Affinity è oggi un’applicazione unica e gratuita per chi fotografa, disegna e impagina su Mac. Fino all’estate 2025 la storia era diversa: Affinity Photo 2.5, uscito il 23 maggio 2024, si comprava una volta sola a 69,99 dollari e prometteva un’alternativa seria a Photoshop senza abbonamento. Poi Canva, che aveva acquisito Serif nel marzo 2024, ha ritirato dalla vendita le vecchie app e il 30 ottobre 2025 ha presentato Affinity 3, chiamato anche «Affinity by Canva», che riunisce fotoritocco, vettoriale e impaginazione in un solo programma. Al 21 ottobre 2026 l’ultima versione è la 3.3, pubblicata a fine settembre. Questa guida ripercorre il passaggio, spiega che cosa resta valido di Affinity Photo 2.5 e che cosa cambia per chi cerca un editing professionale gratuito per Mac nel 2026, con procedure concrete, errori da evitare e un confronto onesto con le alternative.
In Sintesi
- Affinity 3 («Affinity by Canva») è gratuito per i privati e riunisce fotoritocco, vettoriale e impaginazione in un’unica app per Mac e Windows.
- Affinity Photo 2.5 (maggio 2024) era un acquisto una tantum da 69,99 dollari; dal settembre 2025 le vecchie versioni non si vendono più e la v2 non riceve aggiornamenti.
- Le funzioni AI generative richiedono Canva Pro, indicato a 12 euro al mese o 110 euro all’anno in Italia (dati di aprile 2026): l’editing manuale resta gratuito.
- Sul Mac servono macOS 12 o successivo e 8 GB di RAM consigliati; i modelli di machine learning locali richiedono Apple silicon.
- Mancano catalogazione e parole chiave: per gestire un archivio di migliaia di scatti serve ancora un programma come Lightroom.
- La versione per iPad è annunciata per novembre 2026, secondo una comunicazione ufficiale riportata dalla stampa.

Da Affinity Photo 2.5 ad Affinity 3: che cosa è successo
Serif, azienda britannica di software creativo con sede a Nottingham, pubblicò Affinity Designer nel 2014, Affinity Photo nel 2015 e Affinity Publisher nel 2019. Il sistema delle tre app separate, ognuna con la sua licenza, fu la risposta degli sviluppatori al monopolio dell’abbonamento Adobe. La versione 2 arrivò nel novembre 2022 con una licenza universale valida per le tre applicazioni su tutte le piattaforme. Nel marzo 2024 Canva acquisì Serif e, davanti alle proteste degli utenti che temevano il passaggio forzato all’abbonamento, pubblicò un impegno scritto: prezzi equi, licenze perpetue per i prodotti già acquistati, nessun obbligo di sottoscrizione.
Affinity Photo 2.5 uscì il 23 maggio 2024 in questo clima. Portò il supporto nativo ARM64 su Windows, lo strumento QR code, un pannello Tipografia rifatto e il supporto ai font variabili, che permettono di regolare in modo continuo peso, larghezza e inclinazione di un carattere. Su Mac l’aggiornamento era gratuito per chi aveva già la v2. Per la fotografia non cambiava il cuore del programma, già solido: sviluppo RAW, livelli di regolazione, filtri live, fusione di panorami, HDR e sovrapposizione di scatti astronomici.
Poi la svolta. A settembre 2025 Serif ha ritirato dalla vendita tutte le versioni esistenti di Designer, Photo e Publisher, rendendo gratuite quelle per iPadOS sull’App Store. Il 30 ottobre 2025, durante l’evento «Creative Freedom», Canva ha presentato Affinity 3, un’unica applicazione che mette insieme tre aree di lavoro, chiamate Vector, Pixel e Layout, combinabili in studi personalizzabili. Il modello è diventato freemium: il programma si scarica senza pagare, le funzioni AI di Canva si attivano con un abbonamento. Il formato nativo dei file è .af, con importazione di PSD, AI, PDF, SVG, TIFF e IDML.
