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A New History of Photography di Michel Frizot

A New History of Photography, curata da Michel Frizot: dalla Nouvelle histoire de la photographie (1994) all'edizione Könemann del 1998, struttura in saggi, impostazione, critiche e uso oggi.

La Redazione di Storia della Fotografia 8 min di lettura

Libri di Storia (della Fotografia)

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Autoritratto di Hippolyte Bayard come annegato, 1840
Hippolyte Bayard, «Autoritratto da annegato», 1840. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

A New History of Photography esce da Könemann a Colonia nel 1998 ed è la traduzione inglese della Nouvelle histoire de la photographie, pubblicata a Parigi nel 1994 da Bordas e Adam Biro. Il curatore, Michel Frizot, storico francese della fotografia, non scrive un racconto unico ma raccoglie 41 saggi di 29 studiosi in un volume di oltre settecento pagine. Il risultato è una storia che guarda alla fotografia anche come pratica diffusa: stampa, album di famiglia, immagini scientifiche e amatoriali.

In Sintesi

  • Michel Frizot (nato a Bourbon-Lancy nel 1945) è ricercatore del CNRS e dell’EHESS e dal 1990 al 2010 ha tenuto il primo corso di storia della fotografia all’École du Louvre.
  • L’opera nasce nel 1990, su incarico del Centre national du livre. L’edizione originale francese è del 1994 (Bordas e Adam Biro, 775 pagine); quella inglese di Könemann è del 1998.
  • Il volume contiene 41 saggi di 29 collaboratori e circa mille riproduzioni; Frizot ne firma quasi la metà.
  • L’impianto è prevalentemente tematico: fotografia come arte, ma anche scienza, antropologia, documentazione sociale, guerra, stampa e dilettantismo.
  • Tra i limiti segnalati dalla critica, una prospettiva molto francese e l’assenza di aree come l’Africa.
  • Di Frizot esiste in italiano Storie di sguardi (Contrasto, 2005), edizione italiana di Histoire de voir.

Michel Frizot: formazione e carriera

Michel Frizot nasce a Bourbon-Lancy nel 1945. Si forma a Digione: licenza in scienze fisiche nel 1967, licenza in storia dell’arte e archeologia nel 1969, tesi di dottorato in archeologia nel 1974. L’anno successivo entra al CNRS e scrive la prefazione alla retrospettiva Lartigue 8 x 80, dedicata a Jacques Henri Lartigue.

Nel 1977 tiene a Digione il primo corso di storia della fotografia, che prosegue fino al 1985, e cura al Centre Pompidou la mostra su Étienne-Jules Marey, lo studioso del movimento di cui si legge nella pagina su Étienne-Jules Marey. Dal 1979 al 1993 insegna all’Institut d’art dell’Università Paris-IV. Tra il 1982 e il 1989 lavora con Robert Delpire al Centre national de la photographie, dove organizza mostre e progetti editoriali, tra cui la collana Photo Poche; le mostre più note di quel periodo sono Identités (1985) e Le temps d’un mouvement (1987). Nel 1986 entra al CRAL, il centro di ricerca dell’EHESS. Nel 1990 riceve dal Centre national du livre l’incarico di scrivere la Nouvelle histoire de la photographie, e dal 1990 al 2010 è il primo titolare del corso di storia della fotografia all’École du Louvre. Guida inoltre un seminario all’EHESS fino al 2010.

Cronofotografia su lastra fissa di un cavallo bianco montato, di Étienne-Jules Marey, 1886
Étienne-Jules Marey, cavallo bianco montato, cronofotografia su lastra fissa, 1886. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

La bibliografia comprende Histoire de voir (tre volumi per Photo Poche, 1989, con 180 fotografie commentate, per i centocinquant’anni dell’invenzione), Étienne-Jules Marey: chronophotographe (Delpire, 2001), Alvin L. Coburn (Actes Sud, 2004), Henri Cartier-Bresson, Scrapbook 1932-1946 (Steidl, 2006), VU, Le magazine photographique, 1928-1940 (La Martinière, 2009, con Cédric de Veigy), Toute photographie fait énigme (Hazan, 2014) e L’homme photographique (Hazan, 2018).

Dalla Nouvelle histoire al 1998: le edizioni

L’edizione originale francese esce a Parigi nel 1994, con marchio Bordas e Adam Biro, in 775 pagine illustrate. Include una bibliografia alle pagine 758-768 e l’indice. Una seconda edizione francese esce da Larousse nel 1998. Nello stesso anno Könemann pubblica a Colonia la versione inglese, A New History of Photography, e quella tedesca, Neue Geschichte der Photographie. La scheda della Biblioteca nazionale finlandese segnala la versione inglese in 775 pagine, con Colin Harding tra i nomi associati all’opera; la recensione di «Publishers Weekly», del novembre 1998, parla di 776 pagine e di un prezzo di 39,95 dollari.

