzazione funziona anche per la registrazione video: il sensore compensa ogni scostamento durante le riprese, producendo filmati fluidi anche senza gimbal. Alcuni modelli Sony, Olympus e Panasonic implementano sistemi IBIS a 5-asse completi, integrando correzioni per roll e tilt, e combinandoli con EIS per rimozione di jitter digitale residuo.

Il design IBIS deve comunque affrontare sfide tecniche. Movimentare il sensore richiede una fonte energetica più elevata e un sofisticato sistema di sospensioni che mantenga la planarità rispetto all’ottica. Il firmware deve sincronizzarsi velocemente con lo scatto, altrimenti la compensazione ritardata può produrre artefatti. Alcuni sistemi più aggressivi possono introdurre micro-scatti vibratori percepibili o leggeri ritardi nel mirino elettronico. L’integrazione tra IBIS e autofocus è cruciale: il sistema deve calibrare la posizione del sensore per consentire ai moduli a rilevamento di fase di lavorare in modo accurato.

Tra i sistemi apprezzati citiamo i micro movimenti dei sensori nei modelli Sony α7 IV e Fujifilm X-H2, capaci di ottenere precisione di decine di chilogrammi nelle risposte. Olympus (OM System) è stata pioniera con il suo TruePic stabilizzato sul sensore, riesce a combinare microcompensazioni con una velocità di calcolo di 480 Hz. La combinazione di IBIS con l’opzione “Pixel Shift” consente di ottenere immagini da 50–100 MP utilizzabili in studio, riducendo il rumore e aumentando la gamma dinamica.

Confronto tra OIS e IBIS

Confrontare OIS e IBIS non significa soltanto opporre due tecnologie diverse, ma comprendere le condizioni in cui ciascuna eccelle. OIS, integrata nell’obiettivo, restituisce ottimi risultati soprattutto con focali lunghe e stabilizzazione specifica: il baricentro dell’ottica è calibrato sui motori interni e consente correzioni rapide e precise sui tremoli dovuti alla lunghezza focale. Questo sistema è ideale per teleobiettivi (100–400 mm), dove ogni minima vibrazione viene amplificata. Inoltre la stabilizzazione dell’ottica mantiene il sensore fermo, favorendo una migliore messa a fuoco continua (AF-C) e una reattività superiore nella videosviluppo.

IBIS, al contrario, offre stabilizzazione indipendente dall’ottica. Il vantaggio principale è l’uso con ottiche vintage, obiettivi manuali e lenti non stabilizzate, che diventano immediatamente adeguate agli standard moderni. Inoltre compensa vibrazioni trasversali e rotazionali in modo più ampio rispetto all’OIS. In ambito macro IBIS è decisivo perché può compensare i piccoli movimenti dovuti alla respirazione o al battito cardiaco. La stabilità video con IBIS a 5-asse è superiore in molti casi, soprattutto con angoli focali larghi (16–35 mm), dove OIS potrebbe non garantire stabilizzazione sul roll.

Tuttavia, IBIS fatica con teleobiettivi estremi (> 200 mm) perché lo spostamento del sensore può diventare insufficiente. In questi casi, l’unica opzione efficace è OIS ottico, preferibilmente con stabilizzazione interna all’obiettivo. Alcuni sistemi moderni combinano IBIS e OIS (dual IS), permettendo una maggiore correzione combinata fino a 7–8 stop. Questa sincronizzazione richiede un protocollo di comunicazione tra corpo e ottica, oltre a firmware specifici per gestire il tempo di risposta e distribuire le compensazioni tra sensore e lente.

Pure il consumo energetico è un fattore. I sistemi OIS integrati in ottiche richiedono alimentazione dalla batteria del corpo, mentre IBIS genera un overhead computazionale e meccanico maggiore. L’affidabilità meccanica è inoltre diversa: un’obiettivo OIS può continuare a stabilizzare per molti anni con manutenzione minima, ma un sistema IBIS può essere più delicato se esposto a urti o vibrazioni estreme.

Infine, il ruolo del firmware è cruciale in entrambi i sistemi. La velocità di calcolo, la priorità della stabilizzazione rispetto all’autofocus, la scalatura delle compensazioni in base alla lunghezza focale, la gestione della sincronia con il rilevamento di movimento: tutti elementi che determinano la qualità del risultato. Alcuni produttori aggiornano regolarmente il firmware per migliorare la resa IBIS su focali e scenari diversi, mentre in altri casi l’OIS è calibrato nell’obiettivo e pertanto stabile nel tempo.

Aspetti applicativi: riprese video, fotografia notturna, macro e modalità creative

La stabilizzazione è essenziale in ambito video. IBIS consente riprese fluide anche senza gimbal, poiché compensa movimenti trasversali e vibrazioni. La combinazione con EIS (stabilizzazione elettronica) consente di ridurre ulteriormente il jitter digitale, specialmente con movimenti rapidi o panoramiche. Alcuni sistemi – come quelli Panasonic e Olympus – offrono modalità Live View Stabilization doppia, che unisce IBIS e OIS in tempo reale, permettendo rotazione fluida su assi pitch e yaw durante la registrazione con obiettivi tele.

In fotografia notturna, la stabilizzazione diventa chiave per scattare con bassa sensibilità ISO e diaframmi medio-chiusi, pur mantenendo nitidezza. Grazie all’IBIS, è possibile scattare a 1/5 o 1 secondo mantenendo soggetti statici nitidi. Questo riduce il rumore digitale, preserva dettagli e permette profondità di campo maggiore. Le ottiche stabilizzate (OIS) eccellono in situazioni con movimento o con focali lunghe, spesso preferibili per ritratti o fotografia naturalistica.

Nella fotografia macro, IBIS è rivoluzionario: compensa anche minimi tremori dovuti al respiro o al pistone di messa a fuoco. Alcuni modelli supportano la Modalità Pixel Shift che muove il sensore in microscoscillazioni per aumentare risoluzione e gamma dinamica. In sintesi, l’utente può fare macro ad alta definizione anche a tempi rallentati, evitando blur. L’uso di filtri ND per esposizioni lunghe è facilitato quando la fotocamera può stare ferma grazie ai sistemi integrati di stabilizzazione.

In modalità creative, molti sistemi fotografici offrono Modalità Pan (panorama simulato) con IBIS che lavora solo sull’asse opposto al movimento dell’operatore, oppure Scatto Ritardato con stabilizzazione attiva fino allo scatto effettivo. Ciò consente autoritratti e scatti in gruppo con lunga esposizione senza treppiede. L’utente può regolare la sensibilità alla Pa Motion, mantenendo immagini fisse anche se c’è del movimento nel frame.

Durante scatti sportivi o d’azione, ogni sistema presenta limiti: IBIS può generare micromossi se l’attimo è troppo rapido, e OIS potrebbe non riuscire a anticipare cambi repentini di movimento. In questi contesti, si tende a disattivare la stabilizzazione o utilizzare tempi veloci (1/500 s o superiori). Ma la moderna stabilizzazione ibrida dual IS ha migliorato la situazione, permettendo di mantenere nitidezza anche in condizioni dinamiche, sebbene l’esperienza operativa e la rapidità dell’utente rimangano determinanti.

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