Chi ha comprato Affinity Photo 2 conserva la propria licenza perpetua e può continuare a usarla. La manutenzione però si è fermata: niente correzioni, e soprattutto niente profili per le fotocamere uscite dopo. Per un fotografo è il dettaglio che pesa di più, perché un RAW non riconosciuto significa non poter sviluppare i file della macchina nuova. La recensione di Amateur Photographer, condotta sulla versione 3.0.2, lo segnala in modo esplicito.
Nel frattempo il programma ha continuato a crescere. Secondo TidBITS, la versione 3.3 è stata pubblicata a fine settembre 2026 e porta uno strumento Blend, uno strumento Measure per le quote, le curve di diffusione come riempimento sfumato, i preset di sviluppo RAW disponibili a livello globale, l’importazione di file InDesign e Publisher, lo scripting per creare automazioni e lo strumento Generative Upscale con due stili, uno fedele all’originale e uno creativo. Per chi lavora sulle fotografie, i preset RAW globali e l’upscaling sono le due novità che contano.
Il nome «Affinity Photo 2.5» ha ancora senso come punto di riferimento storico e per chi usa la v2, ma non descrive più il prodotto che si scarica oggi dal sito. Il resto della guida distingue sempre le due situazioni.
Requisiti, piattaforme e prezzi al 21 ottobre 2026
Affinity 3 è disponibile per macOS e Windows, con supporto nativo sia per i chip Apple silicon sia per i processori Intel. La versione per iPad, secondo un comunicato ufficiale citato da Clubic, dovrebbe arrivare a novembre 2026, senza una data precisa.
Per la versione 3.3 l’elenco di TidBITS indica macOS 12 o successivo e circa 1 GB di spazio disco. La guida indipendente ai requisiti della 3.2 indicava macOS Catalina 10.15, 8 GB di RAM consigliati e fino a 2,8 GB di spazio libero. In entrambi i casi i modelli di machine learning che girano in locale richiedono un Mac con chip Apple e macOS Ventura 13 o successivo.
Per lavorare comodamente con file grandi, la stessa guida suggerisce un Mac con chip M2 o superiore, 24 GB di RAM o più e un SSD interno veloce, perché il programma usa il disco come memoria di scratch. Sono indicazioni di buon senso: con 8 GB si lavora, ma un panorama da 200 megapixel o un documento con decine di livelli pesanti mette in difficoltà qualsiasi macchina.
I prezzi sono il punto in cui il quadro è cambiato di più. Affinity 3 costa zero euro per i privati. Le organizzazioni hanno bisogno di una licenza con accesso unico (SSO), da richiedere tramite Canva per aziende o Canva per la scuola. Le funzioni AI passano dall’abbonamento a Canva. In Italia, secondo un confronto prezzi pubblicato da Finom ad aprile 2026, Canva Pro costa 12 euro al mese oppure 110 euro all’anno, cioè circa 9,17 euro al mese. La stessa cifra annuale è riportata da Clubic e, al 22 ottobre 2026, dalla pagina dei prezzi di Canva Italia, che indica 110 euro all’anno per una persona. Sono valori che Canva può cambiare, quindi vanno letti come fotografia di una data.
Per dare una misura del risparmio rispetto ad Adobe, Amateur Photographer, che usa sterline e dollari, riporta circa 22,99 dollari al mese per il solo Photoshop e 19,98 dollari al mese per il piano Fotografia con Lightroom, in entrambi i casi con impegno annuale. Al 22 ottobre 2026 il sito di Adobe Italia indica 24,39 euro al mese per il piano Fotografia con Lightroom e Photoshop e 26,64 euro al mese per Photoshop da solo, IVA inclusa, con impegno annuale e pagamento mensile. Un’ultima nota di prudenza sul vecchio Affinity Photo 2.5: i 69,99 dollari citati da CG Channel erano il prezzo di lancio della licenza desktop nel 2024, e oggi quella licenza non è più acquistabile.