AnnoEdizioneEditore
1994Nouvelle histoire de la photographie (francese)Adam Biro e Bordas, Parigi
1998Seconda edizione franceseLarousse
1998A New History of Photography (inglese)Könemann, Colonia
1998Neue Geschichte der Photographie (tedesco)Könemann, Colonia

Un’opera collettiva: struttura e contenuti

Il volume raccoglie 41 saggi firmati da 29 specialisti internazionali, con circa mille riproduzioni in bianco e nero e a colori. Frizot ne scrive quasi la metà, e la recensione sudafricana di Kathy Munro, pubblicata su «The Heritage Portal» nel marzo 2025, sottolinea quanto il libro risenta della sua mano. Il testo parte dai precursori precedenti il 1839, come le macchine per le silhouette e le eliografie, e arriva fino al presente, per chiudersi con saggi sul rapporto tra fotografia e filosofia e sulle fotografie come memoria.

Secondo Munro l’ordine segue i temi piuttosto che la cronologia, e i capitoli si alternano tra la tecnica e le immagini che essa ha reso possibili. I soggetti toccati comprendono il pittorialismo, la stereoscopia, il ritratto e lo studio fotografico, la luce e l’aura, il viaggio, la moda, la pubblicità e la fotografia di guerra. Sul piano storico il libro ripercorre eventi come la guerra civile americana, le rivoluzioni del 1848 e le barricate della Comune di Parigi nel 1871. «Publishers Weekly» ricorda anche i portfolio integrali, come «Pittsburgh» di W. Eugene Smith, e gli usi della fotografia al di fuori dell’arte: scienza, antropologia, applicazioni razziste dell’Ottocento, documentazione sociale, reportage di guerra, istantanee amatoriali.

Autoritratto di Hippolyte Bayard come annegato, 1840, uno dei primi esempi di fotografia messa in scena
Hippolyte Bayard, «Autoritratto da annegato», 18 ottobre 1840. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

Impostazione storiografica

La descrizione dell’opera data da Wikipedia francese indica l’obiettivo: aprire il campo oltre gli usi artistici e documentari, per includere la fotografia di stampa, le riviste illustrate, gli album di famiglia, la pratica amatoriale e le pratiche popolari. Chi viene dal manuale di Newhall trova qui un campo più ampio, che comprende gli usi non artistici dell’immagine.

C’è anche un fattore editoriale. Nella sua rassegna per «CAA Reviews», Douglas Nickel inserisce la New History del 1998, con i suoi 29 collaboratori, in un passaggio più ampio dai libri di un solo autore alle opere scritte da gruppi di studiosi.

Critiche e limiti

La recensione di «Publishers Weekly» descrive il libro come insieme di enciclopedia, antologia di saggi e archivio fotografico, ben indicizzato e ben prodotto, con un baricentro francese pur toccando fotografi inglesi, americani e giapponesi. Munro è più netta. Definisce l’opera «a very French book», nota che l’Africa vi è quasi assente e che la guerra anglo-boera, molto fotografata, non vi trova spazio. La stessa recensione apprezza l’ampiezza dei soggetti, la qualità delle immagini e la possibilità di consultare il volume per frammenti, senza leggerlo di seguito, e lo definisce un libro di consultazione «ricco e un po’ stravagante», adatto a essere sfogliato più che letto di seguito.

Edizione italiana e uso oggi

Di Frizot esiste in italiano Storie di sguardi, pubblicato da Contrasto nel 2005 come edizione italiana di Histoire de voir. Per la Nouvelle histoire le edizioni documentate sono quella francese del 1994 (con la ristampa Larousse del 1998), quella inglese e quella tedesca di Könemann del 1998. Nel nostro elenco di libri di fotografia il volume è registrato nella forma inglese.

Oggi la New History serve soprattutto come atlante tematico e come repertorio di bibliografia: le pagine finali raccolgono i riferimenti, e il volume resta utile per chi lavora sulla stampa illustrata, sulla fotografia scientifica o sulla cultura visiva ottocentesca. Per il contesto francese, un buon complemento è la lettura della pagina sulla fotografia francese. Il libro si ferma alla fine degli anni Novanta, e per i decenni successivi vanno consultate le opere più recenti, comprese quelle dello stesso Frizot, come L’homme photographique (2018).

Domande frequenti

Chi ha scritto A New History of Photography?

È un’opera collettiva curata da Michel Frizot: 41 saggi di 29 specialisti, con quasi metà dei testi firmata dal curatore. L’edizione inglese è di Könemann, Colonia 1998.

Qual è l’edizione originale?

La Nouvelle histoire de la photographie, pubblicata a Parigi nel 1994 da Adam Biro e Bordas, in 775 pagine. L’incarico era stato dato a Frizot nel 1990 dal Centre national du livre.

Esiste una traduzione italiana?

Per la Nouvelle histoire le edizioni documentate sono francese, inglese e tedesca. Di Frizot si trova in italiano Storie di sguardi (Contrasto, 2005), traduzione di Histoire de voir.

Quanto è lungo e illustrato?

Circa 775 pagine e mille riproduzioni, con bibliografia alle pagine 758-768 e un indice analitico.

Quali sono i limiti principali?

Secondo la recensione di Kathy Munro, un’impronta fortemente francese e la scarsa presenza dell’Africa; la stessa recensione consiglia di consultarlo a frammenti, per temi, piuttosto che di seguito.

Fonti

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