Interfaccia e flusso non distruttivo
Chi arriva da Affinity Photo 2 trova un’interfaccia familiare. Le icone degli strumenti sono diventate monocromatiche, mentre in precedenza erano colorate, e le funzioni sono ripartite tra gli studi. In Affinity Photo 2 il lavoro era diviso in «persona»: Photo per il ritocco generale, Develop per i RAW, Liquify per le deformazioni, Tone Mapping per l’HDR ed Export per l’esportazione. In Affinity 3 il concetto si è trasformato negli studi, che si possono ordinare e salvare secondo le proprie abitudini. Il vantaggio per un fotografo è avere sempre sotto mano gli strumenti pixel, senza dover cambiare programma quando serve un testo vettoriale o una cornice per un impaginato.
Il principio che regge tutto il flusso è la modifica non distruttiva. Livelli di regolazione, filtri live e maschere si sommano sopra l’immagine senza toccare i pixel originali, e ciascuno può essere riordinato, nascosto o cancellato in qualsiasi momento. Una curva applicata come livello di regolazione, per esempio, si modifica ancora tra una settimana, mentre la stessa correzione applicata direttamente al pixel è irreversibile una volta chiuso il documento. Per chi ha esperienza con Photoshop la logica è la stessa, con una differenza pratica: i filtri live di Affinity si applicano come livelli figli e si mascherano come qualunque altro livello.

Il pannello Livelli supporta gruppi nidificati, maschere con pennello e sfumatura, livelli di regolazione ritagliabili sul livello sottostante e modalità di fusione complete. La recensione di Amateur Photographer segnala un limite concreto: le maschere non si possono rinominare e le opzioni sono sparse in più punti dell’interfaccia, per cui il lavoro con le selezioni risulta più laborioso che in Adobe. Sono dettagli che si imparano a gestire, ma chi lavora a ritmi serrati li nota subito.
Altri strumenti utili per il lavoro quotidiano sono il pannello Cronologia con istantanee nominate, che permette di tornare a uno stato precedente senza perdere quello successivo, il registratore di macro, che cattura sequenze ripetitive e le riapplica a una cartella intera, e il confronto prima e dopo, affiancato o diviso. Sull’istogramma, che vale la pena consultare durante ogni correzione tonale, rimandiamo alla nostra guida all’istogramma per leggerlo con metodo.
Sviluppo RAW e correzioni di base
Lo sviluppo RAW è il punto di partenza di un flusso fotografico serio, e Affinity lo gestisce in uno studio dedicato, chiamato Develop. Qui si regolano esposizione, bilanciamento del bianco, contrasto, recupero di ombre e alte luci, nitidezza, riduzione del rumore e correzioni dell’obiettivo. Il motore legge i file di un numero molto ampio di fotocamere e, dopo l’aggiornamento, anche i file X-Trans di Fujifilm, che per anni sono stati un punto debole di molti programmi alternativi. L’elenco delle fotocamere supportate cresce a ogni aggiornamento e compare nelle note di rilascio ufficiali.
Nell’uso reale i RAW si presentano all’apertura più scuri e meno contrastati rispetto ad Adobe Camera Raw, perché il profilo di base applica meno interpretazione. Chi arriva da Lightroom ha l’impressione di partire da un file «spento» e deve spingere i cursori con più decisione. Dipende dal motore, che interpreta meno l’immagine, e dopo qualche sessione si impara a impostare un preset personale. Con la versione 3.3 i preset di sviluppo diventano globali, non più legati al singolo documento, e questo risolve uno dei fastidi principali: salvare una volta il proprio punto di partenza e riapplicarlo a ogni file.
La riduzione del rumore è la parte meno convincente. Ha cinque cursori, non usa l’intelligenza artificiale e secondo il test di Amateur Photographer dà un risultato discreto, nettamente inferiore a quello di Adobe Camera Raw. Per scatti a ISO molto alti conviene affiancare un programma specializzato, come DxO PhotoLab, e poi rifinire in Affinity. Le correzioni dell’obiettivo coprono distorsione e vignettatura, mentre per l’aberrazione cromatica vale quanto spiegato nell’articolo sul fringing: la correzione automatica funziona bene sui casi comuni, ma sui bordi ad alto contrasto un intervento manuale resta più preciso.
Sul fronte del colore, lo spazio di lavoro può arrivare a 32 bit a virgola mobile, utile per fusioni HDR e per mantenere intatte le alte luci durante correzioni pesanti. Per le stampe, la gestione del profilo colore va impostata con attenzione fin dall’apertura del documento, e chi vuole approfondire il tema trova un buon punto di partenza nel confronto tra color grading e correzione del colore.
Strumenti avanzati per la fotografia
Il pennello inpainting rimuove elementi indesiderati, come cavi, passanti o macchie del sensore, campionando le zone vicine e ricostruendo la texture con un solo tratto. Funziona bene su sfondi regolari, cielo, erba, muri. Sui pattern complessi, come una folla o un fogliame fitto, serve ripassare più volte con tratti piccoli, altrimenti si vedono ripetizioni. A differenza dei sistemi generativi, non inventa nulla: ricicla pixel già presenti nell’immagine, e per questo non richiede alcun abbonamento.
La fusione di panorami, l’HDR e il focus stacking sono rimasti dal vecchio Affinity Photo. Il panorama in Affinity 3, secondo la recensione già citata, non offre opzioni di proiezione, e chi ne ha bisogno per scatti molto larghi deve provare con più software. Il focus stacking, cioè la fusione di scatti con piani di messa a fuoco diversi, è utile in macrofotografia e in fotografia di prodotto, dove la profondità di campo a diaframma aperto non basta. L’HDR merge combina esposizioni diverse in un’unica immagine con gamma dinamica estesa, e va usato con moderazione se non si vogliono ottenere aloni e colori innaturali.
L’astrofotografia ha il suo spazio con la sovrapposizione di scatti, che allinea decine o centinaia di fotogrammi riducendo il rumore del cielo notturno. Per chi fotografa le scie stellari, il metodo corretto di fusione è spiegato nella guida alle star trails, che descrive esposizione, intervallo tra gli scatti e criteri di unione dei file. Il guadagno di segnale rispetto al rumore dipende dal numero di fotogrammi e dalla qualità della calibrazione: le percentuali circolate online, spesso citate senza fonte, vanno prese con cautela.
Per le correzioni di prospettiva su architettura, il programma offre strumenti dedicati che raddrizzano linee cadenti e allineano le verticali. Per i ritratti c’è la deformazione Liquify, che sposta i pixel come argilla morbida e va usata con parsimonia: una modifica troppo evidente ai tratti del volto è il primo segnale di ritocco eccessivo. Il tema del rapporto tra immagine e verità è antico quanto la fotografia, e lo affrontiamo anche nell’articolo sulla fotografia ibrida.
Un cenno ai file consegnati. Il programma esporta in JPEG, TIFF, PSD e in molti altri formati, con profili colore incorporati e metadati IPTC e XMP modificabili, compreso il copyright. Per chi pubblica sul web, l’esportazione con fette separate permette di ottimizzare le immagini a più dimensioni in un solo passaggio. Per chi stampa, il PDF/X mantiene i profili e i margini di taglio. Chi lavora con scatti remoti troverà utile la nostra guida al tethering, avvertendo che Affinity non include lo scatto collegato e va affiancato da un software dedicato. Lo stesso vale per la correzione del rolling shutter, che il programma non tratta come funzione specifica.
Funzioni AI e abbonamento Canva
Qui nasce il malinteso più diffuso sull’app gratuita. Il programma è davvero libero da costi per il lavoro manuale, ma gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa passano da Canva. Con un account Canva Pro si usano, direttamente nell’interfaccia, il riempimento generativo, l’espansione e modifica dell’immagine e la rimozione dello sfondo, raccolti in un ambiente chiamato Canva AI Studio. Secondo Amateur Photographer, anche la selezione del soggetto in un clic e l’illuminazione dei ritratti stanno dietro l’abbonamento. Canva dichiara che il lavoro creativo degli utenti non viene usato per addestrare i modelli.
Per un fotografo che lavora con principi di integrità dell’immagine, la distinzione ha un risvolto pratico. Il riempimento generativo crea pixel nuovi che non sono mai stati davanti all’obiettivo, e per un uso giornalistico o documentario va dichiarato o evitato, a seconda delle regole della testata. Il pennello inpainting, che ricicla pixel esistenti, e il timbro clone restano strumenti più prevedibili. Chi scatta per mestiere farebbe bene a stabilire una regola interna prima di aprire il programma, non dopo la consegna.
Con la versione 3.3 arriva Generative Upscale, che ingrandisce un’immagine con uno stile fedele o con uno creativo che aggiunge dettagli. Per l’ingrandimento di vecchie scansioni o di scatti ritagliati può essere comodo, ma lo stile creativo aggiunge texture plausibili e non reali, e andrebbe tenuto fuori da lavori di archivio. Per i principi generali sull’argomento rimandiamo alle domande frequenti sull’upscaling. Chi ne ha bisogno poche volte l’anno può usare la prova gratuita di 30 giorni del piano annuale, riportata da Amateur Photographer, e annullare prima del rinnovo.
Tre procedure passo passo
La prima procedura è la separazione di frequenze per il ritocco della pelle, che divide l’immagine in un livello di dettaglio (la texture dei pori) e uno di colore e tono (le sfumature). Si duplica il livello di sfondo due volte. Sul livello inferiore si applica una sfocatura gaussiana con raggio tale da far sparire la texture, di solito tra 4 e 12 pixel su un file da 24 megapixel, valore che cambia con la risoluzione. Sul livello superiore si imposta la modalità di fusione in modo da isolare il dettaglio, usando il comando di applicazione immagine con il livello inferiore come sorgente. Il ritocco si fa poi con un pennello morbido sul livello di colore per uniformare i toni, lasciando intatto quello di texture. I nomi esatti dei comandi possono variare tra la v2 e la v3, e in caso di dubbio si può registrare una macro dopo la prima esecuzione corretta.
La seconda procedura riguarda il focus stacking. Si scattano da cavalletto da cinque a venti fotogrammi cambiando leggermente il piano di messa a fuoco, con esposizione e bilanciamento del bianco manuali. Si importano i file nel comando di fusione della messa a fuoco, si lascia attivo l’allineamento automatico e si controlla il risultato ingrandendo ai bordi. Se compaiono aloni intorno ai contorni, si ripete la fusione escludendo i fotogrammi estremi. Un errore frequente è scattare con la luce che cambia: la fusione ne risente e si vedono bande di luminosità diversa.
La terza è il dodge and burn, cioè schiarire e scurire selettivamente per modellare volumi e luce. Si crea un livello di regolazione Curve o un livello neutro in modalità di fusione adatta, e si dipinge con un pennello a bassa opacità, tra il 3 e il 8 per cento, schiarendo le zone da portare in avanti e scurendo quelle da ritirare. L’effetto cresce a piccoli passaggi, ed è questo che lo rende invisibile. Una verifica utile è guardare l’immagine in bianco e nero: se la luce appare coerente così, lo è anche a colori. Questa tecnica, nata in camera oscura con le mani e un cartoncino forato, ha una lunga storia, e chi ama la tradizione trova molti punti di contatto con le pratiche dei grandi stampatori analogici.
Errori comuni
Il primo errore è lavorare su un file senza averne salvato una copia in formato nativo. Se si esporta in JPEG e si chiude il documento, i livelli sono persi. Va conservato sempre il file .af accanto all’esportazione, soprattutto perché il formato PSD, pur supportato, non garantisce che ogni funzione specifica di Affinity sopravviva all’apertura in Photoshop.
Il secondo è sottovalutare il consumo di memoria. Documenti molto grandi con decine di livelli di regolazione e filtri live rallentano il lavoro anche su Mac recenti. La soluzione è raggruppare, fondere i livelli quando le modifiche sono definitive e tenere una versione di archivio non fusa.
Il terzo è usare gli strumenti generativi senza pensare alla provenienza dei pixel. Un uso incauto può creare problemi di fiducia con un cliente, con una giuria di concorso o con una redazione. Il quarto è affidarsi alla riduzione del rumore per recuperare scatti troppo scuri: meglio esporre correttamente in ripresa e lasciare al programma un lavoro leggero. Il quinto è dimenticare che manca la catalogazione. Chi ha un archivio di molte migliaia di file senza un sistema di parole chiave e valutazioni, e pensa di sostituire Lightroom con Affinity, scopre il limite quando cerca uno scatto di tre anni prima.
Infine, un errore di aspettativa. Affinity ha una sua logica, diversa da quella di Photoshop. Molte funzioni hanno nomi e posizioni diverse, e un fotografo abituato ad Adobe deve mettere in conto qualche settimana di adattamento. I tutorial di Affinity, di Canva e della comunità aiutano, ma non sostituiscono la pratica su file propri.
Confronto con le alternative
Photoshop resta il riferimento del settore, con un ecosistema di estensioni vastissimo, una funzione generativa integrata e una compatibilità di fatto con ogni studio e agenzia. Costa un abbonamento che, nelle cifre riportate da Amateur Photographer, supera i 20 dollari al mese. Affinity offre un nucleo di funzioni di fotoritocco paragonabile per il lavoro fotografico di base e avanzato, senza spese, ma non ha la stessa profondità di plugin né la stessa abitudine in ambito professionale. Chi deve consegnare file a una redazione che pretende PSD con livelli complessi farebbe bene a provare prima il passaggio.
Lightroom unisce sviluppo RAW e catalogazione, e qui Affinity non compete: manca del tutto l’archivio con parole chiave. In compenso permette il compositing a livelli, che Lightroom non ha. Molti fotografi usano i due programmi in coppia, Lightroom per ordinare e sviluppare e un editor a livelli per i lavori speciali. Capture One resta la scelta di molti studi di moda per la gestione del colore e per lo scatto collegato in studio, ambiti in cui Affinity non è pensato per sostituirlo.
GIMP è libero e molto flessibile, ma la sua interfaccia e la gestione dei RAW richiedono più pazienza, e la modifica non distruttiva è arrivata solo in parte. DxO PhotoLab ha una riduzione del rumore di altissimo livello e correzioni ottiche molto precise, ma non lavora a livelli. Luminar Neo punta sull’automazione con intelligenza artificiale, mentre Pixelmator Pro, nato su Mac, è oggi inserito nel pacchetto in abbonamento Apple Creator Studio, presentato il 13 gennaio 2026 e disponibile a 12,99 euro al mese o 129 euro all’anno secondo Money.it. Su Mac Pixelmator Pro resta acquistabile anche una tantum dall’App Store, con un prezzo di 49,99 dollari indicato dalla pagina Apple, mentre per iPad esiste solo l’abbonamento.
La scelta, in pratica, dipende da tre domande. Quanto pesa per te l’abbonamento, dove ti serve davvero la catalogazione e quanto il tuo lavoro dipende da formati e plugin Adobe. Chi fotografa per passione e ritocca qualche decina di scatti al mese trova in Affinity uno strumento più che sufficiente. Chi lavora in agenzia, con flussi condivisi e consegne in PSD, deve fare una prova su casi reali prima di cambiare.
Pro e contro
Il vantaggio più evidente è il prezzo: un editor a livelli con sviluppo RAW, focus stacking, HDR, astrofotografia e inpainting che non costa nulla, su Mac, con ottimizzazione per i chip Apple. La modifica non distruttiva è completa, l’interfaccia si può adattare ai propri gusti con studi personalizzati e il formato aperto a PSD e IDML facilita lo scambio con altri programmi. Anche la politica dei dati, con l’impegno dichiarato a non addestrare l’AI sul lavoro degli utenti, è un punto a favore, per quanto vada verificata nel tempo.
Tra gli svantaggi, il principale è la dipendenza da un’azienda che ha cambiato modello di business una volta e potrebbe farlo di nuovo: le promesse sul «gratuito per sempre» sono dichiarazioni, non contratti. Mancano la catalogazione, le maschere intelligenti in un clic senza abbonamento e una riduzione del rumore competitiva. Le maschere non rinominabili e le opzioni disperse nell’interfaccia rallentano chi lavora con molte selezioni. Chi ha comprato Affinity Photo 2 si ritrova con un prodotto che non verrà aggiornato per i nuovi RAW. E la versione per iPad, per ora, resta una promessa.
Chi ha ancora Affinity Photo 2
Se hai già la licenza di Affinity Photo 2, la prima cosa da sapere è che non devi cambiare nulla se funziona per te. La licenza perpetua è tua e il programma continuerà ad aprirsi. Il rischio concreto è uno solo: il giorno in cui compri una fotocamera uscita dopo la fine della manutenzione, i suoi RAW potrebbero non essere letti. In quel caso conviene convertire i file in DNG con un convertitore gratuito, oppure passare ad Affinity 3, che si installa accanto alla vecchia versione e si prova senza rischi.
Il passaggio ad Affinity 3 richiede qualche attenzione. I vecchi file si aprono, ma è probabile che il nuovo formato .af non si riapra nella v2, quindi la prudenza consiglia di lavorare su copie. Alcune funzioni cambiano posizione o nome, e le macro registrate in v2 potrebbero non funzionare allo stesso modo. Conviene provare con un progetto non urgente, magari un vecchio scatto da riesaminare, prima di spostare tutto il flusso di lavoro. Per chi ha anche Designer o Publisher della v2, la nuova app unica sostituisce tutte e tre, ma le impostazioni personali vanno ricostruite.
Domande frequenti
Affinity è davvero gratuito su Mac?
Sì, per i privati. L’app si scarica gratuitamente con un account Canva e include gli strumenti di fotoritocco, vettoriali e di impaginazione. Le funzioni AI generative richiedono un abbonamento Canva Pro, mentre le organizzazioni devono chiedere una licenza dedicata.
Affinity Photo 2.5 si può ancora comprare?
No. Serif ha ritirato dalla vendita le versioni esistenti a settembre 2025. Chi l’ha già acquistato mantiene la licenza perpetua, ma senza aggiornamenti.
Quanto costa Canva Pro in Italia?
Secondo fonti di aprile 2026, 12 euro al mese oppure 110 euro all’anno. Al 22 ottobre 2026 la pagina dei prezzi di Canva Italia conferma 110 euro all’anno per una persona.
Quali Mac sono compatibili?
Le fonti indicano macOS 12 o successivo per la versione 3.3, con 8 GB di RAM consigliati. I modelli di machine learning locali richiedono un Mac con chip Apple e macOS 13 o successivo.
Può sostituire Lightroom?
Per lo sviluppo RAW e il ritocco sì, in buona parte. Per la catalogazione no: non ci sono parole chiave né gestione di archivi estesi.
Funziona su iPad?
Al 21 ottobre 2026 la versione per iPad è annunciata per novembre 2026, ma non risulta ancora pubblicata. Le vecchie app per iPad della v2 sono gratuite sull’App Store.
Fonti
- Affinity, sito ufficiale in italiano
- Canva, annuncio del nuovo Affinity gratuito
- Amateur Photographer, recensione di Affinity by Canva
- TidBITS, novità di Affinity 3.3
- Wikipedia, cronologia del software Affinity
- CG Channel, uscita di Affinity Photo 2.5
- Clubic, Affinity su iPad a novembre 2026
- Finom, prezzi di Canva in Italia
Aggiornato Ottobre 2026


